Cinque anni fa, giorni di alberi che cominciano a fiorire e di petali risucchiati in vortici agrodolci di una primavera ancora fredda, di un inverno più caldo. Il risuonare di una canzone che penetra nell'intimo, di un canto che cade dagli occhi, di parole ascoltate a tutto volume tra le pareti della mia camera, la voglia di fare incontri, di trovare qualcuno, di una voce amica con cui chiacchierare. L'attesa della prima fatica, prossima a essere premiata, il senso del distacco da una presenza muta ma sofferente, i languore negli occhi e i guaiti di Lilli che sta per morire, la sua voglia di vivere che non cede al dolore. Quando seppelliamo il nostro cane è l'ultimo giorno d'Inverno, tra le lacrime, da domani sarà primavera e rinascerà la vita. Da che io abbia memoria lei c'è sempre stata, da domani resterà solo la gioia di pensarla a correre tra campi di luce, come una volta. Dubbi e speranze, felicità improvvise e impreviste rinunce, la mia intima fede che sembra traballare, ma anche un innegabile senso di presenza nel mondo che mi aiuta a recuperarla, con umiltà e speranza.
And you're a thousand miles away
your arms a sweet sweet sweet embrace
and you're a thousand miles away
your arms a sweet sweet sweet embrace. Poi un sogno che si avvera, la prima presentazione, una dedica anche a chi non c'è più che vuol essere un canto di vita.
Why...why...why...why?













