venerdì, agosto 27, 2004
Ecco una breve ma intensa recensione scritta dal poeta Giovanni Chiellino sulla mia ultima antologia.

Ho letto i racconti di Alessandro Del Gaudio con gioia. Interessanti, felici, tra realtà e sogno ma sempre, comunque, legati all'esistere, con radici profonde nell'humus dell'umano. Vi si avverte il respiro della grande letteratura latinoamericana, dove un'aura fantastica avvolge anche la più tragica delle storie. Il gioco fantastico permette alle radici di aprirsi in fiore, comporsi in frutto. Sempre indovinato l'avvio della storia, fluido il suo evolversi, conseguente, ma non banale, la conclusione, che lascia al lettore un senso di non finito che lo costringe a guardare oltre, a voler continuare la storia, a completare un evento esistenziale che non potrà mai essere completato, perché è sempre in fieri, anche dopo l'ultimo passo. Ho trovato sovente richiami ai due romanzi precedenti, Il candore dei ciliegi e Lungomare: il sentimento d'amicizia, l'amore, la natura, il rapporto con gli animali, "i gatti" in particolare, ma anche, sotto sotto, il senso di solitudine, di perdita, l'ansia dell'attesa e poi, per finire, una grande fede nell'oltre, una tensione verso l'eterno, l'Uno, nella volontà di superare, nella nostra memoria di Assoluto, la tragicità dell'imperversare della dialettica nei contrari del nostro vivere quotidiano. C'è una continuità nella scrittura dell'autore, una forza amalgamante che la percorre e la struttura. Segno di un pensiero che non si lascia sviare dai quadrivi e dalle piazze dove tutto è aleatorio, si dissolve, ma trovata la sua strada la percorre sino in fondo, con quei dubbi che rendono interessante e vero ogni cammino.

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martedì, agosto 24, 2004
Ecco un post che spero solletichi un po' lo spirito olimpico che c'è in voi. Si può essere tifosi o no, ma senz'altro lo sport suscita emozioni e aiuta a comprendere che nella vita bisogna sudare i risultati che si vogliono raggiungere... Questo brano è tratto da un racconto pubblicato nella mia ultima antologia, pubblicata a giugno.

Il segnale acustico informò l’ultimo turno di tuffi. Sul display erano comparse le posizioni. Lara stava contendendo il primo posto a una ragazza più giovane, che molti davano per favorita. Toccò prima alla rivale salire sul trampolino. Nella posizione per il suo tuffo dava le spalle al pubblico. Si concentrò. Poi saltò portandosi indietro e la sua testa passò a venti centimetri dal trampolino. Fece due giravolte e si distese benissimo. Entrò in acqua come un martin pescatore.
Lara dovette attendere un po’ prima che venisse il suo turno. Si trattava di atlete che non potevano impensierirla.
Lei guardò verso di noi, verso il pubblico e chiuse gli occhi. La tensione era palpabile, il suo sogno, l’accesso ai mondiali era ad un palmo di mano. Doveva solo fare meglio dell’altra, impresa difficile ma non impossibile.
Si piegò sulle ginocchia, poco, quanto le bastava per flettersi e cominciare il salto mortale. A dieci metri dall’acqua cominciò l’avvitamento e l’acqua l’accolse come una figlia.
Ero felice, ero davvero felice. Gli applausi e i fischi degli spettatori le davano ragione. Chi non aveva creduto in lei si inchinava a renderle omaggio. E sul display comparvero il suo nome e il suo cognome, proprio sotto il “winner”.
L’altra tuffatrice piangeva tra le braccia del suo preparatore, ma sicuramente avrebbe potuto accedere ai mondiali senza problemi. Una ragazza con le sue qualità poteva sbaragliare la concorrenza. La sua unica sfortuna era di aver incontrato sulla sua strada Lara. Che era unica.



