lunedì, febbraio 28, 2005

Lieta notizia, almeno per me. Venerdì è uscito ufficialmente il mio nuovo libro, un romanzo ambientato in California dal titolo

 Italoamericana .

120 pagine - 8 euro

Edizioni Il Foglio

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giovedì, febbraio 24, 2005

 A volte la sogno e non mi sveglio più. Forse di notte, per sognare a volte non c’è bisogno di chiudere gli occhi, basta immaginare, volare con la mente, vedersela di fronte. Una ruota panoramica, un’enorme ruota panoramica che non smette di girare fino a quando non chiedi di scendere, che ti porta fra le nuvole e la sera brilla di raggi luminosi visibili da chilometri, una grande giostra che per costruirla bisognerebbe individuare il luogo adatto, il punto della città dove il suo potere ipnotico, magico potrebbe sortire il massimo effetto, potrebbe regalare tutto il suo charme. Immaginarla in fondo a un viale fiorito, che torreggia sulla testa, che diventa sempre più grande mano a mano che ti ci avvicini e una vertigine mista a paura, o forse euforia, si impossessa gradatamente di te. Oppure mentre riluce su una baia tra i palazzi, si specchia nelle acque ferme ai suoi piedi, gira per sempre, non c’è stanchezza né morte, non c’è fragilità né monotonia nel suo moto perpetuo.

postato da: Iburo alle ore 21:16 | Permalink | commenti (7)
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venerdì, febbraio 18, 2005

A volte, quando esco di casa, mi sorprendo ad ammirare il mio quartiere sempre con un po' di curiosità. Non perché sia di per sé bello. Certo, per essere localizzato in piena periferia, Borgo Vittoria - questo è il suo nome - è decisamente tranquillo, anche troppo di sera, quando non si sa mai cosa fare e viene più facile prendere la macchina e andare in centro o in altre zone della città. Però una leggenda metropolitana - o magari locale - vuole che chi nasce qui un po' resta legato a questo posto, anche se poi va a vivere in altre zone di Torino. Si avverte come un senso di appartenenza congenito per il solo essere nato in questo angolo di mondo a tratti popolare e a tratti anonimo.

 Com'è Borgo Vittoria? A volte persino i torinesi si dimenticano che esiste, lo chiamano con altri nomi o lo fanno rientrare in uno dei quartieri limitrofi più conosciuti, senza tenere conto che qui ci vivono ben 55.000 anime, mica quattro gatti. Tranquillo di sera, dicevo, eppure su via Giachino si affacciano due locali storici della città, il Manhattan, dove si può assaggiare una delle pizze migliori di Torino, e il primo ristorante messicano cittadino, almeno per nascita, il Las Rosas. C'è poi, poco distante, la birreria Piper, nota per la sua rassegna di birre da tutto il mondo; ricordo che l'ultimo giorno di vacanza ho potuto assaggiare una lattina di birra lappone, e non era neanche malvagia.

 Stretto tra la Stura e la Dora, proprio ai margini del quartiere sta sorgendo uno dei villaggi media per le Olimpiadi, con le più alte torri abitative della città, 76 metri. Ma dato che non per tutti - e forse neanche per me - questo può essere considerato un vanto, Borgo Vittoria cela alcuni fiori all'occhiello. Intanto il Santuario di Nostra Signora della Salute, una basilica slanciata realizzata in stile ottocentesco ma terminata nel 1904 in modo da poter essere distinta nel panorama cittadino. E' una delle più grandi della città, tutta in mattoni, e fu realizzata per commemorare la vittoria (da qui il nome del quartiere) delle truppe piemontesi su quelle francesi che assediarono Torino nel 1706 (qualcuno di voi ricorda Pietro Micca?). Qui si svolse una delle battaglie più importanti, rievocata tutti gli anni a settembre, e nell'800 si propagò una terribile epidemia, domata - leggenda vuole - per intercessione della Madonna. Ecco che dopo il voto arrivò la chiesa. Quello che in pochi sanno è che questo santuario custodisce le spoglie di San Leonardo Murialdo, uno dei celebri santi sociali torinesi, e che per illuminarne la teca è stata realizzata la vetrata policroma più grande d'Europa.

Da poco ho scoperto, poi, con enorme stupore e gaudio (non è un'autocitazione), che il Museo Nazionale del Cinema ha, a cinquecento metri da casa mia, uno dei suoi depositi più prestigiosi, dove oltre a numerosi manifesti e audiovisivi sono custoditi cimeli quali la carrozza originale di Rossella O'Hara e, udite udite, la Bat-Mobile di uno dei due film di Tim Burton (non ho ancora capito quale).

 Come dicevano i Nomadi: Non si può dire che sia il Paradiso, ma è il mio paese, dove son nato.

