Ecco, mi è venuto 'sto titolo in testa, o meglio quello che potrebbe essere il titolo di un mio romanzo. L'ombra dell'acqua. Suona proprio bene. Ma cosa ci scriverei? Ultimamente sono più le cose che inizio che quelle che finisco, forse perché non mi sento di chiuderle, non mi serve, non ne ho voglia o ho paura di farlo. E i libri non fanno distinzione. Ho scritto la parola fine su un mio libro poco meno di un anno fa, per capire quanto riesca a scrivere ultimamente. Sarà che voglio laurearmi, che ho la testa altrove, non importa. Non scrivo, non ne sento neanche più di tanto la mancanza, se è per questo. Però se penso a un titolo devo pensare anche a un seguito. Quindi, cosa ci potrei scrivere? Magari potrei cominciare a parlare di com'è Torino sotto la pioggia, a com'era in questo fine settimana, quando non ha smesso di tirare acqua. E' stata acqua un po' dappertutto, come in "Cleo" di Ivan Graziani, "lungo i marciapiedi, tra le case e in questo bar, e nel mio bicchiere, e dentro me". E al bar ci sono davvero stato, al Borgo Castello della Mandria, sabato pomeriggio, tra un acquazzone e l'altro, mentre visitavo la mostra sul Medioevo. E tu che non ti sei neanche degnata di dirmi dov'eri, nè hai provato a raggiungermi là per bere qualcosa insieme, forse per via del cappuccino orribile che preparano, ma non credo sia stato per questo. Ecco, potrei partire dalle pioggie di venerdì notte, creare un lungo preambolo per arrivare al nostro incontro mancato - in modo tutt'altro che casuale - sabato pomeriggio, alla domenica più acquosa degli ultimi mesi, dove nell'ordine sono partito con l'idea di fare del birdwatching al Colle Lys e mi sono ritrovato ad Avigliana con gli altri della Lipu e il cane trovatello del vicesindaco, e poi altra pioggia alla festa di compleanno da mio fratello nel pomeriggio, e la sera. Potrei proseguire con il mio ultimo sms, quello a cui non hai risposto, col cinema di ieri, con la voglia di vederti e di sfuggirti, accompagnata da una pioggerellina stupida e da un freddo glaciale. Per arrivare al bacio con cui ti ho salutato ieri sera, alla voglia di tenerti stretta che ho dovuto reprimere, al tuo solito distacco, all'impressione che mi fa vederti e pensare che non c'è niente di più bello di te. Che brutto romanzo verrebbe fuori, piacerebbe giusto il titolo, qualcuno magari sta già pensando di fregarmi l'idea, di usarlo per qualcosa di meglio che una storietta di poche pagine e pochi giorni. Una di quelle storiette che piacciono giusto a chi le scrive, qualche volta neanche a lui. E poi dicono che i romanzi non sono autobiografici.
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