giovedì, gennaio 31, 2008

Dobbiamo essere di nuovo in tempi di corporazioni, dove nessuno ha da imparare dagli altri, basta dare una ventina di esami, frequentare il proprio ambiente e voit là, hai tutto quello che ti serve. Concertisti che se la suanano con i musicisti, ballerine e ballerini che si fidanzano, biologhe che calcolano solo chi sa che un orbettino non è un serpente. Penso alle guide della Reggia, tutte laureate in Storia dell'Arte o Storia, se esci dall'Accademia di Belle Arti non conti niente. Non mi sono ancora laureato e giù penso che magari per qualcuno prendersi una laurea in Lettere è uno scherzo, mica come uscire dal Politecnico. Tanto tutti scrivono oggi, tutti lavorano nell'editoria e per firmare un articolo sul giornale basta avere il nome. E visto che chi esce dall'Università non è tenuto a sapere la Divina Commedia a memoria, essere laureati in Lettere Moderne non è che ti dia tutta questa preparazione. Non è proprio così ma, fatto sta, io il 12 finisco. Non so come, ma finisco, un quarto d'ora per dire due cose sulla mia tesi e chiudo la partita. Ce ne ho messi di anni, ma alla fine ci sono riuscito. Cosa mi resta? Cosa sono diventato? Ho dato esami così diversi l'uno dall'altro che mi domando tecnicamente che tipo di preparazione mi abbia dato questa facoltà che non avrei potuto ricevere da autodidatta, leggendo un po' di libri. i miei esami sono stati, nell'ordine: Grammatica Italiana (prof.ssa Mortara Garavelli), Semiologia (prof. Ferraro), Storia della Lingua Italiana Moderna e Contemporanea (prof. Nemesio), Storia delle Religioni (prof. Filoramo), Geografia Linguistica (prof. Massobrio), Antropologia Sociale (prof. Viazzo), Semiotica del Testo (prof. Nemesio), Storia della Critica Letteraria (prof. Ficara), Filologia Italiana (prof.ssa Vincenti), Storia Medievale (prof. Sergi), Storia e Critica del Cinema (prof. Tomasi), Storia Moderna (prof. Ricuperati), Letteratura Italiana (prof. Ficara), Storia della Lingua Italiana (prof.ssa Pregliasco), Lingua e Traduzione Inglese (prof. Borgogni), Laboratorio di Informatica (prof. Console), Laboratorio di Scrittura (prof.ssa Soletti), Biblioteconomia Generale (Prof. Messina), Lingua e Traduzione Spagnola (prof.ssa Pangallo). Alcuni sono stati più difficili di altri, per superarli non bastava dimostrare di aver studiato. Peraltro, l'Università non ha tenuto minimamente conto dei miei risultati al di fuori di Palazzo Nuovo, aver pubblicato romanzi ed essere diventato bibliotecario non mi ha permesso di ottenere crediti formativi gratuitamente, cosa che in un paese in cui si regalano lauree ad honorem a ogni piè sospinto potrebbe far storcere il naso. Però almeno posso dire che nessuno mi ha regalato niente. So già che quando avrò finito mi resterà un pezzo di carta, che mi sforzerò di far valere anche se nessuno saprà cosa farsene, ma almeno potrò dire che alla fine sono riuscito a finire. Non sono molti quelli che c'avrebbero scommesso. A pensarci bene, non è stata proprio una passeggiata, anche se, forse, tornando indietro, non avrei fatto l'Università o, magari, avrei scelto un altro percorso di studi. Pochi rimpianti, ad ogni modo. Adesso voglio godermi solo la sensazione di aver finito: niente più code in segreteria, aule affollate, docenti sclerati e indisposti, militanti politici e intellettuali del cazzo, anche se un po' di tutto questo c'è anche fuori, nella vita di tutti i giorni, e gli esami non finiscono mai, bisogna sempre dimostrare di avere imparato la lezione.

postato da: Iburo alle ore 20:46 | Permalink | commenti (11)
categoria:ricordi, luoghi, tra me e me, altre cose che faccio
lunedì, gennaio 21, 2008

Non ricordo se eravamo vicino alla Fontana di Trevi o in Piazza di Spagna. Era la Roma della 4a liceo, quella città che avevo visto solo una volta, a otto anni, e in cui ero tornato in gita scolastica. Forse non lo sai, ma in albergo noi ragazzi parlavamo delle ragazze che ci piacevano, fantasticavamo di dove avremmo voluto portarvi, del giorno dopo: "Domani vado da lei e glielo dico", dicevamo, ognuno lo diceva ma nessuno aveva il coraggio di farlo. Ricordo che un mio amico aveva persino ricevuto l'invito da una ragazza della quinta di farsi la doccia insieme e lui aveva detto che ci sarebbe andato, che non poteva mancare e dopo tanto parafrasare era uscito dalla camera. Era tornato un'ora dopo senza aver combinato niente, inventando un sacco di scuse. Queste erano le gite al liceo, in testa sempre le solite cose, anche nella città eterna. Eppure il fascino delle rovine e dei grandi artisti riempiva l'aria, dove mi giravo c'era storia che mi parlava e mi perdevo in continue sindromi di Standhal, mille evasioni in un secondo in cui mi smarrivo.

