giovedì, maggio 26, 2005

È quasi estate, forse è normale pensare ai viaggi e ad andare via. Diciamo che a me capita spesso, in diversi periodi dell’anno, forse per la monotonia di giorni fatti solo di casa-ufficio, ufficio-casa (l’ufficio per me oggi è la biblioteca, ieri era una società di consulenza, domani chissà…)

 Maggio è sempre un periodo in cui le giornate calde e le sere frizzanti mi aiutano a viaggiare con la mente, un’evasione innocente ma di cui mi vergogno, perché di questi tempi mi rimprovero di non pensare alle cose davvero importanti, come se fantasticare non lo fosse… Retaggio fanciullesco, potrei dire, ma che ancora mi distrae e mi rilassa, la sera prima di addormentarmi come il mattino sul pullman.

 Adesso, ad esempio, è il periodo dei posti ai confini del mondo, lontani dal trambusto delle società industrializzate dove sembra che tutto si muova troppo in fretta per lasciare emozioni. Eppure anche vivere su un’isola deserta finirebbe, a lungo andare, con l’annoiarmi, e sentirei presto la mancanza del contatto umano, delle vetrine del centro, delle mille luci della città. Allora, in questi giorni, che non brillano proprio per l’intensità delle letture (due libri letti in tre mesi), ho forse trovato il romanzo che fa per me, che parla di una città straniera, sconosciuta, né grande né piccola, la capitale più settentrionale del mondo.

 Tutti si staranno chiedendo, qual è questa città? Qualcuno magari ha la risposta in bocca, qualcun altro lo sa e lo ha già detto, ma io prima ve la mostro.

Visit the capital of Iceland Reykjavik

Reykjavik. C’ho messo trent’anni a imparare a scrivere il suo nome. Ho scoperto che con i suoi 180.000 abitanti (sobborghi compresi) ha saputo guadagnarsi un’ottima reputazione per vita notturna, infrastrutture, sviluppo tecnologico. E dire che gli Islandesi sono quattro gatti, e sono tra i più ricchi del mondo, con i prezzi più alti d’Europa persino per mangiare al Mc Donald’s. E certo l’idea che emerge di questa città e dei suoi abitanti è inedita, dopo le prime quaranta pagine di questo libro.

 101 Reykjavik, di Hallgrimur Helgason.

 Se vi capita leggetelo, e non fermatevi alla quarta di copertina. Magari poi non vi piace. Magari sì.

postato da: Iburo alle ore 22:10 | Permalink | commenti (11)
categoria:
domenica, maggio 22, 2005

Sogni, a volte indimenticabili, a volte orribili, che ti svegli la mattina e fortunatamente scopri che sono solo sogni. Sogni altre volte inconfessabili, che belli o brutti che siano comunque terrei per me.

 Penso a quelli ricorrenti, tipi tutti quelli in cui ci sono i ragni, che i odio, oppure a quello di cadere, precipitare e non sapere come andrà a finire. Poi ci sono i viaggi, che a volte sono piacevoli, altri angoscianti, soprattutto quando sei in un posto che non riesci a riconoscere, anonimo, fatiscente, e non sai come andartene. Altre volte sono su un treno che corre tra i palazzi, spesso in compagnia di amici, raramente da solo, e scatta il piacere del viaggio, dello sguardo dal finestrino, del mondo che scorre sotto i tuoi occhi. Comunque vada, sei sempre solo, inerme contro ciò che succede, che riguarda te, il tuo mondo interiore, il periodo che stai attraversando.

 Ci sono sogni che purtroppo non tornano più. Ne ricordo uno in cui avevo passato l’intera giornata con una compagna di classe, che sembrava conoscere tutto di me e mi aiutava a parlare, a liberarmi dei miei dubbi. Ricordo che ci lasciammo tenendoci per mano, prima del risveglio. Oppure quello di una notte passata in giro, una notte infinita, in cui incontravo personaggi incredibili.

 Ho sognato cappelle nere e paesaggi luminosi, amici e nemici, salvatori e assassini.

 Stanotte ricordo ancora di essermi trovato in compagnia di molti ragazzi e ragazze, alcuni più giovani di me, appena ragazzini spensierati, persone che per la gran parte non conoscevo. Eravamo in India e giocavamo per i vicoli di una città, stranamente colorati e poco sporchi, e non ricordo come, forse per aver protratto i nostri giochi all’interno di un palazzo sfarzoso, ci siamo ritrovati in un carcere affollato, da cui forse non saremmo più usciti. Ma poi la sorpresa, io e un mio amico eravamo stati accusati di un omicidio e dovevamo restare solo noi, gli altri potevano pure andare. Per fortuna mi sono svegliato. L’India, un altro posto che sogno spesso.

 A volte vorremmo sapere, arrivare fino in fondo, desidereremmo che il sole non ci spalancasse le palpebre. Ma chissà perché, non ci è dato di vedere tutto. Chissà quale mistero si nasconde nei nostri sogni…

postato da: Iburo alle ore 11:04 | Permalink | commenti (5)
categoria:
mercoledì, maggio 11, 2005

Venuta da lontano

 

Mi piacerebbe solo che tu pensassi

che anche un ragazzo che non conosci,

di cui non sai niente e chissà cosa pensi,

e che non ti conosce e chissà cosa pensa di te,

può provare il massimo rispetto per te,

e che tu non sia una persona qualunque,

anche solo ammirando la bellezza

dei tuoi occhi stranieri,

o il ritmo del tuo passo naturale,

il tuo modo di muoverti o di guardare,

le mille sfumature del tuo parlare,

il riempire il suo mondo respiro dopo respiro,

come l'aria che fa tondo un palloncino.

