giovedì, marzo 29, 2007

Ogni sogno andrebbe interpretato, almeno per ipotesi. Allora mi chiedo, cosa dovrebbero significare quelle che io chiamo le "stanze scure"? Non so se avete presente quando sognate di essere in un posto permeato da un'atmosfera sinistra, come se qualcuno o qualcosa vi stesse osservando e vi mettesse inquietudine addosso? Ogni tanto mi capita di ritrovarmici, a volte sono camere di alberghi labirintici, altre stanze di ville, in ogni caso luoghi spogli in cui non mi riesce proprio di stare. Due notti fa, ad esempio, ho sognato di essere in una villa di due piani. Al piano di sopra si accedeva per una scala e un ballatoio su cui si affacciavano le porte delle stanze, come in certe case americane. In una di esse si respirava un'aria opprimente, come se non si fosse mai da soli, e siccome nel sogno avevo dimenticato il giubbotto proprio in quella stanza, mi toccava andarci di nuovo per prenderlo. Voi cosa avreste fatto? Io mi sono svegliato appena aperta la porta, mentre il panico mi coglieva mano a mano che mi avvicinavo alla maniglia. Non so, insomma, cosa vi avrei trovato. Ma certo penso che ogni camera rappresenti un po' il mio inconscio, quelle stanze segrete che ho sempre cercato di tenere chiuse, che mi spaventano, mi feriscono e non voglio la gente conosca. Credo che ognuno ne abbia almeno una, e che se si potessero visitare in compagnia di qualcuno di cui possiamo fidarci forse apparirebbero meno spaventose di quanto non sono. La cosa peggiore, purtroppo, è che queste stanze sono solo per noi, sono luoghi di solitudine e di profondo abbandono, in cui ci ritroviamo anche senza volerlo. Ci ripetiamo che non ci torneremo mai più, eppure troviamo sempre un modo per tornarci. Forse perché ognuno di noi in fondo cerca proprio ciò che lo fa soffrire di più, o perché solo quando impareremo a non temere più di entrarci saremo davvero felici.

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domenica, marzo 25, 2007

Oggi malgrado la pioggia battente, che a Torino non vedevamo da novembre, mi è sembrato di tornare al passato, quando studiavo Scienze Naturali - facoltà abbandonata quasi subito - e ogni tanto mi concedevo qualche giro in montagna. Siccome martedì scorso ho cominciato un corso di birdwatching ad Avigliana (ricordate il posto dei due laghi in cui sono stato per l'eclisse lunare?), oggi abbiamo avuto la prima escursione al parco delle cicogne di Racconigi, uno dei più storici d'Italia, quello in cui nel 1985 le cicogne sono state reiserite nel nostro paese dopo essere scomparse nel 1700. Gestito dalla LIPU, che organizza anche il corso, equivale a uno zoo degli uccelli, con la particolarità che non sono tenuti in gabbia ma viene ricreato il loro habitat in cui svernare e nidificare dopo lunghe migrazioni che li portano in Piemonte dall'Africa e dall'Asia. Un'esperienza interessante, piacevole anche per la visita di numerosi uccelli che martedì al corso non avevamo visto, come il gobbo rugginoso (anatra simpaticissima!!!) e la bellissima gru coronata, proveniente dall'Africa. Ma abbiamo visto anche tre cicogne nere, e poi vari esemplari che affollavano stagni e paludi, alcuni dei quali si avvicinavano incuriositi a noi. Purtroppo alla pioggia si è aggiunto un freddo invernale, e all'una siamo dovuti rientrare. Peccato, perché mi sarei fermato là volentieri fino al tramonto.

 Ho scelto di fare questo corso non solo perché quest'anno più che mai sento l'esigenza di passare molto tempo all'aperto, ma anche perché ho bisogno di fare qualcosa di nuovo, ogni tanto. Sono sincero, anche solo l'anno scorso non avrei provato nessun interesse verso il birdwatching, adesso mi appassiona. Non vedo l'ora che sia il 22 aprile per la prossima escursione. Andremo in una risaia.

image

Gobbo rugginoso

Balearica pavonina UK: black crowned-crane Crowned Crane DK: Vestafrikansk krontrane FI: Kruunukurki FR: Grue couronnée NL: Sudaanse Zwarte Kroonkraan Kroonkraanvogel IT: Gru coronata HU: Koronás daru DE: Kronenkranich PL: Żuraw koroniasty SK: Žeriav korunkatý CZ: Jeřáb paví ES: Grulla Coronada SE: Krontrana

Gru conorata

Cicogna nera

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giovedì, marzo 22, 2007

Le cose che avrei sempre voluto fare:

