Quella ragazza poteva avere vent’anni, era molto più giovane di lui, ma Ruffo giurò di non aver mai visto qualcosa di altrettanto bello in tutta la sua vita.
Di riflesso gli tornò in mente Rebecca, ma persino la sua bellezza impallidiva al confronto. E poi perché pensare a Rebecca? L’aveva già fatto troppo.
La ragazza lo guardò incuriosita, ma non disse niente.
Leonardo prese un fazzoletto dalla tasca dai pantaloni e glielo porse. Lei si fece un po’ sospettosa, ma lo accettò e cominciò a pulirsi il viso.
“Se vuoi che qualcuno ti aiuti dovresti uscire da qui e andare dove c’è un po’ più di luce”, le consigliò.
Proprio in quel momento l’accendino si spense. Poi, con una scintilla tornò la fiammella. La ragazza non si era ancora stancata di lui.
La prese delicatamente per un braccio e l’aiutò a rimettersi in piedi. Lei si lasciò condurre fuori da quel viottolo buio. Zoppicava, ma sapeva che poteva appoggiarsi alla sua spalla. Quando furono sotto il lampione che dava sulla strada principale tirò un sospiro di sollievo.
Ruffo poté guardarla meglio. Era ancora più bella, un angelo triste in giubbotto di jeans, minigonna e reggicalze strappati.
“Come ti chiami?”, le chiese.
Lei rifletté un po’ prima di rispondere.
“Alice”, disse poi, rivelando una voce più adulta di quanto lui immaginasse.
“È il tuo vero nome?”, volle sincerarsi.
“È il nome con cui mi hanno sempre chiamata”, rispose lei, un po’ indispettita.
Tratto da Tenebra di Luce
...quando ho scritto questo romanzo, alcuni anni fa, non avrei immaginato che mio fratello avrebbe deciso di chiamare così mia nipote. Non vedo l'ora che sia marzo...
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