Per riposarmi un attimo tra ricerche bibliografiche e inventari, mi sono fatto un giro nel bel blog del grande Neil Gaiman, forse perché ieri ho scoperto che fra due settimane esce finalmente "Stardust" al cinema e non sto nella pelle. Io ho letto il romanzo in un giorno e l'ho adorato, amo i suoi personaggi e la sua ironia, per questo andrò a vedere il film con spirito critico, sperando che sia una degna trasposizione. E leggendo qualche post ho scoperto che Neil Gaiman è stato ospite al Festival di Mantova e una sera, a cena, ha incontrato Nathan Englander, Robert Crais e Colum McCann e hanno deciso di mangiare insieme. Poi ha incontrato Chuck Palahniuk e anche con lui ha deciso di cenare insieme, non la stessa sera chiaramente, quella dopo. Il post termina con questa brillante considerazione: "le persone credono che gli scrittori si conoscano tra loro, ma non è così, tranne che a Mantova". Il che mi ha fatto pensare. Sarà che questi autori sono tutti stranieri e trovandosi in terra straniera scelgono di passare del tempo assieme, ma forse sarà anche perché al Festival della Letteratura di Mantova si respira un'aria diversa, gli autori scendono dal loro scranno e dialogano coi lettori, si incontrano, fino a cenare insieme. Non c'è competizione, solo confronto, e in questo caso stiamo parlando di autori con la "a" maiuscola, coi controc., mica quegli autorucoli in passerella che la Fiera del Libro ci propina tutti gli anni, i profeti dei corsi di scrittura e delle riviste letterarie prenotate dai soliti nomi, che sorridenti amano farsi vedere in giro al Lingotto quasi ad aspettarsi che qualcuno vada a osannarli pubblicamente. Stiamo parlando di autori veri, non estratti di televisione, vip con il capriccio della scrittura o autrici evase dai calendari. Gente come Gaiman, diciamocelo, alla Fiera del Libro non ci verrà mai, appena entrato tempo un'ora e scapperebbe, si farebbe il viaggio per niente. Ha troppo spirito critico e senso ironico per fare una cazzata del genere, ci faremmo solo una brutta figuraccia, vedrebbe solo in quale postribolo si è ridotto il mercato italiano e penserebbe che l'Italia è messa davvero male. Che poi lo sappiamo, non c'è mica bisogno che ce lo dica lui, ma è duro doverlo mostrare all'esterno. Vedrebbe che gli autori si conoscono eccome, almeno in Italia, sono tutti gli anni in Fiera e ogni anno diventano più arroganti, e gli editori con loro, perché in Italia si vedono sempre le stesse facce, tutti si conoscono, di dividono il poco pubblico, fanno un unico uomo per tenersi stretti il loro posto, prenotano l'ingresso nelle finali dei premi più gettonati. Io con i miei amici al massimo mi metto d'accordo per andare in pizzeria, al cinema, a vedere un museo, loro no, loro si danno appuntamento al prossimo concorso nazionale o magari in redazione nelle principali testate giornalistiche di settore, quelle che se ci vai tu al massimo ti viene dato di parlare con la portinaia e devi anche ringraziare. Da noi si usa così. Difatti il buon Neil da noi non ci viene, tranne che a Mantova.
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