domenica, gennaio 30, 2005

Il sottotitolo diceva: la storia che ha riempito il cuore degli uomini di terrore e quello delle donne di desiderio. Quando ero piccolo l'avrò visto almeno tre volte il Dracula di John Badham girato nel 1979, l'ultimo prima della celeberrima pellicola di Coppola. Un film che mi era piaciuto molto e che pure mi sembrava così diverso da quello più famoso girato negli anni 90, che veniva etichettato come vera storia e ispirato al romanzo di Bram Stoker. Eppure, anche il film di Coppola peccava di numerosi interventi che hanno alterato irrimediabilmente il romanzo che io reputo il capostipite dell'horror come oggi lo conosciamo, il capolavoro indiscusso del genere. Perché, ad esempio, il dottor Van Helsing, da gentile e educato qual era nel libro doveva diventare scurrile e inadeguato nel film? E come avrebbe mai potuto l'integerrima Mina Murray innamorarsi perdutamente fino a rinunciare quasi alla sua anima di un essere demoniaco che aveva torturato il futuro marito Jonhatan Harker? Niente di tutto questo accade nel romanzo, non si parla degli amori del conte, né si dedica così poca attenzione ai personaggi, che restano fedeli a se stessi come i protagonisti di un grande romanzo devono essere.

 Il film di Badham, però, lo batte di gran lunga, sciorinando inesattezze una dietro l'altra, pur riuscendo a mantenere, e questo è il suo merito, un'atmosfera tesa e inquietante per quasi tutto il tempo, caratteristica dei film degli anni '70. Tanto per cominciare, vengono invertiti i ruoli, non è Lucy la prima (e unica) vittima del Conte, ma Mina, che qui diventa figlia del prof. Van Helsing. E' Lucy, invece, che nel film sta per sposare Harker, che però si innamora del Conte e rinuncia a lui. Non solo, viene presentata come figlia di chi non è. Harker è un giovanotto più simile a un vaccaro che a un gentleman inglese, non incontra Dracula fino a quando egli non arriva in Inghilterra e lo uccide sulla nave che dovrebbe portare il Signore dei Vampiri e la sua sposa (Lucy) in Transilvania, mentre nella storia originale (e nel film di Coppola), viene raccontato di come Dracula venga rincorso per mezz'Europa e ucciso poco prima di poter rientrare nel suo castello. Van Helsing, infine, è presentato come un pallido vecchio superstizioso e non come uno studioso che crede nel vampirismo e si occupa di occultismo. Alla fine in questo film viene ucciso e non si capisce se Dracula muore davvero o se il suo mantello, portato via dal vento, conservi ancora un po' della sua anima, presagio del suo possibile ritorno. Risultato, il film di Coppola c'è l'ho registrato dalla tv ed è da qualche parte, mentre quello di Badham l'ho registrato venerdì notte e l'ho visto sabato, per poi cancellarlo senza ripensamenti, seppur mi abbia riconsegnato alcune delle emozioni vissute guardandolo da piccolo. Mi chiedo come sia possibile, ma è così. Il romanzo, invece, è su uno scaffale della mia camera, e nel mio cuore.

 

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venerdì, gennaio 28, 2005

 Ieri sera sono andato, nell solito posto, ad assistere alle finali di Pattinaggio di Figura Maschile, dove c'era una folta presenza di tifosi stranieri, dai francesi ai russi, dagli svizzeri ai finlandesi, dai tedeschi agli inglesi, a sostenere i loro atleti.

 Fatica, competizione, la caduta che in questi casi può voler dire davvero sconfitta, la delusione e l'euforia, l'adrenalina e la poesia della danza e delle lame che solcano il ghiaccio come il gesso una lavagna. Ho provato a pensare cosa può voler dire per questi ragazzi pattinare e ho capito che loro non riuscirebbero a muoversi in modo così naturale e spontaneo in nessun altro posto come sul ghiaccio. Ma soprattutto si intuisce subito, tra le note della musica in sottofondo e i volteggi, quanto lavoro e quante rinunce ci siano per questi giovani atleti, alcuni già campioni accreditati, capaci con la loro passione e la loro convinzione a coinvolgerti e a volte commuoverti. Si leggeva chiaramente sui volti di alcuni la gioia per un "numero" riuscito o per una buona chiusura, mentre per altri era evidente la sfiducia e la paura di sbagliare dopo una serata no fatta di cadute.

