mercoledì, agosto 30, 2006
Ieri su La Stampa è uscito un articolo denuncia di Anna Falchi che, dall'alto della sua statura intellettuale, citata dal giornale persino come "artista" (e qui rimanderei al post precedente), ha sostenuto a un festival cinematografico di film horror di provare paura per Torino. La suddetta avrebbe, sedici anni or sono, subito una tentata violenza da parte di un extracomunitario, all'uscita dal lavoro per andare al ristorante. Nel 1990 lei lavorava alla sede Rai di via Verdi e invece di spostarsi in taxi come sempre - probabilmente lei il pullman non sa manco a cosa serva - ha preferito farsi due passi a piedi. Galeotta le fu questa boccata d'aria... Ora si è decisa a rivelare ai mass media questo segreto angosciante, non potendo più tacere di fronte alla violenza dilagante in Italia verso le donne. Si riferiva probabilmente alle due sfortunate turiste francesi violentate da due tunisini alla Stazione Centrale di Milano la settimana scorsa. Bella mossa pubblicitaria, quindi, che però mette in cattiva luce una città definita dall'"artista" piccola, provinciale e piena di pericoli. Eh sì, a una ragazza della provincia finlandese Torino dovrà sembrare davvero una cittadina, e quindi provinciale. Come darle torto? Poi è piena di pericoli, infatti gli ultimi fatti di cronaca con Torino non c'entrano niente, ma in fondo a Milano violentano solo le turiste francesi, mica le fotomodelle finlandesi, mica la Falchi. Quindi Milano è sicura, può andarci a lavorare tranquillamente, mentre all'Alfieri di Torino ci viene quasi a forza e quando esce dal teatro si fa scortare subito in albergo. Io già solo per questo becero espediente pubblicitario non farei più entrate la Falchi in un teatro a Torino, neanche fosse Mariangela Melato. Poi, le chiederei di farmi il nome di una città europea - non scandinava - che non sia pericolosa, in cui non succedono spesso le cose successe a lei a Torino (e alle turiste francesi a Milano, naturalmente). D'accordo che le brutte esperienze lasciano sempre un brutto ricordo di una città, ma da qui a dire le cose che ha detto lei ce ne passa.
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martedì, agosto 22, 2006

In un mondo sempre più intasato di modi di pensare e di concepire la società, viene da chiedersi che ruolo abbia l'arte, e quale l'artista. Ma prima ancora cos'è arte e chi sono davvero artisti. Facciamo un esempio. Diversi anni fa l'indimenticabile "Albertone" nazionale fu ricevuto da papa Woytila a nome degli artisti italiani, e si definì tale davanti al pontefice. Ora, Alberto Sordi può essere considerato un artista? Come avere dubbi in proposito? Quando però su Mtv si parla di cantanti e musicisti si usa chiamarli artisti, che per lo più sono personaggi che vendono milioni di dischi in tutto il mondo e che a loro modo diventano star, qualcuno addirittura icona. Ma si possono definire artisti dei musicisti solo perché guadagnano parecchi soldi? No, assolutamente. Se un musicista non rivoluziona a suo modo il panorama musicale, non fa percepire uno studio dietro ciò che fa e un cambiamento rispetto a tutto ciò che c'è stato prima di lui, non può neanche pretendere di essere un artista. E' la stessa differenza che corre tra un pittore e un semplice imbrattacarte. Ci sono pittori che non sanno disegnare, ma si dice che dietro i loro quadri ci sia uno studio e allora si pensa che ciò che fanno non è casuale nè banale. Può darsi che questa definizione possa risultare esagerata e vada rivista, ma ciò non toglie che troppe persone si definiscono artisti oggi e in realtà non lo sono. E' un dibattito che va avanti da parecchi anni, forse da secoli. In passato uno scultore era considerato un semplice artigiano, Michelangelo si sentiva scultore più che pittore ma i suoi committenti pretendevano che lui si cimentasse ad affrescare, come se "liberare" il David o la Pietà dal marmo fosse un puro capriccio, una cosa da poco. Anche nel corso del '900 gli scultori venivano spesso tenuti fuori dai musei e ignorati dai critici, così che tra alcuni di loro e i pittori dell'epoca scoppiò un acceso dibattito che tenne banco per tutta la prima metà del secolo scorso. Di recente in una galleria di Torino si è svolta un'esposizione di opere scultoree realizzate da alcuni degli artisti - io li definisco così - locali del Novecento, alcuni nativi del posto, altri giunti in città da altre parti d'Italia e d'Europa. Hanno riempito parchi, piazze, giardini, palazzi e chiese di capolavori che nessuno guarda mai, a cui nessuno presta attenzione mentre magari si spendono ore a ammirare vetrine e a fare shopping. Ci sono cose bellissime che non costano nulla, perché non hanno prezzo, e non sappiamo godercele. E anche quando per poterle vedere si deve tirare fuori il portafoglio, non ne vale forse la pena sapendo che ad esse è legata la cultura e l'identità di una città e di chi ci abita? Quanta arte c'è davvero nella nostra vita? Quanta sappiamo riconoscerne?

