venerdì, settembre 28, 2007

Per riposarmi un attimo tra ricerche bibliografiche e inventari, mi sono fatto un giro nel bel blog del grande Neil Gaiman, forse perché ieri ho scoperto che fra due settimane esce finalmente "Stardust" al cinema e non sto nella pelle. Io ho letto il romanzo in un giorno e l'ho adorato, amo i suoi personaggi e la sua ironia, per questo andrò a vedere il film con spirito critico, sperando che sia una degna trasposizione. E leggendo qualche post ho scoperto che Neil Gaiman è stato ospite al Festival di Mantova e una sera, a cena, ha incontrato Nathan Englander, Robert Crais e Colum McCann e hanno deciso di mangiare insieme. Poi ha incontrato Chuck Palahniuk e anche con lui ha deciso di cenare insieme, non la stessa sera chiaramente, quella dopo. Il post termina con questa brillante considerazione: "le persone credono che gli scrittori si conoscano tra loro, ma non è così, tranne che a Mantova". Il che mi ha fatto pensare. Sarà che questi autori sono tutti stranieri e trovandosi in terra straniera scelgono di passare del tempo assieme, ma forse sarà anche perché al Festival della Letteratura di Mantova si respira un'aria diversa, gli autori scendono dal loro scranno e dialogano coi lettori, si incontrano, fino a cenare insieme. Non c'è competizione, solo confronto, e in questo caso stiamo parlando di autori con la "a" maiuscola, coi controc., mica quegli autorucoli in passerella che la Fiera del Libro ci propina tutti gli anni, i profeti dei corsi di scrittura e delle riviste letterarie prenotate dai soliti nomi, che sorridenti amano farsi vedere in giro al Lingotto quasi ad aspettarsi che qualcuno vada a osannarli pubblicamente. Stiamo parlando di autori veri, non estratti di televisione, vip con il capriccio della scrittura o autrici evase dai calendari. Gente come Gaiman, diciamocelo, alla Fiera del Libro non ci verrà mai, appena entrato tempo un'ora e scapperebbe, si farebbe il viaggio per niente. Ha troppo spirito critico e senso ironico per fare una cazzata del genere, ci faremmo solo una brutta figuraccia, vedrebbe solo in quale postribolo si è ridotto il mercato italiano e penserebbe che l'Italia è messa davvero male. Che poi lo sappiamo, non c'è mica bisogno che ce lo dica lui, ma è duro doverlo mostrare all'esterno. Vedrebbe che gli autori si conoscono eccome, almeno in Italia, sono tutti gli anni in Fiera e ogni anno diventano più arroganti, e gli editori con loro, perché in Italia si vedono sempre le stesse facce, tutti si conoscono, di dividono il poco pubblico, fanno un unico uomo per tenersi stretti il loro posto, prenotano l'ingresso nelle finali dei premi più gettonati. Io con i miei amici al massimo mi metto d'accordo per andare in pizzeria, al cinema, a vedere un museo, loro no, loro si danno appuntamento al prossimo concorso nazionale o magari in redazione nelle principali testate giornalistiche di settore, quelle che se ci vai tu al massimo ti viene dato di parlare con la portinaia e devi anche ringraziare. Da noi si usa così. Difatti il buon Neil da noi non ci viene, tranne che a Mantova.

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categoria:proposte letterarie, gentile editore, universolibri
giovedì, settembre 27, 2007
La mia situazione lavorativa è come un dente che traballa e fa male. Ho incontrato un sacco di dentisti che mi hanno assicurato cure efficaci, di rimettermelo a posto, che grazie a loro non mi avrebbe fatto più male, ma per adesso ho sentito solo promesse vane. E considerando che la mia situazione è simile a quella di milioni di persone in questo paese, ora si capisce come mai i dentisti facciano tutti questi soldi. Riesco persino ad essere spiritoso. Sarà perché ci sono già passato e questa volta, a scadenza di contratto, ho meno paturnie di otto mesi fa. Però saggio il terreno, non si sa mai. Per adesso mi hanno assicurato che cercheranno di rispettare i tempi e richiamarmi a novembre o comunque entro fine anno, ma in ogni caso ho già ricevuto delle piccole offerte tampone, quindi qualcosa si muove. Non solo il dente.
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categoria:tra me e me, altre cose che faccio
venerdì, settembre 21, 2007

