martedì, ottobre 23, 2007

Quando bevevo il latte del Tappo Rosso e insieme ci mangiavo il panino dolce

Quando a scuola non vedevo l'ora che fosse il giorno della biblioteca per prendere un libro da portare a casa che fosse più bello di quello dei miei amici, ma che poi non leggevo quasi mai

Quando a Natale e a Pasqua facevo i pensierini per la famiglia ed era una pacchia

Quando rifacevano un cartone e ogni volta era come se fosse la prima volta che lo facevano

Quando giocavo con i lego a inventare le mie storie e a volte bastava una penna per avere un astronave

Quando mi bastava un quaderno per scrivere una storia

Quando a scuola si scambiavano le figurine

Quando mi piaceva la bambina biondina che si chiamava Sonia anche se lei era già fidanzata con un altro bambino

Quando si andava in palestra a tutte le ore e invece che fare ginnastica giocavamo a pallacanestro

Quando facevo le corse in bici nel circuito a otto sotto casa sgusciando tra le macchine parcheggiate

Quando andavo dal mio dirimpettaio a giocare a mosca cieca

Quando alla vigilia di Natale si stava fino alle quattro di mattina a giocare con i cugini e a mangiare i dolci e i cuculi fritti

Quando ogni volta che vedevo un film che mi piaceva poi me lo sognavo tutte le notti

Quando andavamo a fare la passeggiata in centro

Quando andavamo in montagna da mio zio sopra Castellamonte e la notte dormivamo sul soppalco

Quando era carnevale e il costume era d'obbligo

Quando nevicava e si scendeva tutti a giocare a fare le battaglie

Quando non vedevi l'ora di andare al mare

 

Quando ero bambino...

 erano altri tempi...

 

 

 

postato da: Iburo alle ore 22:51 | Permalink | commenti (11)
categoria:ricordi, amici, tra me e me, bella cosa
sabato, ottobre 20, 2007

Se andate qui potrete leggere il primo capitolo del mio nuovo romanzo, che a dio piacendo vedrà un giorno le stampe. Una storia piena di magia e amore. Ditemi cosa ne pensate, mi raccomando. Un piccolo sforzo, non richiede più di cinque minuti...

postato da: Iburo alle ore 14:38 | Permalink | commenti (5)
categoria:assaggi letterari
lunedì, ottobre 15, 2007

Ci sono canzoni scritte per essere ascoltate in momenti precisi, e questa è quella che mi è venuta in mente adesso. Sa di bei ricordi, di calore, di brividi, di momenti che forse non torneranno. Ci sono cose che viste come cominciano promettono felicità, mi piacerebbe si potessero fermare a quel momento, la vita sarebbe migliore, più dolce. Forse quando Daniele Groff ha scritto questa canzone stava attraversando un momento come il mio. E del mio personale momento non ho gran  voglia di parlare adesso, nessuno me l'ha chiesto, quindi godetevi 'sto pezzo.

 

 

Isole e navi che
portano ancora con sé
uomini simili a me
io penso a te
c'è un'acqua qui che credimi
ne hai visti specchi oramai
ma non di certo così
si vede l'anima

e quella cena a lume di candela
con le tue labbra che sembravano di cera
è pur stata un'emozione o no?

everyday every warning sign
that you find that you left behind my love
take my hand and let me guide you tonight
let me listen to you whisper goodbye

Le nuvole tra gli alberi
qualcosa succederà
col vento ritornerai
sei nell'aria
e lasci già dietro di te
stagioni belle a metà
l'estate non passerà
amore avrai

c'era la neve in via dei Muredei
a scuola a piedi all'alba delle sei
erano grandi emozioni o no?

everyday every warning sign
that you find that you left behind my love
take my hand and let me guide you tonight
let me listen to you whisper goodbye

everyday every warning sign
that you find that you left behind my love
take my hand and let me guide you tonight
let me listen to you whisper goodbye
let me listen to you whisper goodbye
let me listen to you whisper...

postato da: Iburo alle ore 19:00 | Permalink | commenti (5)
categoria:questioni di cuore, tra me e me, con mp3
sabato, ottobre 13, 2007

