venerdì, luglio 30, 2004
Ed ecco che oggi finalmente sono riuscito a firmare l'ambito contratto e sono entrato ufficialmente in possesso della mia nuova macchina. Dopo mesi di ricerche, dovrò aspettare fino a metà settembre prima di poter mettere le mani sul volante. E dire che quando sono entrato ieri in quel concessionario di Chivasso non immaginavo proprio che alla fine avrei finito col prendere sul serio una qualsiasi proposta Fiat. Però, quando ho visto per la prima volta la nuova Panda mi è subito piaciuta ed ecco che il destino ha voluto che scegliessi proprio quella. Hanno dovuto convincermi, per carità, perché la Fiat fa pagare caro le sue auto, ma a forza di scontare questo e aggiungere quello abbiamo raggiunto un accordo. Mi dispiace solo per la mia vecchia Uno del '90, un'auto che è capitata per caso e che quando mi hanno passato era già messa male. Pensare che la Uno neanche mi piaceva. Poi ha finito col legarmi a sé e, chissà perché, sindrome di Herbie, alle macchine ci si affeziona. Almeno non la rottamerò, la passerò a qualcuno perché non smetta di farla correre sulle strade ancora un po'.
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martedì, luglio 27, 2004
Sapete una cosa? Io non ho mai smesso di chiedermi cosa farò da grande. Non solo perché viviamo in tempi di perpetua precarietà, per cui potremmo trovarci a fare i lavori più disparati senza il minimo margine di sicurezza. Ma anche perché penso che nella vita mi sarebbe piaciuto fare un sacco di cose che restono là. Chissà, un giorno diventeranno realtà. Non sarebbe stato poi male tirare in piedi palazzi, torri, chiese, vederli crescere e poi guardare la gente che ci passa sotto e si domanda cosa ci fosse nella mente dell'architetto quando li/le ha costruiti/e. Oppure essere l'autore di un piatto eccezionale, come gli chef dei grandi ristoranti del mondo che non possono essere licenziati perché via loro il ristorante fallisce. Poi chi mi conosce, sa quanto mi piaccia la cucina e conoscere piatti sempre nuovi. Se fossi un cuoco potrei preparare tutte le cose che mi piacciono o invitare gli amici a casa sapendo che a loro non dispiacerebbe venire a cena da me. Solo sogni? Non è mai tardi per queste cose.
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mercoledì, luglio 21, 2004
Mi piace ricordare, in questo blog, un cantautore italiano ormai scomparso di cui così poco si è parlato e ancora si parla, anche se è di questi giorni la notizia che la sua antologia appena pubblicata - un cd doppio - ha scalato le classifiche e punta a guadagnare la vetta dei dischi più venduti. Trovo che sia stato un poeta sensibile e intelligente, che ha saputo farsi capire malgrado a volte abbia scelto di andare contro e sganciarsi dal conformismo musicale. Ho amato canzoni di lui conosciute e altre poco note, come Firenze, Agnese, Lugano Addio, Signora bionda dei ciliegi, Milù. E quando ascolto una sua canzone sa di già sentito, perché in fondo alla mia memoria e al mio cuore risuona ogni giorno. Questa era per me e resta il grande Ivan Graziani.
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giovedì, luglio 15, 2004
Ciao a tutti. Ho una proposta da farvi per dare un tocco di originalità al mio blog: che ne direste di scrivere una storia insieme? E' semplice! Io vi lascio qui sotto l'inizio di un mio racconto (da poco pubblicato) e ognuno a turno ha la possibilità di proseguirne la stesura nei commenti. Io prenderò tutti i commenti inerenti (che dovranno essere sopraindicati dal simbolo %)e li metterò dietro al mio brano nell'ordine di data e ora, unendoli con il Winword. Ogni giovedì posterò il racconto aggiornato, mentre per continuare a scrivere basterà andare a leggere l'ultimo commento sul racconto. Ok? Premetto che qualcuno ha già letto la versione originale, inserita nel mio ultimo libro, ma spero che questo non condizioni le sue scelte.
Allora, iniziamo! Proviamoci almeno. Cerchiamo di farlo bene.

