mercoledì, marzo 31, 2004
Sono ben sei giorni che non scrivo niente, e non perché ci ho messo 6 giorni a finire di leggere Vendicatori/JLA, né perché aver comprato quel fumetto sia stata la cosa più interessante di questo periodo, ma solo perché mi sto trascinando ultimamente tra preparazioni di esami, programmazioni di presentazioni smentite, stesure di libri e altre facezie, e non una che davvero mi coinvolga e mi faccia alzare la mattina e pensare: sono proprio un figo! No, anzi, potessi dormirei fino alle undici - se non fosse che l'unico impegno fisso al giorno ce l'ho alle 7,30 a.m. tutti i giorni - perché ho in mente una storia che solo con la testa sul cuscino e la mente nel mondo dei sogni potrebbe funzionare... Ma  mica si può vivere dormendo...
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categoria:tra me e me
giovedì, marzo 25, 2004

Per gli amanti del fumetto, finalmente l'evento - o uno degli eventi - atteso da vent'anni si è realizzato! Una saga in 4 volumi ben curati per raccontare le cronache dell'incontro tra la Justice League of America e i Vendicatori, i due supergruppi per eccellenza. Nel primo militano eroi DC del calibro di Superman, Batman, Wonder Woman, Flash, Green Lantern e Aquaman; nel secondo alcuni tra i principali eroi Marvel: Thor, Capitan America, Iron Man, Scarlet, Visione e She Hulk. Non mancheranno altre guest star, tipo i Fantastici Quattro e Atom, e per adesso la trama si presenta anche avvincente, cosa ben rara nei cross over.

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categoria:fumo di china
giovedì, marzo 25, 2004

Ecco il bellissimo testo di una canzone di Valeria Rossi, che secondo me quando si mette fa davvero dei bei brani...

Io di coraggio non ne ho,
questa però è la mia occasione.
Per dirti che hai cambiato tutta la mia vita...
Tu mi fai dire cose che,
io non sapevo di pensare.
Un fiume di vita,
e ho imparato a navigare

Ti dirò...
che potrei portarti in cielo, se vuoi
per dare ad ogni stella,
ogni giorno il nome tuo...
Ti dirò...
che non posso fare un passo,
che su questa terra aspetto
come un fiore il sole suo...

Ho avuto pena un po' di me,
quando non ho saputo dare...
nemmeno un'idea del vero stato del mio cuore.
E se mi vedi immobile,
perché non ho più vie di scampo...
sei la mia fuga,
Perché tu riempi il mondo.

Ti dirò...
che nel mio universo...
tutto perché...
se ci sei te è perfetto,
il mondo che ho voluto io
Ti dirò...
che mi fai vivere ridendo,
se sento il nome tuo risplendo.
E ride tutto il mondo...

La vita è...
invincibile...
se non gli remi contro.
Quando sei pronto sarà lei,
a venirti incontro.
Imperdibile...
la luce a mezzogiorno.
Quando sei pronto sarà lei...

Spero di assomigliare a te...
che parli con le cose intorno...
col mare e col cielo e
non sei solo
mai...

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categoria:musicando
martedì, marzo 23, 2004

Mentre dal mondo giungono notizie poco incoraggianti su attentati, raid punitivi, sommosse calcistiche e, ultima, imminenti sciagure navali nucleari - speriamo di no - mi farebbe piacere consigliarvi la lettura di un autore che molti hanno sentito nominare almeno una volta senza aver mai avuto un suo libro tra le mani. Posso ricordare che dai suoi romanzi e racconti sono stati tratti film del calibro di Minority Report, Atto di Forza, Paycheck, Screamers, L'Impostore e, naturalmente, Blade Runner. Dai che avete già capito. Andate in libreria e se vi capita spendete qualche soldo per un romanzo del sempre attuale Philip Dick. vi aspettano grandi sorprese...

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domenica, marzo 21, 2004

Un omaggio ai lettori di questo blog, in costante diminuzione. Mi sa che fra un poco finirò per scrivere i post e rispondermi, come in un monologo. Se così dovrà essere, e se io sarò destinato ad essere l'unico fruitore di questo spazio, allora questa poesia me la dedico, anche se l'ho scritta io.

Il tuo nome è una parola magica dal grande potere,

a volte la ripeto tra i denti, ci gioco con la mente.

