sabato, aprile 28, 2007

Ma si può andare a lavorare in una biblioteca civica in culo ai lupi, bella, per carità, ma per me che abito a Torino Nord in culo ai lupi, intascare 42 € lordi per 8 ore e, sul punto di uscire, scoprire che là dove c'era il tuo bel cellulare rosso rubino il tuo bel cellulare non c'è più? Chi me l'ha fatto fare di andarci se poi i soldi che ho guadagnato li ho bruciati con gli interessi?

 Se poi aggiungiamo che su quel bel cellulare rosso rubino c'erano registrati tutti i "suoi" sms da quando l'ho conosciuta, preziosi come diamanti, quelli belli come quelli duri, posso assicurarvi che trovassi il responsabile probabilmente lo appenderei non vi dico da che parte... C'è gente che vive per privare gli altri delle cose a cui più tengono, cose così preziose nella loro semplicità, nel loro valore, che non si sa mai come proteggerle e ogni espediente risulta inutile. Cose speciali che evidentemente chi va in giro a rubare non sa guadagnarsi con il sudore della fronte e trova più semplice sottrarre a chi si dà da fare per conquistarsele. Così il mio bel telefonino rosso rubino, che forse proprio rosso rubino non era, magari rosso vinaccia, in ogni modo il mio bel telefonino non c'è più, e con lui tutti i tesori che custodiva. E solo perchè ho lasciato la postazione scoperta per andare a prendere un caffé al distributore automatico, che a me fa pure schifo il caffé delle macchinette, mi fa venire il mal di stomaco. E adesso qualcosa a cui tengo è nelle mani della persona sbagliata, di chi non sa cosa farsene, che non pensa che per qualcuno quel qualcosa è più  prezioso del cellulare stesso. Me povero, me infelice, direbbe Paperon del Paperoni...

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venerdì, aprile 27, 2007

Questa notizia è spassosa, me l'ha passata l'amico e collega Andrea Borla. Il lampione del Ponte Milvio, a Roma, è venuto giù. Causa? I troppi lucchetti appesi sopra per emulare i personaggi di Ho voglia di te, il romanzo generazionale di Moccia. Forte del successo del film, tutti si sono messi ad attaccare lucchetti su ponti e passerelle, ma mai come a Roma, dove la storia è ambientata e tutti si sentono un po' adolescenti innamorati dai nomi improbabili. Niente da dire, anche a Torino sul Po sono comparsi, addirittura è nato un partito pro-tronchesine per fermare lo scempio, ma al di là del rito giovanile, perché ormai di questo si parla, non c'è davvero altro modo per dirsi "ti amo" che non seguire i vaneggiamenti di uno scrittore di successo? Per carità, non nego che fosse capitata a me la fortuna di inventare un fenomeno di massa non mi lamenterei affatto. Vuoi mettere avere un Italoamericana primo in classifica per settimane o qualche decina di edizioni di Le note di Nancy andate prima ancora che il romanzo sia nelle librerie? Però così è troppo. Cosa si dirà dei libri di Moccia, un giorno: Ah, sì, Federico Moccia, quello che ha inventato i lucchetti sul Ponte Milvio... Che vanto potrebbe mai essere? E' come se dei miei si dicesse, ah Del Gaudio, quello che ha inventato la candela degli amanti (Lungomare) o che ha fatto leggere Cesare Pavese a uno studente giapponese (Il candore dei ciliegi). O magari, ve le vedete le mie fan che si mettono a sollevare edifici come l'amazzone del mio romanzo fantasy? Ci vuole un po' di equilibrio, se no poi il troppo stroppia. Ma poi tutta 'sta gente che attacca lucchetti a tutto spiano l'avrà letto il romanzo di Moccia? Fate così, prima leggete libri, che non fa mai male, e poi al limite trovate degli altri passatempi curiosi.

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martedì, aprile 24, 2007

Anche se un po' in ritardo...

 

Forza Inter !!!