1) Imparare ad andare a cavallo

2) Girare l'Italia su un gocart 

3) Lavorare come fumettista

4) Aprirmi un bar

5) Guidare un tram

6) Passare le domeniche pomeriggio con te a guardare film o in giro per la città

7) Scrivere canzoni

8) Salire su un palco per cantare un pezzo come guest star

9) Vivere come un boemien con un computer portatile (una volta avrei detto penna e taccuino) sempre pronto per scrivere una storia

10) Salire sul Gaiking per salvare la Terra

11) Fumare la pipa

12) Andare in uno dei posti che adoro, come il Giappone, la Norvegia o l'Irlanda

13) Imparare a suonare il sax

14) Diventare un grande cuoco

15) ...

 Quanti altre ne avrei volute fare, alcune magari le farò, tipo andare nello spazio con Gaiking

                                                                                                                      

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martedì, marzo 20, 2007

Non posso dire di non avere degli amici che le provano tutte per poter campare, in tempi come questi è l'unico modo per sperare di godersi, un giorno, un po' di tranquillità. Due miei amici, Claudio e Valentina, marito e moglie, appassionati lettori, hanno deciso alcuni mesi fa di cambiare lavoro e provare a mettersi in proprio. Inutile dire che è una scelta che fanno in molti, dato che spesso lavorare alle dipendenze di qualcuno significa ruscare senza vedere lo straccio di un futuro, con il coltello sempre dalla parte della lama. Ecco che è nato Shangri-la, una caffetteria libreria a due passi da Porta Susa, quella che, fra pochi anni, diventerà la stazione centrale di Torino. Un bar accogliente tappezzato di libri in cui è possibile concedersi un attimo di relax. Aperto dalle sette di mattina alle sette di sera, sette giorni su sette, ospiterà presto le presentazioni dei giovani autori torinesi (e non solo), mentre per i più golosi è possibile gustare già ghiotte specialità, come il tè al cioccolato e i biscotti della pasticceria alessandrina. Per chi volesse andarci a pranzo, assicuro che i prezzi sono più popolari che altrove, e i prodotti freschi (niente pastasciutta surgelata, quindi). Il capolinea della linea 1 del metrò è a cento metri. Fateci un salto. Shangri-la è in via Cernaia 44 (011/545266). Presto avrà anche un sito web all'indirizzo www.shangrilacafe.it

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sabato, marzo 17, 2007

T'inganni!

Non me ne sto andando...

Se mi cerchi meglio

scoprirai che non mi sono mai mosso

e che ti sto aspettando...

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giovedì, marzo 15, 2007

Oggi stavo per uscire per andare a lavorare a Rivoli, dove per tutto il mese, il martedì e a volte il giovedì, lavoro alla biblioteca civica. Ed ecco che ricevo una telefonata dalla Soprintendenza, la notizia che finalmente si è aperto qualche spiraglio e che presto potrò rientrare a lavorare, forse già dalla settimana prossima. Un contratto part-time di sei mesi. Però, dico io. Mi fanno: "Ce l'hai la partita IVA, vero?" cosa dovrei rispondere? Non l'ho mai avuta, quando l'avrei aperta, perché poi? insomma, per questo nuovo progetto mi serve averla, e tutti sanno che se la partita IVA ti permette di lavorare senza appoggiarti su nessuno, prendere lavori esterni con più libertà, dall'altro è un salasso, ti costringe a tirare fuori soldi per ogni incarico, costa aprirla e, qualora decidessi, chiuderla, e ti costringe a fare l'Unico e non il 7 e 30, il che vuol dire pagare il commercialista. Però, se rifiutassi e poi la volta che possono richiamarmi col vecchio contratto non lo facessero più? Insomma, ho la sensazione che alla fine accetterò, non posso fare diversamente. Che poi sono ben felice di avere almeno una mezza giornata assicurata di lavoro. E' da un po' di tempo che trovo più riposante rimbalzare da un angolo all'altro della città che non rilassarmi, anzi quando mi rilasso troppo - del tipo che un pomeriggio decido di stare a casa - mi vengono le paranoie. Quindi, tra studio e lavoro avrò un semestre davvero di fuoco, e ben venga.

