mercoledì, agosto 29, 2007

Ma amare una persona significa pensare che lei viene prima di tutto. Se non avessimo abbastanza cibo, darei a te la mia parte. Se avessimo pochi soldi, piuttosto che acquistare qualcosa per me, comprerei quello che tu desideri. Se mangi qualcosa di buono tu, è come se avessi la pancia piena anch’io, se sei felice tu, allora lo sono anch’io. Questo significa amare una persona. Credi che esista qualcosa di più importante? (Kyoichi Katayama – Gridare amore dal centro del mondo)

 E' esattamente come la penso ed è forse per questo che oggi si ha paura di amare, perché si dice di volere bene qualcuno fino a quando questo sentimento non si scontra con i nostri bisogni personali, con ciò che è nostro e basta! Ma amare non è forse condividere? Quante volte quando amiamo pensiamo a cosa vuole l'altra persona, prima di pensare a cosa ci aspettiamo che l'altra persona faccia per noi? Amare una ragazza significa avere sempre tempo per ascoltarla, non guardare mai l'orologio per aspettare il momento buono per defilarsi, volerla accompagnare a casa a qualsiasi ora, stare sotto il suo portone o in casa, è la stessa cosa, l'importante è stare, almeno un poco, dove è lei; rallegrarsi di un maggior guadagno pensando già all'opportunità che ci viene data di poterle fare un regalo, di portarla fuori a cena... Quanto sembrano azzardate a molti le cose che dico, nessuno crede più nell'amore gratuito, pensa solo che si è in due e ognuno deve fare la sua parte, dimostrando di essere il primo a violare questa regola in nome della libertà, dell'assenza di vincoli. E così non ci si lega più a niente, non si ha passione più per fare niente, si fugge da tutto. E' forse per questo che da molto tempo sento il mio pensiero profondamente impopolare, e me ne vanto. Perché essere popolari, oggi, significa ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Che cosa ci si può aspettare, del resto, di diverso, in un'epoca in cui tu vali non per ciò che sei, ma per come appari, per le scarpe, la cravatta, i calzini...

Questa la dedico a chi ha ancora voglia di guardarsi negli occhi...

 

 gatti-abbracciati

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lunedì, agosto 27, 2007
Ieri sera, come se non bastasse passarsela a casa in assenza di inviti migliori...diciamo così...mi è toccato persino assistere alla patetica introduzione che è stata fatta su Canale 5 alla trasmissione di Eyes Wide Shut, l'ultima pellicola di Kubrick che non ha bisogno di presentazioni. Forse non sapete che questo film, non più nuovo, è stato ultimamente oggetto di polemiche per via delle intenzioni della Mediaset di trasmetterlo in prima serata. Senza nulla togliere al film, famoso per alcune scene “forti” e per essere stato il film con le più lunghe riprese della storia, 19 mesi, nonché per gli alterchi fra il regista e gli attori protagonisti, da appassionato di cinema posso dire che è inutile girarci attorno, Kubrick sarà un maestro ma ha volutamente fatto un film...diciamo...venato di pornografia. Non tutta la pornografia o, se vogliamo, l'erotismo, è sporcizia, ma bisogna accettare l'idea che possa infastidire e che un paese culturalmente maturo dovrebbe ostacolare la trasmissione di certi film in prima serata. Se poi aggiungiamo la nota attitudine di Mediaset a fare cassa più che cultura (condivisa ultimamente anche dalla Rai), è inutile che qualcuno commenti al film cercando di giustificare la scelta aziendale di proiettarlo in prima serata con l'unica scusa che è l'ultima opera di un grande regista. FINITELA! La Mediaset ha tagliato per anni i cartoni animati giapponesi in nome di quel senso del pudore che, di fronte a un regista di successo e a un film celebre, miracolosamente è venuto meno, diventando di colpo da complice, bacchettona di quell'associazione genitori che da anni, ormai, si batte per le fasce di garanzia, a volte anche con troppo compiacimento. Bisogna saper riconoscere quando si supera il limite e di fronte ai soldi i limiti incredibilmente si annullano, e trasmettere un film come Eyes Wide Shut fa audiance. Come a suo tempo lo facevano 9 settimane e 1/2 o Basic Istinct, anch’essi trasmessi in prima serata. Il film di Kubrick è carino, di sicuro il regista americano andrebbe ricordato per altri lavori, e se vogliamo la sequenza della villa, quella incriminata, è da antologia, inquietante, visionaria, impressionante; ma porno, perché non c’è censura nel mostrare corpi impegnati in orge sfrenate, seppur il volto degli attori sia nascosto da maschere e l’attenzione dello spettatore sia incentrata sul senso di pericolo che il protagonista, Tom Cruise, sta correndo. Quindi bando alle ciance, sono contrario a censurare le opere degli artisti, noti o sconosciuti che siano, preferisco che una cosa non la si mostri piuttosto che tagliarla, o più semplicemente che la si mostri nel contesto più indicato.
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categoria:cinema, dibattiti
mercoledì, agosto 22, 2007

