Questa recensione su Aurora d'Inverno è uscita sul blog della scrittrice Francesca Mazzucato, anche se l'autore e Gordiano Lupi. Oltre che essere stato mio editore per ben tre libri, Gordiano è un autore che non ha peli sulla lingua e quando ti deve stroncare lo fa anche se ti conosce da una vita, per il tuo bene, s'intende. Quindi il suo parere sul mio libro io lo considero sincero. Alla recensione è seguita un'intervista che mi ha fatto sul genere fantasy, in cui ho modo di parlare anche di ciò che ho fatto fino ad oggi. Chi vuole leggere il tutto può andare avanti, bisogna armarsi di un po' di pazienza.
Alessandro Del Gaudio è un giovane autore che conosco molto bene, inutile negarlo, così chi legge questo pezzo lo sa e non mi accusa di marchetta, ché io le marchette mica le so fare e riesco a dire che un libro è ben fatto solo se mi convince.
Aurora d’Inverno è un bel fantasy che si finisce d’un fiato e sono duecentosessanta pagine scritte fitte che ti tolgono la vista se lo leggi di sera (bacchettiamo l’editore che poteva usare un carattere più grande). Un’atmosfera magica accompagna lo svolgersi di una vicenda che racconta la solita storia fantasy di un buono in pericolo, alcuni eroi che accorrono in suo aiuto e alcuni malvagi che lo contrastano. Lo schema del romanzo è sulle tracce dei lavori più classici, ma si sa che nel fantasy non è facile essere originali e i modelli più alti vengono spesso saccheggiati. In Aurora d’Inverno si sente l’influenza di Tolkien, soprattutto con riferimento alla compagnia che riunisce vari personaggi a un certo punto del romanzo. Non amo per niente il fantasy, né al cinema né in letteratura, ma in questa storia ho trovato dei personaggi davvero ben tratteggiati. Sono persone, robot, esseri fantastici, ma pur sempre elementi vivi e veri della narrazione che si evolvono e si modificano, non stereotipi senza spessore. Ottime anche le citazioni mitologiche con Geon che ricorda la Terra, Rebeka modellata secondo le fattezze delle sacerdotesse classiche, Molok che pare una divinità fenicia, Teryk che è un’amazzone. Altri personaggi sono Torgal, automa dal cuore d’oro, e poi su tutti svettano Lugo e Lord Galdion. La città dove si svolge l’azione è Albacoeli, un’alba del cielo che precede l’aurora invernale del titolo. Interessante anche il modo in cui Del Gaudio rinnova e utilizza certi clichè fantasy come il sogno premonitore, la spada indemoniata, l’imprigionamento e la morte - non morte. La parte finale è ben costruita e mi è piaciuta molto quella nota negativa - positiva rispetto alla morte - non morte nel bel mezzo della vittoria del Bene. Ottima anche l’idea di usare sia i titoli che i sottotitoli per i capitoli. In definitiva un ottimo romanzo fantasy che non sarebbe sfigurato nel catalogo di un editore medio - grande. A quel che sembra pare solo il primo capitolo di una lunga saga e per avere le idee più chiare in proposito sono andato a intervistare l’autore.
Come hai contratto la passione per il fantasy?
Il fantasy (o la fantasy, una volta si chiamava così) è stato il genere letterario che mi ha inculcato il piacere della lettura e, se vogliamo, della scrittura. Ho sempre amato le storie condite di magia e, considerando che si cresce ascoltando le fiabe lette per farci addormentare, credo che il fantasy sia la letteratura raccontata per eccellenza. Certo non dobbiamo pensare che leggere Il Signore degli Anelli o Le Nebbie di Avalon corrisponda a leggere una fiabetta, sono storie complesse, con molti personaggi in continua evoluzione le cui azioni sono frutto di conflitti interiori. Forse proprio per questo il fantasy è un genere che ho sempre amato, perché, se scritto bene, offre un campionario di modelli umani che richiede di essere gestito con esperienza e sensibilità. Non è una cosa da poco, temo che oggi si propongano dei libri vuoti e insipidi, in cui i personaggi sono privi di anima, tutti uguali, piatti. Solo che quando ciò avviene nei romanzi di genere ce ne si accorge subito e spesso chi legge storce il naso. Il pubblico del fantasy, a dispetto di quanto si pensa normalmente, è molto esigente.
