Onorevole! Come sta, passata buona Pasqua? Io più o meno, sa com'è, i soliti pensieri dei ragazzi di oggi, il lavoro, il futuro, cose di cui non lei non deve preoccuparsi, ci sono già loro che si preoccupano. E poi lei deve organizzare la campagna elettorale, domenica ci sono le elezioni, mica micio micio bau bau. Posso dire di aver passato una discreta Pasquetta, ho guidato per 250 chilometri e mi sono sentito bene, tra i monti della Valle d'Aosta... sì, onorevole, quella regione autonoma che c'ha anche le autostrade sue, con i caselli automatici anche all'uscita, metti la banconota e ti dà il resto, un po' come fanno le macchinette del caffè di ultima concezione. Dobbiamo far vedere al mondo che siamo un paese figo, che in quanto a tecnologia non siamo secondi a nessuno.
Oggi però mi è spettato l'ingrato compito di pagare la seconda rata universitaria, alla San Paolo, in banca, dove non puoi fare reclami perché loro non sanno niente. Un modo per tirare il sasso e nascondere la mano. Quale sasso? 560 euro, per due esami fuori corso. Non un sasso, ha ragione, un MACIGNO! E dire che fino a due anni fa ne pagavo 400 (erano già tanti allora), poi qualcuno ha pensato bene che la mia famiglia fosse così benestante da potersi permettere l'ultima fascia di reddito. Non le dico notizie come queste come vengono accolte in Puglia, da dove vengono i miei, le dirò solo che si tratta di un'esclamazione che con la prima parola fa riferimento al lavoro più antico del mondo e con la seconda al genitore di sesso femminile.
Però ho pagato, pensando che o mi laureo o mi ritiro. Facile a dirsi, oggi come oggi laurearsi serve a poco, soprattutto in Lettere e con una triennale, perché è bastato togliere tre esami perché non fosse più specialistica. Ritirarsi, troppo civile...immagini onorevole, dare gli esami quando si può e pagare quando si danno, se no piuttosto non iscriversi (e quindi non poter dare gli esami per quell'anno). No, scherza, noi dobbiamo sostenere l'Università e lo Stato, e i servizi che ci offrono, e che servizi! Per cui se non ti iscrivi, quando lo fai paghi per tutti gli anni in cui non l'hai fatto. Pensi che una mia collega, che vive da sola, per il solo fatto di non essersi separata dalla famiglia d'origine da almeno due anni, deve pagare una rata comprensiva del suo reddito e di quello del padre. Anche se il padre non contribuisce più al suo mantenimento, capisce. C'è da ridere, è vero. Del resto, non si chiama il teatrino della politica?
E dire che a me piacerebbe fare solo lo scrittore, andare a dormire quando ne ho voglia, scrivere anche di notte, andare in giro a parlare dei miei libri. Come, non ci crede? Dice che gli scrittori oggi non servono più? Può darsi, anzi...perché non parliamo degli artisti in genere? Mi ricordo che uno simile a lei, a una trasmissione televisiva, si ripassava la barzelletta da raccontare agli italiani per intortarli, allenando lo sguardo per essere più convincente, o forse fare più paura. In effetti a quel suo collega non l'ho mai visto molto ridere... Comunque, sul palco c'era un cantante che strimpellava una canzone d'amore, e lui che non ci badava, per lui c'era solo il suo intervento, le cose che doveva dire e che gli avevano detto di dire, punto e basta. Le canzoni d'amore sono poi sempre le solite, a che serve ascoltarle? Sono fesserie per i sentimentali e la plebaglia.
Quindi, se incontra chi di dovere, lo ringrazi da parte mia del gentile pensierino, e gli dica che sono proprio felice di vivere in un paese così figo, dove ci sono anche i caselli automatici, che metti la banconota e non ci pensi più, tanto con le macchine mica puoi parlarci per fartela restituire...