 Credo che non sia poi così difficile sentirci tutti un po' pattinatori...

Evgeni Plushenko (© La Presse)

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lunedì, gennaio 24, 2005

Ci sono giorni in cui mi piacerebbe partire, o almeno rivivere partenze e arrivi, viaggi fatti di stazioni che puzzano di acqua sporca o di aeroporti che sanno di mordi e fuggi e giornali, sale d'attesa e espressi macchiati. E poi d'improvviso, catapultati in piazze sconosciute ma tanto attese, i passi della gente, il fragore dei clacson, volti e sorrisi dietro a vetrine di bistrot e pub, le insegne dei cinema che ti invitano a guardare e di ristoranti che sanno già di sera. Pensi già a ciò che vedrai, che hai programmato di vedere, senza sapere che puntualmente ciò che ti aspetta si rivelerà spiazzante, diverso da come immaginavi. Hai ancora in mente il tepore domestico, fotogrammi della tua città, senza riuscire a intuire la nostalgia del ritorno, quando non avrai voglia di partire. Basta attraversare una strada per sentire che tutto non è come prima, che cambia luce, cambia mondo, cambi tu. Hai un cielo sopra la testa che non sembra più lo stesso, fatto di aerei che passano e non si fermano, pensieri che non ritornano, nuvole che mutano e se distrai un attimo le perdi, sfumano. Diverse, ben diverse, da quelle intime che aspetti alla finestra, che portano fulmini o neve, che sai riconoscere dalla tua scrivania...

Copenhagen, Danimarca

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giovedì, gennaio 20, 2005

La torcia olimpica di Torino 2006, firmata Pininfarina...

La torcia di Torino 2006

 

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mercoledì, gennaio 19, 2005

Domenica sono stato al Palavela a vedere lo Short Track, uno sport che non conoscevo e non seguivo, ma che dal vivo è davvero adrenalinico. Nato negli anni 80 in Canada, ha presto ottenuto grande notorietà, diventando una delle più amate specialità invernali. L'Italia, pochi lo sanno, è una delle squadre più forti al mondo e Torino sembra avere una tradizione invidiabile, essendo stati 4 torinesi a vincere la medaglia d'oro nella staffetta del '92 a Albertville.

 Dispiace che, come al solito, la domenica sportiva sia stata monopolizzata dal solito calcio, e che la Rai non abbia trovato un buco per mostrare le immagini di questa manifestazione, gli Europei di Short Track, che ha richiamato gente da tutto il continente. Considerando le notizie sportive di cui ho sentito parlare nei vari tg di sport...

 Bellissimo l'impianto, dimostrazione che gli italiani, quando si mettono, sanno il fatto loro. Molti si erano lamentati per i tempi di realizzazione degli impianti, che invece sono stati quasi tutti completati con un anno di anticipo, altro che Atene o Salt Lake.

l'impianto

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giovedì, gennaio 13, 2005

Ciao a tutti. Ne approfitto dal corso di bibliotecario per aggiornare il mio blog, visto che ieri sera dal mio computer mi creava qualche problema.

 Felice di poter annunciare il passaggio alla fase finale del mio ultimo libro - ieri sera ho mandato la versione finale all'editore - posso annunciare che presto andrà in stampa. Le sorprese saranno molte, indipendentemente dalla storia, che spero piacerà a chi la leggerà.

 La vita va avanti.

 Belle 'ste lezioni di informatica di base, dove si può navigare in internet con il beneplacito del docente. E quando mi ricapita...

Si capisce subito che diventerò un grande bibliotecario...