E sono 15

Dedicato a tutti i gobbi, ma con simpatia :)

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domenica, aprile 22, 2007

Qui sotto potete vedere la copertina del mio prossimo romanzo, molto diverso da quello che l'ha preceduto. Si intitola Le note di Nancy e la magia, se esiste, si manifesta negli incontri di ogni giorno e nelle visioni di Giacomo, un giovane pittore che prende talmente sul serio il suo lavoro da finire col vivere a contatto con un mondo metafisico non proprio creato da lui, ma a lui collegato. Non voglio svelare molto, qui si parla di arte e d'amore, e di come ciò che amiamo possa sfuggire di mano e rischiare di non tornare più, oppure forse non è mai nostro davvero.

 Sono sempre stato appassionato di pittura e d'arte in generale, mi piace stupirmi davanti alla bravura di artisti che non conosco (vedi Sandra Batoni) e in qualche modo ciò che fanno se non influenza la mia scrittura alimenta comunque la mia ispirazione. Sono un pittore mancato, forse, in effetti sono sempre stato negato per il disegno, ma il mestiere del pittore mi ha sempre affascinato, e intimamente coltivo il sogno, prima o poi, di tentare di fare qualcosa, anche se non sarò mai un pittore imbrattando solamente qualche tela. C'è gente che lo fa e si crede Raffaello, io almeno ho il coraggio di dire che non sarò mai nessuno col pennello. Mi piace, piuttosto, conoscere gente che sa dipingere, come Verdirosi, che è un maestro riconosciuto a livello internazionale, o le mie amiche Carmen Lo Turco e  Ana Paula Difranco, che le fatiche e le delusioni della pittura le vivono ogni giorno, come io quelle della scrittura. Amo geni assoluti, a mio parere, come Modica, Brad Holland, De Chirico, per non parlare dei grandi maestri universali del '500 e '600, che non serve neanche nominare, tanto li conosciamo tutti e non basterebbe un post per nominarli tutti. Spero che, chi vorrà leggere il mio romanzo, ci trovi un po' del loro mondo, scrivere, in questo caso, è stato il mio modo di dipingere.

Le note di Nancy - Nicola Pesce Editore - 150 p. - 12 €

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mercoledì, aprile 18, 2007
Avete presente la scena di Radio Freccia in cui il protagonista (Stefano Accorsi) ruba belle macchine per presentarsi sotto la finestra della sua amata con una fuoriserie sempre nuova e lei non lo sgama più, per cui finisce per parcheggiarle in aperta campagna e dargli fuoco? E' solo uno degli esempi di cosa si potrebbe finire per fare per amore, o per egoismo, ma siccome tanto l'amore, che parte sempre sotto i migliori auspici, diventa immancabilmente egoismo, il concetto non cambia. Ognuno pensa a se stesso, pensa ai suoi cazzi e non si chiede mai veramente se l'altro sta male, poi magari spunta il terzo incomodo e allora cambia tutto, si riscopre la gelosia e si fanno scenate indecorose. Perché poi? Perché non ammettiamo di aver sbagliato, non accettiamo che qualcosa non è andato secondo le nostre previsioni. Finisce sempre così, si scopre il valore di una persona solo quando non c'è più. Quanto sarebbe bello se ci accorgessimo di chi ci ama senza tanti rompicapi, smettendola di credere - ancora una volta egoisticamente - che quella persona ci sarà per sempre, o peggio ancora, che chi ci ama ci aspetta. Chi è disposto a farlo lo è alla sola condizione che ne valga la pena, che ci sia un seguito, che non si debbano passare ere autoflagellandosi con la nostra insensibilità. Poi magari ci si spacca il fondello a convincere chi mostra meno riguardo per noi a volerci bene, mentre magari chi cerchiamo è alle nostre spalle e aspetta anche solo un gesto di considerazione da parte nostra, un sorriso, un saluto. Forse perché ci si è scordati come si ama, prima ancora di dare già chiediamo e non pensiamo che c'è ancora qualcuno che è capace di dare senza chiedere molto in cambio, a volte un niente. Non è vero che non ci accorgiamo di loro, sadicamente sono proprio quelle persone contro cui ci accaniamo di più, quelle con cui tiriamo fuori il lato peggiore, i modi più sgarbati, sono quelli a cui non risparmiamo niente. E tutto questo in nome di cosa? Vediamo se indovinate. La parola inizia con "ego".
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giovedì, aprile 12, 2007