Aurora d’inverno è il tuo primo romanzo di questo genere?
Sì e no. Aurora d’Inverno è il frutto di numerose letture, ma anche di numerose pagine scritte e riposte in qualche cassetto. Personaggi come Lord Galdion e Teryx sono stati inventati durante il liceo, erano alcuni dei protagonisti di un romanzo mai terminato che ho pensato di impiegare in questa storia. Non solo, in “Aurora” si fa riferimento al mondo da cui essi provengono, a cui attingerò anche per la stesura di altri libri, perché quando dei personaggi ti sono particolarmente cari prima o poi ne devi scrivere. In passato ho cominciato a scrivere un altro ciclo mai dato alle stampe, e anche in questo caso ho usato i personaggi migliori per un romanzo dal titolo Tenebra di Luce, ancora inedito.
Ne hai altri nel cassetto?
Ovviamente sì. Sto scrivendo il secondo e il terzo romanzo di un ciclo dal titolo Cronache di altri mondi, di cui vorrei che “Aurora” fosse il primo capitolo. L’idea, però, è che ci sia un filo conduttore che lega i libri senza vincolarli, in modo tale che i lettori possano leggere per primo quello che preferiscono. Le storie sono autonome, ognuna di esse non condiziona le altre. Il secondo volume si intitola Lo Specchio dell’Anima e ci sto lavorando in questi mesi, ne ho scritto circa metà. Il terzo voglio intitolarlo Il gioco della maschera e ho già cominciato una prima stesura.
Quali sono i tuoi autori di riferimento e di culto?
Sicuramente il mio autore di riferimento è Terry Brooks, a mio parere un maestro della letteratura mondiale, uno di quegli scrittori che anche quando sfornano un libro al di sotto delle aspettative resta comunque un bel libro già solo perché l’hanno scritto loro. Brooks ha uno stile invidiabile, solido, offre personaggi sempre ben delineati che alimentano il fascino della storia. Leggendo i suoi romanzi ho capito quanto sia importante puntare su dei personaggi che lascino il segno e per questo mai banali. Spero di esserci riuscito per “Aurora” e di riuscirci per gli altri libri. Un autore di genere, inoltre, non deve scordare di essere il creatore di un mondo di cui il lettore non sa niente e, proprio per questo, non deve mai lasciare niente al caso. Per questo deve impegnarsi a descrivere i luoghi come se li vedesse, con spirito impressionista. In questo, sicuramente, un altro modello è stato Tolkien, il padre del fantasy, che non ha bisogno di presentazioni. Altri autori di culto sono David Eddings - con La Saga dei Belgariad e L’Epopea dei Mallorean - Marion Zimmer Bradley e Michael Ende. Ultimamente mi sono avvicinato a C.S. Lewis (Narnia) e ho iniziato a leggere due saghe di autori non prettamente fantasy, La Torre Nera di Stephen King e Le memorie di Aquila e Giaguaro, di Isabel Allende.
Ti ha condizionato il cinema?
Credo sia impossibile, oggi, non essere condizionati dal cinema. Quando si descrivono delle scene si tende ad avere una visione in presa diretta, come se venissero girate con una cinepresa. La magia del cinema ha finito con l’influenzare il modo di raccontare e di inquadrare la storia, penso che questo sia un fatto assodato. Personalmente il cinema ha ispirato, almeno visivamente, dei personaggi. Ad esempio, Lord Galdion può assomigliare a Lord Fener di Guerre Stellari. Ma più che il cinema dal vivo è quello di animazione ad avermi contagiato di più, in particolare gli anime giapponesi. Len, ad esempio, è molto simile alle eroine dei cartoni animati, e non è il solo personaggio di “Aurora” ad avere queste caratteristiche. Poi è di moda, oggi, trasporre sul grande schermo classici della narrativa fantasy e, secondo me, i film stanno condizionando il modo di scrivere i libri. Io cerco di lasciarmi influenzare solo visivamente, in pratica immagino una scena come potrebbe essere rappresentata in un film, ma mi impongo di rispettare dei tempi narrativi letterari.
