giovedì, novembre 29, 2007

Ultimamente giro per blog e sento di tanta gente che è depressa per il lavoro, perché non gli piace quello che fa, perché non si trova bene nell'ambiente lavorativo, perché non sa quanto durerà. E ora la capisco, perché prima arrivavo al lavoro e uscivo senza che mi accorgessi del passare del tempo, adesso non vedo l'ora di andarmene, sempre sotto tensione. E come se non bastasse, conosco molte persone che o fanno qualcosa che non c'entra niente con il loro settore, gli studi che hanno fatto, le loro propensioni, o lavorano nel loro campo e ne sono delusi. Insomma, che cosa è diventato il lavoro, oggi? Tutti sembrano lì pronti a far minestra di te, ti fanno sentire come se non contassi niente e non sapessi fare niente, e tu pensi solo a cosa sei stato costretto a lasciare o avresti voluto fare. Oggi si inflaziona il lavoro anche nel parlarne, tutti fanno la morale, predicano bene, ma poi nessuno è contento. E parla solo chi è bello coccolato e al sicuro.

 Domani devo entrare a lavorare? Mah, non saprei, mi verrebbe voglia di non andarci, alzarmi magari alla stessa ora, ma poi andare in giro a farmi una bella passeggiata, prendermi un caffé. Ci sono problemi più seri, cose importanti davvero, cose di cui mi piacerebbe preoccuparmi, per cui vale la pena stare male.

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categoria:altre cose che faccio
martedì, novembre 27, 2007

Ancora una volta la scrittura sta seguendo il suo corso. Il romanzo che ho cominciato un mese fa, dal titolo Lacrima d’angelo, sta assumendo connotazioni diverse da quelle che avevo previsto e si profila l’eventualità che diventi uno dei capitoli del ciclo Storie di altri mondi, di cui per ora ho terminato (e pubblicato) un solo titolo, Aurora d’Inverno. So che c’è gente che quando sente parlare di fantasy o di narrativa fantastica in generale storce il naso, ma in questo periodo è ciò di cui ho bisogno, per numerose suggestioni e sensazioni che ho vissuto. Inoltre, sotto Natale mi capita spesso di scrivere romanzi di questo tipo, difatti tutti gli altri libri li ho cominciati a scrivere a dicembre. Il problema è, che poi, le storie si insabbiano e ci metto un poco a disincagliarle, a volte anni. Difatti ho parlato mesi fa a Magnetica Edizioni degli altri romanzi e non li ho ancora finiti. La colpa è anche della poca fiducia nell’editoria, che in certi momenti si dimostra inaffidabile, e capita che le numerose idee che si affollano nella testa sfumino come nebbia sotto il sole, restino lì in attesa di essere riprese.

 Però l’idea di completare questa serie di romanzi non l’ho ancora accantonata, anche perché il secondo e il terzo sono già ampiamente avviati e l’ultimo è a pagina 30. Chissà che un giorno non possa realizzare questo progetto che mi porto dietro da un po’ di anni.

 Questo romanzo ha come protagonista un giovane terrestre che viaggia tra i mondi per ritrovare la sua amata rapita da un demone. Ad accompagnarlo nel suo viaggio sarà una ragazza dalle capacità insolite, un’agente di consulenza magica, e altri singolari personaggi. Spero presto di potervi dare maggiori dettagli.

domenica, novembre 25, 2007

Ieri è stato un sabato diverso dal solito, per la prima dello spettacolo I maltrattanti, tratto dal mio racconto Non farmi male. Molto liberamente, premetto, del mio racconto c'era poco, ma è meglio così, gli attori sono stati capaci di dire ciò che ho cercato di esprimere in forma diversa. Bello davvero, bravi tutti, considerando che non sono attori professionisti, e che hanno saputo toccare corde delicate, visto che il dibattito che è seguito è stato molto acceso. Sì è parlato del rapporto uomo/donna e della questione della violenza, che si è fatta vedere come bilaterale, benché qualcuno abbia voluto mostrare solo la donna come vittima, che non era l'intento della serata. Intanto perché gli attori sono "maltrattanti" veri, con situazioni difficili alle spalle, ma che hanno saputo parlarne e fare qualcosa per parlarne, e poi perché è emerso come anche l'uomo possa subire violenza, sebbene in forma diversa. Ieri c'erano almeno 200 persone, di sabato sera, a parlare di violenza fino alle undici, no discoteca, no feste, no birreria o pizza con gli amici o cinema! Ringrazio particolarmente i numerosi amici che hanno partecipato, circa una trentina, con molti dei quali dopo lo spettacolo e il dibattito sono andato a bermi qualcosa nel bar della Cascina. E lì si è parlato ancora a lungo e si è tirato fino alle due.

