giovedì, luglio 15, 2004
Ciao a tutti. Ho una proposta da farvi per dare un tocco di originalità al mio blog: che ne direste di scrivere una storia insieme? E' semplice! Io vi lascio qui sotto l'inizio di un mio racconto (da poco pubblicato) e ognuno a turno ha la possibilità di proseguirne la stesura nei commenti. Io prenderò tutti i commenti inerenti (che dovranno essere sopraindicati dal simbolo %)e li metterò dietro al mio brano nell'ordine di data e ora, unendoli con il Winword. Ogni giovedì posterò il racconto aggiornato, mentre per continuare a scrivere basterà andare a leggere l'ultimo commento sul racconto. Ok? Premetto che qualcuno ha già letto la versione originale, inserita nel mio ultimo libro, ma spero che questo non condizioni le sue scelte.
Allora, iniziamo! Proviamoci almeno. Cerchiamo di farlo bene.
Dal balcone Sasha osservava le colline verdeggianti coprirsi del manto nubiforme e scomparire come le isole Aran tra le nebbie irlandesi. Si accucciò dietro la ringhiera e restò a fissare la pioggia cadere goccia a goccia, rapita come da piccoli cristalli. L’acqua le rimbalzava sul viso delicato e pacioccone di bambina e le dita grassocce e tenere baciarono il sottile strato di bagnato che in breve ricoprì il pavimento piastrellato di rosso. Sentì sulla pelle il suo umido tocco e sembrò avvertire ogni minima vibrazione molecolare. Che piccolo miracolo era quella goccia, che grande miracolo tutta quella acquosità. Avrebbe potuto possederla tutta, se solo la natura l’avesse dotata di mani più grandi. Quelle mani un giorno sarebbero cresciute come tutto il suo corpo ed allora quel mondo sarebbe stato solo suo. Era una grande sognatrice, Sasha. Era Kurochi da piccola. Sarebbe stata Kurochi da grande. Che bella che era Kurochi, quando coi capelli sottili e corvini aspettava suo marito,Denish, fuori dal cancelletto, con un ombrello aperto verso il cielo a trattenere la pioggia e la manina di Sasha chiusa tra le sue dita affusolate. Quando il vento scompigliava i suoi serici capelli, non c’era bisogno di nessun effetto scenografico, non di fiori di ciliegio o petali di rosa, non di lucciole vispe o di soffici fiocchi di neve: era già uno spettacolo da sé. E Denish la vedeva da lontano arrivando con la sua BMW, la guardava e la tensione di una giornata di lavoro si scioglieva all’istante.
“È papà”, si lasciava scappare Sasha ogni volta, come se fosse la prima volta. E guardava la mamma negli occhi blu cobalto e vi leggeva un tacito cenno di assenso. Sasha amava suo padre perché le portava sempre tanti regali e vo-leva bene alla mamma. Li sentiva quando la notte si scambiavano intime effusioni, quando misuravano le parole e modulavano la voce davanti alla finestra del soggiorno per non svegliarla. Ma era lei ad aspettare che si addormentassero, fin quando il sonno non prendeva il sopravvento.
Era un giorno di pioggia anche quello. Kurochi la chiamò dalla cucina e l’incanto si ruppe. Scesero che erano già quasi le otto. L’auto di Denish stava facendo la curva prima del viale e già si intravedeva in lontananza il bagliore delle sue lamiere grigie mentre si immetteva nella via. Sincronicamente Kurochi aprì l’ombrello color caffè e Sasha vi si rifugiò sotto. Stava piovendo davvero forte. L’ombrello di Denish era rotto. La moglie dovette correre a coprirlo perché non si bagnasse. Prima di entrare Denish si abbassò, perché potesse vedere negli occhi la piccola. Le disse poche parole gentili e poi mise una mano nell’impermeabile. Quando la pallida pelle fu di nuovo visibile, stringeva qualcosa tra il palmo e le dita, qualcosa di minuscolo che lei non poteva vedere. Poi ecco che da sotto le dita spuntò un babaccetto della forma di una pera. Un misirizzi. Sasha lo toccò con la punta dell’indice per meravigliarsi di fronte al suo ondeggiare. Lo spingeva sempre più forte, ma quando sembrava di dover cadere ecco che ritornava in piedi.
“Un daruma”, disse Kurochi riconoscendo il pupazzetto giapponese. Aveva il volto di colore bianco e un paio di baffi alla francese su un accenno di bocca.
“Esatto. Un simpatico amico che farà sempre la guardia quando dormirai”, soggiunse Denish rivolto alla bambina.