 E poi quella sera, una gelateria aperta, i sanpietrini bagnati dalla pioggia del pomeriggio, il rumore dell'acqua, noi che andiamo a prenderci un cono gusto cioccolato e stracciatella, io che mi offrivo di pagartelo. E tu che non capivi perché, sorridevi e cercavi di dirmi di no. Ma non potevi fermarmi, non potevi impedirmelo. Non eravamo tra i banchi di scuola, dove tornavo ad essere il ragazzo taciturno e distratto, non sarebbe stata la stessa Roma senza di te.

Chissà perché mi sei tornata in mente proprio oggi, mentre lavoravo con gli occhi incollati al computer, la complicità di quei giorni che ci fece un po' avvicinare, i profumi di una primavera lontana da tutto e tutti. Ho ripetuto il tuo nome tra le labbra, poi mi sono accorto che non ero lì, che erano passati 16 anni, e tu chissà dov'eri. Ho sorriso, mi è venuta voglia di mangiare un gelato, e fuori c'era la nebbia ed era gennaio.

 

postato da: Iburo alle ore 23:34 | Permalink | commenti (11)
categoria:ricordi, luoghi, questioni di cuore, con mp3
sabato, gennaio 12, 2008

Questo test ha messo in luce alcune verità su di me, in linea di massima c'ha azzeccato abbastanza. Da quello che emerge delinea la mia personalità che ama la variabile ma non l'imprevisto, che ama essere intuitiva nella creatività più che nella pratica. Questo fa emergere in me lati buoni e meno buoni, mi accorgo spesso di perdermi in un bicchiere d'acqua e di distrarmi facilmente, di non amare particolarmente l'ordine, ma molto di più l'armonia, che sono due cose a volte molto diverse.

 Chissà, magari sono molto diverso da quanto vi aspettavate. Intanto qui sotto c'è il risultato. Se volte sottoporvi a questo test, lo trovate qui:

http://www.altamira.it/html/test_psico/test.asp?cmdG=I

 

Tipo ENF

 

 

Questo tipo motivato dalle novità dalle possibilità che la sua intuizione riesce a cogliere. E' curioso, entusiasta e pieno di interessi. Ha molti amici che lo apprezzano per le sue doti. E' empatico, spesso divertente, capace di capire le motivazioni delle persone. E' anche sensibile ai bisogni e ai sentimenti degli altri che spesso riesce a captare o a anticipare. Generalmente ama circondarsi di persone piuttosto che rimanere da solo. Attribuisce molta importanza al calore dei sentimenti ed è molto leale nei confronti dei suoi amici. E' una persona sensibile che rischia a volte di prendere le cose in maniera troppo personale. E' sensibile agli elogi di cui ha occasionalmente bisogno. Cerca di evitare le situazioni che comportano delle tensioni: fa fatica a sopportarle, a meno che non riesca a vederle come un problema interessante da risolvere. Ama infatti, come tutti i tipi intuitivi, affrontare e risolvere i problemi. Ai suoi occhi non c'è niente che non abbia una qualche soluzione! E' dotato di molta fantasia e immaginazione e riesce spesso a trovare delle soluzioni brillanti e originali. E' indipendente e non è un conformista. Difficilmente si lascia impressionare dall'autorità dalle regole. Anzi, spesso usa la sua creatività per aggirare le regole se le considera inutili o superflue! La sua funzione inferiore è la sensazione. Questa situazione lo espone al pericolo di non avere i piedi per terra. Ha una gran quantità di idee ma può non essere in grado di valutare se sono realistiche e realizzabili. La sua incuranza nei confronti dei dettagli e dei fatti concreti può portarlo a essere disordinato e a non trovare quello che cerca. Non è generalmente una persona precisa. Detesta la routine e le procedure complicate. Appena una cosa diventa ripetitiva, ha tendenza ad annoiarsi. Ha quindi bisogno di variare le sue attività. Appoggiandosi più al sentimento che non al pensiero, questo tipo rischia di non dedicare tempo sufficiente all'analisi dei problemi, saltando troppo rapidamente alle conclusioni e andando incontro a degli errori. Sul piano del lavoro è più adatto ad avviare dei progetti che a stabilizzarli o consolidarli. E' comunque spesso una persona molto dotata, in grado di fare bene quello che le interessa. Sul piano delle relazioni di lavoro non incontra particolari difficoltà. E' un entusiasta, nteressato ai rapporti interpersonali e sa trattare con le persone.