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domenica, agosto 22, 2004
Passava per città e villaggi, insegnando, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?” Rispose: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non vi riusciranno”.
Lc 13, 22-24

Propria in forza di questo passo del Vangelo, mi sono sempre chiesto che cosa fosse la felicità. Del resto, Gesù parla proprio di questo nel suo messaggio. Ma se lui descrive l’accesso alla felicità come angusto, difficile, allora mi viene davvero impossibile credere alla felicità facile, immediata, che tanti mentecatti vendono in giro o in televisione. Tutti sembrano avere la formula giusta per realizzare il tuo bene, tanti uomini delle stelle che ti promettono successo e ricchezza e tu un piccolo pesce che abbocchi. Io credo che la felicità sia di tutti e che ognuno possa realizzarla, ma quanti veramente ci riescono? Quante cose noi facciamo per essere felici e quante invece per sentirci in pace con noi stessi o a passo coi tempi?
Ieri sera, parlando con degli amici, abbiamo toccato anche questo argomento e io ho sostenuto che non sono i soldi a fare la felicità. Fanno comodo nella misura in cui ci permettono di mantenerci, ma il superfluo rischia di diventare una droga. Inutile dire che sono subito passato per la pecora nera, chi mi diceva che la ricchezza dà sicurezza perché ti consente di fare quelle cose che ti piacciono, tipo fare qualche viaggio ogni tanto per staccare (e quindi non per il gusto del viaggio). Il punto è: dove si esaurisce ciò di cui abbiamo davvero bisogno? Se io guadagno uno stipendio per comprarmi una camicia nuova a settimana o cambiare una macchina all’anno, o ancora partire sette volte all’anno per un viaggio, quanto davvero posso pensare che questo non sia un bisogno ma un’ossessione? A me, ad esempio, basterebbe avere i soldi per togliermi qualche soddisfazione, ma senza abusare, come comprarmi ogni tanto un libro o un cd, andare a vedermi ogni tanto un film al cinema o a mangiare una pizza con gli amici. Viaggiare, certo, ma per il gusto di conoscere, non di scappare dal mio quotidiano come secondo me fa qualcuno; tanto poi i miei problemi mi aspettano a casa al mio ritorno, mica li risolvo prendendo un treno o salendo su un aereo. Ecco che allora torniamo al discorso della felicità. Quanto davvero possiamo dire di essere felici della vita che facciamo? Siamo davvero in grado, oggi come oggi, di realizzare la nostra felicità? E che spazio ha il dio denaro nel suo ottenimento?
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venerdì, agosto 20, 2004
Bene. In preparazione delle Olimpiadi del 2006, appuntamento che sta trasformando il volto di Torino, una delle opere più imponenti - se non la più imponente - in corso è la realizzazione della prima linea della metropolitana. Nessuno ne parla, del resto nel paese industrializzato col minor numero di linee di metrò che importanza può avere, ma io credo che ha suo modo sarà una piccola rivoluzione, perché la linea 1 di Torino sarà completamente automatica, cioé senza conducente, pilotata da un centro di comando. In gergo si chiama VAL ed è attualmente la tecnologia più avanzata nel settore, di invenzione francese. E' già utilizzata a Parigi, Rennes, Tolosa, Taipei, Chicago e Lille, che è stata la prima città ad impiegarlo. Ma a quanto pare sono molte le metropoli che vogliono passare a questa comoda alternativa, con vetture corte (appena 60 metri) e ampia frequenza di passaggi. In più, i treni si spostano su gomma, non hanno cioé le ruote di ferro che permettono il loro utilizzo solo in minime condizioni di pendenza. Se volete sapere di più sulla metro torinese potete andare al sito

www.metrotorino.it

Qui sotto troverete invece un'immagine di come sarà il treno del metrò.




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venerdì, agosto 13, 2004
Ho da poco aperto un nuovo blog che si propone di informare su fumetto e cinema, in particolare su quello d'animazione.

