sabato, luglio 29, 2006

Non avrei mai pensato di sapere di te in questo modo, dopo il nostro ultimo incontro di maggio. E adesso ripenso ai sopprusi e alle ingiustizie che hai subito e al fatto che questi 33 anni forse ti saranno stati tanto pesanti. Alzarti la mattina con il tuo fardello sempre là, ad aspettarti in fondo al letto, parcheggiato in un angolo, ma forse, chissà, eri riuscito a convivere con il tuo male, alla fine. Una vita spesa a combattere contro il sistema dei belli e vincenti, tu che cercavi di realizzare poche cose che chi le ha spesso non apprezza abbastanza, e più ne ha più ne vuole. E a te niente. E' questo, forse, che mi rende triste e arrabbiato, il pensare che non ti sono stati fatti sconti, ma mi rincuora dall'altro sapere che non ti sei mai abbattuto e non hai smesso la mattina di alzarti pur sapendo quanti fardelli ti aspettavano. Sei stato un vero modello di coraggio e ostinazione, come se ne vedono pochi in giro. Questo ti ha reso più bello e luminoso dei tanti fantocci che ti hanno deriso per il tuo aspetto e che si sentono grandi per l'immondizia in cui hanno ridotto la loro vita, quasi vantandosene. Tu adesso hai prati immensi in cui finalmente camminare e correre, e anime che ti amano. Loro no, e chissà se li avranno mai.

 Ciao Giuseppe- :)

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mercoledì, luglio 26, 2006
Ho deciso, uno di questi giorni mi metto al computer e scrivo uno di quei libri che agli editori più blasonati piacciono molto, con trame semplici condite di sesso, droga e disperazione. Non perché mi riconosca particolarmente in questi condensati di suicidio e dissolutezza, ma solo per conformarmi al sistema editoriale. Agli scrittori piacerebbe anche rappresentare se stessi, ma siccome ai lettori di conoscere gli scrittori e il loro mondo sotto sotto non frega niente, uno si adegua. C'è una nuova scrittrice, in foto sembra anche carina, che ha da poco pubblicato un altro libro scabroso, e subito gli editori si sono fatti in quattro per contenderselo. Prima Rizzoli, poi Salani, ecco che il mercato editoriale italiano, dall'alto della sua tradizione in fatto di cultura e arte, scova un'altra Melissa P., che dice di distinguersi da lei solo perché le sue storie non sono autobiografiche (sarà anche lei fidanzata con il figlio del suo editore?). "Magari la gente potrà non crederci", afferma anche. A cosa alluderà? "Nei miei libri ci sono molte scene di sesso e morte perché sono le cose che mi riesce di scrivere meglio, secondo il mio editor", ancora. Bene, un nuovo caso letterario che non mi sento di giudicare artisticamente, non ho mai letto niente di suo. Magari la bella è anche brava. Io commento le scelte editoriali di chi sostiene di produrre cultura e ancora di arroga il diritto di distinguere ciò che è cultura da ciò che cultura non è, come se tutti pendessero dalle loro labbra. Allora, qualcuno sa ancora che al centro della stesura di un romanzo c'è la trama e, cosa altrettanto importante, l'originalità? Forse agli editori non interessa più pubblicare romanzi, vendono poco di questi tempi, e allora propinano dei surrogati che poi altro non sono che collage scopiazzati, insulsi e scollati etichettati, da loro, come romanzi. Per cui, prima o poi cambio, comincio a scrivere le cose che la gente vuole leggere perché, nei loro segreti più incofessabili, i lettori vorrebbero guardare oltre lo spioncino, e farlo leggendo equivale a dare loro il permesso senza rinvii a giudizio. E' il tipo di potere che agli editori piace avere, è il tipo di potere che fa fare soldi. E se vorrò vivere di scrittura dovrò pure decidermi ad adattarmi, ma non parlando di sesso come capita a volte nei miei libri, scrivendo di pornografia, che è ben altra cosa.
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lunedì, luglio 17, 2006