Ieri sera hanno inaugurato la Reggia di Venaria, la Versailles italiana rimasta per due secoli un rudere e finalmente restituita al mondo. Con la mia amica Gracida, grazie all'invito che ho ricevuto dalla Soprintendenza - sempre meglio che niente visto che aspetto il rinnovo del contratto a chissà quando - ho potuto girare in lungo e in largo questo luogo ameno, grandioso, che qualche idiota aveva persino proposto di radere al suolo. E poi è avvenuto il miracolo e il più grande cantiere d'Europa è finalmente stato aperto, otto anni di lavori - che in realtà non sono ancora del tutto terminati - conclusisi ieri pomeriggio alle cinque e mezza. C'erano ministri (Rutelli e Damiano), politici (Fassino, Sgarbi e gli amministratori locali), i Savoia, personalità del mondo culturale, nobili, ricchi e meno ricchi, impiegati statali e diseredati, come me e Graziella, e qualche collaboratore, come me, della Sopr. Bene, comincio col dire che non ero dell'umore adatto, che dopo dieci minuti dei discorsi dei politici avevo già voglia di sbronzarmi e che dopo qualche battuta in fila per entrare alla mostra tra i "blasonati" mi veniva voglia di tirare una bomba. Sapete quelli che non trovano di meglio di cui parlare che del viaggio in India, uno che fa "E' la prima volta che partecipo a un'inaugurazione...in Italia", precisa poi, e via dicendo. Ci siamo fatti un bel giro nel cortile e alle sette ci siamo presentati al tavolo delle cibarie e delle vivande, alla faccia di chi è andato a vedere subito la mostra e non ha trovato più niente. Con calma, dopo, abbiamo fatto anche quello. Tra l'altro c'è mancato poco che versassi del buon barbera addosso a Emanuele Filiberto, che me lo sono trovato alle spalle e io stavo facendo l'equilibrista con due bicchieri di vino, ma siccome lui non mi è proprio antipatico, mi sono trattenuto. Però è juventino, a pensarci bene... Dopo sono arrivati tutti gli altri savoiardi con un codone di gente al seguito. Non volevo rovinargli la festa, era un po' anche loro quella Reggia, erano tornati a casa.

 Sparite le personalità, verso le nove e mezza finalmente hanno fatto entrare anche il "popolino", la gente assiepata in via Mensa oltre le transenne, gente che per entrare per prima forse non aveva neanche cenato. Voi immaginate, vivere a Venaria Reale, vedere la più grande delle regge sabaude e italiane in fondo alla strada, sempre chiusa per secoli, sognare un giorno di poterla visitare, e non poterlo fare che alle nove e mezza di sera dopo ore in piedi a sperare, mentre 'sti nobili del cazzo sono lì a parlare dell'India. E' proprio vero che la Rivoluzione Francese è stato un fallimento quasi come il Sessantotto.

 La Reggia è spettacolare, anche se in molte sale restano i resti delle devastazione, dei saccheggi e solo nel Palazzo di Diana si posso ammirare gli affreschi. La Galleria di Diana e la Chiesa di Sant'Uberto sono due perle che chi viene in visita a Torino non dovrebbe farsi scappare. Un tempo sarà anche stata splendente come Versailles, oggi la Venaria Reale resta una bella signora rapinata in strada, che avrà perso un po' del suo corredo, ma non la sua bellezza.

 E Torino l'ha attesa a lungo, adesso l'ha ritrovata. E forse non solo Torino.

Immagine:Reggia di Venaria Reale - Belvedere e Padiglione Garove.jpg

Immagine:Reggia Venaria Reale-IMG 1882.JPG

 

 

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categoria:luoghi, torino, tra me e me
giovedì, ottobre 11, 2007

Una rana e uno scorpione si incontrarono davanti a un fiume. Entrambi volevano passare dall´altra parte, e se la rana non aveva difficoltà, lo scorpione era preoccupato, perché non sapeva nuotare.

"Per piacere, mia cara rana, mi porteresti dall´altra parte del ruscello?" chiese lo scorpione, con la voce più dolce che gli riuscì di fare.
"Fossi matta!" gli rispose la rana "Non provare nemmeno ad avvicinarti, non ho nessuna voglia di farmi pungere da te".
"Ma ragiona, ranocchietta: se tu mi aiuti a passare il fiume prendendomi sulla groppa, io mai e poi mai ti pungerei: se lo facessi, annegherei, perché non so nuotare".
La rana rifletté, e decise di aiutare lo scorpione, un po´ perché aveva paura che altrimenti l'avrebbe punta, un po´ perché era un animale generoso, e dopo tutto lo scorpione non le aveva fatto niente di male.
E così lo scorpione saltò in groppa alla rana, e tutti e due si buttarono in acqua. Erano già a metà del percorso, proprio in mezzo al fiume, quando la rana sentì un dolore acutissimo sulla schiena. "Ma come?" esclamò "mi hai punta! E ora moriremo tutti e due, io per il veleno, e tu perché annegherai! ?Ma perché lo hai fatto?" E lo scorpione rispose: "Già, perché l´ho fatto? Perché pungere è la mia natura, e io non posso farci niente".

