Ieri è stato un piacevole Natale in famiglia come non mi capitava da un po' di anni. E' cominciato male, con la cena della Vigilia che faceva su e giù per qualche voulevant di troppo o per la sachertorte che il fidanzato di mia sorella ha pensato bene di portare come dolce, con tanta panna montata come vuole la migliore tradizione. Buona, comprata in panetteria ma fatta comunque in casa, avete idea degli effetti che possono scaturire da una sacher mangiata dopo cena? Dopo tre partite al Mercante in Fiera e il brindisi di mezzanotte in sottotono (senza panettone, non ci stava), sono andato a dormire e ieri mattina avevo ancora lo stomaco sottosopra, ottimo preludio per la due giorni natalizia che, nelle migliori famiglie meridionali, abbonda di primizie anche al pranzo di Natale. Difatti prima di ricominciare con gli antipasti osservavo la tavola imbandita con candele a tema e sottobicchieri con disgusto, pensando che la mia bocca avrebbe dovuto rimettersi a ringurgitare senza pietà, mentre gli altri erano tutti in forma, senza colpo ferire. Stranamente me la sono cavata bene e non ho avuto il crollo temuto, per cui sono passato alla fase "apertura regali" con slancio claudicante. Sì, perché nella nostra famiglia i regali non si aprono alla Vigilia a mezzanotte ma il giorno di Natale, e invece che aprirli ieri mattina abbiamo pensato di spostare il lieto evento al dopopranzo perché ci fosse anche mio fratello con la compagna: per cui alle quattro di pomeriggio. Il rito di apertura, che è consistito nell'aprire ognuno un regalo e leggere il corrispettivo biglietto, si è protratto oltre le due ore, e nella serie ho ricevuto un paio di guanti, un i-pod, tre cd (best di Depeche Mode, Oasis e Beatles), un orologio da polso e un set eau de toilette. Ma al di là dei regali ricevuti, che mi hanno fatto piacere, quest'anno ero particolarmente ansioso di sapere che effetto avrebbe fatto agli altri ricevere i miei, quelli dei famosi 152 euro in una botta sola. Venerdì mi erano arrivati i biglietti nominativi con dedica direttamente offerti dal negozio, che forse sono stati la vera ragione del successo; persino mia sorella, che è l'essere più incontentabile della Via Lattea, è rimasta contenta. Ritirate carte e nastri si è riapparecchiata tavola, era quasi ora di cena, un brodino o poco più, per lasciare spazio ad altre tre mani di Mercante di Fiera. Insomma un giorno fumato a tavola, e un insipido Santo Stefano come sempre, nell'attesa di rimettersi a lavorare. Sob!
