Pensi di scrivere ancora fantasy?
Sì, ho già dei romanzi pronti per essere pubblicati, altri in fase si stesura, e qualche storia in mente. Ma non voglio fossilizzarmi solo su questo genere. Non sono solo uno scrittore di fantasy, non mi piace essere etichettato così, amo gli altri libri che ho scritto e mi piacerebbe incontrassero un folto pubblico.
Parliamo allora del passato e degli altri generi letterari che hai affrontato
Attualmente ho dato alle stampe altri cinque libri, tre romanzi, un’antologia di racconti e un saggio sui fumetti, che mi ha dato non poche soddisfazioni. Quest’ultimo, in particolare, credo sia stato il libro che più di tutti ha anticipato l’avvento di Aurora d’Inverno, perché l’ho pubblicato poco prima di cominciare a scrivere il mio romanzo. Il titolo è L’Identità Segreta. Supereroi e dintorni. (Edizioni Il Foglio – www.ilfoglioletterario.it). Chi avrà modo di leggerlo noterà che ho voluto analizzare in modo esaustivo il fenomeno dei supereroi in America, Giappone e Italia, anche alla luce del boom improvviso di pellicole cinematografiche ad essi ispirati. Ne è venuta fuori un’attenta analisi, frutto di ricerche ma anche di anni di letture assidue, da buon appassionato di fumetti. E mentre analizzavo l’argomento nel dettaglio ha cominciato a prendere forma nella mia mente l’idea della compagnia, otto personaggi incredibili simili a supereroi da un lato, ma profondamente normali dall’altro. Volevo che il mio romanzo non sembrasse un fumetto, volevo che fosse un fantasy diverso dal solito. E penso che l’esito sottolinei questa scelta.
Anche il mio secondo libro, Lungomare (Edizioni Il Foglio) potrebbe essere considerato un romanzo di genere, da qualcuno definito un noir soprannaturale, ma in generale nelle mie storie mi piace inserire personaggi fuori dall’ordinario, quelli che mi sarebbe piaciuto incontrare più spesso nella mia vita. Sono uomini e donne che sanno dare un tocco di magia al mondo che li circonda, per questo hanno un ruolo di guida ispiratrice all’interno della storia. A parte un racconto fantastico nella mia antologia Luna all’alba, posso dire che tutte le altre storie possono essere definite intimiste, e hanno come protagonisti dei giovani. Negli altri sette racconti di Luna all’alba (Proposte Editoriali) viene descritto il rapporto tra i ragazzi e la città con, in alcuni casi, l’intervento del soprannaturale. Nel mio primo romanzo, Il candore dei ciliegi, i protagonisti sono due studenti di Tokyo, Iburo e Mitzuko, intenti a dipanare il mistero di una fascinosa casa di gheishe e della sua proprietaria; mentre in Italoamericana (Edizioni Il Foglio) i riflettori sono accesi su due ragazzi torinesi, Stefania e Michele, legati da una profonda amicizia, protagonisti di un’avventura on the road lungo la California che permetterà loro di far chiarezza sui loro sentimenti. Quest’ultimo è un romanzo che vuole trasmettere un forte senso di libertà. Questi libri appartengono a un altro filone che presenta autori di riferimento diversi da quello fantasy, in particolare Banana Yoshimoto, Haruki Murakami e Linn Ullmann.
Alessandro Del Gaudio è uno scrittore prolifico che ama cambiare genere, ma resta sempre una costante nei suoi romanzi: il sentimento, la poesia, la lirica che accompagna la vita dei personaggi. Non è poco.
Gordiano Lupi