Gli ultimi cinque giorni del mio viaggio erano i più attesi, perché mi accingevo a visitare una delle città che più mi incuriosivano e mi affascinavano. Ad Amsterdam ho ambientato l'ultimo capitolo di Angeli in disparte, il mio primo romanzo, volevo vedere di persona questa città che avevo visitato solo nella fantasia. Il viaggio in treno da Anversa è stato un continuo pormi domande a cui non avevo risposta, le risposte sarebbero arrivate dopo, una volta entrato in stazione, dopo le chiacchiere in inglese con un viaggiatore cinese, dopo le canzoni nelle cuffie del mio i-pod, dopo un caffé olandese preso al volo. Appena toccato terra in quello che è forse il vero porto della città mi sembrava di essere a Porta Palazzo il sabato mattina, e in effetti era sabato mattina, ma non ero in un mercato. Non perderò tempo a parlare della fatica che abbimo fatto a trovare una camera libera, la settimana di Ferragosto, in piena alta stagione. Dirò solo che in cinque giorni abbiamo cambiato tre alberghi e che i prezzi erano tutt'altro che popolari, che persino per avere la guida degli ostelli abbiamo dovuto pagare 2 euro e 50. Amsterdam si è dimostrata decisamente diversa da come l'avevo immaginata, non era, almeno a prima vista, la malinconica città dei canali venata di romanticismo nordico, era un luna park! Capimmo subito di essere finiti nella città sbagliata al momento sbagliato, che fino a quel momento tutto era stato acqua e rose. La capitale olandese, tuttavia, alla fine è riuscita a conquistarci. Per prima cosa, dopo aver lasciato i bagagli nel primo albergo, ubicato sopra una birreria, ci siamo recati nel cuore della città, nel centro nevralgico della metropoli forse più giovanile d'Europa, della RedCoffétown: piazza Dam. Paragonata alla Grand Place di Bruxelles e alla Grote Markt di Anversa è decisamente modesta, ma è l'unica vera piazza della città, naturale che sia stata scelta per essere la più amata. La vera Amsterdam, però, l'ho conosciuta discostandomi dalle vie dei coffeshop e del distretto a luci rosse, non appena abbiamo attraversato i primi canali su ponti tutti uguali, fiancheggiati da file di biciclette, il flagello della città. Sì perché qui la gente a camminare e guidare la macchina preferisce di gran lunga pedalare, il ciclista è il padrone della città, non solo va dove vuole ma ha sempre la precedenza, meglio se la prende e basta. E i tramvieri, sapendolo, hanno mille occhi e le mani sempre pronti sul clacson. Bastano poche ore e chiunque sviluppa i sensi di ragno, è un modo come un altro per entrare in sintonia con tutto ciò che ci circonda. Dai canali di Amsterdam, dai suoi ponti, dalle case distese a schiera sono rimasto stregato, ammaliato dalle sue torri sormontate da corone e ingioiellate da orologi, dalle sue barche colorate, dalle sue case galleggianti. Ho fatto fatica a orientarmi in questa uniformità che non ha niente della confusione architettonica di Bruxelles, ma pensavo che per un torinese abituato a destreggiarsi in un labirinto di vie lunghe, dritte e porticate fosse impossibile perdersi ovunque. Invece qui proprio non riuscivo a raccapezzarmi, preoccupato più a guardare i capricci architettonici del centro che i nomi delle vie. Invece Stefano sembrava sapere sempre dove andare, di noi tre era quello che c'era stato più di recente, solo nove anni prima, sarà per questo? Io, perso nel mio incanto, capivo di essere in un posto solo quando c'ero già arrivato, senza domandarmi troppo su come vi fossi riuscito. Due volte al giorno, al momento di mangiare, Amsterdam tornava ad essere l'inferno dei prezzi, un incubo per le mie tasche sempre più vuote, che ristoratori furbi e spesso disonesti non hanno aiutato a sopportare meglio. Persino in ostello, dove le camere ce le davano alle due di pomeriggio, toccava a noi pagarci gli armadietti per le borse, anche se non eravamo noi a chiedere di poterci sistemare così tardi ma loro, per consentire alle donne di fare le pulizie. Uno dei momenti salienti del soggiorno nella capitale olandese è stato la visita a due dei musei più importanti che a lungo avevo programmato: il Van Gogh Museum e, soprattutto, il Rijksmuseum, lo scrigno d'Olanda una vera leccornia per gli amanti della pittura come me. C'erano quadri da cui non riuscivo a staccare gli occhi, un assaggio del meglio che questa collezione può mostrare: Rembrandt, Vermeer, Frans Hals. Per qualcuno magari Amsterdam sarà l'occasione di esperienze più trasgressive, per me è questo. Non che a vedere il distretto rosso non sia andato, anzi io e i miei amici ci siamo andati anche troppo, una volta sarebbe bastata, ma tutte le sere il quadrilatero attorno alla Oude Kerk faceva il pienone di ragazzi e...coppiette, proprio così, tante coppiette che passeggiavano da quelle parti come a Roma nella zona dei Fori Imperiali.