E rivedo pomeriggi di pioggia battente,

barricuore invadente,

prima dell'imbrunire cupo, stregato d'Autunno;

ma anche giorni di sole, palme di cocco a filo sul mare,

gelati alla crema che si squagliano,

acquazzoni improvvisi prima della sera.

E profumo di grappa di rose in una notte d'Inverno,

la neve che scende leggera.

Il tuo nome è pioggia,

aspetto che cada per raccoglierla e lavarmi,

per cui ti prego,

non smettere di cadere:

voglio ancora bagnarmi.

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mercoledì, marzo 17, 2004

Conosco una persona - di cui non farò il nome - che oggi si è laureata ed è diventata un naturalista. Il presidente di commissione ci ha tenuto a precisare che conseguire un titolo di studio importante come la laurea fa automaticamente diventare dei professionisti, che sono in grado di lavorare a contatto con qualsiasi altra professionalità nell'ambito in cui si sono specializzati, in questo caso lo studio della natura e dell'impatto ambientale. Questo li pone a dover assumere un atteggiamento più critico, perché è loro responsabilità intervenire là dove si profila una violazione delle regole o un rischio di dissesto ambientali. Ma la gente comune trova più facile e comodo credere che il naturalista sia un semplice collezionista di farfalle, senza pensare che il suo titolo l'ha conquistato con il duro lavoro, sui libri come sul campo, e non certo armandosi di una retina o di un secchio per raccogliere conchiglie sulla spiaggia. Esattamente come capita agli ingegneri, ai fisici o ai medici. Solo che dire in giro che sei un ingegnere, un fisico o un medico - come si dice - fa più figo. Questo mi ha fatto pensare a come mi sento certe volte quando, nel rivelare di essere uno scrittore, percepisco da subito l'atteggiamento di chi mi inquadra come un imbrattacarte o un venditore di storielle, o peggio ancora un venditore ambulante dei suoi libri, ché se lo dico è solo per propinare il mio ultimo romanzo. Bella considerazione. Poi non c'è bisogno neanche di laurearsi per diventare scrittori, ora come ora tutti possono esserlo, basta conoscere le persone giuste e scrivere le cose che la gente vuole leggere, poi tutto va da sé. Per paura, o meglio per timore, quando devo compilare un modolo e mi si chiede quale professione svolgo, finisco sempre per scrivere "studente", che è ciò che tra l'altro sono, perché io, oltretutto, non sono ancora laureato. E quindi, già solo per questo, è come se non sapessi fare niente, come se non avessi combinato niente nella vita. Proprio come uno scrittore, che se racconta storie è perché non è capace a fare altro e in qualche modo a 'sto mondo bisogna pure arrangiarsi...

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venerdì, marzo 12, 2004

Credo di essere uno dei pochi fra le persone che conosco a non essere ancora andato in Spagna, un paese che mi interesserebbe e per la gente e per la lingua, decisamente più di altri paesi che ho già visto, come l'arrogante Francia e la spocchiosa Repubblica Ceca. Eppure non ho mai avuto occasione di visitarlo. Credo che l'Europa debba alla Spagna - come del resto all'Italia - molto di più di quanto sia disposta ad accettare e che il comportamento disperato ma composto mantenuto dalla popolazione madrilena dopo gli attentati sanguinari alle stazioni ferroviarie meriti rispetto e considerazione. Credo che la Spagna sia un grande paese, importante, bello, ricco quanto basta per stare bene, per vivere meglio che in altri paesi che lo definiscono sottosviluppato, ma che non conoscono il vero significato di questa parola. E non ho bisogno di andarci per saperlo. Questo pensiero è dedicato soprattutto a chi oggi in Spagna piange, perché non si senta solo...

