mercoledì, febbraio 27, 2008

Oggi sulla Stampa ho letto che la situazione nei callcenter sta cambiando. Che non è più come una volta, quando il contratto degli operatori in cuffia era lo stesso dei metalmeccanici, che ci sono stati gli aumenti e la regolarizzazione professionale, e quasi quasi non è poi male lavorare in un callcenter. A parte il fatto che io alla Reggia di Venaria lavoro con un contratto da metalmeccanico, per cui la Stampa si informasse prima di dire che non è più così, e prendo se va bene 900 € al mese; ma stiamo parlando del lavoro dove si ripetono sempre le stesse cose per almeno cento volte al giorno, dove o si è una macchina promozionale o un ufficio reclami e spesso non si ha il permesso neanche di andare in bagno? Ma il giornalista che ha scritto 'sto articolo ha mai lavorato in un callcenter, tanto da credere nella sua utilità? Tanto da arrivare a sostenere che se una volta si lavorava in fabbrica oggi si lavora qui, nelle fabbriche del telemarketing? Una volta chi lavorava in fabbrica lo faceva perché non aveva la formazione adatta per lavorare altrove e spesso un'occupazione da operaio era il meglio che potesse capitargli, soprattutto dopo che i sindacati si sono messi all'opera. Nei callcenter spesso si entra tramite agenzie interinali, quando va bene, se no tramite cooperative, di sindacati non se ne vede neanche l'ombra e spesso chi ci lavora ha le carte in regola per avere un buon posto ma non il paraculo, per cui si rassegna a lavorare in un posto del genere,  a vendere aria fritta o prendere insulti via etere, e magari anche sfoderando la conoscenza di tre o quattro lingue. Ecco qual è la realtà dei callcenter, quella in cui malgrado tutto si rischia di riprecipitare un po' come in un brutto vizio, uno di quelli che fa male e ti logora, ma non puoi proprio non ricascarci. Solo che certi vizi non portano nessun benessere momentaneo, solo tanta frustrazione.

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categoria:dibattiti
venerdì, febbraio 22, 2008

Martedì scorso ho visto l'atteso film di Grimaldi, che quasi viene da dire essere più di Nanni Moretti, ma non è suo, perciò. Di Moretti c'è la sceneggiatura, lo stile, la recitazione inimitabile, che non sarà mai impeccabile, ma è inconfondibile. E in clima culturale in cui di vero e originale c'è davvero poco, Moretti è sempre lui, e lui soltanto. Solo con lui si può sentire parlare di cose importanti eppure non poter non ridere di fronte a certe sue reazioni. Eppure in questo film Moretti io l'avrei abbracciato, perché è davvero di una tenerezza pazzesca. Immaginate poi il personaggio, quest'uomo che perde la moglie (non rivelo niente, basta vedere 5 minuti di film) e invece di tentare il suicidio, sniffare coca, piangere, fare discorsi smozzicati e bere whisky a tutto spiano, come farebbe una star di Hollywood, si siede sulla panchina davanti alla scuola della figlia e aspetta che la bambina esca. E intanto incontra i suoi colleghi di lavoro, suo fratello e sua cognata, i vicini che vanno a confidarsi con lui, lo invitano a casa a mangiare, lo guardano da lontano. Diventa una celebrità, sempre impassibile, perso nei suoi pensieri e in un'attesa senza risposte, ma che evidentemente alla fine qualche dubbio te lo toglie. Mettiamola così, tutto il senso del film si può concentrare nella scena forse più famosa, quella in cui Moretti dice a Gassman: non sto fermo, io mi muovo. E se vogliamo è così, il personaggio si muove anche stando fermo, perché fa muovere il mondo attorno a lui, sono gli altri che sanno che è lì e vanno a cercarlo.

 Cosa dire poi della scena di sesso. Chissenefrega va bene? Basta? ma quale scomunica! Quancuno mi venga a dire che il film si ricorda per quella scena, forse un po' forte, ma in confronto a certi amplessi di Eyes Wild Shut e Lussuria fa ridere. E il senso del film è un altro.