A volte penso di essere e di essere stato rana, a volte scorpione, e che questo faccia parte di tutto un gioco di egoismi suscitati dalla difficoltà di comunicare, dalla paura di non essere capiti, o, molto più cinicamente, dalla voglia di lasciare il segno.

postato da: Iburo alle ore 09:03 | Permalink | commenti (4)
categoria:amici, questioni di cuore
sabato, ottobre 06, 2007

Dopo anni di innumerevoli letture posso dire di aver individuato in due autori i miei maestri, uno dei quali è senza dubbio Terry Brooks. E' stato leggendo i suoi romanzi che ho cominciato a scrivere, prendevo le sue storie e ne immaginavo un seguito, piccoli quaderni scribacchiati a penna, storie sgrammaticate che dovevano, nelle mie intenzioni, agevolare il mio accesso al suo mondo, che adoravo. Libri brutti da leggere, ma quanta passione c'era in me nello scriverli, l'impazienza di prendere la penna in mano per continuare ad esplorare quei mondi sconfinati. Il caro vecchio Terry mi ha insegnato questo, anche se adesso mi viene difficile prendere una penna in mano e passo direttamente alla tastiera del computer. Ed è per questo che lo considero un mio maestro, anche se non l'ho mai conosciuto di persona e non ha mai potuto dispensarmi consigli o parlarmi guardandomi negli occhi. Però i maestri non necessariamente devono prenderti da parte e istruirti, basta che sappiano essere d'esempio. E lui lo è stato. Quest'anno Terry Brooks celebra i suoi primi 30 anni da scrittore, una carriera con alti e bassi cominciata nel 1977 con La Spada di Shannara, uno dei libri più famosi e - allo stesso tempo - vilipesi del fantasy mondiale. Col tempo il ciclo di Shannara si è infittito coinvolgendo altri romanzi scritti dall'autore americano, una saga che mi accompagna praticamente da sempre, dalla pià tenera età. In fondo all'ultimo romanzo - Gli elfi di Cintra - , il numero 19 della saga, Terry Brooks parla della sua carriera, di editori che l'hanno seguito e gli hanno permesso di essere uno scrittore migliore, di equipe che si sono messi al suo servizio per far conoscere i suoi romanzi in primo luogo in America, della sua prima lettrice, che se non sbaglio è diventata sua moglie, dei parenti che l'hanno incoraggiato nei momenti no, perché essere uno scrittore da milioni di libri venduti in tutto il mondo non vuol dire non avere problemi, parla di centinaia di persone a cui deve dire grazie e un po' lo invidio. "Tutti dovrebbero essere fortunati come lo sono io. Tutti dovrebbero avere il tipo di amici e di famigliari che ho io. Se ci fosse un modo per ottenerlo, sarei il primo a imporne per legge l'adozione", ha scritto al termine della sua postilla. Il vecchio Terry se li è meritati, ne sono convinto, un uomo che non si è mai fatto vedere tanto in giro e che ha fatto il suo mestiere con uno stile sempre impeccabile, senza vantarsi mai di niente, come se fosse al suo primo libro ogni volta. Se ha davvero conosciuto - e non c'è da dubitarne - gente come questa è perché a volte la magia funziona (e qui parafraso il titolo della sua autobiografia) e lui ha saputo compiere un vero miracolo. Grazie maestro.