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martedì, novembre 20, 2007

SABATO 24 novembre

 ORE 21

Cascina Roccafranca

Via Rubino 45 - Torino

I maltrattanti

 

Interpreti:

FRANCO Tozzi, ROBERTO Illario, ROBERTO Poggi,

IVANO Avella, ANDREA Ricci, FRANCO Muzzarelli ,PAOLO Nalli

 

Da un racconto di Alessandro Del Gaudio

-:-

Ecco finalmente andare in scena la piece teatrale ispirata a un mio racconto a cui mi ero dedicato a luglio. Questo è il primo appuntamento. L'argomento è, tra gli altri, la violenza sulle donne e l'incomunicabilità tra i sessi.

Ecco l'incipit del racconto:

Si incontrarono anche quella sera come tutte le settimane, in sette, come sempre.

 I primi ad arrivare furono Ivano e Aldo, che per prima cosa presero possesso del biliardo e si misero a fare qualche tiro. Il tavolo era vicino alla finestra, la strada illuminata flebilmente dai lampioni era ben visibile. A metà partita due uomini apparvero oltre i cespugli, riconobbero subito Andrea e Franco che arrivavano insieme, il primo, esagitato come sempre, che stava esponendo qualche sua questione a Franco, il quale ascoltava in silenzio con le mani nelle tasche; non sembrava mai prendere posizione, solo ascoltare quella degli altri, come se non gli importasse granché. Stavano ancora parlando quando entrarono nel circolo.

 “Ma come si chiamava?”, faceva Andrea paonazzo.

 “Non è il caso che ti sforzi”, rispose Franco. “Che importanza può avere il nome, è il fatto che conta”.

 “Quale fatto?”, volle sapere Aldo, mettendo la numero 4 in buca di fronte a un allibito Ivano.

 “Non l’avete sentito? Nel parco qui vicino una donna è stata stuprata, la scorsa notte”.

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giovedì, novembre 15, 2007

Credo che vivere in una città significhi legarsi in modo particolare a dei luoghi, come se si fosse adottati da loro o, al contrario, li si adottasse nel proprio spirito. Sorvolando sul Piemonte, che quest'anno ho scoperto di amare terribilmente, ci sono luoghi intorno a me che non posso non guardare con un occhio privilegiato:

1) Venaria e il Parco della Mandria, il primo dove lavoro, il secondo un vero paradiso a due passi dalla città in cui è possibile ammirare arte e natura

2) Rivoli, dove forse a marzo mi trasferirò, un luogo di transito tra Torino e le sue valli, dove si respira l'aria della metropoli in una tranquillità quasi campagnola

3) San Salvario, il quartiere dell'immigrazione dove convive gente di tutto il mondo, con le sue strade popolari, piene di chiese e ristorantini, di locali e artisti, dove sorgono la sinagoga e il tempio valdese, il Valentino con i suoi castelli e la stazione liberty di Porta Nuova

4) Moncalieri, altra città della cintura, proprio dietro la collina di Torino, dove si respira un'aria raccolta

Castello di Moncalieri

5) San Donato, quartiere operaio dove sono sorti molti gioielli liberty e ottocenteschi, a ridosso di Corso Francia e Piazza Statuto

Campanile Nostra Signora del Suffragio, via San Donato

6) Borgo Vittoria, casa dolce casa, quanti ricordi

Via Chiesa della Salute, via principale del quartiere.

7) Quadrilatero Romano, se proprio devo andare a passare la serata in un luogo "in", preferisco venire qui, tra locali multietnici, caffé arabi e dehors, all'ombra della Porta Palatina e della Consolata. Quando ho pubblicato il mio primo romanzo, venivo spesso qui con gli amici

8) Collina di Torino, secondo me è un luogo magico, dove c'è sempre qualcosa di insolito che si nasconde tra le ville metafisiche, mentre dalle terrazze Torino sembra potersi toccare con un dito

9) Coazze, inutile dire che qui c'è una persona che amo molto e che ci metterò un po' a ripassare da queste parti senza non sentirmi tremare. Solo per questo.

10) Chieri e dintorni, un posto dove ho passato molte sere con alcuni miei amici. Chieri è bellissima, ci torno sempre con piacere, ma mi piace perdermi nei dintorni, tra ciliegi e vigneti, cascine e cappelle.