Una brava pittrice, scoperta ieri mentre catalogavo alcuni libri del fondo di artisti italiani della Soprintendenza. Un'artista di solo 54 anni, ma già abile e originale come pochi, dal tratto pulito e dal segno inconfondibile. Più delle sue nature morte, per cui è conosciuta, mi colpiscono i suoi ambienti domestici, l'altro soggetto a cui si dedica. Ogni spazio è concepito per creare intimità e spalancare un caleidoscopio di sensazioni che spesso riescono ad attraversare le pareti e abbracciare il mondo di fuori, come quello nascosto nello spirito delle figure ritratte in pose di pura vita e contemplazione. I protagonisti delle storie raccontate dalle tele della Batoni sono uomini e donne, ragazzi e ragazze che si rivelano con complicità e senza timore, mostrando il lato più umano del quotidiano vivere. Si specchiano spesso, dialogano, giocano con i gatti (insistentemente presenti), come se in ogni quadro ci fosse il bisogno di prendere contatto con un mondo al di là di sé, fosse anche solo nel guardare verso lo spettatore, cercando in lui risposte e consensi.

 Ve la consiglio. Sandra Batoni ha un sito. Spero di poter ammirare presto i suoi lavori dal vivo.

 

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martedì, aprile 10, 2007

Non lo dico perché poi mi aspetto che mi facciate gli auguri, ma sono nato il 12 novembre, sono Scorpione per l'oroscopo tradizionale, Tigre per quello cinese (come tutti i nati nel 1974) e Castagno per quello celtico. L'ultimo è improntato sugli alberi, chi è nato dal 15 al 24 maggio e dal 12 al 21 novembre rientra in questo segno. Il che vuol dire? "Dato che i suoi frutti sono il principale nutrimento dell'inverno, la tradizione popolare riconosce al Castagno una capacità di preveggenza. I nati sotto il segno del Castagno hanno la consuetudine di discutere con il mondo sociale e con le sue regole, normalmente tendono ad essere belli e vigorosi, tesi a sviluppare il proprio io interiore, che risulta essere la loro parte più vera e disciplinata. Soprattutto nei loro primi anni di vita, i Castagni raramente si trovano a proprio agio, nella propria pelle e nella propria sessualità. Essendo rigorosi moralisti e censori i Castagni hanno sovente necessità degli altri per ritrovare in loro la vera nobiltà che li distingue. In particolare in compagnia di anime semplici (come i Pini o le Betulle), con i quali riescono a costruire una costruttiva filosofia ed un rapporto sinceramente improntato alla generosità, la loro personalità tende a mutare sempre in un costante miglioramento." Io non mi ritrovo proprio in tutto quello scritto sopra, magari più che moralista sono idealista e sicuramente non sono censore, ognuno può vivere come ritiene meglio. Non penso di essere particolarmente bello e vigoroso, ma visto che sono Castagno per un pelo - bastava nascere un giorno prima e non lo ero - forse sono un castagno anomalo. Insomma, 'sti oroscopi, come sempre, ci azzeccano solo in parte. Non importa che io sia scorpione, tigre o castagno, in genere mi trovo a mio agio con il tredicesimo segno, quello che non c'è.

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sabato, aprile 07, 2007

Risuonano le note di quella canzone e penso che ho davvero voglia di farmi del male. L'ultima volta che ti ho vista con gli occhi di prima, prima che ti dicessi cosa ne pensavo di te, del tuo modo di essere, di quanto poco mi interessasse di ciò che gli altri pensano o penseranno mai di te, le note di quella canzone hanno risuonato in un locale ai confini della civiltà, su una strada circondata da campagne e cieli stellati. La canzone sembrava fatta apposta per quella sera, per riempire l'aria e le nostre ugole di malinconia, il mio tentativo di ignorare il tuo distacco chilometrico, anche se ci dividevano pochi metri, incolmabili per te. Una canzone destinata ai giorni dopo, a tormentare notti e ricordi, sparata dagli hi-fi della memoria, ogni istante e sempre in quello meno indicato. Ero così confuso da pensare una cosa stupida, qualcosa tipo: il potere della musica non si può fermare. E intanto il buon Bon lavorava dentro, impaziente di farsi ascoltare con la sua voce graffiante, inconfondibile anche nell'interpretazione di una cover band, come se fosse lì. E ogni volta che risento quelle parole