Dal balcone Sasha osservava le colline verdeggianti coprirsi del manto nubiforme e scomparire come le isole Aran tra le nebbie irlandesi. Si accucciò dietro la ringhiera e restò a fissare la pioggia cadere goccia a goccia, rapita come da piccoli cristalli. L’acqua le rimbalzava sul viso delicato e pacioccone di bambina e le dita grassocce e tenere baciarono il sottile strato di bagnato che in breve ricoprì il pavimento piastrellato di rosso. Sentì sulla pelle il suo umido tocco e sembrò avvertire ogni minima vibrazione molecolare. Che piccolo miracolo era quella goccia, che grande miracolo tutta quella acquosità. Avrebbe potuto possederla tutta, se solo la natura l’avesse dotata di mani più grandi. Quelle mani un giorno sarebbero cresciute come tutto il suo corpo ed allora quel mondo sarebbe stato solo suo. Era una grande sognatrice, Sasha. Era Kurochi da piccola. Sarebbe stata Kurochi da grande. Che bella che era Kurochi, quando coi capelli sottili e corvini aspettava suo marito,Denish, fuori dal cancelletto, con un ombrello aperto verso il cielo a trattenere la pioggia e la manina di Sasha chiusa tra le sue dita affusolate. Quando il vento scompigliava i suoi serici capelli, non c’era bisogno di nessun effetto scenografico, non di fiori di ciliegio o petali di rosa, non di lucciole vispe o di soffici fiocchi di neve: era già uno spettacolo da sé. E Denish la vedeva da lontano arrivando con la sua BMW, la guardava e la tensione di una giornata di lavoro si scioglieva all’istante.
“È papà”, si lasciava scappare Sasha ogni volta, come se fosse la prima volta. E guardava la mamma negli occhi blu cobalto e vi leggeva un tacito cenno di assenso. Sasha amava suo padre perché le portava sempre tanti regali e vo-leva bene alla mamma. Li sentiva quando la notte si scambiavano intime effusioni, quando misuravano le parole e modulavano la voce davanti alla finestra del soggiorno per non svegliarla. Ma era lei ad aspettare che si addormentassero, fin quando il sonno non prendeva il sopravvento.
Era un giorno di pioggia anche quello. Kurochi la chiamò dalla cucina e l’incanto si ruppe. Scesero che erano già quasi le otto. L’auto di Denish stava facendo la curva prima del viale e già si intravedeva in lontananza il bagliore delle sue lamiere grigie mentre si immetteva nella via. Sincronicamente Kurochi aprì l’ombrello color caffè e Sasha vi si rifugiò sotto. Stava piovendo davvero forte. L’ombrello di Denish era rotto. La moglie dovette correre a coprirlo perché non si bagnasse. Prima di entrare Denish si abbassò, perché potesse vedere negli occhi la piccola. Le disse poche parole gentili e poi mise una mano nell’impermeabile. Quando la pallida pelle fu di nuovo visibile, stringeva qualcosa tra il palmo e le dita, qualcosa di minuscolo che lei non poteva vedere. Poi ecco che da sotto le dita spuntò un babaccetto della forma di una pera. Un misirizzi. Sasha lo toccò con la punta dell’indice per meravigliarsi di fronte al suo ondeggiare. Lo spingeva sempre più forte, ma quando sembrava di dover cadere ecco che ritornava in piedi.
“Un daruma”, disse Kurochi riconoscendo il pupazzetto giapponese. Aveva il volto di colore bianco e un paio di baffi alla francese su un accenno di bocca.
“Esatto. Un simpatico amico che farà sempre la guardia quando dormirai”, soggiunse Denish rivolto alla bambina.
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martedì, luglio 13, 2004
Sono i miei libri, purtroppo, a soffrire da una prevedibile crisi. Stamattina ho buttato via due ore in centro alla ricerca di una libreria che volesse prendere qualche copia di Luna all'alba in conto vendita, senza successo. Alla Feltrinelli, addirittura, mi hanno perso le copie del mio secondo romanzo, le uniche che avevo lasciato, e il mio referente non si ricordava nemmeno che gliele avessi portate, dopo quasi un anno che vado a rompergli le scatole per chiedere se sa dirmi che fine hanno fatto. Ma io non demordo, so che questa è la mia strada, è ciò che voglio fare nella mia vita!
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domenica, luglio 11, 2004
Oggi mi sono trovato con degli amici per un altro pomeriggio di letture, sullo stampo di quello svoltosi a fine maggio. Ancora una volta è stata una bella esperienza, trovo che i libri sappiano creare dei legami tra la gente, toccare nel profondo, paradossalmente aiutino a socializzare - visto che leggere è un'attività che si fa per lo più da soli. Anche stavolta abbiamo alternato autori italiani ad altri stranieri, e ho potuto riscoprire un libro che ho amato molto, l'intramontabile Storia Infinita. Non solo, l'altro brano che ho letto l'ho tratto dal primo - e al momento unico - romanzo di una mia cara amica, Miriam Bendìa. Titolo: L'isola che c'è. Del resto, un buon libro è sempre un buon libro. Ehi, ultimamente sto parlando solo di letture...sarà che in queste settimane mi rilassa leggere.