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mercoledì, marzo 10, 2004

Bene ci siamo, il mio ultimo libro – un’antologia di racconti dal titolo Luna all’alba – è prossimo ad andare in stampa. Il disegno della copertina potete vederlo qui sotto, un quadro realizzato dal buon Andrea Gotico, artista a tutto tondo. Nel frattempo, la stesura del mio primo romanzo fantasy procede e finalmente volge alla fase conclusiva. In questi giorni sto scrivendo l’ultimo capitolo, e devo dire che certe storie prima ancora che leggerle è entusiasmante scriverle. Peccato che non ho idea di quando (e se) il mio romanzo avrà un editore, visto la scarsa disponibilità di editori in Italia disposti a pubblicare un romanzo fantasy. E considerate le spese, già così il libro è una bella patata bollente: bisogna stamparlo, e attualmente il dattiloscritto conta 205 pagine, destinate ad aumentare. Per non doverlo stampare ogni volta che mi viene il capriccio di mandarlo in lettura – pena le ingenti spese per cambiare la cartuccia al toner – preferisco fotocopiarlo, e si sa che anche le copisterie non scherzano. Poi bisogna spedirlo, e un plico anche per posta ordinaria costa diversi euro. Insomma, mi vengono le caldane solo a pensarci, senza tenere conto della proverbiale risposta prestampata degli editori che il libro non lo leggerebbero neanche.

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martedì, marzo 09, 2004

Bene, gli Stati Uniti ce l'hanno fatta ancora. Dopo il dispiego di presidenti e governanti fantoccio con cui controllano quasi tutta l'America Latina e il Centramerica, è di oggi la notizia che gli USA ad Haiti stanno scegliendo quale primo ministro dovrà salire al potere, chiaramente un uomo distante da Aristide. L'ex presidente haitiano ha invitato la popolazione ha opporre una resistenza pacifica, ma l'amministrazione Bush l'ha subito azzittito spiegandogli che siccome lui si è dimesso di sua spontanea volontà (chiaramente è una versione americana), quel che decide o meno il popolo non è affar suo. Glory, Glory Hallelujah! E dire che gli Stati Uniti sono un paese così affascinante...

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lunedì, marzo 08, 2004
Be', se il problema era solo quello bastava dirlo. Post troppo lunghi? Pensate che io non sapevo neanche si chiamassero così, sono dovuto andare sui blog degli altri per scoprirlo. Ho addiruttura imparato a usare il Powerpoint, in questi giorni, per farvi capire quanto arrivo tardi a masticare l'informatica (e un sacco di altre cose). Eccomi qui, comunque. Non ho altro da aggiungere, o meglio l'avrei ma rischierei di dilungarmi troppo e poi la gente si stufa a leggere dieci righe... meglio cinque che non vogliono dire niente
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venerdì, marzo 05, 2004

Ieri sera ho visto un film in televisione davvero molto carino, o forse carino e basta, devo ancora capirlo. Si intitola Il patto dei lupi, con Vincent Cassel e Monicona Bellucci. Una pellicola a metà strada tra Il Mistero di Sleepy Hallow e La tigre e il dragone. Alcuni villaggi della provincia francese sono terrorizzati dalla comparsa di una bestia non ben identificata - qualcuno pensa a un lupo - che uccide indiscriminatamente uomini, donne e bambini. Le armi non riescono a fermarlo, c'è chi pensa sia l'incarnazione del diavolo Ma un naturalista parigino (che è anche filosofo, artista e cavaliere) viene inviato dal re in persona a indagare su questi misteriosi fatti, in compagnia di un introverso meticcio di cui non si sa niente, a parte il fatto che se la cava molto bene con le arti marziali. Il cavaliere e il meticcio, tra vicende sentimentali e terrori medievali (anche se il film è ambientato nella prima metà del 1700), verranno a capo della vicenda, non senza una buona dose di colpi di scena. Soprattutto il ruolo dei personaggi cambia in continuazione, non sempre dietro un viso sorridente si nasconde un amico... Lo spunto per il film deriva da una leggenda francese, quella della bestia appunto, di cui si hanno numerosi riferimenti nei notiziari del tempo. Il regista ha infarcito la vicenda storica con la fantasia, mescolando sapientemente rigore europeo, arti marziali orientali, indiani d'America e misteri africani. Risultato? Due ore e mezza di film, tutt'altro che noioso. Un po' lento verso la metà, semmai, ma niente di grave.

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categoria:cinema
venerdì, marzo 05, 2004

L'afflusso di commenti al tema proposto precedentemente mi fa pensare che o tutti l'altro ieri erano davanti alla TV a vedere questo "splendido" programma sotto citato, o non c'è niente da aggiungere a quello che ho già detto, o il tema non interessa. Prima premessa: non ce l'ho con Milano e con i milanesi, e il mio non è un attacco alla sua cultura, che ha prodotto tante cose ammirevoli. Sono il primo a dire che chi ritiene Milano una brutta città sbaglia, dovrebbe guardarla sotto la prospettiva delle sue tante basiliche e di alcuni angoli suggestivi, come i Navigli, per esempio. Seconda premessa: questo tema è talmente all'ordine del giorno e coinvolge tante di quelle persone che proprio per questo non avrà mai una discussine adeguata. Volevo solo provocare, ma non ci sono riuscito, sulla mancata dilazione delle risorse italiane sul territorio, per cui la lascio lì, certo che prima o poi qualcuno scriverà qualcosa in proposito.