Ci sono cose che ho comprato sapendo già che le avrei messe da parte, incartate perché non si rovinassero, alcune in scatoloni reali, tattili, che posso riaprire anche solo per guardarle quando mi va e che conto, prima o poi, di portare via. Sono cose piccole e grandi, utili o semplicemente belle da mostrare, cose che ho visto in mille viaggi e ho pensato, prima di comprarle, che erano anche per me e dovevo averle per forza. Sono acquisti che ho fatto pensando che un giorno, a Dio piacendo, avrò una casa mia da arredare, e allora avrò muri su cui appendere foto e quadri che mi piacciono, mobili su cui mettere in bella vista soprammobili di ogni sorta, film e cd da gustare in compagnia, libri che vorrò mettere sullo scaffale della mia camera. Tante cose, le compro senza chiedermi se ci staranno mai o se davvero, il giorno che capiterà, vorrò portarle con me. Non so neanche se quel giorno arriverà mai, comprare serve a farmi credere che è possibile, che la buona intenzione c'è. E poi ci sono cose che ho comprato da amici che fanno cose, che ci mettono impegno, passione, fiducia nel farle, e ho pensato che un po' di queste cose volevo che fossero anche mie, da tenerle con me. Ci sono anche cose che ho preso provvisoriamente, che un giorno passerò a qualcun altro. Per esempio il primo libro di una mia cara amica scrittrice, me ne aveva mandate due copie, mi è piaciuto molto e ho pensato che la copia in più l'avrei regalata alla persona che vorrà stare con me. Come il pendaglietto che porto al collo, che custodisce, in una piccola urna di vetro, lo gnomo più piccolo del mondo, uno gnomo portafortuna. Non so quanta ne porti realmente, non credo in queste cose, ma so che va donato alla persona giusta. Nell'attesa, è una di quelle cose che ho messo da parte per me.

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categoria:questioni di cuore, tra me e me, bella cosa
giovedì, settembre 20, 2007

"Ho organizzato tutto alla perfezione, il momento in cui incontrarti e farmi avanti, a preoccuparmi non è la tua reazione, ma preferisco incontrarti da solo, dove c'è troppa gente mi sento un po' imbarazzato e poi devo dirti cose importanti. Non mi va di farlo in un posto affollato. So dove trovarti, e che in certe ore della giornata dove lavori non c'è nessuno che possa disturbarci. Per cui all'ora prevista vengo da te e, come sperato, ti trovo da sola. Sembri felice di vedermi, sempre col tuo sorriso stampato sulle labbra, gli occhi verdi come giade che mi perforano il cuore, una vertigine che mi invade e mi pervade. Mi manca il respiro, sai immobilizzare i tuoi amanti come una mantide le sue vittime. Sai che è giunto il momento di fare il grande salto, che tra di noi da oggi in poi non ci saranno più segreti, che da oggi saremo una cosa sola. D'improvviso tutte le cose che vorrei dirti mi muoiono in fondo all'ugola, esce solo un lamento soffocato e tu sembri rispondermi qualcosa, le tue labbra sembrano muoversi in un sussurro. Sembri dirmi che non c'è bisogno che dica niente, ma come posso dubitarne, sei o no la donna perfetta? Non mi resta che avvicinarmi a te e baciarti, non abbandoni il tuo sorriso neanche mentre le mie labbra cercano le tue e una scossa mi percorre fin dentro l'anima..."

Notizia del giorno: impiegato quarantenne, scapolo, muore folgorato abbracciato a un distributore di caffé della nota ditta Bianchi. I colleghi lo ricordano come una persona introversa e riservata. La Digos sta indagando sulle ragioni del gesto, c'è chi sostiene di averlo visto baciare l'immagine della ragazza impressa sulla macchina, prima dell'incidente. Ulteriori dettagli verranno forniti nei prossimi giorni...