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martedì, agosto 15, 2006

Mentre scrivo sono tornato da mezz'ora a Torino e ha cominciato a piovere a dirotto. Fortunatamente ha aspettato che salissi in casa per cominciare, non come ieri, quando l'acqua c'ha sorpresi vicino alla stazione di Bolzano, alla ricerca di una trattoria in cui mangiare, un'ultima volta, qualche specialità del posto. E' proprio vero che il primo incontro che si ha con una cultura diversa dalla propria è la cucina, e siccome in Alto Adige (e anche in Trentino) hanno specialità locali, introvabili altrove, per noi bere la birra del posto (sempre fatta in casa) o mangiare il pane bresel, cioè tedesco, è stato un modo per farci uscire dal nostro quotidiano. Entrare in un locale e trovare solo pasta e classiche pietanze di carne e pesce significa entrare il più delle volte nel posto sbagliato, perché qui non è come altrove, qui si mangia cucina straniera (per noi). Canederli (knodel), ma anche gulash, wurstel in brodo, salsicce di Monaco e via così. Pedavena, Forst e Bozner per chi vuole bere birra locale, la prima di Trento, le altre dell'Alto Adige. Si ha l'impressione, quando si arriva in questa regione tra montagne fantastiche, che non si è in Italia ma nella periferia del mondo germanico, ma commenti sugli italiani non ne ha fatti quasi nessuno. A parte una volta, dove la persona in questione si è scusata dicendo di aver bevuto un po' troppo e ha offerto una birra a me e ai miei amici, un vigile di Merano che era ospite dell'oste a cui, in passato, aveva fatto una multa, a detta dell'oste l'unica che abbia mai preso. Basta violare la legge una volta ed essere beccati che qui passa la voglia di ripetersi, un po' perché non è educazione farlo e un po' perché qui c'è chi le leggi le fa rispettare. L'altra sera eravamo a mangiare in centro a Bolzano e un vagabondo si è avvicinato ai tavoli. Non voleva infastidire nessuno, ma puntuale è arrivata una volante ed è sceso un poliziotto che gli ha intimato di lasciare stare i clienti. A mio modo di vedere questo comportamento è stato esagerato, al loro, magari, no.

 Bolzano mi è piaciuta tantissimo, magari artisticamente è meno ricca di Trento ma ancora più pittoresca e particolare, piena di palazzi con stili architettonici che richiamano Vienna e i villaggi austriaci. Merano, invece, l'ho trovata esageratamente caotica, trovare un posto in macchina c'ha impegnato per quasi un'ora e il centro medievale era letteralmente invaso di turisti, come a Rimini o San Marino. Andare via è stato, insomma, darsi alla fuga, perché non era il posto per me. Tornati a Bolzano, ieri, per prima cosa siamo passati in Ostello a portare i bagagli e ci siamo trovati in una stanza galattica, con doppi bagni e letti a castello fantascientifici, per non parlare delle finestre che si abbassavano e alzavano premendo un pulsante. L'unico difetto, era proprio vicino alla stazione e di notte abbiamo sentito tutti i treni passare, non ce ne siamo persi neanche uno. Stamattina è stata dura alzarsi presto, ci siamo concessi un altro viaggio in statale fino a Rovereto, attraverso distese di meli e scorci mozzafiato, per l'ultima tappa in programma, e poi siamo ripartiti per tornare a Torino. Guidare per più di quattrocento chilometri quasi senza sosta è stato massacrante. Però, almeno, non abbiamo trovato il temuto controesodo.

 Adesso ha smesso di piovere. Ci sono 23 gradi e sembra già arrivato l'autunno. Proprio come a Bolzano e Trento. Vi saluto e vado a mangiarmi una lasagna surgelata, per stasera non riuscirei a prepararmi di meglio.