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martedì, marzo 13, 2007

 E' un periodo che non ho problemi a leggere romanzi di autori italiani, ho da poco finito due bei libri, molto diversi tra loro: La genìa di Roberta Scotto Galletta, che con coraggio si è schierata contro l'antica pratica, ancora in uso, dell'isola di Procida di marchiare socialmente i suoi abitanti solo per la loro genealogia, e di costringerli a un destino da cui non riescono a sottrarsi se non con la fuga; l'altro è il primo romanzo di Niccolò Ammaniti, già più popolare, Branchie, un libro assurdo e divertente, quasi demenziale senza che manchino, però, scene al limite dello splatter. E dico, in fondo non è vero che in Italia non ci sono autori interessanti (mi vengono in mente i nomi di almeno una quindicina di perfetti sconosciuti che scrivono da Dio!) al di là della suddivisione in narrativa colta e narrativa di genere. Anzi, qualcuno non ci crederà, ma gli stranieri ci giudicano provinciali non perché da noi non c'è offerta culturale, ma perché ce n'è di tutti i tipi e i normali canali di comunicazione insistono con le solide commediole, le canzoni melense, e il nostro patrimonio artistico mal tenuto e spesso poco accessibile. Per chi fa cultura, insomma, l'Italia è sempre e solo Michelangelo e Manzoni, Mina e Modugno, non esce mai dal solito seminato, non va a guardare che cosa veramente produce quello che resta, ancora oggi, un popolo geniale. E l'ambito editoriale è sconfortante, fatta eccezione per Ammaniti e pochi altri noti. Basta vedere la classifica delle vendite, al primo posta il nuovo polpettone sdolcinato di Moccia, che parla dell'amore come alla gente piace guardarlo solo nelle telenovelas, disperato ma invincibile, senza un minimo di analisi e pedagogia. E poi al quarto posto abbiamo il romanzo di "Amici", al decimo la biografia di Alex Del Piero e ai primi posti il solito Camilleri, che sarà anche lui sbucato dal nido di mamma Rai - come la quasi totalità degli autori che si sono potuti permettere dei passaggi televisivi seri, gli altri gravitano attorno a Mediaset -, ma che almeno sa scrivere con cognizione di causa. Ed ecco che gli adolescenti italiani vengono nutriti con la solita pappetta, con il solito senso dell'amore disperato e sputacchiato, o con qualche delitto di provincia. Chi prova a proporre delle alternative chiaramente si barcamena come può, arranca, non ha il vento a favore neanche per un minuto. E la cosa peggiore è che il sistema incoraggia questo spaccio di merce a basso costo, senza chiedersi che cosa si insegna ai ragazzi che chiedono cultura, che modelli si offrono loro e se non sarebbe il caso di cambiare. Leggo la trama di certi libri e trovo la solita storiella pronta per un film becero-popolare, la solita pietanza riscaldata da trent'anni, insipida e inconsistente. Magari si saprà anche fare di meglio, ma queste sono sottigliezze.

Batticuore - Mojmir Jezek

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giovedì, marzo 08, 2007

Non mi perderò in tante parole sul perché valga la pena festeggiare una ricorrenza come l'8 marzo. Sono molto critico verso un certo modo di fare delle donne, che pretendono quella sensibilità che non intendono riservare all'altro sesso, sempre con la scusa che noi uomini siamo il sesso forte e dobbiamo lasciare passare. Inutile ricordare loro che un uomo magari non lo si vedrà mai piangere per ogni sciocchezza, ma è pur sempre fatto di sangue e carne, e le cose se le tiene dentro. Ma da qui a dire che la Festa delle Donne sia una baggianata ce ne passa. Lo sarà quella che qualcuno vuole occasione per festeggiare il gentil sesso, l'ennesimo tributo al consumismo dettato da finti ideali. La festa della donna è nata per ricordare delle operaie trucidate quasi un secolo fa in maniera barbarica e per denunciare la costante, metodica violenza che subiscono in ogni angolo del mondo, in quelle società che noi critichiamo perché insensibili ai diritti umani come nella nostra, dove il 67 % dei maltrattamenti sulle donne sono perpetrate dai partner. Quindi togliamoci questo velo di santità occidentale e riflettiamo almeno oggi su come potremmo comportarci ogni giorno con la fetta tenera dell'umanità, al di là delle feste e dei fiori, che per quello c'è sempre tempo. Siamo onesti, se le donne non fossero così complicate forse per loro non avremmo scritto poesie, canzoni o dipinto quadri.