 

postato da: Iburo alle ore 19:11 | Permalink | commenti (10)
categoria:tra me e me
martedì, gennaio 08, 2008

Ti osservo mentre cerchi il tuo cellulare senza perdere il tuo autocontrollo, la borsa che sembra un pozzo pieno di tesori, ma in cui non si trova solo quello che cerchi. Poi finalmente il diabolico aggegio esce allo scoperto, lo porti all'orecchio e rispondi: "da?" Accento straniero, russa, ti immergi in una conversazione di cui non capisco niente ma mi piace immaginare, poi attacchi e torni al tuo silenzio, al tuo sguardo imperscrutabile e apparentemente lontano. Dispiace vedere che un uomo sulla sessantina cerca una scusa per avvicinarti, sei bella, non ci vuole molto a capire che ha i testosteroni alle stelle, e tu gli rispondi in italiano senza rassegnazione, dici poche parole per non incoraggiarlo, così finalmente, dopo un paio di approcci decide che è meglio lasciarti in pace. Almeno adesso puoi tornare ai tuoi silenzi di ghiaccio. Però, penso, una volta non sarebbe mai potuto succedere di vederti sulla metropolitana di sabato mattina, osservare la tua bellezza straniera non sarebbe stato possibile, adesso sei qui, guardi oltre il finestrino la prossima stazione che si avvicina: Racconigi. Il treno si ferma. Ti alzi e scendi, con passo sicuro e lo sguardo basso, ti vedo allontanare mentre la scala mobile di porta verso la superficie. Il mondo che cambia sei anche tu, penso.

 "Prossima stazione: Rivoli. Next station: Rivoli". Mi alzo. E' la mia.

Immagine

postato da: Iburo alle ore 20:26 | Permalink | commenti (5)
categoria:luoghi, incontri
venerdì, gennaio 04, 2008

In questi giorni in cui di vacanze ne ho visto ben poche, perché a parte i festivi di altri giorni non me ne hanno dati, ho dovuto inventarmi un modo per evadere dalla clausura forzata in un solo posto, in questo stambugio dove si fanno prenotazioni senza neanche un attaccapanni dove appendere le giacche.

 Per cui tornato a casa, tutti i giorni mi sono inventato dei modi per scappare, e l’ho trovato nel cinema. Sono giorni che guardo film a iosa, Ferro 3, Dopo Mezzanotte, Chinese Box, Saturno contro… Un modo per andare via con la mente e non ripensare che tornare qui significa restare nello stesso posto per sette ore e mezza, con solo mezz’ora di pausa, in più quasi non retribuita.

 Come se non bastasse mio fratello ha installato sul computer Google Earth e ne approfitto per “girare un po’ il mondo”, partire da casa mia e in un attimo tornare a vedere i posti in cui sono stato, altri in cui mi piacerebbe andare, le Piramidi di Giza, la baia di Hong Kong e quella di Sydney, il fiordo di Oslo.

 Tutto in un solo click, pur di non restare mai fermo nello stesso posto, attendendo qualche cambiamento.

postato da: Iburo alle ore 14:12 | Permalink | commenti (4)
categoria:cinema, luoghi, altre cose che faccio
martedì, gennaio 01, 2008

Vorrei presentarmi al loro arrivo prima che atterrino, pensare che ne torneranno molti e che non si aspetteranno di trovarmi lì, o forse sì. Controllare il tabellone degli arrivi, l'ora e l'uscita, la compagnia e la provenienza. Arriveranno da molto lontano o da un posto ad appena un'ora di volo da casa? A volte l'unica cosa che vuole chi torna è trovare qualcuno ad attenderlo, qualcuno che lo accolga con un sorriso e lo abbracci. Quanto amore c'è in un ritorno e in un incontro... E io vorrei essere l'unico con cui ricongiungersi, per tutti quelli che conosco, dai più giovani ai più anziani.

 Osservo le altre persone che aspettano, immagino che facce faranno i loro amici vedendoli all'imbarco, cosa si diranno. Immagino come si sono conosciuti, che ruolo hanno ciascuno nella vita degli altri, che tipo di vita conducono.

 E così rifletto su un anno che è passato, sulle cose che ho fatto e vissuto, sui miei stati d'animo, sulle persone che l'hanno caratterizzato. Un anno che è andato e uno nuovo appena cominciato, e i miei amici che tornano, che presto atterreranno e rientreranno nella mia vita, torneranno a riempirla e a indirizzarla, a ispirarla. E tutto sarà come prima. Arriveranno dai cinque continenti, da città molto diverse tra loro, porteranno tante storie nel cuore da raccontare, immagini nella memoria, foto da far vedere agli amici. Torneranno per ricominciare ciò che hanno lasciato in sospeso prima della partenza, qualcuno felice di farlo, altri tristi o dispiaciuti, ma è la vita che va avanti. E un anno nuovo è arrivato.

 A volte mi chiedo se l'amore esiste, poi penso che negli aeroporti c'è, quando lasci il cielo e torni con la testa per terra, ritrovi la dimensione umana dopo ore sospese in aria, riprendi contatto con un mondo poco prima visto solo dall'alto. Ritrovi la tua città, la tua identità, la tua memoria.

 Aspetto e osservo, sento la voce nell'altoparlante annunciare il primo volo che atterra, mi preparo. Faccio mente locale su chi troverò oltre la porta degli imbarchi, penso a cosa succederà quando lo reincontrerò, come reagiremo. Sarà il primo incontro del nuovo anno, un anno che comunque andrà sara unico.

 Aspetto chi, forse, mi aspetta.

postato da: Iburo alle ore 19:12 | Permalink | commenti (5)
categoria:amici, incontri, questioni di cuore, tra me e me