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categoria:tra me e me
mercoledì, marzo 03, 2004

Diciamocelo, l’Italia non è mai stata un paese unito. Io mi ero abituato a pensare a Roma come alla capitale, ma mi sembra di essere un po’ anacronistico. Del resto il nostro bel paese ha sempre avuto qualche difficoltà ha decretare quale tra le tante città importanti di cui dispone fosse la più adatta a ricoprire il ruolo di città madre. Tre non sono bastate e sull’ultima, Roma appunto, è ricaduta la scelta, prevedibile quanto doverosa. Adesso è di nuovo messo tutto in discussione, è in corso un acceso dibattito se sia ammissibile abbordare alla legittimità di Roma come capitale in favore dell’antagonista Milano, la città della madonnina e del panettone, per la sola ragione – futile – che ai meneghini non piace la cadenza romana nei programmi televisivi. Be’, io sono torinese, e neanche a me piace la cadenza romana, ma non per questo se da domani in TV presentatori, giornalisti e quant’altro cominciassero a parlare in lombardo mi sentirei più rappresentato di prima, visto che nel mio mezzosanguismo – origini pugliesi e natali piemontesi – non intendo rinunciare alla mia anima sabauda, nordica sì, ma tutt’altro che meneghina. E credo di parlare anche a nome di chi non abita nella mia città ma vorrebbe che venisse concesso più spazio alla sua cultura, al suo dialetto e al suo stile di vita. Mi domando se questo sarà mai possibile in un paese dove tutto varia troppo velocemente e mai assumendo conformazioni capaci di dare a ciascuno la giusta fetta della torta, dove gli addetti ai lavori stupidamente giustificano questo centralismo sostenendo che fa tendenza, e sembra che questo basti ad avvalorare la loro scelta.

Contenti loro. Io, tanto per gradire, stasera alle 11,30 avrò di meglio da fare – scrivere, leggere, andare a dormire – che vedere in televisione Nati a Milano, un programma che non vedo come possa e potrà mai interessarmi.

 

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categoria:tra me e me
martedì, marzo 02, 2004

Non solo penso che abbia vinto il film più bello ma credo anche che siano stati premiati finalmente degli ottimi attori. Infatti quest'anno, l'Oscar come miglior attore e migliore attrice protagonisti sono andati rispettivamente a Sean Penn e Charlize Theron, mentre miglior attore e miglior attrice non protagonisti sono risultati Tim Robbins e Renè Zellweger. Grande personalità quindi. E voi? A chi dareste un oscar?

 

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categoria:cinema
lunedì, marzo 01, 2004

Avanti Eorlindas!

Ebbene sì, Il Signore degli Anelli ce l'ha fatta. Dopo la prima sconfitta decisa a tavolino per il più classico A Beautiful Mind e la prestazione deludente dell'anno scorso (solo due oscar), Il Ritorno del Re sbaraglia la concorrenza centrando tutte e 11 le nominations, piazzandosi ai primi posti nell'ambita classifica dei film più premiati a Hollywood. Può darsi che anche questo risultato fosse già previsto, frutto magari di una manovra commerciale all'americana, ma intanto a vincere è un film neozelandese e, per la prima volta, un film fantasy, genere spesso sottovalutato e sottostimato. E' un premio non solo al coraggio di chi ha scelto di puntare sulla trilogia per eccellenza, ma anche a chi cinquant'anni fa ha deciso di scrivere qualcosa di diverso, di innovativo, di rivoluzionario rispetto al proliferare di romanzi incentrati su tematiche trite e ritrite. Bravo Tolkien, dunque, e mille volte grazie! Chissà che ad Aldo Busi - che ha avuto il coraggio di sostenere che Tolkien è un pessimo autore, uno scrittore da cinema - questo risultato non faccia venire un bel mal di pancia!

 

 

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categoria:cinema, proposte letterarie