http://maisonikkoku.splinder.com

Per chi non lo sapesse, Maison Ikkoku è il titolo di un noto anime trasmesso più volte anche in Italia. Ho deciso di ispirarmi a questo cartone animato per gestire il mio blog. Per sapere di più su questa splendida opera di Rumiko Takahashi potet visitare il bel sito

http://www.manga-japan.it/maison-ikkoku/





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martedì, agosto 10, 2004
Cos'è l'arte e cosa no? E' un tema che ho già toccato in passato, ma che è sempre all'ordine del giorno perché i cosiddetti addetti ai lavori negano che certe espressioni figurative possano essere considerate tali. Ricordo sempre quello che mi raccontò una mia amica, di come chiese alla sua insegnante di Educazione Artistica perché non studiassero, accanto a Modigliani e Balla anche Magnus e Hugo Pratt, e di come lei storse il naso e rispose per sommi capi che non sono la stessa cosa. Così com'è non è la stessa cosa avere sull'antologia italiana Il sabato del villaggio e Via del Campo, o L'Isola che non c'è. Le Pin-up di Marilyn costano milioni ma sono carta sporca. Ben diverso se a ritrarla è Andy Warhol. Un nudo femminile eseguito da Botticelli, Tiziano o Goya è un capolavoro, diversamente è pura pornografia. Qualcuno considera le donne di Manara patrimonio artistico, quelle di Katsura roba per bambini deviati. I cartoni animati se non sono firmati Disney sono brutti, stupidi e indicati solo fino ai tredici anni, dopo di che se dopo ne guardi ancora sei un ritardato.



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domenica, agosto 08, 2004
Io proprio agosto non riesco a sopportarlo. Perché? Semplice: a Torino è il mese dei nubifragi. Dopo due acquazzoni di fila, ieri sera come stasera non ha ancora smesso di lampeggiare minacciando altra pioggia. E se almeno servisse a vincere l'afa. Non esiste, qua fa caldo e basta! Sempre meglio dell'anno scorso, che a Torino c'erano 42 gradi e abbiamo visto solo grandine. Mi ricordo che mentre ero in giro tra Romagna e Marche al telegiornale parlavano del caldo infernale tranne che in Piemonte, dove la temperatura era scesa improvvisamente per i continui nubifragi.
Poi c'è dell'altro. La desolazione cresce perché c'e' meno gente. Io sono soletto in casa e a volte girare e non trovare nessuno mi deprime un po'. E dire che ci sono periodi dell'anno in cui mi piacerebbe vivere da solo in cima a una montagna. Mi immedesimo bene nel personaggio del mio romanzo Tenebra di Luce, che nella seconda parte della storia vaga per una città vuota, deserta, incontrando talvolta qualche strano personaggio. Il disegno qui a lato è ispirato proprio a quella parte del romanzo. Mi ci vuole solo la fiaccola per non brancolare nel buio...
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venerdì, agosto 06, 2004
Come già segnalato a qualcuno per posta elettronica, c'è un sito che mi piacerebbe segnalarvi:
www.ripulae.it
Ripulae è l'antico nome di Rivoli, pittoresca cittadina alle porte di Torino. Questo sito si propone di far conoscere da un lato le realtà locali, dall'altro di promuovere l'arte in genere. Infatti, chi volesse può iscriversi lasciando alcuni dati e avere un proprio spazio vetrina dove esporre i propri lavori (poesia, narrativa, pittura, fotografia, musica, ...).
Se siete interessati potete anche scrivere all'indirizzo del Sig. Renato Giorda,
web@ripulae.it
che è l'unico gestore del sito.

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martedì, agosto 03, 2004
Una bellissima recensione al mio ultimo libro, Luna all'alba.

Luna all'alba è l'ultima raccolta di Alessandro Del Gaudio. Otto racconti che sviluppano in diversi modi il tema conduttore dell'amicizia e dell'incontro con gli altri, piccoli miracoli in grado di cambiare la vita. E così si spiega il titolo: la luna è qualcosa di magico che resta tangibile ancora all'alba, nell'ora in cui il sogno sfuma nella realtà. La luna simboleggia ciò che di miracoloso si trova nel quotidiano e lo nobilita.

A ogni racconto l'autore associa alcuni versi tratti da una canzone (di De Andrè, Bennato, Bertoli, Guccini, Carmen Consoli) o da un'opera letteraria o da un manga (Zanna Bianca, La storia infinita, Orange Road II), che ne anticipano il contenuto e forniscono un'indicazione di lettura.


