È quasi estate, forse è normale pensare ai viaggi e ad andare via. Diciamo che a me capita spesso, in diversi periodi dell’anno, forse per la monotonia di giorni fatti solo di casa-ufficio, ufficio-casa (l’ufficio per me oggi è la biblioteca, ieri era una società di consulenza, domani chissà…)
Maggio è sempre un periodo in cui le giornate calde e le sere frizzanti mi aiutano a viaggiare con la mente, un’evasione innocente ma di cui mi vergogno, perché di questi tempi mi rimprovero di non pensare alle cose davvero importanti, come se fantasticare non lo fosse… Retaggio fanciullesco, potrei dire, ma che ancora mi distrae e mi rilassa, la sera prima di addormentarmi come il mattino sul pullman.
Adesso, ad esempio, è il periodo dei posti ai confini del mondo, lontani dal trambusto delle società industrializzate dove sembra che tutto si muova troppo in fretta per lasciare emozioni. Eppure anche vivere su un’isola deserta finirebbe, a lungo andare, con l’annoiarmi, e sentirei presto la mancanza del contatto umano, delle vetrine del centro, delle mille luci della città. Allora, in questi giorni, che non brillano proprio per l’intensità delle letture (due libri letti in tre mesi), ho forse trovato il romanzo che fa per me, che parla di una città straniera, sconosciuta, né grande né piccola, la capitale più settentrionale del mondo.
Tutti si staranno chiedendo, qual è questa città? Qualcuno magari ha la risposta in bocca, qualcun altro lo sa e lo ha già detto, ma io prima ve la mostro.

Reykjavik. C’ho messo trent’anni a imparare a scrivere il suo nome. Ho scoperto che con i suoi 180.000 abitanti (sobborghi compresi) ha saputo guadagnarsi un’ottima reputazione per vita notturna, infrastrutture, sviluppo tecnologico. E dire che gli Islandesi sono quattro gatti, e sono tra i più ricchi del mondo, con i prezzi più alti d’Europa persino per mangiare al Mc Donald’s. E certo l’idea che emerge di questa città e dei suoi abitanti è inedita, dopo le prime quaranta pagine di questo libro.
101 Reykjavik, di Hallgrimur Helgason.
Se vi capita leggetelo, e non fermatevi alla quarta di copertina. Magari poi non vi piace. Magari sì.