 Quel eroe seduto è l'uomo che vorrei essere, uno a cui non importa niente di fusioni miliardarie e posizioni vantaggiose, che pensa solo alle cose davvero importanti della vita: il rientro a casa, il contatto con gli amici, la possibilità di dire qualcosa che possa sostenere gli altri, il sorriso di tua figlia, il ricordo del tuo amore. Un uomo per cui anche elencare le compagnie aeree con cui si è viaggiato e le case in cui si è abitato non è un dettaglio. Un uomo calmo nel caos che lo circonda.

Non so, io una bella Palma d'Oro a 'sto film glielo darei, che se tanto aspettiamo premi dai festival italiani... Oppure un bell'oscar :)

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categoria:cinema
martedì, febbraio 19, 2008

Sabato 1° marzo

ore 15

 

presso

Ecomuseo Cruto

Via Matteotti, 2 - Alpignano

(edificio della biblioteca civica)

 

Presentazione

Incontro d'Autore

 

Letture dai libri:

 

Odio di Andrea Borla

L'anima nuda di Gemma Bosio

Quarto piano di Gisella Catalano

Aurora d'Inverno di Alessandro Del Gaudio

L'ombra del Graal di Franco Nervo

 

Parteciperanno gli autori per presentare i loro libri.

 

L'iniziativa prevede anche un'esibizione musicale, la mostra dei quadri di Giorgia Audisio e un rinfresco finale.

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categoria:presentazioni, i miei libri
martedì, febbraio 12, 2008
101

Sarà che la discussione della tesi avrebbe potuto andare meglio

che il mio relatore avrebbe potuto essere ciò per cui è venuto e  non il secondo controrelatore

che prima ancora avrebbe potuto, nei mesi scorsi, seguirmi meglio, invece che andare a dire in commissione che la mia tesi aveva evidenti limiti

che poteva evitare di dire che ho scelto io di fare una tesi che invece, alla luce dei fatti, mi ha imposto lui

che il controrelatore, quello vero, che poi era una controrelatrice, poteva evitare di presentarsi con due ore di ritardo, facendomi passare per ultimo

In ogni modo, mi prendo questo

101

felice di aver presentato bene il mio lavoro, di aver visto questo giorno in cui fino a poco più di un anno fa non avrei creduto molto, di poter essere chiamato dottore, anche se sono e voglio restare ciò che sono.

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categoria:bella cosa, altre cose che faccio
sabato, febbraio 09, 2008

E' da un po' di giorni che ho voglia di Carnevale. E siamo già in Quaresima, come dire, sono sempre bastian cuntrario. Ma come si fa a non amare questa festa a cui è legato il nostro teatro, la nostra cultura, la creatività e l'ironia della nostra bella Italia? In un'epoca di buffoni che non fanno neanche ridere, ma vanno sempre di moda, non ci si interroga su coloro che tra uno scherzo e uno sberleffo facevano riflettere, attaccando il potere in nome del popolo. Le nostre maschere sono bellissime, rappresentative dei modi di pensare di questo popolo che non è unitario semplicemente perché è varipinto, e questo a volte è uno dei nostri punti di forza. Arlecchino e Pulcinella, Gianduja e Balanzone, Pantalone e Rugantino, Meneghino e Brighella, sono i volti della nostra tradizione, che c'ha regalato questa festa amata in tutto il mondo, meno che qui, si direbbe. Bastano due gocce di pioggia per annullare i tradizionali cortei in maschera, di feste non se ne parla più, niente più trombe, stelle filanti e coriandoli nelle vetrine dei negozi. Mi ricordo che quand'ero piccolo si parlava della festa di carnevale a scuola per giorni, all'oratorio si organizzava una grande festa in maschera con giochi e musica, piena di gente. Oggi c'è chi ancora cerca di organizzare queste iniziative, ma passa per antiquato e impopolare. Oggi Carnevale sembra sparito, fanno giusto vedere qualche immagine delle inimitabili maschere veneziane, ma poi tutto tace, si spengono le luci, si abbassa il sipario, e gli attori non ridono più.

   pantalone carnevale

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categoria:ricordi, tra me e me