Uno stile semplice, chiaro, lineare, molto fluido per descrivere la vita di giovani torinesi del 2000 (Eventi e mutamenti), universitari che trascorrono l'estate tra feste sulle colline e solitudine. Molte conoscenze ma pochi amici veri. Studenti che meditano sul loro futuro e sul senso del rapporto con gli altri, in particolare con l'altro sesso. Che accettano i dolori che la vita ci riserva come parte di un disegno divino. Ragazzi ai quali i valori delle persone care danno la forza di andare avanti e il ricordo della morte fa sentire più forte l'attaccamento alla vita, ragazzi che si commuovono a leggere "Il gabbiano Jonathan Livingston". Giovani che, come molti torinesi, si spostano nella città in pullman e guardano dal vetro l'emarginazione, la povertà, la delinquenza e la violenza, la periferia soffocante e operaia, degradata e grigia; per i quali la difficile realtà torinese resta ai margini, solo accennata, non vissuta, o al massimo rappresentata come parte del passato, quindi risolta e in questo modo allontanata, come accade per l'esperienza di tossicodipendenza della protagonista del racconto Due ragazzi. Di Torino resta l'amore per la storia e l'architettura della città, la bellezza delle piazze, dei parchi e dei palazzi che per i protagonisti di questi racconti emanano grande energia.


Tra sogno e realtà si vive aspettando che si avveri un evento irreale e misterioso, che il divino si manifesti nel quotidiano e gli dia significato. Niente di spettacolare, ma un'amicizia o un amore che nasce, un bacio, una carezza, incontri estivi, l'innamoramento platonico di un adolescente per l'istruttrice di nuoto, una cena tra amici per ridare la speranza di un'integrazione possibile, se pur difficile, ad un giovane extracomunitario (Kebablues), un ragazzo e una ragazza abbracciati alle soglie dell'alba (Due ragazzi). Piccoli grandi miracoli, vissuti da animi candidi, con lo stupore ingenuo di un bambino, che ha occhi grandi per ammirare le piccole cose stravaganti che popolano il mondo (Magie di pioggia).

Ogni incontro è il miracolo che ti arricchisce e ti rinnova, che colma il senso di insoddisfazione e di solitudine di personaggi che si sforzano di capire il valore di ciò che accade loro ogni giorno e cosa impedisce a una persona di essere felice davvero.


Tutto è molto pacato. Nei racconti di Del Gaudio c'è una continua altalena tra attesa fiduciosa e incertezza del futuro, ma anche la consapevolezza che un'entità superiore, anzi l'entità superiore del cristianesimo, tutto muove, e muove per il bene di tutti, anche se molte volte è difficile capirne la logica. Sempre con la certezza che anche nei momenti difficili una soluzione c'è (Ad ogni problema c'è sempre una soluzione. Le giornate, belle o brutte che siano, non siamo noi a sceglierle, ma tocca a noi viverle meglio che possiamo - Luci nella penombra - ... La vita si diverte a spiazzarci. È forse questo il segreto del suo fascino. - Aspettando Anne).


Grande senso della famiglia, nido dal quale è difficile staccarsi e non lo si vuole mai veramente. La famiglia borghese, con il giardino fiorito di rose, l'arrosto con le patate nel forno, è vista come rifugio, protettiva contro il male e la cattiveria. Il protagonista di Aspettando Anne sostiene che se c'è un posto dove mi sento veramente protetto dalle umiliazioni e dalle cattiverie del mondo questo è casa mia. E ancora, riflettendo sui litigi più assurdi che scoppiano a volte durante le riunioni familiari racconta - Sperai che non capitasse la stessa cosa a me. Provai a pensare di chi avrei potuto essere geloso o invidioso, e non mi venne in mente nessuno. Meglio così. E credo che nella sola Torino non sia difficile trovare qualcuno disposto a sostenere il contrario. E mi ritrovo a pensare personaggi davvero poco comuni, molto fortunati, oppure (e l'autore non me ne voglia) davvero poco sinceri.