L'Unione Europea e la Grande Asia, un conflitto che porterà alla creazione di un macrocontinente politico dal nome Eurasia. E poi ancora le atrocità della guerra, le armi di distruzione di massa, la ricerca della pietra filosofale o quanto meno di una cura contro l'ineluttabilità della malattia, l'uso scorretto della scienza che crea mostri, la follia prodotta dal desiderio di salvare la persona amata. In questo soggetto troviamo tematiche molto attuali, alcune legate al mondo che ci circonda - i nuovi scenari politici non lontani da venire, la manipolazione genetica, i progressi in campo militare, gli esperimenti nucleari... - altre ricorrenti nella letteratura di genere e nel cinema di oggi. Un soggetto che è già un film di due ore e mezza, Kyashan - la rinascita. L'ho visto ieri pomeriggio, mosso dalla "manga nostalgia" di chi è cresciuto a pane e cartoni animati giapponesi, come tutti coloro che appartengono alla mia generazione. Negli anni 70 Kyashan era un androide nato per contrastare gli eserciti di robot corazzati guidati da un manipolo di dissidenti Cyborg. Oggi il dottor Azuma (padre di Tetzuya, vero nome del protagonista) si cimenta con la bioingegneria, compie studi per salvare la moglie Midori da una malattia incurabile e sviluppa le "nanomolecole", ma per colpa di un incidente la sua ricerca produce i Neuroidi, moderni Frankenstein evitati dal genere umano, che decidono di conquistare il mondo e annientare i loro stessi creatori. E Kyashan di cibernetico non ha più niente, gli resta la storica tuta bianca per contenere una forza che rischierebbe di distruggerlo e la compagnia dell'amata Luna, che nel film è una vera giapponese pacifista, ben diversa dalla rivoluzionaria del cartone animato. Il cane robot Flender è un semplice segugio che Kyashan incontra per caso e la madre non riposa più nel corpo di un cigno robot ma si spegne lentamente in un letto a forma di cigno, accudita dalle crature partorite dalla follia del marito. L'ho trovato un film molto profondo, anche se in alcune parti troppo confuso, ma ben diverso dalle pellicole tutto effetti speciali a cui ci hanno abituati i colossal americani della Marvel e della DC. L'ambientazione lugubre dell'anime è rispettata e persino rafforzata, mentre nella trattazione e negli effetti speciali è debitore di Blade Runner, Matrix e Le Cronache di Ryddick. Consiglio di vederlo, magari dopo aver rispolverato qualche episodio del cartone animato degli anni 70, anche solo per fare il confronto.

 

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sabato, luglio 15, 2006

E' scattata l'estate con i suoi dilemmi e i suoi tormentoni. Oggi ero in camera e sentivo dei ragazzi dai "campetti" (come nella mia zona chiamiamo l'oratorio della San Vincenzo) fare il verso alla pubblicità di Aldo, Giovanni e Giacomo. E già non ne posso più di vederli, anche se sono bravi, ma a lungo andare le cose ripetute a raffica stendono. Un po' come la canzone di Ligabue, che mi è talmente entrata in testa che la fischietto pure eppure mi fa c....e, basti pensare che l'hanno usata come colonna sonora per la Tim e per quel paraculato inespressivo di Muccino, che non è capace manco a dire due parole, e due sono persino troppe. E da questo capisco che quest'estate mi sta già sfiancando, più che per il caldo e l'afa, per i luoghi comuni e per la solita sbobba che la tv ci propina, molto riciclata, con in aggiunta lo scandalo del calcio di cui non si smetterà di parlare per chissà quanto tempo. Non potrò neanche concedermi una fuga oltre confine o all'estero, sarò costretto a stare a Torino come castigo divino per aver avuto nella vita tanti amici tirapacchi, che un po' con una scusa, un po' con un'altra, mi hanno fatto saltare non uno ma ben due viaggi, uno in Spagna e un altro in Belgio. Almeno all'estero le cazzate che dicono non le capisci e non ci fai caso. Vi posso assicurare che quando in Francia giravo i canali e finivo sui Rai 1, che più che una tv è un carosello pubblicitario, passavo subito su France 1 o sulla televisione tedesca, per non vedere la Clerici o la fiction italiana con i soliti quattro attori. Qui posso fare altro, difatti penso che trascorrerò le giornate a studiare e a leggere i romanzi della Nothomb (ne ho già presi in prestito quattro), e le mattine a lavorare piacevolmente in Soprintendenza, che se non altro è il posto più fresco di Torino. Tv poco o niente, magari solo il mercoledì per guardare Invasion. Chissà, magari a qualcuno verrà di telefonarmi per propormi una vacanza da qualche parte, o per informarmi che a settembre ricomincerò a lavorare il pomeriggio, ma non ci credo più tanto. Sarebbe come credere a Babbo Natale.