 Il ritorno in Italia è stato un'impresa: per arrivare da Amsterdam a Bruxelles abbiamo dovuto cambiare due treni, a Rosendall e a Anversa. Poi, a Charleroi, abbiamo atteso tre ore per imbarcarci e altre due per decollare, se non altro il volo è stato rapido e indolore, molto più corto delle tre ore che ci sono servite per arrivare in auto da Bergamo a Torino, a mezzanotte e mezza. Il viaggio era finito. Tutto questo è successo una settimana fa, troppo presto.

5 foto da Amsterdam:

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martedì, agosto 21, 2007

Anversa si è rivelata una bella sorpresa, peccato non esserci fermati di più. Notoriamente è una città di confine tra il mondo francofono (vallone) e quello fiammingo, una grande città commerciale nota per i diamanti e il suo porto fluviale capace di piazzarsi per traffici al secondo posto in Europa dopo quello di Rotterdam. Per noi Anversa è stata un punto di arrivo e di partenza. Il nostro incontro è cominciato in una stazione ferroviaria labirintica che dicono essere una delle più grandi d'Europa. Coperta, elegante, una bella porta d'ingresso in città. Anche qui abbiamo dovuto trovare dove dormire ma non c'è stato bisogno che di bussare a qualche porta per trovare un'anima pia che impugnasse il cordless e con qualche telefonata ci prenotasse una camera in ostello. Molto più gentili che a Bruxelles, gli Anversesi c'hanno permesso di dedicare abbastanza tempo alla visita della città, che affascina per il suo centro storico ben conservato, per la sua cattedrale che è la chiesa più vasta del Benelux, con una torre civica di 123 metri incastonata nella facciata. E poi quanti ristoranti italiani in giro, neanche fossimo a casa, segno che gli italiani sono molto apprezzati e amati. Ho fatto meno fatica che a Bruxelles a farmi capire col mio inglese stentato, - forse perché qui si parla solo olandese e gli olandesi l'inglese lo masticano molto bene - ma non ne ho avuto molto bisogno, Anversa si gira da soli e senza grandi difficoltà. In cattedrale ho trovato una guida volontaria toscana, Elisa, che è in visita nella città fiaminga per tre settimane e fa visite guidate in italiano. Mi ha detto che l'anno prossimo potrebbero includere anche la Chiesa di San Lorenzo a Torino nel progetto di stage per studiosi dell'arte, a cui lei ha aderito. L'impressione che ho avuto della città e di una metropoli ordinata e orgogliosa del suo passato, vivace, desiderosa di farsi conoscere. Il ruolo di ponte tra due culture forse le sta un po' stretto, vorrebbe essere ricordata semplicemente per ciò che è ed è stata, una città d'arte che ha dato i natali a talenti come Rubens e Van Dick, un centro commerciale di primaria importanza che ha instaurato contatti con mezzo mondo, una piccola metropoli cosmopolita che ama adornarsi di contaminazioni esotiche, prova ne sono le statue e le effigi di pellicani, cammelli e ibis che impreziosiscono i tetti dei palazzi. L'ennesima stranezza di un posto in cui niente è come sembra, con uno zoo aperto al lato della stazione ferroviaria, perché qui - come a Amsterdam - la stazione è al centro di tutto. Dopo una visita ad alcuni dei monumenti principali, abbiamo passeggiato nella parte vecchia, che già mostra contaminazioni olandesi evidenti, un condensato di bei vicoli e eleganti piazzette in cui folle di giovani siedono al tavolino a bere qualcosa tra una chiacchiera e l'altra. E poi due passi è sei sullo Schelda, il grande fiume su cui transitano imbarcazioni di tutte le dimensioni, la via più trafficata della città. Anche il lungo fiume merita una visita, si respira un'aria quasi marina portata dalla piacevole brezza e si può avere una visione d'insieme, con il porto in lontananza e i centri direzionali sull'altra sponda. Dalle parti della stazione, invece, si sviluppa il quartiere più elegante, con i negozi di lusso, le multisale, i ristoranti alla moda. E per chi non avesse voglia di camminare anche qui i tram viaggiano sotto terra, proprio come una metropolitana. Ho pensato a Anversa prima di addormentarmi e già nella mia mente hanno preso forma decine di storie diverse che un giorno, chissà, metterò sulla carta.