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lunedì, gennaio 10, 2005
Oggi avevo in mente di scrivere un altro post, quando ho ricevuto la triste notizia della morte di una ragazza che conoscevo, che ho visto una sola volta, sorella (e cugina) di due mie amiche. Ieri sera, alla guida della sua Smart, a 42 anni Paola se n'è andata... Questo pensiero per lei mi sembrava doveroso.
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martedì, gennaio 04, 2005
Questa è una descrizione che la scrittrice avanera Zoé Valdés ha fatto di una città indimenticabile. Inutile dire che sto leggendo un suo romanzo attualmente, Café Nostalgia. L’autrice distingue le città cinematografiche, come New York, da quelle letterarie, come la sua Avana e la città di cui parla qui sotto.
Mi piacerebbe che delle città si parlasse ogni tanto, per i porti che sono nel nostro navigare in acque non sempre definite e conosciute, per il loro fascino, perché ogni città è un tipo di donna.

“Ho sempre voluto stabilirmi dove potessi vivere nell’anonimato, e Parigi è sempre Parigi, con i suoi misteri, le sue bellezze, bellezzerie e schifezzerie, persino con le sue miserie e una percentuale fissa di delinquenza, secondo i telegiornali che, tra l’altro, non danno mai una buona notizia. Qui tutti si fanno i cazzi loro e ai vicini non gliene frega niente di sapere chi ti sei portata in casa (finché non fai baccano tutto fila liscio), e le eccentricità non durano più di cinque minuti: ci sarà sempre una stravaganza più grande che farà dimenticare lo scandalo della precedente. Ecco perché ho scelto questa città, perché ci si può ancora nascondere con una certa disinvoltura. Il cielo non è il mio cielo, ma c’è. Il sole non si fa vedere spesso, l’inverno è lungo e troppo puntuale, il che è imperdonabile; il vantaggio è la sua eleganza, il forte odore di secoli che emana. Ho imparato ad abituarmi a un’estate che è il ritratto dell’inverno cubano”.


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domenica, gennaio 02, 2005
Questo non può che essere un post di riflessione e riepilogo dell'anno appena passato, essendo il primo post dell'anno nuovo. Ricordo, ad esempio, che un anno fa, a quest'ora, ero partito con degli amici e mio fratello per un breve viaggio in una città che ho amato molto, Trieste. Qui ho conosciuto di persona una mia lettrice e siamo diventati buoni amici. E' stato un anno di viaggi e di incontri, più del solito, ma anche di viaggi e incontri mancati, di cui un po' mi dispiace. Fa parte del gioco, però, e l'accetto.
Ricorderò il 2004 per un agosto trascorso in città, con i temporali quasi tutte le sere, le pagine scritte fino a tarda ora e i film in videocassetta fino all'alba. Era così che passavo i miei pomeriggi, fino a quando non sono arrivate le Olimpiadi, che quest'anno ho seguito con una partecipazione particolare, pensando già a quando passeranno di qua. Ma forse ho sentito che nello sport, laddove mancavano errori arbitrali, c'era un mondo più fraterno, uno spirito di amicizia e lealtà più saldo, che nel mondo non si riscontra più quasi dappertutto. Erano valori di cui sentivo il bisogno, come quando da piccolo seguivo i cartoni animati sportivi e mi entusiasmavo per l’umanità dei personaggi. È stata una parentesi di illusione, ma una bella parentesi.
E' stato un 2004 di libri scritti, ben tre, che considero tra i miei migliori. Spero che quello in corso mi permetta di pubblicare almeno uno di questi libri, perché qualcuno possa leggerli. È’ stato un anno di rivelazioni letterarie, quelle delle mie letture, tra cui cito con piacere Linn Ullhmann, ma anche di presentazioni e di incontri letterari.
Il 2004 è stato chiaramente l'anno del mio blog, che mi ha permesso - anche se non fisicamente - di conoscere alcune persone speciali, a cui voglio molto bene. Spero di aver lasciato qualcosa in loro.
Quello in corso credo sarà un anno nuovo al di là delle frasi fatte, perché so che sarà impegnativo e pieno di cambiamenti nella mia vita e in quanto mi circonda. Per i torinesi, ad esempio, sarà l’anno della prima linea di metropolitana, attesa da ben settant’anni, voluta fin dai tempi del fascismo e mai realizzata.
Comunque vada, per tante cose, sarà un anno diverso. Spero di essere pronto a viverlo nella maniera giusta.
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