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mercoledì, luglio 12, 2006

Be', questa è davvero bella. Dopo aver demolito personalmente il loro beniamino, i giornali francesi hanno pensato che la cosa migliore da fare, per coerenza, fosse un passo indietro e, da oggi, eleggere Zidane eroe nazionale. Solo perché Chirac ha voltato la faccia ignorando (o almeno facendo finta) la gravità del gesto, ha pensato bene di farlo tutto il paese, come appena dieci giorni fa è successo in Germania con un altro giocatore. Per cui, se Totti sputa in faccia a un avversario è un criminale, se De Rossi dà una gomitata è un assassino, ma se qualcuno tira un pugno o una testata la colpa e di chi li prende, soprattutto se chi le prende è italiano, perché evidentemente ha provocato. Così i francesi si sentono in diritto di scrivere striscioni offensivi contro i ciclisti italiani al Tour o di non servire il caffé ai nostri giornalisti (e perché no, ai nostri connazionali in Francia, così fanno prima). Tutto è lecito. Un nostro calciatore ha insultato qualcuno, cosa che in una partita succede ogni secondo, e non solo si prende una testata, ma merita anche di essere insultato e il suo paese oltraggiato. Come se non bastasse Blatter, presidente della FIFA, per calmare gli animi adotta uno stratagemma azzeccato, non si presenta alla premiazione della squadra vincente per andare - si dice - nello spogliatoio a consolare Zizou, che adesso come per magia, è diventato la parte offesa. Povero piccolo, hai proprio fatto bene a dargli una testata a quello spilungone, ti aveva offeso, è così che si fa... Ci manca solo che dopo l'inchiesta dicano che è colpa di Materazzi e che l'italia ha rubato la partita, e ci tolgano magari anche la Coppa del Mondo. Sarebbe il modo più "comico" di concludere la vicenda, che si è protratta a lungo solo perché i francesi, che in fatto di antipatia si distinguono sempre, hanno pensato bene di scagionare il loro giocatore e di trasformarlo da rospo a principe, di assurgerlo a modello di comportamento per le giovani generazioni.  Peccato per loro che questo non sia possibile, questa è nostra e nessuno ce la tocca:

La Francia ormai è come il villaggio di Asterix, dove ogni occasione è buona per darsele di santa ragione. Solo che Asterix fa ridere, loro per niente. Sarà perché Asterix è belga.

Zidane should get used to this photo. He will be seeing it the rest of his life.

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venerdì, luglio 07, 2006

Finalmente sono riuscito, dopo più di un anno, a aggiornare il mio sito, con alcune novità. Intanto sarà possibile vedere il disegno della copertina di Aurora d'Inverno, il mio romanzo fantasy che uscirà a settembre.

 Oggi ho provato a portare qualcosa da leggere all'Einaudi.

 Esageratoooo!!!

Sì, forse. L'ultima volta non mi hanno risposto. Vediamo stavolta cosa succede. Tentar non nuoce.

 A chi dovesse interessare, a partire da questa settimana fino a data da definire offro la possibilità di acquistare la mia antologia Luna all'alba a un prezzo scontato. 6 euro al posto di 9. Sono otto racconti di argomento vario, i primi che ho scritto.

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mercoledì, luglio 05, 2006

Ieri sera è stata un'emozione incredibile vedere Grosso insaccare a due minuti dalla fine del secondo tempo supplementare, quando il pubblico tedesco già pregustava i rigori, convinto di avere vita più facile dal dischetto. Un'emozione e uno sfogo, perché al Mondiale non abbiamo assistito solo a delle partite di calcio ma a dei confronti, tanto per cambiare, tra culture e stili di vita a volte opposti. Dopo quello che i giornali tedeschi hanno scritto sugli italiani, prendendo una semifinale di calcio come pretesto per spiattellarci in faccia i soliti stereotipi, si può dire che ieri "ficcare due pappine" alla loro nazionale sia stato un modo per far capire che l'Italia non è solo pizza e che le partite si vincono sul campo, non sulle prime pagine con insulti e sberleffi. Credevano che sarebbero stati più forti così, che avrebbero offuscato il nostro desiderio di arrivare in finale, una parentesi di sole nei temporali giudiziari di Calciopoli, condendo i loro articoli di epiteti "lusinghieri" come parassiti, mammoni, pizzaioli e spioni?

 Questo mi lascia pensare come al di là di una semplice manifestazione sportiva ci sia dell'altro. Qui si parla di rispetto tra le culture e tra i popoli, e se è vero che siamo tutti europei e facciamo parte di una comunità - che è stata costruita con sacrifici da parte di tutti -, allora non si fischia un inno pensando di attaccare così solo una tifoseria e una squadra di calcio. Se no possiamo prendere l'Euro e gettarlo nel gabinetto, tanto non fa differenza. La Germania è un paese che mi affascina, studiandolo si scopre che ha conosciuto una storia politica molto simile alla nostra, con tanti staterelli e tante capitali, proprio come era l'Italia prima dell'Unità. Ha dato al mondo il genio di grandi musicisti e letterati, di un cinema d'avanguardia che ancora oggi fa scuola, di un'esuberanza culturale che è stato un riferimento per l'Europa intera. E ancora oggi è il motore del nostro continente, come giustamente ha detto Prodi è un riferimento, un modello di efficenza e qualità. Mi spiace solo vedere come, malgrado il loro innegabile senso di onestà (che noi forse tradurremmo in ingenuità), non siano ancora stati capaci di lasciarsi alle spalle certi pregiudizi, come quelli espressi verso di noi. Un paese dovrebbe farlo per essere davvero grande, a maggior ragione se organizza un evento internazionale come i Mondiali di Calcio, in cui non dovrebbe esserci spazio per antipatie e rivendicazioni. Negli scorsi giorni i borgomastri (sindaci) delle città tedesche avevano annuciato che se l'Italia avesse battuto la Germania non sarebbe stato permesso ai tifosi di festeggiare per strada. Spero che dopo ieri sera qualcuno abbia cambiato idea.

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