Gian Lorenzo Bernini - Apollo e Dafne (Galleria Borghese, Roma)

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lunedì, marzo 05, 2007

La luna è stata davvero bellissima, vederla lì, avvolta in un manto di tenebra, sospesa più del solito in un alone rosso sangue. Non penso che dimenticherò facilmente sabato sera sul Lago Piccolo di Avigliana, la natura intorno, la pace, il tempo che sembrava essersi fermato. Sono state tre ore indimenticabili, in cui ho avuto modo di rivedere amici che non incontravo da un pezzo e altri che non mi aspettavo di vedere. Tutti lì, quasi come se qualcosa ci avesse guidati e convinti a passare un sabato sera diverso, lontano dal fracasso cittadino, dalle solite uscite per locali, dalle solite sere che si trascinano pigramente. C'è voluto tempo per ammirare l'eclisse, ma ne è valsa la pena, e non ci siamo annoiati per niente. I sabati più belli sono quelli degli incontri e delle chiacchiere, in cui puoi aprirti con gli altri e confrontarti, raccontare, venire a sapere. Poi gli organizzatori, oltre ad aver messo a disposizione i telescopi, hanno offerto un rinfresco dolce da re, con torte, pasticcini, bibite, vin brulé, cioccolata e caffé, tutto offerto.

 Era una serata né calda né fredda, come l'ultima volta che sono stato da quelle parti, un mese fa, a casa sua. Mi è venuta un po' di malinconia a pensare a lei, a quanto mi sarebbe piaciuto se fosse venuta, a quanto fosse vicina in quella notte di luna eppure poteva essere ovunque. A lei piacciono la natura e la magia, e c'erano entrambe.

E' qui che sabato sera abbiamo visto l'eclisse, sul lago in fondo. Immaginate questo paesaggio di sera, con in cielo una vetrina impareggiabile di costellazioni.

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sabato, marzo 03, 2007

Questa canzone l'ho già postata una volta sul blog di Ama no gawa su cui pubblico haiku. Però oggi è indicatissima!

Moon on the water

Full moon sways
Gently in the night of one fine day
What a fool, I don't about tomorrow
What it's like to be...
I was a fool, didn't let myself to go
Even though I feel
the end

Full moon sways
Smiling in my arms for all those years

Testi: Hidaka Tooru - Musica: Beat Crusade

Oggi si rinnova un attimo di magia, a cui spero possiamo assistere tutti. Se esprimiamo desideri incredibili per una stella cadente cosa dovremmo fare per un'eclisse totale di Luna? Desiderare, sperare, ricordare, augurare, promettere, riflettere, perdonare, amare. Questa eclisse mi permetterà di avere tanti pensieri, questo post è per tutti coloro che hanno trovato o hanno bisogno di un po' di luna nella vita.

La luna che dopo essere stata nascosta splende ancora più intensamente...

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giovedì, marzo 01, 2007

Comincio col comunicarvi che la presentazione di sabato è andata meglio. Fantastico d'Autore si è inserito in una manifestazione più ampia e articolata organizzata dalla libreria caffé Area Libri di Rivoli, alle porte di Torino. Per chi volesse può vedere alcune foto  o leggere il resoconto su Uyulala. Di gente ce n'era di più delle altre volte, forse anche per la presenza di illustratori famosi (tra cui Cristiano Spadavecchia, uno dei disegnatori di Brandon) e di un'esposizione di pittura e disegno. Ma senz'altro Fabiana, l'organizzatrice della giornata, nonché titolare del negozio, si è data davvero da fare, coinvolgendo anche la Biblioteca Civica di Rivoli.

 Il buon andamento della serata mi ha permesso di riconquistare un po' di serenità. Sabato è stato un giorno un po' problematico, domenica ancora peggio. Non dirò perché, ma credo che prepararmi l'esame di Storia della Lingua Italiana per oggi mi sia servito a distrarmi. Mi ha colpito il fatto che mi sia presentato all'appello e non abbia sentito la benché minima emozione, nessuna tensione, quasi non me ne fregasse niente. Forse è anche per questo che l'ho superato in scioltezza. A volte penso che dovrei partire per un po', forse anche per questo mi piacerebbe che  la scrittura fosse la mia professione, almeno ogni tanto starei in giro a presentare i libri e cambierei aria. Sono bisogni che in certi periodi si avvertono di più, dipende dalla percezione che si ha del mondo e, quindi, delle persone, perché sono poi loro a fare sì che noi acquisiamo fiducia negli eventi a venire e che ci mostrano il volto della società in cui viviamo.

 Comunque, ha 'da passà 'a nuttata, come dicono a Napoli.

Saluti. Chi volesse l'8 marzo Fantastico d'Autore replica a Cirié, nella sala consigliare in Comune, ore 21. Non ci saranno mimose ma affetto e simpatia a profusione. Chi mi conosce sa che so essere un buontempone, anche se a volte scrivo post scazzati.

postato da: Iburo alle ore 20:31 | Permalink | commenti (3)
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