 

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categoria:ricordi, dediche, tra me e me, proposte letterarie, universolibri
giovedì, ottobre 04, 2007

Allora, ieri sera mi sono visto Da zero a dieci di Ligabue e arrivato alla fine mi sono detto: è questo il mondo del Liga? Quando ascoltavo le sue canzoni, che fino a Miss Mondo sono state una delle colonne sonore della mia vita, era questo il mondo che voleva rappresentare? I suoi film e le sue canzoni appartengono allo stesso universo...soprassiedo sui romanzi che non ho letto ma da cui mi aspetto poco...? Penso a 'sti quattro sfigati che tornano a Rimini per rivedere quattro sfigate che avevano sedotto e abbandonato vent'anni prima, anche se non tutte in senso sessuale (c'è anche una nutrita rappresentanza gay), e uno ci lascia pure le penne. E  mi dico: il mago Walter, la ballerina del carillon, la piccola stella senza cielo, questi personaggi evocativi, quasi degni di un film di Tim Burton, hanno qualcosa a che fare con costoro? Io proprio a Rimini non me li vedo, che corrono nudi o girano travestiti da Priscilla su un'auriga tirata da cavalli, in mezzo a una folla esultante che concede tutto accogliendoli con divertimento. Chissà, magari una decina di anni fa non avrei avuto niente da dire, ma adesso gente come questa mi sembra davvero fuori dal mondo, ridicola, priva di realismo. Ok, io vivo a Torino e si sa, a Torino se fai numeri del genere ne parlano dappertutto e qualcuno storce pure il naso, ma ogni comportamento umano si fa con un'intenzione. Ligabue, quando li ha pensati, cosa voleva raccontare: la depressione dei 35-40 anni? La paura per il futuro? L'incapacità di amare? La propensione al suicidio? Insomma ha tirato su questa baracconata per dire cose ovvie, che qualcuno ha detto già dieci anni fa e meglio di lui, mettendoci dentro persino l'attentato alla stazione di Bologna, di punto in bianco, come una ciliegina di cemento su una torta di piume. Liga, magari non l'ho capito io, già su Radio Freccia avrei qualcosa da ridire, ma almeno quello mi era anche piaciuto, persino quel pesce lesso di Accorsi se l'era cavata bene, ma qui mi sei davvero caduto in basso. Anche qualcuno non mi avesse detto come sarebbe andato a finire ci sarei arrivato lo stesso dopo venti minuti di film, poi basta aver visto la tua opera cinematografica prima per capire come sarebbe andata anche con questa... Dai, Liga, non ti arrabbiare. Scrivi canzoni, qualcuna ancora bella la sai scrivere, ma magari se lasci perdere col resto tiri fuori un album come quello dei bei tempi. Poi ci sono delle cose in questo film anche carine, tipo qualche brano musicale, qualche battuta, la scena del lambrusco con i due inglesi che è uno spasso. Da zero a dieci potrei dargli anche un sei, meno meno.

da zero a dieci

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categoria:cinema, tra me e me
lunedì, ottobre 01, 2007

Sono passati 100 anni da Emile Cohl e il suo Fantoche, personaggio nato per far parte del film Fantasmagorié, che aveva la caratteristica di sostituire gli attori in carne e ossa con dei pupazzi. Fu il primo esperimento di cinema d'animazione. Probabilmente qualcuno avrà pensato che non ci sarebbe stato futuro per il cartone animato, un po' come sosteneva riguardo al cinema il padre dei fratelli Lumiere. Solo in Francia poteva nascere il cartone animato, anche se oggi quando si pensa all'animazione vengono in mente la Walt Disney e gli anime giapponesi. Ma la Francia resta la potenza europea del settore, basti pensare ai numerosi personaggi del fumetto italiano che qui hanno "mosso i primi passi", Corto Maltese su tutti. Oggi parlare di cinema di animazione sembra assodato, negli ultimi dieci anni la computer grafica da un lato e il fenomeno degli anime dall'altro ha rilanciato il mercato trasformando alcuni autori in vere e proprie star, capaci di guadagnare quanto un calciatore o una star hollywoodiana. Cosa ci riserveranno i prossimi cento anni? Non lo so, in un mondo che lascia poco spazio ai sogni il cinema disegnato sembra mostrare altri mondi possibili, dove ancora c'è posto per i valori e i buoni sentimenti, un mondo dove gli eroi esistono di per sé, vivono in quella dimensione un po' come i personaggi dei romanzi, imprigionati nelle pagine di un libro ma liberi e intensi a volte più delle persone reali, forse perché in essi riuniamo i valori in cui crediamo, le nostre battaglie, le nostre speranze. Il fumetto e il cinema sono le espressioni artistiche che meglio rappresentano il nostro tempo, tanto da aver contagiato e rivoluzionato il resto della cultura del Novecento. Il cartone animato li raggruppa entrambi, difficile pensare a qualcosa di più contemporaneo. Buon compleanno, dunque.

sayaka

 

postato da: Iburo alle ore 21:32 | Permalink | commenti (6)
categoria:cinema, fumo di china