 

corner de luxe1

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categoria:si fa per ridere, storie scritte sul momento
martedì, settembre 18, 2007

"Ti incontro tutte le mattine ma non ce la faccio più, ogni volta che posi il tuo sguardo su di me, sorridendo, con la tazza di caffé tra le mani a scaldarti, non posso fare a meno di tremare. I tuoi occhi sono ipnotici, non tradiscono incertezza, sembrano specchi accoglienti e disarmanti, che sembrano domandarmi qualcosa, anche se non so cosa, ma di qualunque cosa si tratti farei di tutto per te, per svegliarmi la mattina e trovare quegli occhi e quel sorriso ad accogliermi, magari tu che mi porti la colazione a letto e ti sdrai vicino a me chiedendomi come sto, quali sono i miei programmi, se ci vediamo anche la sera. Sei la donna che ho sempre desiderato in vita mia, la donna che capisce tutto senza fare troppe domande, che sa leggere la bontà che c'è nel mio animo anche se non so esprimerla sempre come vorrei. Come mi piacerebbe se tra di noi ci fosse la complicità che prelude all'amicizia e all'amore, senza barriere. Ma dal momento che tu mi sorridi, perché non dovrei provare a farmi avanti con te, sei così speciale, quando parlo di te con i miei colleghi e amici loro faticano a credere che tu esista. Evidentemente sono invidiosi, le loro mogli sono distanti, si lamentano che con loro non riescono neanche a parlarci più, e chi non è sposato è fidanzato con ragazze che vogliono solo essere portate in giro e non concedono niente in cambio. Oggi ti bacerò e sarai mia, immagino già le loro facce quando ti vedranno..." (continua)

Bianchi

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categoria:storie scritte sul momento
venerdì, settembre 14, 2007

Mia madre mi preoccupa. Oggi mi ha detto di aver sognato Prodi che veniva a dare il bianco in casa e che l'aveva anche rimproverato perché aveva lasciato tutto sporco. Però poi lui aveva ripulito. Mi ha detto che se fosse andato Berlusconi, invece, l'avrebbe cacciato a pedate. Io ho risposto che avrei cacciato anche Prodi, e che se era un modo per tornare sulla questione di dare il bianco in tinello poteva evitare di fare brutti sogni e ne potevamo parlare. Dovrò decidermi a farla contenta, non pensavo arrivasse a questo punto. Sarà che la politica ormai entra in casa, anche troppo... Sul fatto che nel sogno Prodi "lasciasse pulito" avrei i miei dubbi, ma nutro dubbi su tutti i politici, ormai, e anche su coloro che smuovono le piazze contro i politici, almeno su quelli che parlano per entrare, non appena ne hanno l'occasione, in politica, fondare un nuovo partito, entrare nei palazzi che contano a scaldare sedie. Ormai è la tendenza più consolidata, quasi quasi smetto di scrivere, di lavorare in biblioteca, evito pure di farmi il fegato nero per laurearmi e fondo un partito: che so, Partito Iburocratico. Così almeno qualcuno mi sogna, sempre meglio che niente...

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categoria:dibattiti, tra me e me, si fa per ridere, altre cose che faccio
giovedì, settembre 13, 2007
Mi sveglio e penso: quando sarà il mio momento? Il momento per chiudere i conti con questo precariato di posti, persone, emozioni e sentimenti, in cui tutto sembra caduco, destinato a non durare per sempre, in cui mancano certezze e prospettive stabili. Il momento per smetterla di alzarmi la mattina e pensare che quanto mi sembrava straordinario ieri è poca cosa oggi, che basta un piccolo inconveniente e tutto viene rimesso in ballo, che non ho mai la certezza di poter far fronte a un imprevisto, che tutto quello che ho non è mai abbastanza mio, o peggio ancora non è più mio che di qualcun altro, che ciò che sento intimo in realtà è distante dalla mia portata. Ho terrore di fare cose per cui nessuno mi ricorderà, di smettere di credere nella possibilità che certe cose avvengano, di smettere di provare per la netta sensazione che non riuscirò e quindi meglio lasciar perdere. Mi capita quando chi amo non si accorge che ci sono, quando persone arroganti e meschine hanno potere di decidere di me e di condizionare il mio futuro, quando gli altri giudicano un mio errore come imperdonabile, senza appello alcuno, quando sento che i miei sogni sono solo un abito con cui mi fa comodo travestire la realtà. Mi aveglio e penso: quando sarà il momento in cui potrò pensare a ciò che mi piace sapendo che, a suo modo, è mio.
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categoria:tra me e me
domenica, settembre 09, 2007