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mercoledì, agosto 09, 2006

 

Diciamo che almeno questa dovrebbe essere la volta buona. Armo la Iburomobile di benza e mi preparo a partire, fra qualche giorno, per il ponte di Ferragosto. Meglio che niente, è stata una cosa organizzata all'ultimo momento e grazie ancora che per una volta è andata in porto, considerando la fortuna che ho io con le vacanze last minute. Possiamo chiamarle vacanze? Boh, intanto si parte, si fa un giro a Bolzano Merano Bressanone e si torna, un posto che non è all'estero ma non è, se vogliamo, neanche in Italia. Loro dicono così, almeno. Vogliono essere austriaci ma l'Austria non li vuole, e allora sputano sull'italia...in fondo sono sopra tutti gli altri...e si tengono ben stretti le autonomie locali e il bilinguismo. Nel senso che la seconda lingua è l'italiano, basta vedere i cartelli stradali all'ingresso delle città:

Bozen

(Bolzano)

Più o meno appaiono così. E devi sapere il tedesco se vuoi lavorare, se no muori di fame. Come fai, altrimenti, a comunicare? Ho telefonato a quattro ostelli di Bolzano...ops, Bozen, anzi  Bozen ...e prima mi hanno risposto in tedesco. Io, che non so il tedesco, gli ho parlato in italiano e, fortunatamente, non hanno fatto storie e mi hanno spiegato che, almeno in due posti, non c'erano più letti disponibili...tradotto, per gli italiani non ci sono letti... Alla fine abbiamo deciso che forse ci si porta la tenda e che appena arrivati, sabato, incrociamo le dita e cerchiamo. Qualcosa salterà fuori.

 Nel frattempo ho comprato la macchina digitale, che ero l'unico sulla faccia della Terra a non averne una, e potrò dilettarmi con gli scatti senza pensare ai soldoni che bisogna tirare fuori per lo sviluppo quando si adopera le macchinette classiche. Risparmio soldi, spazio e fatica in un colpo solo.

 Attendo di partire, dunque, ma devo ammettere che a Torino non si sta affatto male in questi giorni. La colonnina è scesa di almeno 5 gradi e tira sempre vento, e la città è insolitamente piena di turisti. Come dire, se Maometto non va dalla montagna...

 Alla settimana prossima, allora.

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sabato, agosto 05, 2006

Poterti fermare su un quadro di tela,

il volto di fili avvolto, di morbida china

e scorre la pioggia sul tuo viso di cera

inumidisce di tinte pastello le labbra,

sbiadisce i contorni,

come le onde del mare confonde i segni

di un disegno sulla sabbia.

Fugaci sorrisi e lampi sbarazzini

se ti volti un attimo a cercarmi,

da sotto un ombrello che rosso irrompe

in un giorno in controluce,

in una mattina in bianco e nero

sferzata da un vento nevischiobagnato,

d’estate sognato.

Non passa mai il tempo di guardarti,

se l’arte è fatta per essere ammirata,

e tu ne sei a tratti fonte, a volte ruscello,

l’ossessione di passione

che svolazza il pennello.

Ti strappo l’ombrello e ti stringo alle labbra

Straripandomi in battiti che alluvionano l’aria.

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giovedì, agosto 03, 2006

Ormai è già uno scoop. La 500 è stata proclamata da una rivista inglese l'auto più sexy di sempre, più della Aston Martin di James Bond e la Maserati. Una rivincita per le piccole taglie della city car più piccola di sempre, il vero simbolo della tradizione automobilistica italiana, come la 2 cilindri lo è per quella francese, la Mini per quella inglese e il Maggiolino e la Trabant lo sono per quella tedesca. Un Olimpo non facile da conquistare, ma che la Fiat 500 si è guadagnato grazie agli interni innovativi (per il suo tempo) e il design originale che ha colorato le strade delle nostre città trascinando con sé il boom economico. Sembra che sia stato anche questo aspetto della sua storia, il fatto che sia stato un po' il simbolo della trasformazione del nostra paese, ad aver convinto i giornalisti inglesi a conferirle questa onerificenza. Lode ai piccoli, allora (e alle piccole), speriamo che questa tradizione non sia ancora finita. Tra poco più di un anno, nel settembre 2007, ci aspetta la 3+1, la nuova 500. E potrebbe diventare realtà la proposta di rimettere lo storico modello in circolazione nei centri storici, senza pedaggi e zone a traffico limitato, perché la nuova "Topolino" è da tutti considerata un patrimonio dell'Italia e dell'umanità. Chissà, magari un giorno se ne accorgerà anche l'Unesco.

 

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