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martedì, novembre 13, 2007

Ho scoperto che so far ridere. Anche quando non sono al massimo della forma, non mi riesce proprio di mostrarmi triste con gli altri, rido, cerco la battuta, mi maschero di un'allegria che non sempre ho. Non so perché lo faccio, forse per lo stesso motivo per cui sto sempre a scusarmi e non dovrei. Adesso che ho compiuto 33 anni mi domando che cosa mi ha lasciato il mio spirito goliardico: lo ammetto, so tirare su la serata agli altri, porto il buon umore, a volte mi escono delle frasi che fanno sbellicare, e non so neanche come. Molti  mi hanno detto che dovrei fare il cabarettista. Almeno metterei in tasca un po' più di soldini, più di quelli che intasco con carta penna e calamaio. Ci vuole poco, in questo paese. Ma ho la netta sensazione che la gente si stanchi anche di chi sa far ridere e, a lungo andare, anche chi sa far ridere si stanca di esserne capace. Perché vedo in giro gente corazzata nella sua diffidenza, musona, che a malapena si accorge degli altri e ne considera l'esistenza, eppure questa gente piace, trova lavoro, si sposa, mette su famiglia, pur restando musona fino alla tomba. E io invece rischio di passare per uno con cui non si può parlare sul serio, un tipo poco affidabile, un comico. E dentro la gente non sa neanche come mi senta.

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categoria:tra me e me
mercoledì, novembre 07, 2007

Oggi mi sono successe due cose importanti. Intanto ho firmato il contratto full-time, che se non mi farà guadagnare grandi cifre (tra gli 800 e i 900 euro al mese), comunque mi garantirà un po' di continuità, almeno per tre anni. La scelta è stata motivata da alcuni fattori: intanto è comodo l'orario, che mi permette di uscire da lavoro alle 17 e non tornare a casa troppo stanco per fare altro. Poi è fisso. E' a Venaria, e lavoro dentro la Reggia, da una finestra vedo il Parco della Mandria, dalla porta a vetri il cortile del palazzo. Con il treno metropolitano della GTT ci metto venti minuti ad arrivare a casa. Insomma, ho deciso di provare, attualmente non avevo altro tra le mani. In più oggi ho registrato l'ultimo esame sul libretto e quindi devo finire la tesi e mi laurerò. Bello, no? Finalmente l'incubo degli esami è finito. Mi è bastata un'altra scena all'Università stamattina per non vedere l'ora di chiudere la pratica: studenti che aspettano fuori dalla porta dell'ufficio del docente per dare l'esame e lui che esce spazientito e fa: "ne passo solo uno. Chi di voi ha più urgenza?" Bello stronzo!

Non vedo l'ora di finire. E intanto sto anche pensando di trovare qualcuno con cui dividere le spese per un affitto. Oggi o si fa così o non si fa.

Per vedere il nuovo posto in cui lavoro, ecco un sito:

http://www.lavenaria.it

Rifatevi gli occhi!!!

Parco Alto, veduta

 

 

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categoria:tra me e me, altre cose che faccio
giovedì, novembre 01, 2007

Da ieri mi sembra di essere piovuto nell'ennesimo limbo lavorativo di questi anni e a guardarlo bene non fa per niente piacere. Dopo due anni di lavoro nelle biblioteche mi trovo costretto a lasciare perdere e, da martedì, cambiare completamente lavoro per farne uno meno gratificante ma meglio retribuito. In sostanza mi hanno proposto di lavorare alla Reggia di Venaria Reale, nella segreteria delle prenotazioni, o full-time per le scolaresche o part-time per i gruppi, e non so cosa fare. Nel primo caso avrei un orario comodo, lunedì-venerdì, 9-17, ma rinuncerei a lavorare nelle biblioteche, perché sarebbe un impiego a tempo indeterminato. Nel secondo caso lavorerei su 25 ore, con fissi sabato e domenica per guadagnare la metà, quindi poco, ma potrei tenere un piede in biblioteca e magari andare avanti con un tempo parziale fisso e l'altro, almeno per ora, no. Va precisato che dalla biblioteca di Soprintendenza non mi è stato ancora rinnovato il contratto e non si sa quando potrebbero, quindi è normale che stia valutando di accettare il full-time. In fondo lavorerei per una coperativa che ha molti appalti nelle biblioteche, quindi chissà che un giorno... Ma cambierei completamente lavoro e tornerei a essere il quasi nulla professionale che ero quando lavoravo nei call center. E quindi i dubbi sono tanti, e devo dare una risposta domani...

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