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mercoledì, febbraio 16, 2005
 
Si può fare, si può fare
si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare
puoi correre, volare.
Puoi cantare, puoi gridare
puoi vendere, comprare
puoi rubare, regalare
puoi piangere, ballare.
Si può fare, si può fare
puoi prendere o lasciare
puoi volere, puoi lottare
fermarti e rinunciare.
Si può fare, si può fare
puoi prendere o lasciare
si può crescere, cambiare
continuare a navigare.
Si può fare, si può fare
si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare
partire, ritornare.
Puoi tradire, conquistare
puoi dire poi negare
puoi giocare, lavorare
odiare, poi amare.
Si può fare, si può fare
si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare
mangiare, digiunare.
Puoi dormire, puoi soffrire
puoi ridere, sognare
puoi cadere, puoi sbagliare
e poi ricominciare.
Si può fare, si può fare
puoi vendere, comprare
puoi partire, ritornare
E poi ricominciare.
si può fare, si può fare
puoi correre, volare.
si può piangere, ballare,
continuare a navigare.
Si può fare, si può fare
si può prendere o lasciare
si può fare, si può fare
puoi chiedere, trovare.
Insegnare, raccontare
puoi fingere, mentire,
poi distruggere, incendiare
e ancora riprovare.
Angelo Branduardi
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lunedì, febbraio 14, 2005

 A volte ti vedo ballare sui tasti del pianoforte con gambe di dita affusolate e mi perdo nel tappeto nero bianco che accarezzi come seta, riversando fiumi di note e raccogliendo scrosci di applausi. E se tu sapessi fare altro, come piroettare sulla tela con acrobati pennelli, o fermare il mondo dietro un obiettivo, cantare ballate o scolpire busti, narrare storie o declamare versi, riuscirei io a raggiungerti col filo della mia penna, col sangue del mio inchiostro? Forse condividiamo la stessa anima, abbiamo spiriti creativi, artistici che si baciano, ma ci separano abissi d'incomprensione, idiomi diversi, opposte inflessioni, eppure apparteniamo alla stessa lingua. Chi fa arte non sembra cercarne, per paura di ricoprire la duplice farsa della musa e dell'artista.

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domenica, febbraio 13, 2005

Ieri sono andato al cinema a vedere Elektra. So bene che i pareri espressi dai critici su questo film, tanto per cambiare, non erano positivi, frutto più della scarsa popolarità della ninja greca in questo momento, precursore delle bad girls (per maggiori informazioni potete sempre leggere il mio saggio sui supereroi...messaggio promozionale). Seguito di Daredevil, personaggio che in questa pellicola non viene neanche citato, il film prende le mosse dal ruolo di assassina che a Elektra venne dato nel corso della sua storia, per la sua scarsa fiducia nella giustizia dopo la morte del padre per colpa di un poliziotto. Dopo essere stata uccisa da Bullseye, anche nel fumetto, Elektra viene riportata in vita dal ninja bianco Stich, maestro anche di Daredevil, e qui comincia la sua leggenda nei comics americani.

 Il film è così così, assente la sceneggiatura ma carini i duelli, con una buona dose di effetti speciali (ci hanno messo mano gli stessi di X-Files). Si poteva fare senz'altro meglio. Però il fascino di questo personaggio non perde un colpo, almeno nelle mie preferenze fumettistiche...

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venerdì, febbraio 11, 2005

 Otto mesi fa, giù di lì, sono stato a Lourdes, e oggi che si commemora la prima visione di Bernardette, cosa ricordo di quei giorni? Cos'è per me Lourdes? E' un Ave Maria recitata in dieci lingue, una Promenade ricoperta dalle candele di migliaia di persone di tutto il mondo, è commozione, bisogno di credere in qualcosa, sete di speranza e di silenzio, come quello in cui ho scritto i versi qui sotto, che non so come giudicare, se belli o brutti. Però so di averli sentiti in quel momento, che mi sarei sentito più solo se non li avessi scritti.

Scorre di acqua,

scalda di sole,

soffia di vento

che profuma di viole,

e smorza le parole.

Paura di restare senza,

di restare solo.

Che gli occhi smettan di ammirare,

e il cuore di palpitare,

assetato e senza fiato,

farsi terra,

i piedi inchiodati al suolo,

rifiutarsi di camminare.

C'è posto anche per me,

se all'ombra della veste,

che dispiega un abbraccio,

io, uomo che smarrisce il sentiero

e del dialogo il tono,

fiducioso mi abbandono.

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mercoledì, febbraio 09, 2005
 

Credo che non ci sia niente di male nel dire che non mi stancherò di vederti sorridere, mia amata, e di stuzzicarti quando tu mi stuzzichi, se questo può renderti felice. Di intensi giorni trascorsi a lavorare, tutti uguali, che iniziano e finiscono quasi sempre alla stessa ora, nello stesso modo, solo il tuo sguardo sa darmi vere distrazioni, cancellare la stanchezza e la monotonia di finestre chiuse affacciate su strade immobili e di un sole che nasce piano, illuminando poco e termina calando oltre quei vetri, in tramonti che non sempre parlano al cuore. Non so se ci sia altro da ricordare, se cala la notte e sotto le lenzuola e le coperte, nel dormiveglia di palpebre semipesanti, mi vergogno un po’ e ho paura ad ammettere che penso spesso alle tue gambe chiuse, lunghe abbastanza da poterci dormire sopra, dormire davvero, dormire finalmente; nascoste sotto un tavolo che – lo riconosco arrossendo – quando mi calo un poco, mentre non guardi, sparisce e mi lascia tempo di spiare, come un bambino che non ce la fa proprio a non provare un batticuore e a volerlo riprovare. E i tuoi seni rigonfi sotto la maglia non sono forse come fonti di terra madre a cui mi piacerebbe bere?

