venerdì, dicembre 30, 2005

Cronache di Gotham City, potrei definirlo lo spettacolare volume a fumetti regalatomi a Natale da mia sorella. Un libro che parte con la nascita di Batman e termina con le storie più recenti, in cui l'Uomo Pipistrello è affiancato da un manipolo di coraggiosi difensori da lui addestrati dopo essere stati prelevati dalla strada o convertiti alla giustizia. Oltre al primo Robin, che qui veste i panni dell'ormai esperto Nightwing, troviamo un altro Robin, considerato da questi una specie di fratello minore; Barbara Gordon, che dopo aver perso l'uso delle gambe per colpa di Joker smette i panni di Batgirl e diventa l'esperta di computer nota come l'Oracolo, la nuova Batgirl, che invece da killer spietato passa ad essere un giustiziere inquieto e silenzioso con manie suicide, la spregiudicata Huntress - figlia di Batman e Catwoman -, e il fedele Azhrael. Quando si dice che i fumetti non sono letteratura a disegni... Leggendo questo gioiellino vi ricrederete.

      Huntress

 

 

 

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mercoledì, dicembre 28, 2005
Natale, quasi ogni anno, è un periodo prolifico non solo di panettone e spumante. Il regalo più bello è quello che mi fa l'ispirazione, dandomi sempre nuove idee per scrivere le mie storie. Visto che era più di un anno che non finivo di scrivere un libro, terminare la mia antologia per bambini è stata una bella soddisfazione, anche perché credo di avere scritto dei bei racconti che piaceranno anche ai grandi. In uno, tra l'altro, ho fatto riferimento alla Volpe Dorata, che per chi non lo sapesse oltre ad essere il secondo nome dell'Iburobar è un locale di cui parlo nel mio romanzo Tenebra di Luce, ancora inedito. Per il resto queste feste le sto trascorrendo all'insegna del lavoro, sebbene l'aria natalizia si respiri, almeno per quanto mi riguarda, anche in biblioteca. Non vedo l'ora che sia venerdì sera, almeno avrò un fine settimana per riposarmi e divertirmi.
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venerdì, dicembre 23, 2005

Eccomi, come ogni anno, a fare gli auguri di un

 

Buon Natale

 

e un

Felice Anno Nuovo!

Ringrazio quanti anche quest’anno si sono collegati all’Iburobar.

 Auguri ai miei amici, che anche non fossero blogger non li perderei comunque di vista perché ci conosciamo troppo ormai…

  Auguri ai blogger, che con le loro pagine in rete piene di argomenti di cui dibattere e pensieri intimi rappresentano una valida alternativa alla noia di tutti i giorni, alla Tv, ai giri vuoti in centro, ai telegiornali e ai vizi che fanno male alla salute.

   Auguri alle mie colleghe, che non so proprio come facciano a resistere a un uomo affascinante come me… (ok, mi sparate con l'anno nuovo)

   Auguri al mio amore, anche se glieli ho già fatti, anche se non sa di esserlo, perché anche se a ben pensarci di cose in comune ne abbiamo davvero poche, a me piace lei…

 

 

  wallpaper di natale con gatto  

 

  

  

  
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giovedì, dicembre 22, 2005

Qui sotto potete vedere il braciere olimpico di Torino 2006, che con i suoi 57 metri sarà il più alto della storia dei Giochi. Verrà realizzato in un mese e resterà di proprietà della città, come ennesimo simbolo di questo capitolo della sua storia. Ma se davvero la Fiamma Olimpica rappresenta o vuole rappresentare il fuoco della pace, il braciere dovrebbe bruciare per sempre, essere come un faro che non si spegne mai, come memoria di uno spirito che non deve e non può durare solo 16 giorni. Mi piacerebbe, allora, che questo "monumento" formato da 5 colonne intrecciate (una per continente) custodisse la Fiamma per sempre, la sollevasse sulla città come luce che brilla nell'oscurità, sempre e comunque.

Il Braciere Olimpico (© Ansa)

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martedì, dicembre 20, 2005

In queste settimane sto scrivendo un'antologia per i "più giovani", cioé per bambini delle elementari e ragazzi delle medie. E' la prima volta che mi cimento con qualcosa del genere, anche se in passato ho già scritto storie che avevano un sapore fiabesco. Però non avevo mai pensato di scrivere un libro per i più piccoli. C. S. Lewis diceva che ciò che non merita di essere letto a cinque anni non merita di essere letto neanche a cinquanta (la frase era più o meno questa, ma il concetto non cambia). Credo che non ci sia niente di più vero, detesto le classifiche di Tuttolibri che mettono i libri per ragazzi sempre in un posto a parte, per cui ogni romanzo di Harry Potter non è semplicemente il libro più letto in assoluto - non ci sono dubbi in merito - ma il più letto tra quelli per ragazzi, come a voler dire che questa categoria di narrativa non merita quasi di essere considerata. Chi pensa che scrivere per un pubblico molto giovane sia facile non capisce una mazza, e dubito che certi imbrattacarte che si credono romanzieri solo perché pubblicano da Mondadori o Einaudi siano capaci di raccontare una storia che sappia tenere viva l'attenzione di un bambino (basta già vedere i risultati con gli adulti...) Per cui, per me è una prova non da poco cimentarmi con racconti di questo tipo, sapendo che potrebbero risultare un emerito fallimento. Però ogni volta che ne comincio uno penso che è il tipo di racconto che mi piacerebbe raccontare a mio figlio, e questo mi basta, anche se un figlio non ce l'ho. Potrebbe essere un buon inizio, tutto sommato. Il libro è in fase di ultimazione, non dico il titolo per scaramanzia, e comprende racconti inediti e qualcosa di già pubblicato su alcune antologie di gruppo a cui ho partecipato. Speriamo che una volta finito trovi qualcuno disposto a credere in esso. Scrivere per chi ha bisogno di sognare è sempre una grande responsabilità, pubblicare, a sua volta, richiede una buona dose di coraggio.

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giovedì, dicembre 15, 2005

Malinconia

Penso che ci si possa sfiorare,

che ci si possa incontrare,

che ci si possa conoscere fino ad amare.

Penso che ci si possa legare

in vincoli sconosciuti e affascinanti,

in attimi impossibili da scordare.

 

Sono storie che si mescolano,

identità, anime, sensazioni.

 

Penso che siano reciproci bisogni da assaporare,

fuochi che si accendono e ardono fino a crepitare.

Penso che in certi momenti

questo sia tutto ciò che serve,

che non c'è altro

che sia indispensabile.

Che mi piacerebbe cercarti a tutte le ore,

altre volte non vederti per ere intere.

Perché mi tocchi dove ho paura

e ho voglia di appartenerti,

ma non so come, non so se conviene.

Penso che si possa rischiare tutto per te,

ma che basta uno sbaglio

per passare una vita intera a domandarsi

come poterti riavvicinare.

 

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martedì, dicembre 13, 2005

Penso che le cose, in un modo nell’altro, si mettano a posto. A volte in modo imprevedibile, altre nel momento in cui meno te l’aspetti, le guardi alle tue spalle, lontane, per ciò che sono, e ne vedi le giuste dimensioni, non macigni, ma biglie.

 

 Il post di qualche giorno fa sul lavoro è stato al centro di questa giornata, perché ho scoperto che la mia responsabile, Laura, e una mia collega, Manuela, a volte si connettono all’Iburobar. Niente di male, il mio blog è uno spazio in rete senza filtri, chiunque può entrare, leggere, commentare. Per cui quando hanno letto quel post hanno ritenuto opportuno parlarmi, ed è stato senz’altro un bene. Laura, per l’esattezza, mi ha scritto una lettera che è stata una vera boccata d’aria fresca, un gesto che non mi sarei mai aspettato e di cui la ringrazio vivamente. Poi è stato il turno di Manu e Silvia – un’altra mia collega che spero venga spesso a trovarmi all’Iburobar – con cui sono riuscito a chiarirmi. Sono convinto che inserirsi nel proprio ambiente lavorativo richieda un cammino e rappresenti una conquista importante, perché serve a crescere e a migliorare.

 

 Purtroppo il mio cammino, al di fuori del lavoro, dove cerco di dare sempre il 100%, a volte si copre di spettri e finisco col fare le scelte sbagliate, attribuire agli altri delle responsabilità e dei compiti che non hanno, rendermi antipatico, egoista, presuntuoso. Il mio carattere sa essere il mio migliore amico di viaggio e – qualche volta – la  mia croce. Non lo rinnego, cerco di accettarlo e di migliorarlo, anche se a volte ci inciampo sopra. Se ho delle idee, e le difendo a spada tratta, non posso permettermi di imporle agli altri e di crederle migliori solo perché mie. Per cui, alla fine di  questa vicenda, se ho espresso un disagio che mi apparteneva e che avrei fatto male a non esprimere temo, all’opposto, di averlo espresso nel modo sbagliato, mostrando il lato superbo di me, quello che amo di meno, quello con cui non voglio la gente mi identifichi.  

 

 So di non essere solo questo e so che l’Iburobar è, e deve essere, soprattutto un luogo di confronto, incontro e, per quanto possibile, di riflessione. Deve essere un luogo in cui regna la sincerità e la libertà di pensiero.

 

 Non so se le persone di cui ho parlato hanno almeno in parte compreso le ragioni del mio sfogo di qualche giorno fa, ma forse la cosa importante non è questa. L’importante è che alla fine abbiamo cercato di chiarirci.

 

 Forse stasera i macigni non saranno biglie, ma non sono neanche macigni. Forse non lo sono mai stati.

 

 

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sabato, dicembre 10, 2005

Sabato. Sempre quello, però, di "ponte", calma piatta in biblioteca, poca gente, anche per le strade, la solita fauna urbana sui pullman, quella che trovi solo di sabato mattina. All'andata, come al solito i pullman delle due linee che mi servono per andare in centro mi passano davanti nello stesso momento, così comincio con l'aspettare dieci minuti al freddo. Poi 3 ore e mezza a ingegnarmi sul come trascorrere il tempo, anche perché le mie colleghe hanno i loro discorsi di donne da fare, comunque per passare passano. Ritorno in pullman all'una e mezza, un tizio che è già sbronzo e rutta senza sosta, un'altro che si regge appena in piedi, quasi mi scordo che fino a mezz'ora prima avevo una fame porca. E poi un pomeriggio in cui non riesco a mettere giù una sola parola sulla carta, i due romanzi su cui sto lavorando sembrano chiamarmi - scrivi me, scrivi me - e io non ci penso neanche perché ho il pensiero fisso al sabato sera, al fatto che vorrei uscire ma gli amici nicchiano. Volevo andare a vedere il concerto degli Stadio ma non ho trovato nessuno con cui andarci, tra quelli che da un po' di tempo hanno poca voglia di uscire di casa, quelli che sono già impegnati e quelli - diciamo pure quella -  che non rispondono neanche ai messaggi. Ma alternative ce ne sono, mica bisognia per forza andare a vedere gli Stadio, c'è sempre Max che presenta il nuovo cd del gruppo al Gilgamesh, siamo andati a sentirlo suonare diecimila volte, per una volta andiamo a sentire le sue nuove canzoni (sue e del gruppo). Andiamo, andiamo, andiamo,...non si va. Niente Max, niente gruppo, niente cd nuovo. Forse una fetta di torta a casa di mia cugina a San Mauro, giusto per non restare a casa.

 Dove si va, a far l'amore dove si va, con un sorriso dici al cinema no, al mare è meglio di no, allo stadio però c'è un concerto rock...

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martedì, dicembre 06, 2005

Dove i romanzi non rispecchiano la realtà:

 

 

1)      I migliori sono sempre quelli che vincono.

 

2)      Il protagonista della storia alla fine viene accettato come tale dagli altri personaggi della vicenda, con soddisfazione da parte di tutti.

 

3)      Il tempo a disposizione dei personaggi è sufficiente a far quadrare il cerchio della storia.

 

4)      La bella di turno (o il bello di turno) dopo tanto cercare e tormentarsi alla fine quasi sempre sceglie di amare il/la protagonista.

 

5)      Ogni cosa che ciascuno fa ha un significato preciso ed è funzionale alla vicenda degli altri.

 

6)      I dialoghi sono, per quanto possibile, eloquenti e rivelatori, fluidi, brillanti.

 

7)      Ciò che ognuno dice mette in evidenza il suo carattere.

 

8)      Lo scopo dei personaggi secondari è quello, prima di tutto, di vivere in funzione del protagonista.

 

9)      La storia di una vita è sempre interessante e merita di essere raccontata.

 

10)  Il giudizio dell’autore sui fatti e i personaggi è insindacabile.

 

 

 Sicuramente ci sono altre migliaia di cose che potremmo non approvare nei romanzi, ma siccome senza non potremmo vivere, ci sarà sempre qualche svitato che continuerà a scriverli.

 

 

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