5 foto da Anversa:

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venerdì, agosto 17, 2007

 Eccomi di ritorno dalle vacanze con un carico di belle esperienze e bei posti visti prima dell’inevitabile odissea affrontata ieri per tornare in Italia, di cui magari vi parlerò in un altro post. L’arrivo a Bruxelles è quello che si respira in ogni nuova città europea che ci si trova a visitare. Il volo da Bergamo è atterrato puntuale in una assolata capitale europea, e dopo tre quarti d’ora di pullman da Charleroi a Bruxelles siamo entrati subito nella condizione dei viaggiatori disorientati, che si avventurano nei meandri di una grande stazione ferroviaria (Bruxelles Zuid/Midi) senza sapere a chi rivolgersi. Anche perché, detto fra noi, l’accoglienza nella capitale belga non è delle migliori: se chiedi informazioni ti danno il minimo per cavartela e nessun inquadramento su hotel e ostelli. Eravamo in tre e in ostello non affittavano camere da quattro a tre ospiti, ci chiedevano di trovarci noi il quarto o sennò prendere una camera singola e una doppia. Bella trovata, cosa non si fa per intascare qualche euro in più. Inutile proporre di prenderne una da quattro e pagare anche per il quarto. Per pagare due camere in ostello abbiamo pensato bene di trovarci una camera in albergo e nel primo pomeriggio, dopo ore di pellegrinaggio per la zona sud della città, siamo tornati nei pressi della stazione, dove c’era un albergo, il Continental, che ci ha ospitati per 30 € a notte. L’unico inconveniente era che c’erano due letti, di cui una a una piazza e mezza, per cui due di noi hanno dovuto dividersi un letto. Per il resto in camera c’era tutto a un prezzo conveniente, la stazione era vicina e la fermata della metro anche. A proposito, a Bruxelles ci sono due linee di metropolitana e un servizio di premetro, che consiste nel far passare i tram sottoterra per una parte del loro tragitto. Insomma, in modo veloce potevi andare da un capo all’altro della città.

 Una volta superato l’inconveniente del pernottamento, i quattro giorni sono passati in fretta, Bruxelles si è rivelata decisamente una bella città, una piccola Parigi intessuta di influenze fiamminghe, caratterizzata da quartieri anche molto diversi tra di loro e da palazzi vistosi, facilmente riconoscibili nel tessuto urbano. È una città in cui moderno e antico si mescolano in un mosaico non sempre ben integrato, ma comunque affascinante. Il Municipio nella Grand Place (bellissima!), il Palazzo di Giustizia, la Basilica Nazionale del Sacro Cuore, la Torre del Midi, La Cattedrale e L’Atomium con le loro grandiose proporzioni permettono di orientarsi senza difficoltà, ma è nei vicoli della città antica che si può respirare la Bruxelles più genuina, piena di turisti che affollano i locali in una processione festosa. Diverso è visitare il Parlamento Europeo e il Parco del Centenario, con i suoi padiglioni che ospitano importanti musei e il suo arco simile alla Porta di Brandeburgo. Questa è una zona in grande trasformazione, regno incontrastato dei parlamentari europei e dei numerosissimi funzionari che lavorano attorno all’Emiciclo. La visita ai musei è cominciata il mercoledì con il Museo Reale di Belle Arti, vicino al Palazzo Reale, una raccolta strepitosa di quadri e sculture  di arte antica e moderna custoditi in uno bellissimo palazzo scrigno. Ho preso l’audioguida in inglese, in assenza di quella in italiano, e ho impiegato tutta la mattina a visitare uno dei musei più importanti del Benelux. Nel biglietto era compresa anche una consumazione alla caffetteria, ma quando mi sono presentato al bancone per prendere un caffé ho scoperto che lo servivano solo fino a una certa ora e non potevano più farmelo (questa poi!). In compenso al Palazzo Reale facevano entrare senza biglietto, ingresso gratuito nella residenza dei reali del Belgio, che ospita una piccola collezione. Raffinato ma non all’altezza dei palazzi italiani, il Palazzo Reale di Bruxelles è stato comunque un piacevole diversivo.