Oggi non avevo bene in mente come avrei trascorso la mia domenica, fatto sta che questo weekend è venuto su da La Spezia un mio cugino che è in marina e che ha da poco compiuto 50 anni. Non avendo potuto farlo prima ha scelto questo momento per festiggiare con tutti e oggi ha voluto assolutamente fare una capatina a Asti, dove il 14 di questo mese si correrà il celebre Palio e in questi giorni è in corso un appuntamento immancabile per tutti i piemontesi, la Duja d'Or. E' una manifestazione enogastronomica tra le più importanti del nord Italia in cui si possono assaggiare vini provenienti da ogni regione e mangiare prelibatezze fatte in casa. In questo fine settimana era in corso il 34° Festival delle Sagre Astigiane, dove abbiamo mangiato di tutto e di più - dalla polenta ai funghi agli agnolotti, al cotechino coi crauti alla bagna cauda, ai maltagliati col sugo di coniglio - accompagnando ogni piatto con del vino adatto all'occasione, offerto allo stand. C'erano più di 50 stand, ognuno con una specialità diversa. Insomma, non potevamo mancare, soprattutto perché era la prima volta che ci andavo. Dopo siamo saliti in macchina e ne abbiamo approfittato per girare in questo affascinante territorio che nulla ha da invidiare, mi spiace dirlo, alle più celebri colline senesi, soprattutto quando si può ammirare un panorama come quello che è possibile vedere dal borgo di Alice del Colle, dove lo sguardo abbraccia Alpi e Appennini, Langhe e le Prealpi Liguri, da cui spira già il profumo del mare, chiaramente distinguibile. Era una giornata calda in cui mi ha fatto piacere guidare in posti tranquilli, avvolto dai profumi e dalla generosità di una terra ricca di sapori e scorci pittoreschi. Il Piemonte è davvero bello, in un'ora da Torino puoi arrivare a vedere posti completamente diversi l'uno dall'altro, anche se sulla collina da cui dominavo tutto mi è venuta voglia di essere davanti al mare.

 

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categoria:luoghi, mangia che ti passa
venerdì, settembre 07, 2007

Che cose strane che si sentono in giro oggi. E' un periodo che non si sente parlare che di nomi. Ci pensate, ogni tanto, al nome che vi hanno dato e che vi portate addosso? Oppure anche solo al nome che vorreste dare al vostro cane/gatto/uccellino nel caso ne aveste uno? O ancora, se aveste un figlio, come lo chiamereste? Io ci penso, ho le mie preferenze, non dico che ho fatto gli scontri diretti simil torneo di tennis alla Nanni Moretti in Aprile, però ogni tanto sento un nome e penso: che bello, se avessi un figlio lo chiamerei così, se fossi padre di una bimba la chiamerei cosà. Oppure penso alle partecipazioni di matrimonio, se i nomi degli sposi si adattano l'uno all'altro, se il destino di un buon rapporto è già scritto nei nomi. Chiaramente questa è una bazzecola, non c'entra niente il nome con la felicità, però un nome è qualcosa da ricordare, soprattutto quando si è innamorati. E poi se ne sentono di strani, e non solo in Italia, tant'è vero che Chavez, presidente del Venezuela, ha oggi stesso abolito i nomi strani dalle possibili scelte dei suoi concittadini. Che abbia paura che a qualcuno venga in mente di chiamare il proprio figlio George, Bush, o direttamente Georgebush? O magari Lincoln, Washington, Kennedy?

 Ma anche noi ci difendiamo bene: Dylan, Kevin, Jonathan, che schifo! Permettete se lo dico?

 E che dire di Venusia, il nome che andò molto in voga negli anni '80 grazie al successo di Goldrake? Ancora adesso c'è qualcuno che battezza la propria figlia con questo nome.

 Ieri mio fratello arriva e mi fa: c'è una mia amica che ha chiamato sua figlia Margot. Come Margot Mine, ho pensato.

 "E perché non chiamarla Fujiko, almeno poteva usare il nome originale e più famoso", ho detto. Non potrebbe che venire su una bella ragazza, se non altro è di buon auspicio.