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sabato, luglio 10, 2004


Ari Aria

Aria, che spazza via il fumo dagli occhi, che dissipa la nebbia, che odora di salmastro, che allontana l’opprimente calura. Aria, che stormisce le fronde, che accompagna le foglie in vortici di ruggine, che sparpaglia i petali di girasole, che inonda di profumi le strade trapuntate di luci, che bagna di rovesci estivi i balconi. Aria, che scuote le persiane,
che scompiglia i capelli e stropiccia le gonne; che piega gli ombrelli. Aria,
di liquidi effluvi di neve che sotto il sole latteo gelano il fiato. Che se tra tre giorni vai via Aria, che riempie i polmoni, alimenta le fiamme, ridona calore, privo di vento, privo del vitale battito, il cuore sarà… Ari Arietta Ariò Aria salubre, aria che manca, ché se non ci sei mi manca l’aria. Arianna.
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giovedì, luglio 08, 2004
A proposito di libri, ieri ho finito di leggere un vero capolavoro: Il mastino dei Baskerville, di Arthur Conan Doyle. Avevo già letto "Il segno dei quattro", di Sherlock Holmes, però questo mi è piaciuto molto di più. E' un giallo magistrale, che ti tiene col fiato sospeso e descrive la brughiera inglese nel modo più terrificante, come quella distesa sconfinata e nebbiosa in cui si celano spettri e demoni. Ti fa passare la voglia di vivere immerso nella natura, dove non c'e' anima viva. Almeno per tutta la durata del romanzo. Secondo consiglio letterario, quindi.
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lunedì, luglio 05, 2004
Oggi, con estremo dispiacere, ho riconsegnato in biblioteca un libro che ho apprezzato particolarmente, dal titolo "Quando sono con te". L'autrice è Linn Ullman, figlia d'arte del grande Ingmar Bergman e della bella e brava Liv Ullman. L'ho letto prima di partire ma l'ho restituito solo al mio ritorno, e in qualche modo alcune scene di questo romanzo sono rimaste indelebili nella memoria e nel cuore. La storia è ambientata a Oslo e etichettarla con un genere sarebbe complicato. Certo è che dà un bel ritratto di norvegesi di oggi, descrivendo bellissimi e intensi personaggi, balzani quanto estremamente attuali. Se vi capita, non lasciatevelo sfuggire.
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venerdì, luglio 02, 2004
Non sono mai stato a Londra ma penso che per certi versi Berlino le si avvicini molto. E' una città cosmopolita, vivace, dove l'abbattimento del muro ha lasciato intendere quanto bisogno di libertà e condivisione ci sia per i suoi abitanti. A proposito, ci sono ancora dei brevi tratti di muro lasciati in piedi perché la gente non dimentichi, ora abbelliti con graffiti di tutti i tipi. Il più lungo è oltre Alexander Platz, vicino a un ponte con due torri in stile medievale di cui non ricordo il nome. Molto bello. Le differenze tra i quartieri ovest e est sono molto marcate. Nell'est si trovano i palazzoni socialisti, parallelepipedi puntati verso il cielo senza minimo senso estetico. A Berlino Ovest, invece, i palazzi sono più bassi e dall'aspetto più fantasioso, le case più curate. Se vedete il tram passare sapete di essere a Berlino Est, se no dall'altra parte. Non mancano anche qui i bei palazzi e le chiese delle città mitteleuropee, come il Berliner Dom, o i duomi tedesco e francese, il Raichstag, la Colonna della Vittoria (resa celebre da Wenders), Charlottenburg (una specie di Stupinigi in mezzo alla città), l'Università Humboldt, e altro ancora. Non dimentico però l'effetto che fa Pariser Platz restaurata, con la Porta di Brandeburgo che ormai è uno dei simboli dell'Europa.
Ci sarebbero mille altre cose da dire, ma un posto bisogna visitarlo di persona. E non mi piace perdermi in ricordi. Già la mia mente vola ai posti che ho visto e un po' li rimpiange.
Sono di nuovo a Torino, adesso. La mia città.

Alexander Platz aufwiederseen
c'era la neve
faccio quattro passi a piedi
fino alla frontiera:
"vengo con te".
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