Mercoledì pomeriggio un giro al Parlamento non poteva mancare, poi altri due passi e siamo arrivati al Parco del Centenario dove abbiamo visitato il museo dell’auto, che non mi ha entusiasmato particolarmente, forse perché a Torino ce n’è uno più bello e grosso. Ma a Bruxelles i musei chiudono presto e dato che al parco già c’eravamo abbiamo pensato di sfruttare la carta musei.

 Al grandioso Museo della Storia Militare, che dispone anche di una sala hangar con appesi aerei di tutte le fogge e nazionalità, abbiamo dedicato parte del giorno successivo, l’ultimo del nostro soggiorno nella capitale d’Europa: un giorno pieno di pioggia e vento, in cui a Stefano si è letteralmente distrutto l’ombrello. Dopo aver visitato la Basilica del Sacro Cuore, la dimostrazione lampante di come anche nel ‘900 si potevano costruire bellissime chiese, ci siamo rifugiati in un locale italiano gestito da un sardo che preparava dei goffri eccezionali. Il goffri, per la precisione, è una cialda morbida che si può preparare con ogni ben di dio, una versione locale della crepe, ma molto più sostanziosa.

 Non dico che a Bruxelles ci vivrei, ma indubbiamente una visita la consiglierei a tutti. Fanno baguette straordinarie, è vivace ma senza superare il limite, ha tutto quello che serve a una città per accontentare ogni capriccio. Anche se è sporca. Alla faccia degli italiani che lasciano l’immondizia per strada, li ce n’è dappertutto e nessuno dice niente. E il comportamento civico dei belgi del sud è simile al nostro se non peggiore. Una sera abbiamo assistito a un battibecco a un semaforo, una ragazza che scende come una pazza da una macchina per dare addosso a un tizio che ha stretto un po’, l’amica che cercava di tenerla. Cose che in Italia non ho mai visto, e non è che guidiamo peggio di loro.

 Per adesso mi fermo qui, ho detto anche troppo, e molto ancora ci sarebbe da dire, ma il blog forse non è il modo migliore.

5 foto da Bruxelles:

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categoria:luoghi, amici, altre cose che faccio
domenica, agosto 05, 2007

Domani mattina a quest'ora sarò qui

 

Venerdì qui

 

I miei compagni di viaggio, a parte Stefano e Luca, saranno

1 i-pod con quasi 200 canzoni

3 libri (La ragazza delle arance di Jostein Gaarder, Naive di Romina Capo e Il principe marrone di Antonino Genovese)

1 Canon PowerShot A430

1 zainetto Invicta e un marsupio rosso a spalla per girare senza intralci

2 cartoville TCI e due guide (di cui una di fabbricazione artigianale) 

E 1 mare di altre cose...

Ma non temete, il 17 sono già qui. Buone vacanze a tutti e un saluto da Bruxelles e Amsterdam!!!  

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categoria:luoghi
venerdì, agosto 03, 2007
Ecco un altro scorcio di questo mio bel Piemonte, di questa terra spesso sconosciuta che sorprende per la ricchezza dei suoi prodotti, per la sua gente schiva ma orgogliosa, per i suoi mutevoli scenari. Dicono che al Piemonte manchi solo il mare, poi avrebbe tutto. Considerando che dal confine con la Liguria al mare c'è meno di un'ora di macchina possiamo dire che manca per un pelo. E poi la Bresso e Burlando stanno da tempo studiando la fusione delle due regioni, per farne il cosidetto Limonte, quindi anche quel problema sarebbe risolto. Non mi è mai piaciuto girarmelo come in questi mesi, passare dalle risaie del vercellese alle colline dolci del Monregalese, fino in alta quota dopo faticose salite per ammirare giganti di pietra svettare all'orizzonte. Ho trovato il tempo per l'arte e per la natura, l'ho cercato, perché anche nei luoghi e in ciò che contengono sta l'identità di un uomo. E forse ho cercato nei posti quella tranquillità che le persone non sanno darmi, quella fiducia che non riesco più ad avere nel contatto con gli altri, quell'ispirazione che sembra fuggita chissà dove. E dire che a volte penso che me ne vorrei andare da qui, che non c'entro niente con nessuno, che avrei bisogno di qualche altro posto nel mondo in cui costruire qualcosa di più duraturo. Ma poi guardo la collina di Torino da un lato, le Alpi dall'altro, e tutto questo mi manca già. Rapaci-casina
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categoria:luoghi, torino, tra me e me