Non fraintendetemi, le tematiche affrontate in questa raccolta sono assolutamente importanti, archetipiche. In una società che va veloce, distratta, menefreghista, è fondamentale dare valore ai valori veri, l'amicizia, la sincerità, la solidarietà e primo fra tutti la famiglia, valori civili oltre che cristiani, sempre attuali perché attingono alle radici profonde dell'uomo, valori che devono essere quindi protetti e difesi. Per mantenere un'identità, per sopravvivere alla routine e alla apparente assurdità della società odierna è necessario rallentare il passo e lasciarsi stupire, dare importanza ai piccoli gesti, imparare a non dare niente per scontato e a santificare i piccoli e i grandi incontri che cambiano per forza di cose la nostra vita, ci arricchiscono e ci completano, siano essi destinati a durare tutta una vita o un solo giorno.

Ma nel complesso il libro risulta un po' troppo un libro di buoni sentimenti, alcuni lettori lo sentiranno lontano, troppo avulso dalla realtà, senza nulla togliere alle indubbie doti dello scrittore, abile nel ritrarre gli stati d'animo dei personaggi e nel descrivere i luoghi della sua bella Torino.


La forza e la presenza di Dio diventa esplicita nel racconto Qualcosa è successo, a mio avviso uno dei racconti più belli, con immagini profonde e incisive nel rappresentare la dignità dei diseredati del mondo e il senso di impotenza e limitatezza dell'uomo contro le tragedie, la guerra, il terrorismo, contro un attentato che sconvolge il rione popolare dove Jonas vive (Girai sui tacchi e mi lascia il fumo alle spalle. ... Dove vai?, mi chiese Chico. - Via. - Via? ... Come se niente fosse? - ... Cosa vuoi? Cosa devo guardare? Cosa posso fare?, ringhiai. - Jonas!, mi chiamò vedendomi allontanare. Jonas!

Ma stavo tornando a casa. Terrorizzato. Afflitto. Stanco. Non era la prima volta. Non sarebbe stata l'ultima).


Ma tra tutti i racconti del libro spicca, quasi fosse finito lì per caso, il secondo, Magie di pioggia. E qui la fantasia prende il volo, il ritmo cambia, l'atmosfera fiabesca e magica si definisce, le tematiche ricorrenti del libro restano, ma filtrate dagli occhi di una bambina acquistano una dimensione nuova, diversa. Un'avventura fantastica, una avventura notturna, forse reale forse no, che non ha nulla da invidiare alle grandi favole, ai grandi racconti di fantasia. Una storia ben strutturata, personaggi ben caratterizzati, azzeccati e ben congegnati i dialoghi che scavano nella psicologia della piccola protagonista, nei sentimenti che la legano ai componenti del nucleo familiare.

Una bambina che trova un modo tutto suo di superare la paura dei temporali, matura, dolce e combattiva, coraggiosa, ma non troppo, comunque sempre una bambina.

L'importanza della fantasia sostenuta dal protagonista del quinto racconto (Hai una grande fantasia ... Tu vivi di fantasia, vero? - Abbastanza - è la cosa che mi riesce meglio.) qui la ritrovi tutta intera, tutta da gustare, da seguire.

E se negli altri racconti un po' spiace che la fantasia allontani così tanto dalla realtà, qui il lettore si lascia andare alla magia che l'autore sapientemente è in grado di creare.


Stefania Gentile
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domenica, agosto 01, 2004

Stella sotto la coperta

Dentro questo buio,
avvolto in questo silenzio,
vorrei, mia stella,
aggrapparmi a te per non cadere,
stringerti forte per non lasciarti andare,
sentire che ci sei in ogni istante,
che posso toccarti,
che puoi scuotermi dentro,
bella,
sotto questa coperta vorrei restare per sempre,
che fosse sempre notte,
e fuori sempre pioggia,
perché in questo riparo di fortuna,
tu sei luce, sei sole, sei luna;
qui sotto possiamo fermare il tempo,
stringerci all'infinito,
non abbiamo bisogno di niente, di altro,
né di cibo, né di acqua o di vino,
ché siamo come in viaggio
e questa stanza, questo letto,
sono come camera d'albergo,
ma fuori non c'è mare, non una meta,
niente da fare.
Per cui stammi vicino,
non ci resta che restare,
mio bellissimo lumino
postato da: Iburo alle ore 23:06 | Permalink | commenti (2)
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