Se anche stai via per dei giorni,

non posso fare finta di niente,

se ti vedo passare, il giorno che torni.

postato da: Iburo alle ore 23:33 | Permalink | commenti (12)
categoria:
domenica, maggio 08, 2005

Be', questo fine settimana è stato uno di quelli che si possono definire memorabili, anche se ammetto di non aver fatto cose incredibili tipo scalare l'Everest o vincere un biglietto per un viaggio ai Caraibi. Semplicemente, ieri sera ho visto una delle più belle mostre di pittura che mi siano mai capitate, Gli Impressionisti e la neve, che purtroppo chiuderà i battenti domenica prossima. In 150 quadri di tutta Europa, dai paesaggi lunari russi agli scorci di Parigi tanto cari a Monet, fino al pessimismo di Munch, viene effettuato un percorso artistico che nel 1874 è culminato nella nascita dell'Impressionismo vero e proprio, non senza subire influenze - e procurarne - ai generi pittorici contemporanei e successivi che non si sono riconosciuti in quella corrente. Dispiace veramente pensare che eventi artistici di questo livello siano così rari e durino così poco. Certo, avere a Torino tutte le opere di questa mostra - benché non le manchino grandi pinacoteche - riunite in una collezione stabile sarebbe bellissimo. Ma è evidente che ciò non è possibile. Dopo una cena in pizzeria - pizza al salmone, ingrediente che adoro - sono andato a casa di un mio amico dove abbiamo guardato un film datato di Jerry Lewis, riminiscenza della mia infanzia, Il Cenerentolo, bello, simpatico, pur con le sue banalità.

 Il capitolo più bello del fine settimana è stata la Festa della Mamma nella mia via, dove sono riuscito a vendere 10 copie...posso assicurarvi che per me non sono poche. Ho quasi finito le copie del mio primo come del mio ultimo romanzo. Spero che giorni così non si facciano attendere a lungo, perché sono quelli in cui quando vai a dormire senti di meritare davvero il tuo riposo.

 impressionisti.jpg (10232 byte)

postato da: Iburo alle ore 22:19 | Permalink | commenti (5)
categoria:
giovedì, maggio 05, 2005

Domenica sarò sotto casa mia, con un banchetto e i miei libri da vendere, o quanto meno da far conoscere. L’8, infatti, come ogni anno nella mia via viene organizzata una festa in cui i commercianti tengono aperto e si organizzano manifestazioni e degustazioni per chi vuole partecipare. Sarà questa la mia Fiera del Libro, manifestazione internazionale che quest’anno evito come i gatti l’acqua, dopo il trattamento dell’anno scorso. La evito con piacere comunque, ho bisogno di riossigenarmi, non di avvelenarmi il sangue con qualche fenomeno da baraccone e il solito casino letterario, dove tanto la spuntano sempre gli stessi nomi e gli stessi libri.

 Dopo quattro anni in cui non sono mai mancato, per la prima volta non andrò e del resto mi domando a cosa serva per un giovane un autore visitare la Fiera, se tanto ben che gli va prende contatto con piccoli editori – in genere quelli che si può permettere – che incoraggiano a spedire dattiloscritti (rigorosamente per posta, così paga anche qualcosina) che immancabilmente non leggeranno o approveranno solo a prezzo di qualche migliaia di euro? Difatti, io in quattro anni ho pubblicato praticamente solo con editori che al Lingotto non ci possono andare perché li pelano, salvo il mio primo, su cui preferisco sopravolare.

 In città si sente aria di festa, Torino poi è stata eletta (insieme a Roma) capitale mondiale del libro per il 2006 e il 2007, quindi ancora più tappi salteranno, tra un brindisi e l’altro. Per l’occasione gli organizzatori si sono dati da fare a invitare in ben due circoscrizioni (tra cui la mia) degli autori a fare presentazioni, in mezzo alla gente, quindi, a spese dei negozianti che li ospiteranno. Così la mia povera cartolaia – che certo non si lamenta, magari qualcuno le compra qualcosa – si dovrà sobbarcare la presentazione senza che la Circoscrizione spenda un centesimo. Con tutti gli autori che ci sono in Borgo Vittoria, uno fra tanti il sottoscritto, hanno fatto venire un perfetto sconosciuto da fuori Torino, uno come noi quindi, con la differenza che lui pubblica con le case editrici che contano. Magari poi è bravo, non voglio dire, non ho mai letto niente di suo, dovessi anche solo ripetere il suo nome non riuscirei, l’ho già scordato.

 E quindi sarò lì, con il mio solito banchetto di fortuna, una tavola su due cavalletti, almeno per stavolta, per cui chi vuole passare lo faccia, avrò bisogno di compagnia.

postato da: Iburo alle ore 19:08 | Permalink | commenti (8)
categoria: