martedì, gennaio 31, 2006

A meno 10 si comincia. Sembra già aria olimpica, con l'arrivo della fiaccola in Piemonte e l'ingresso dei 2500 atleti nei villaggi olimpici. L'emozione è tanta, tante le aspettative per chi vede nell'Olimpiade un modo per rilanciare Torino e l'Italia come paese capace di organizzare grandi eventi sportivi. Pensare che le strade e le piazze dove ogni giorno passo per andare a lavorare e in cui ho girato migliaia di volte in tutta la vita faranno il giro del mondo mi dà un senso di straniamento, ma anche di euforia. Basta vedere l'incredibile crescita di turisti che c'è stata negli ultimi mesi in città, macchine digitali e telecamere dappertutto, gente che chiede informazioni o si orienta con una cartina della città. Il simbolo più ecclatante, la comitiva di giapponesi che ho visto ieri alla fermata del pullman. Allo sport farà eco la musica, con concerti dall'11 al 25 febbraio in Piazza Castello, una carrellata di artisti mai vista in Italia: Lou Reed, Duran Duran, Anastacia, Whitney Huston, Ricky Martin, Avril Lavigne, Ennio Morricone, Paolo Conte, Jamiroquai, Riccardo Cocciante, solo per citarne alcuni. Qui si fa già il conto alla rovescia. E in più, sabato si inaugura la prima linea del metrò, dopo 70 anni di attesa. Ma di questo magari vi parlerò poi.

Il villaggio olimpico © La Presse

Villaggio Olimpico di Torino

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venerdì, gennaio 27, 2006

Stamattina è uno strazio. Sono venuto in biblioteca con i pullman a singhiozzo, che uno potrebbe chiedersi perché si deve uscire di casa con tutta 'sta neve, con la prospettiva di lavorare un po' perché dovevano arrivare due bancali di scatoloni con la nuova pubblicazione della Soprintendenza da sistemare e, invece, del corriere neanche l'ombra. E sicuramente non verrà, o almeno spero che non si presenti all'una, se no ciccia. Chiaramente non potrò tornare a casa perché se ieri mattina ho impiegato più di un'ora per arrivare all'altra biblioteca, per una sostituzione, con due fiocchi di neve due, oggi sarebbe improponibile andare e tornare in due ore e mezza con pranzo annesso. Probabilmente farei prima a piedi. In compenso stanno raschiando il parquet e c'è un casino tale che tremano le vetrine dei mobili. Mi sono portato da leggere il libro della mia amica Teresa Regna- con l'occasione ve lo consiglio, Otto di picche, Chimera Edizioni - ma non riesco a concentrarmi. Figurarsi se mi fossi portato dietro il manuale di SBN per ripassare, che la settimana prossima, finalmente, si ricomincia a catalogare libri. Mi consolo con questo insipido e gelido post - ma vista la temperatura cosa potete aspettarvi di meglio? - e con le ultime di Repubblica sul maltempo, tra aeroporti che chiudono e autostrade impraticabili. Tanto sotto nelle sale non si può andare, devo restare qui a controllare che nessuno furbescamente si infili nelle Stanze dei Principi, che qualcuno c'ha anche già provato, e quindi niente caffè fino all'uscita. Meno male che domani è sabato.

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giovedì, gennaio 26, 2006

Forse ho solo sbagliato, e del resto sono abbastanza bravo a sbagliare, non c’è che dire. Ma non ho niente da rimproverarmi. Se questo può consolarmi, adesso magari farò il bravo bambino e la smetterò di farmi tanti castelli in aria. E smetterò di compiacere tutti tranne me stesso e qualche volta, chissà, sarà meglio che faccia un po’ il cattivo ragazzo.

 Oggi a Torino nevica come non faceva da tempo. È tutto candido. È tutto molto chiaro...

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mercoledì, gennaio 25, 2006

Occhi bassi a non voler disturbare,

 discreta quanto basta quando temi di dar confidenza

e non ti va di arrossire,

preferisci rifugiarti nei tuoi passi svelti,

nell’abbaglio di vetrine,

nella borsa in cui smarrite,

cerchi a lungo cose che non servono

a consigliarti da dove cominciare,

quando non sai cosa dire.

Timida e intrigante,

algida bellezza,

splendida mescolanza

di culture al crocevia,

che ti hanno resa fiera e incompresa.

Pallida di pelle,

bella come panna,

ma forte di liquori,

che vaporano nelle sere di strade bagnate,

di cipria e di ombretti;

labbra di ciliegie,

guance a confetti.

O bella principessa avvolta nei silenzi,

di sguardi che sorridono, e spiazzano certezze,

inebriante musa di chi non sa sottrarsi

al tuo fascino composto, ai sospiri accentati,

di nordiche freddezze.

Cortese Giacometta,

che avanzi dondolando,

ti volti per rispondere e mi precedi appena

accelero per prenderti, e mi ridai la schiena,

lontana quanto basta,

Giulietta torinese.

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venerdì, gennaio 20, 2006

Faccio sempre più fatica a parlare dei miei libri e se questo succede è per colpa di una mia spiccata predisposizione a tenermi lontano dai facili esibizionismi. Ho scelto probabilmente il "mestiere" sbagliato, perché oggi è norma, dogma darsi delle arie, "vestirsi come un fesso", per dirla alla Bertoli, per vendere qualche copia in più. Lo scrittore fa un lavoro in completa solitudine, lui e il foglio, o il video del computer, ma niente sale di registrazione, niente band, tutto da solo. E quando va in giro a parlare di ciò che ha scritto, e per qualcuno sembra che non farlo sia come non respirare, non fa spettacolo, non può permettersi un pubblico disposto ad essere intrattenuto per delle ore come al cinema o nei concerti. Ora, se uno legge la quarta di copertina di certi romanzi di autori esordienti - e visto che lo sono anch'io, posso permettermi di dirlo - capisce perché non dovrebbe leggere quei libri. I nuovi autori, che fanno sempre più fatica a trovare un angolino libero, spesso condiscono le loro presentazioni - lo sono anche queste - come fanno i politici con certi discorsi buoni a fare propaganda e comizi, con la differenza che gli scrittori non hanno sulle spalle il destino del paese, sono spesso gente comune...che magari fa pure un lavoro che non gli piace...che fatica ad arrivare a fine mese e che nessuno si fila, perché ai lettori interessa avere qualcosa da leggere prima di addormentarsi, o sul metrò, o magari sotto l'ombrellone, ma difficilmente gli passa per la testa di provare a leggere un autore che non sia "marchiato" Mondaeinaudifeltrinelli & simili. Quindi frasi come "Cosa vi prometto col mio libro?", non dovrebbero neanche essere stampate, se no sembra davvero che uno scriva per vendere (e se proprio non succede un miracolo non gli riesce neanche), mentre invece si scrive per amore delle storie, perché prima ancora di raccontarle piace sentirsele raccontare. Meglio presentare con poche parole il contenuto, evitare di mostrarsi migliori degli altri, perché la buona parte dei lettori non ci badano, visto e considerato che l'ultima cosa che vedono di ciò che leggono - se comprano un libro per leggerlo, intendiamoci - sono le parole; prima vengono la copertina, il marchio dell'editore e il nome dell'autore.

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martedì, gennaio 17, 2006

Alla fine mi sono lasciato convincere e ho deciso di pubblicare il libro, riuscendo ad abbassare di cento euro il contributo. Ma l'editore, con cui mi sono sentito telefonicamente stamattina, mi è sembrato un tipo affidabile, un artigiano dell'editoria, nel senso che investe molto di propria mano, arrivando persino a comprare gli espositori per le librerie su cui mettere una copia dei romanzi che pubblica. Lui crede molto nel mio libro e la cosa non mi dispiace, perché se fossi un editore certamente per prima cosa sceglierei di pubblicare solo nei libri in cui credo davvero e per cui mi sentirei di combattere, a costo di avere due titoli in catalogo. Non tutti fanno così, molti scelgono di puntare su alcuni titoli, di insistere su quelli, usare i nomi dei loro autori come il basilico sulla pastasciutta, e gli altri li usano come bambagia per impinguare il catalogo. Sto già lavorando alla revisione e ho chiesto a Ana, una mia amica argentina, disegnatrice professionista, di realizzare la copertina e alcune illustrazioni da inserire. Voglio fare un lavoro ancora migliore delle altre volte, superarmi, anche se ho poco tempo per via del lavoro. Le tirate di dodici ore mi stanno davvero facendo sclerare, ma va bene così, si tratta solo di farci l'abitudine.

 Sul mio nuovo libro do come anticipazione che è un romanzo fantasy e che si intitola Aurora d'Inverno, dove il protagonista, un adolescente senza particolari abilità, dovrà trasformarsi in un guerriero imbattibile per compiere la sua missione. Il come questo capiti e il perché resta a voi scoprirlo, chiaramente. Vi ho incuriosito? Un fantasy, comunque, molto particolare, in cui affronterò tematiche già trattate nei miei precedenti romanzi, anche in storie più ordinarie, che difficilmente trovano posto nelle storie fantastiche. Appena l'avrò vi farò vedere la copertina.

Grotta

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mercoledì, gennaio 11, 2006

Oggi sono dominato dai dubbi. Un editore di Napoli si è detto interessato alla pubblicazione di un mio romanzo, un libro fantasy che ho scritto due anni fa. Ritengo sia una delle cose migliori che io abbia mai scritto, e per la sua lunghezza, che l'editore riuscirebbe chissà come a comprimere sotto le 300 pagine, per essere pubblicato richiede un mio contributo economico, perché il prezzo di copertina dovrebbe aggirarsi attorno ai 13 euro. Non costa poco, perché a dispetto di quanto si pensa uno scrittore sconosciuto al grande pubblico (forse anche al piccolo) si vede spesso rifiutare l'acquisto di un libro per via del prezzo. Molti dicono, a torto, che per comprare il mio libro a - per esempio - 13 euro, ne possono comprare uno dell'Einaudi a 10, con la differenza - questo lo dico io - che non comprerebbero il mio libro, ma magari uno meno bello. Magari no, ma chi può saperlo? Però i libri dell'Einaudi li trovi dappertutto, non hai bisogno di sbatterti a cercarli perché a momenti li trovi pure nei cessi di Porta Nuova, mentre i miei editori, che sono piccoli e neri come Calimero, a momenti non li trovi neanche dove dovrebbero essere, cioé in libreria, e ogni volta che bisogna richiedere un mio libro i librai fanno sempre un sacco di storie. Se poi aggiungiamo che io ho una cassa libri personale, che è poi quella che mi ha permesso, quando è stato necessario, di sostenere questi dannati contributi a carico dell'autore, e che questa volta è in secca come il Lago Maggiore, potrei rischiare di dover sganciare io i soldi sull'unghia, di tasca mia. Il punto è: questo editore di Napoli mi chiede 600 euro, che è la cifra più bassa chiestami fin'ora per questo romanzo (l'offerta precedente era di ben 3900 euro), ma sono pur sempre 1.200.000 lire. Vista così non è comunque poco. Però in 'sto str...o di sistema editoriale italiano, chi farebbe salti mortali per pubblicare un romanzo fantasy di un autore non straniero?

 Insomma, il dubbio amletico mi divora e mi fonde le meningi.

postato da: Iburo alle ore 16:56 | Permalink | commenti (13)
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martedì, gennaio 10, 2006

Sto partecipando a questo test, un gioco che coinvolge i blogger di tutto l'universo...a parte gli scherzi, sembra che qualcuno l'abbia già fatto.

 Intanto il regolamento: il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. Non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto" (se accettano commenti) e ditegli di leggere il vostro.

Proviamo

1) Ogni volta che bevo il caffè, o il tè, o che so io non manca mai il risucchio finale...e non riesco a togliermelo.

2) Mi piace mangiarmi le unghie e - a volte - le labbra. Sarà un inconscio meccanismo autodistruttivo?

3) Se vedo un libro d'arte ho un irrefrenabile istinto ad aprirlo, sfogliarlo, risfoglierlo, magari scannerizzare qualche immagine...

4) Tutte le volte che finisco di cuocere qualcosa, comunque spengo il gas, anche se c'è qualcuno in casa. Non ne posso fare a meno...

5) Quando ascolto musica mi piace passeggiare per la stanza, mi sembra di gustarla di più.

 

E ora passo la palla a

Saltellando

Lira

Cattivafatale

Luckyna

Victor Navorski

Chiaramente chi vuole può aderire lo stesso.

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giovedì, gennaio 05, 2006

Questa canzone mi fa pensare a cinque mesi fa, a Lione, a una mattina alla Fnac di Rue de Republique...

Other Side of the World (KT Tunstall)

Over the sea and far away
She's waiting like an iceberg
Waiting to change
But she's cold inside
She wants to be like the water

All the muscles tighten in her face
Buries her soul in one embrace
They're one and the same
Just like water

The fire fades away
Most of everyday
Is full of tired excuses
But it's too hard to say
I wish it were simple
But we give up easily
You're close enough to see that
You're the other side of the world to me

On comes the panic light
Holding on with fingers and feelings alike
But the time has come
To move along

The fire fades away

Can you help me
Can you let me go
And can you still love me
When you can't see me anymore

The fire fades away
Most of everyday
Is full of tired excuses
But it's too hard to say
I wish it were simple
But we give up easily
You're close enough to see that
You're the other side of the world to me

 

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martedì, gennaio 03, 2006

ALTI E BASSI  

 

Dicono che Natale sia un periodo in cui la gente si deprime di più del solito. Sarà che qualcuno non ha granché da festeggiare, che quando si dice che ogni anno nuovo significa vita nuova per  qualcuno non è così, che se l’Epifania ogni festa si porta via, c’è qualcuno che non è d’accordo perché per vedersela portare via la festa bisogna almeno sentirla… Be’, si sa come va, io il Natale lo sento, è una festa che adoro, e ogni nuovo anno spero che le cose un po’ si mettano a posto.

 Per adesso in questi giorni ho avuto degli alti e dei bassi.

 Alla Soprintendenza mi hanno chiesto di fermarmi un anno con regolare contratto, ed avendo firmato anche alla Biblioteca Ruffini per cinque mesi rinnovabili, il lavoro va a gonfie vele. Forse quest’anno non sentirò lo spettro del precariato. ALTO.

 In questi giorni una persona che amo profondamente ha detto qualcosa che mi ha ferito, e anche se lei non lo sa, perché non l’ha detto per ferirmi - ha semplicemente dimostrato poco tatto e sensibilità nei miei confronti, quindi è stata spontanea – credo che farglielo notare non servirebbe a niente, almeno per ora, solo a rivelare un segreto che non voglio rivelarle. BASSO.

 Questo mese vedrò il mio conto in banca crescere considerevolmente, perché finalmente mi pagheranno per il lavoro di novembre e dicembre. ALTO.

 In compenso i miei libri l’anno scorso hanno venduto molto poco, quindi diritti pochi o niente. BASSO.

 

  Oggi, per rilassarmi un po’, sono andato a visitare Palazzo Madama, forse il più importante di Torino, dove riposano 2000 anni di storia. In via del tutto eccezionale, prima che vi entri il comitato olimpico e per ragioni di sicurezza ne costringa la chiusura, è visitabile gratuitamente fino al 15 gennaio. Verrà aperto di nuovo a ottobre per l’inaugurazione del Museo Civico d’Arte Antica, dopo quindici anni di restauri e riallestimento (vergogna all’italiana!). Girare per le sue sale, tra gli sfarzi sabaudi del piano nobile (dove c’era anche la prima camera del Senato Italiano), e la poesia antica del pianterreno, tra reperti romani e testimonianze medievali di inestimabile valore, mi ha fatto viaggiare nel tempo, uscire dal quotidiano. A volte basta poco, una piacevole novità, per sentirsi a posto.

 

Palazzo Madama

postato da: Iburo alle ore 21:55 | Permalink | commenti (4)
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