Meno male che il nome maschile pià diffuso in Italia è Alessandro. Quello femminile? Io lo so ma non lo dico, posso solo dire che, guarda caso, è quello della ragazza che mi piace. Che sia segno del destino anche questo?

 

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categoria:dibattiti, tra me e me, tanto per citare, si fa per ridere
giovedì, settembre 06, 2007

In questi giorni sono sulle corde perché:

 - Non mi hanno ancora pagato. E' incredibile!!! (mi consola sapere che non sono l'unico)

 - Oggi ho lo scritto (lettorato) di spagnolo e giovedì prossimo l'orale, e se li passo è fatta!

- L'ho vista martedì dopo tre mesi che non ci beccavamo e che comunicavamo solo a sms e email e lei non mi ha praticamente degnato di uno sguardo, così quando le ho scritto il giorno dopo chiedendole il perché mi ha detto che ero io a non averla calcolata di striscio. Figuriamoci! Sembriamo i due di "C'è posta per te". Intanto, anche questa volta, siamo riusciti a evitarci.

- Fra poco mi scade il contratto e non si è ancora parlato di rinnovi. - Sono in rottura definitiva con il mio nuovo editore, perché mi ha stampato il libro in maniera scandalosa e per me è come se non fosse mai uscito. Chiaramente o me lo ristampa o recedo dal contratto e mi ridà i soldi. E' triste avere il nuovo libro fra le mani e pensare che non può essere dato a nessuno perché è inguardabile. Sob.

- Dovrei cominciare a lavorare sulla tesi di laurea, ma il mio relatore mi ha proposto di analizzare il passaggio dal Fermo e Lucia ai Promessi Sposi. Ma si può arrivare nel terzo millennio e sentire ancora parlare di Promessi Sposi? Spero di trovare un escamotage. -

...varie ed eventuali che certamente ci sono ma non mi vengono in mente.

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categoria:questioni di cuore, gentile editore, altre cose che faccio
sabato, settembre 01, 2007

Kirkuk café. Era anni che non ci tornavo, una volta era un piccolo locale con cinque o sei tavoli per mangiare, da alcuni anni ormai è diventato un luogo di riferimento nel centro di Torino, con cucina curda e irachena molto semplice e appetitosa. A prezzi abbastanza popolari. Il locale si è molto ingrandito, per chi vuole c'è la possibilità di mangiare seduti sui cuscini davanti ai tavolini bassi e l'arredamento fa molto atmosfera, con delle nicchiette ricavate nel pavimento in cui sono posti oggetti d'arredo visibili attraverso un vetro. Sono tornato davvero con piacere, mi ricordo che l'ultima volta che c'avevo messo piede c'era appena stato l'attentato alle Torri e nessuno si fidava più degli arabi. La diffidenza è passata subito. Merito di questo ritorno il compleanno della mia amica Gracida, per gli amici, Graziella per gli altri, che ogni anno organizza in un posto diverso. L'anno scorso eravamo andati a mangiare il sushi all'Ohashi, quest'anno abbiamo cambiato latitudine, accontentandoci di feta, falafel e kebab, nonché birra graca e, come dolce, dello yogurt ricoperto di marmellata di rose. Troppa Grecia, direte, per essere un ristorante curdo-iracheno, ma che importa, non guastava, del resto la cucina greca e quella araba un po' si assomigliano. Tra mangiare il gyros e il kebab non c'è tutta sta differenza. Il ristorante è a due passi da Palazzo Carignano, dove lavoro tutti i giorni, quindi alla fine capito sempre dalle stesse parti. A pensarci bene oggi potevo evitare di tornare a casa, farmi trovare subito lì. Ma ero stanchissimo, non mi andava di camminare, difatti appena entrato in casa mi sono abbioccato sul letto.

 A parte tutto stasera Torino era molto chic, piena di turisti, la musica all'aperto che accopagnava la gente seduta ai tavolini o lo struscio serale, l'aria frizzante e più fresca di ieri, merito, forse, del temporale della scorsa notte. E ho pensato a quando a Anversa e Amsterdam dove ti giravi trovavi solo ristoranti etnici e ti veniva voglia di provarli tutti.