Ecco un brano tratto dal mio romanzo inedito (sob!) Tenebra di Luce. Potrete leggere una descrizione essenziale del locale che ha dato il nome a questo blog. Piccola curiosità: Ruffo è il soprannome di Leonardo, il protagonista.
C’era un locale dall’aspetto cadente, una casa in stile vittoriano interamente costruita in legno con le finestre aperte, attraverso cui Ruffo poté vedere un moderato movimento di persone e un caleidoscopio di luci soffuse. La musica proveniva da là. Su un’insegna di legno, attaccata solo più per un chiodo, che penzolava mossa dal vento e cigolava in modo sinistro, era inciso il nome del locale: La Volpe Dorata.
Entrò. I tavolini erano di forma circolare e sostenuti da volpi antropomorfe. Tutti gli avventori erano seduti al bancone, a parte uno. Si trattava di un uomo di bell’aspetto, perso nei propri pensieri. Stava scribacchiando su un taccuino, di fronte a un bicchiere pieno a metà di birra. Ruffo aveva l’impressione di averlo già visto da qualche parte. Andò a sedersi di fronte a lui. Quello non si accorse subito della sua presenza, difatti quando lo vide trasalì dallo spavento.
“Ehi, ti sembra il modo di arrivare?”
Leonardo sgranò gli occhi interdetto.
“Mi hai spaventato”, aggiunse.
“Scusa, non era mia intenzione”.
L’uomo indossava una camicia di cotone, sbottonata, che non riusciva a nascondere il petto villoso. Avvicinò il viso un po’ di più al suo per guardarlo meglio.
“Ci conosciamo, amico?”
“Non so. È possibile. Magari ci siamo incontrati a una festa”.
“Sì, non hai un volto nuovo. Qual è il tuo nome?”
“Leonardo”.
“Leonardo…”, ripeté il tizio, e continuò a rigirarsi quel nome sulla lingua per un po’.
“Scusa, ma dal momento che io mi sono presentato, dovresti farlo anche tu”, protestò Leonardo.
“Certo, hai ragione. Io mi chiamo Pino Porticelli”, rispose l’altro stringendogli la mano.
Ruffo non perse mai di vista il suo taccuino. Pino lo notò e, senza esitazione, gli mostrò quello che stava facendo.
Leonardo vide che stava disegnando una donna, vestita di abiti regali, con dei bellissimi occhi di cerbiatto.
Ad un tratto fu colto da vertigini. Conosceva anche quel disegno. Tornò a guardare Pino come se lui dovesse dargli delle spiegazioni e vide che sorrideva e gli strizzava l’occhio. Poi la sua espressione mutò in terrore, qualcosa o qualcuno alle spalle di Ruffo aveva attirato la sua attenzione.
Leonardo si girò e vide che al loro tavolo si stava avvicinando un poliziotto. Senza tante cerimonie sollevò di peso Pino dalla sua sedia e lo trascinò fuori dal locale. E Ruffo rimase con la testa piena di dubbi, confuso, impietrito da ciò che aveva appena visto. Tornò a guardare il disegno. Chi era quella donna? Pensandoci un poco il suo nome gli sarebbe balzato sulla lingua...