Questo Romeo sta sanguinando, ma non puoi vedere il suo sangue

ripenso al seguito, mia dolce Giulietta

quando lui dice le parole che tu hai bisogno di sentire
vorrei essere lui, vorrei che quelle parole fossero le mie
vorrei dirtele fino alla fine

forse perché anche se un lui non esiste, ho sempre l'impressione che avrei molte altre cose da dirti e che forse non avrò il tempo per farlo, o forse - cosa più terribile - che tu non me ne darai modo. Ma intanto aspetto, è l'unico modo che ho per tenerti con me.

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martedì, aprile 03, 2007

A volte accendo la televisione, guardo dei signori con la tonaca parlare davanti alle telecamere e mi dico quando è difficile essere cristiani oggi, molto più di un tempo. Se in passato era pericoloso professare la propria fede, rischiando di essere martirizzati per questo, oggi si rischia una castrazione politica a dirsi a favore di certi diritti. Vi assicuro che, come me, si può essere cattolici e non amare per niente la Chiesa, quella bacchettona che così poco dimostra di sapere in termini di diritti e di coscienza, soprattutto quando si arroga il diritto di giudicare quella dei cattolici e di dire che chi non è a favore della famiglia non può essere cattolico. Quella Chiesa fatta di milioni di fanatici con le tasche piene di soldi che predicano bene di matrimonio e poi come minimo hanno una separazione alle spalle (e tra questi ci metto molti politici bacchettoni affamati di voti), o di vegliardi ottusi che profetizzano contro la libertà democratica di pensare o credere in maniera diversa, scagliandosi contro le miriadi di finte fedi che proprio la chiusura mentale delle grandi religioni ha contribuito a far nascere. Vorrei che si smettesse di imbracciare la croce solo quando fa comodo, come fanno certe persone che si scoprono cristiane solo quando hanno da dar contro all'imam di turno, magari fomentati da politici intolleranti, e ricordassero che Gesù e Maria sono molto più rispettati dall'Islam di quanto non sia Maometto da noi. Se no come si spiegherebbe che nella moschea di Damasco è custodita la testa del Battista con devozione e uno dei minareti è dedicato al Cristo e a San Petronio a Bologna c'è un affresco in cui il profeta di Allah è messo all'Inferno? Medioevo, si dirà, allora chi non credeva non poteva essere nella grazia di Dio, ma un certo oscurantismo non manca ancora oggi, quando se una donna chiede il divorzio per le violenze del marito non ha diritto a ricevere la comunione e se una copia concepisce un figlio senza essere sposata non ha diritto a essere riconosciuta come famiglia, sempre secondo l'idea che al di fuori del matrimonio non può esserci amore. Tutto questo serve solo a inaridire i cuori e tappare le orecchie, passando sopra all'unica vera convinzione, che solo il cattolico che non tratta il prossimo con amore e altruismo non può essere definito tale, e considerando quante volte i miei simili chiudono gli occhi al bisogno degli altri, ci sarebbe da domandarsi davvero quanti meritino l'onore di definirsi testimoni di Cristo. Come ci sarebbe da diffidare di chi classifica i comportamenti in più o meno "peccaminosi", restando in dietro di qualche secolo, stabilendo che la cosa più grave che si può fare nella vita è andare a letto con una donna senza averla sposata o non essere d'accordo col Papa e le posizioni ufficiali del Vaticano, mentre su tutto il resto si può sorvolare. Alla vigilia di una nuova Pasqua ci sarebbe molto su cui meditare, come sempre.

postato da: Iburo alle ore 17:55 | Permalink | commenti (5)
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