Dobbiamo essere di nuovo in tempi di corporazioni, dove nessuno ha da imparare dagli altri, basta dare una ventina di esami, frequentare il proprio ambiente e voit là, hai tutto quello che ti serve. Concertisti che se la suanano con i musicisti, ballerine e ballerini che si fidanzano, biologhe che calcolano solo chi sa che un orbettino non è un serpente. Penso alle guide della Reggia, tutte laureate in Storia dell'Arte o Storia, se esci dall'Accademia di Belle Arti non conti niente. Non mi sono ancora laureato e giù penso che magari per qualcuno prendersi una laurea in Lettere è uno scherzo, mica come uscire dal Politecnico. Tanto tutti scrivono oggi, tutti lavorano nell'editoria e per firmare un articolo sul giornale basta avere il nome. E visto che chi esce dall'Università non è tenuto a sapere la Divina Commedia a memoria, essere laureati in Lettere Moderne non è che ti dia tutta questa preparazione. Non è proprio così ma, fatto sta, io il 12 finisco. Non so come, ma finisco, un quarto d'ora per dire due cose sulla mia tesi e chiudo la partita. Ce ne ho messi di anni, ma alla fine ci sono riuscito. Cosa mi resta? Cosa sono diventato? Ho dato esami così diversi l'uno dall'altro che mi domando tecnicamente che tipo di preparazione mi abbia dato questa facoltà che non avrei potuto ricevere da autodidatta, leggendo un po' di libri. i miei esami sono stati, nell'ordine: Grammatica Italiana (prof.ssa Mortara Garavelli), Semiologia (prof. Ferraro), Storia della Lingua Italiana Moderna e Contemporanea (prof. Nemesio), Storia delle Religioni (prof. Filoramo), Geografia Linguistica (prof. Massobrio), Antropologia Sociale (prof. Viazzo), Semiotica del Testo (prof. Nemesio), Storia della Critica Letteraria (prof. Ficara), Filologia Italiana (prof.ssa Vincenti), Storia Medievale (prof. Sergi), Storia e Critica del Cinema (prof. Tomasi), Storia Moderna (prof. Ricuperati), Letteratura Italiana (prof. Ficara), Storia della Lingua Italiana (prof.ssa Pregliasco), Lingua e Traduzione Inglese (prof. Borgogni), Laboratorio di Informatica (prof. Console), Laboratorio di Scrittura (prof.ssa Soletti), Biblioteconomia Generale (Prof. Messina), Lingua e Traduzione Spagnola (prof.ssa Pangallo). Alcuni sono stati più difficili di altri, per superarli non bastava dimostrare di aver studiato. Peraltro, l'Università non ha tenuto minimamente conto dei miei risultati al di fuori di Palazzo Nuovo, aver pubblicato romanzi ed essere diventato bibliotecario non mi ha permesso di ottenere crediti formativi gratuitamente, cosa che in un paese in cui si regalano lauree ad honorem a ogni piè sospinto potrebbe far storcere il naso. Però almeno posso dire che nessuno mi ha regalato niente. So già che quando avrò finito mi resterà un pezzo di carta, che mi sforzerò di far valere anche se nessuno saprà cosa farsene, ma almeno potrò dire che alla fine sono riuscito a finire. Non sono molti quelli che c'avrebbero scommesso. A pensarci bene, non è stata proprio una passeggiata, anche se, forse, tornando indietro, non avrei fatto l'Università o, magari, avrei scelto un altro percorso di studi. Pochi rimpianti, ad ogni modo. Adesso voglio godermi solo la sensazione di aver finito: niente più code in segreteria, aule affollate, docenti sclerati e indisposti, militanti politici e intellettuali del cazzo, anche se un po' di tutto questo c'è anche fuori, nella vita di tutti i giorni, e gli esami non finiscono mai, bisogna sempre dimostrare di avere imparato la lezione.

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