lunedì, novembre 08, 2004
Oggi ho fatto il colloquio per il corso di bibliotecario. Dopo aver superato il test d’ingresso, il mio effettivo accesso al corso dipenderà dal mio curriculum e dall’impressione che ho fatto stamattina. Spero che la mia attività di scrittore mi dia qualche chance in più.
Ma oggi non voglio parlare di questo. Sono parecchi giorni, ormai, che ho ripreso a scrivere Millegiorni, un romanzo su cui sto lavorando da quasi due anni. Perché tutto questo tempo? Perché per raccontare questa storia ho dovuto spesso scendere a compromessi con me stesso e non sempre ci sono riuscito. Ci sono libri che sono belli da scrivere per la storia, altri per l’atmosfera e i personaggi. Millegiorni appartiene a questa seconda categoria. Ogni volta che mi ci immergo vivo come se tutto il mondo attorno a me fosse trasfigurato e i personaggi si muovessero davvero nel mio quotidiano, mi spingono a interrogarmi, mi appaiono in sogno, mi invitano a dialogare con loro. Allora capisco che ogni scrittore è il tramite attraverso cui si scrive una storia, perché i suoi personaggi sono il frutto di un insieme di cose che succedono all’autore, il prodotto di un momento particolare. Ecco perché si ha bisogno di molto tempo per scrivere, a volte, un romanzo. Spesso ci preoccupiamo, di fronte alle situazioni della vita, specie quelle difficili, di mostrarci forti per superarle. Non ci chiediamo mai quanto esse provochino alla nostra mente e alla nostra anima. Forse i libri sono la risposta, per uno scrittore. E tutte le volte che ho ripreso a scrivere questo libro l’ho fatto sempre con grande slancio, improvvisamente, trascinato dal suo fascino, come conseguenza di cose che mi sono successe, belle o brutte che fossero. L’ho fatto quando scriverlo rappresentava per me un modo per darmi delle risposte. Chissà quante altre cose scoprirò prima della parola fine, certo è che sentirò di essere onorato di averlo scritto.
lunedì, novembre 01, 2004
La sera del dì di festa. Poche ore e ti aspetta la vita di sempre, con il lavoro che non ti piace e che devi fare perché non capita mai che qualcosa di meglio passi di qua. Ed ecco che in un attimo mi trovo a rimuginare sugli esami che dovrei dare e sui libri che non mi riesce di studiare. E su quelli che ho cominciato a leggere e non ho mai finito, su quelli che mai inizierò. Su quelli che non ho mai osato scrivere o che non ho mai finito di scrivere anche quando sono arrivato all’ultima pagina. Sul mio nome che è andato pian piano scomparendo dalla mente di molti che mi avevano giurato amicizia per sempre, e sui posti che hanno gradatamente cancellato ogni segno della mia presenza e del mio passaggio, sui luoghi che ho considerato casa mia e tornando ho trovato senza più un angolo in cui stare. Su chi mi ha giudicato senza sapere e non mi ha mai chiesto scusa, su chi mi ha detto di stare tranquillo e mi ha mentito, su chi mi ha trattato come un estraneo pur conoscendomi da parecchi anni; su chi si è vergognato a dire in giro che era mio amico e chi si è vergognato a farsi vedere in mia compagnia, su chi ho amato e non ha mai mostrato alcun riguardo nei miei confronti, sulla murrina che ho regalato a Marzia e che lei ha nascosto per paura di portare addosso ancora qualcosa di mio, sulla cena che è saltata con Mara e che lei non mi ha mai dato modo di spostare. Sull’anno di crisi depressiva e un telefono che non ha mai squillato, su chi pensa che io sia un immaturo perché fra pochi giorni ho trent’anni e sono rimasto sempre fedele a me stesso. Su chi pensa che io sia insensibile perché non mi ha mai visto piangere, o perché a volte mi andava di scherzare. Su chi non mi ha più rivolto la parola perché ho detto quello che pensavo, su chi non risponde più ai miei sms, su chi si è ricordato di me quando faceva comodo. Su chi ha preteso che gli regalassi una copia del libro perché era mio amico, su chi mi ha chiesto hai scritto ancora qualcosa e poi non sa neanche come è fatta la copertina del mio primo libro, su chi è scomparso perché tutte le sere non lo accompagnavo a bere al solito posto. Su chi mi ha detto le faremo sapere e non ho più sentito. Su chi mi ha detto, se ti va bene e così, se no niente. Su chi ha insultato mio padre e mia madre. Su chi mi ha tenuto ore e ore inchiodato a raccontarmi le sue disavventure e poi quando è toccato a me mi ha liquidato con un non sei l'unico, è successo a tutti. Su…
A nanna Ale. Domani ti devi alzare presto.