 Mi piace come guardi il mondo, come si curvano le tue labbra nelle espressioni stupite, come ondeggia la tua coda nel mio quadro visivo, i discorsi che fai e quelli che lasci cadere, senza tornarci sopra.

 E un po’ mi stupisco come alla mia età io mi lasci sorprendere dal mio amare bambino, perché non c’è niente nei miei occhi, mentre ti ammiro, che non sia un silenzioso cullarti.

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lunedì, febbraio 07, 2005

 Non posso scordare i tuoi viali che in aprile fioriscono in turbini di petali bianchi e rosa, nel vento carico di profumo orientali, lontani, che sembrano scorrere davanti agli occhi come refoli colorati. I passi leggeri di uomini in doppio petto che vanno ai loro affari e di studentesse con le divise tutte uguali che affrontano i libri di scuola, lungo strade che salgono e scendono come montagne russe. E che dire della neve che improvvisamente giunge a declamare il fine anno, e non smette più di cadere fino a quando tutto e bianco, accarezzata dal suono ovattato del gong nel tempio; e il parco di Ueno che d'estate brilla delle poche lucciole che ancora resistono e frinisce di cicale prima e dopo i temporali. Quanti ritratti per una terra lontana, che vive di tradizioni e sapori altrove smarriti o spenti, fedele a se stessa e al suo passato, orgogliosa di un rigido futuro. Il treno che corre sugli alti cavalcavia che scollinano non fa rumore, passa rapido, puntando verso nuovi appuntamenti e divertimenti, nei sabati dello shopping e nelle domeniche uggiose di ampi tramonti che baciano Shinjiuku, verso settimane che sembrano correre troppo veloci. Come non sentirsi nostalgici anche solo a sognarti, o a pensare come tu sia o possa essere, non dimentichi delle tue enormi contraddizioni, ma mai privo di evocazioni e suggestioni in abbondanza, terra che all'ombra del vulcano respiri?

 

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venerdì, febbraio 04, 2005

Le cose che mi piacciono (alcune):

Tornare a casa e trovare i miei gatti pronti alle coccole;

Sedermi davanti al computer e sentire che la storia che sto scrivendo non smette di appassionarmi;

Sentire il telefono che squilla e scoprire che è per me;

Sentire la sveglia suonare e ricordarmi che è sabato mattina;

In alternativa, svegliarmi in piena notte e scoprire che manca ancora molto all'ora di alzarsi;

Notare come una persona che ho offeso non mi ha tolto il sorriso e il saluto, specie se non l'ho fatto apposta;

Camminare per le vie del centro come se fosse la prima volta;

Scorgere una ragazza seduta al tavolino che si accende una sigaretta con aria assorta, mentre non sa che la stai guardando;

Guardare...

...magari sulle ragazze mi fermo qui!

Aprire la posta e notare che una delle persone a cui vuoi bene ti ha scritto un'email;

Vedere a tavola il colore invitante di un buon vinello o di una bella birra schiumosa;

Guidare di notte per le strade addormentate e semibuie, la musica nell'autoradio;

Scoprire che un artista che ti piace ha fatto qualcosa di nuovo;

Entrare in aerostazione dopo l'atterraggio, perché vuol dire che anche stavolta è andata;

Contemplare una pizza un attimo prima di aggredirla;

Conoscere una persona nuova e scoprire che ha qualche affinità con te;

Apprendere qualcosa di nuovo;

Sentir crescere dentro di te la passione per qualcosa;

Sentire che qualcosa per cui hai sempre nutrito passione non ha ancora smesso di prenderti;

Aprire il blog e accorgersi di un nuovo commento all'ultimo post;

Sentire che il temporale che ha allagato la città si sta allontanando;

Addormentarsi con la neve che cade;

Sapere che fuori fa freddo, molto freddo, ma tu tanto sei sotto una calda coperta di lana;

Affacciarsi alla finestra e vedere le montagne;

Accorgerti che riesci a chiudere col passato;

Innamorarti anche se l'ultima volta hai preso una brutta batosta;

Riuscire a sputare il rospo;

Sapere che ciò che stai facendo non serve solo a te;

Svegliarti con le orecchie una musica struggente;

Scoprire che la cosa bella che ti sta accadendo non è solo un sogno, non questa volta;

Sapere che ci sono mille altre cose che ti piacciono, anche se non ti vengono in mente, non sono in questa lista o non hai voglia di elencarle perché vuoi solo sdraiarti su un letto morbido.

postato da: Iburo alle ore 23:33 | Permalink | commenti (11)
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martedì, febbraio 01, 2005

A come Atrocità

 Doppia T, come Terremoto e Tragedia

I come Ira di Dio

L come Lac' di Sangue

A come Adesso vengo lì e ti sfasc' i corn'!

Attila, Flagello di Dio

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