venerdì, luglio 18, 2008

In questi giorni ho visto due film diversi ma, per certi versi complementati, che parlano di immigrazione e convivenza. Il primo è Un bacio appassionato di Ken Loach e il secondo è Bianco e nero di Cristina Comencini. Sono entrambi film che avrei voluto vedere al cinema e che si sono rivelati piacevoli, anche se forse tra le due pellicole una certa differenza di stile c'è. Un bacio appassionato, in particolare, mi ha permesso di ragionare sullo scenario europeo che negli ultimi anni si sta velocemente trasformando e nei confronti del quale, almeno noi italiani, ci stiamo facendo trovare impreparati. Dell'immigrazione si parla solo attribuendole una connotazione negativa, si fa spesso e volentieri riferimento allo strascico di delinquenza, ricettazione e spaccio che immancabilmente solleva un vespaio di polemiche pazzesco. Alle spalle di tutto questo c'è l'esigenza, da parte dei popoli più indigenti del pianeta, di costruisi un futuro in un paese più ricco e democratico. Il fatto che per molti l'Italia sia questo paese dovrebbe farci riflettere su come all'estero la nostra bella penisola non appaia affatto come una società in crisi ma anche e, soprattutto, come la possibilità in un migliore avvenire per i figli di quanti, nel loro paese, hanno conosciuto violenza, guerra e povertà. L'immigrazione da noi è un fenomeno recente, emergente direi, che sta velocemente evolvendo. Si insidia nella vita di tutti i giorni, per le strade, al supermercato, a scuola. I figli dei primi immigrati saranno sicuramente quelli che costruiranno, con quelli degli italiani, una società nuova e più rispettosa verso le diversità, più matura e aperta, insomma. Dapprima c'è la scuola, in cui tra i banchi i nostri bambini imparano a crescere e giocare con i bambini stranieri. Poi c'è l'università, che già ora sforna laureati stranieri. Poi ci sono i matrimoni misti, che per quanto complicati per inevitabili distanze religiose e culturali, possono funzionare. Insomma, l'integrazione si esprime e si propaga attraverso i normali canali della vita sociale, non c'è bisogno di costruirla inventando chissà quale formula. Le comunità, così chiuse e protezioniste, finiranno per arrendersi all'evidenza che i giovani, indipendentemente dalla lingua, dal credo e dal colore della pelle, vogliono interagire e interscambiare. Questa è la multiculturalità che amo, che in qualche anno ha trasformato interi quartieri, portando anche tante belle cose. A San Salvario tutti dicono di avere paura a uscire la sera, così come a Porta Palazzo. Però San Salvario, che ha detta del parroco don Gallo, ha più etnie dell'intera New York, è diventato un crocevia di iniziative, proposte, progetti. E vicino a Porta Palazzo, il più grande mercato all'aperto d'Europa, dove una volta si concentrava l'immigrazione meridionale, sostituita oggi da quella straniera, sorge il Quadrilatero Romano, dove ogni sera i locali più alla moda di Torino si riempiono di ragazzi provenienti da tutto il mondo, quasi come a Amsterdam e Dublino. E un po' in tutta Italia sta succedendo qualcosa di simile. Io per primo sono ben felice di uscire con ragazzi di ogni provenienza, ho amici ivoriani, marocchini, venezuelani, cinesi, lavoro vicino a ragazze con il chador o con i dread. E mi piace. Consiglio che un buon film possa servire, allora, più di mille articoli, a farci capire come la società sta cambiando, in Italia come all'estero.

      

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sabato, luglio 12, 2008

Era una settimana che tutti mi dicevano: venerdì sera vieni? E io: a fare? E tutti: ma a vedere i Sex Pistols, al Traffic. Dai vieni. E io: ma io dei Sex Pistols non conosco neanche una canzone (e così è). E tutti: ma sono la storia del punk. E io: ma a me il punk non piace. E tutti: e poi sabato sera c'è Patti Smith. E io: sì, lo so. E tutti: ma è gratis, chettifrega, vieni no? E io: vediamo.

Risultato. Sono andato a vedere i Sex Pistols, con la Gra, Hozner e Rupert. Hanno suonato dopo un po' di altri gruppi, i Punkreas, i Plastination (che non so chi siano) e i Wire, un altro gruppo abbastanza importante che fino a ieri non sapevo chi fosse. i Sex hanno cominciato alle 11, sono andati avanti fino a mezzanotte e mezza. Il popolo dei Sex ha retto meno di loro, tosto per un'ora, ma quando i loro beniamini sono entrati sul palco per il secondo bis nessuno cantava più, erano già tutti strafatti. Un imbecille ha pure tirato una bottiglia (di vetro) sul palco e a momenti non beccava in faccia Johnny Rotten, che si è alterato e l'ha invitato a salire (per fargli un c..o così!!!). Simpatici i Sex, comunque, di quello che dicevano si capiva poco, a parte qualche fuckin'! di qua e qualche thank you Turin di là. Ma lo spirito è lo stesso di 30 anni fa. E dire che sono diventati un'icona della musica con solo tre anni di attività e un LP pubblicato, e con un bassista che non sapeva neanche suonare il basso ma che è diventato un simbolo dopo essere morto di droga (ho letto che in studio veniva sostituito da un vero bassista e che sul palco in realtà non suonava ma faceva scena).

La cosa che mi è piaciuta di più è stato vedere il parco della Pellerina...per la cronaca il più grande parco pubblico urbano d'Italia...pieno di gente che passeggiava, con un'atmosfera frizzante. Potevi camminare sulle collinette e sui ponti e sentire la musica provenire potente da ogni parte, mentre il cielo scuriva al tramonto dopo un acquazzone. Tende dappertutto con gente venuta chissà da dove, segno che l'idea della gratuità del festival piace e attira. Ieri sera saremmo stati quasi 100.000. E stasera c'è Patti, quasi quasi ci vado anch'io. Cena dai porcari (i venditori abusivi di hot dog e simili).

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domenica, giugno 08, 2008

Cercasi di tutto:

 

infermieri/e

addetti telefonici

fisioterapisti/e

navigatori internet

ricostruttori di unghie

parrucchiere

comparse per cortometraggi

spegliarelliste per addii al celibato

istruttori Diving per minicrociere

grafici creativi

ragazze carine e simpatiche per servizi d'immagine personali

optometristi

ottici specializzati

psicologi dello sport

agenti finanziari

presentatrici di lingua madre spagnola per quiz televisivi

ragazze disponibili per video sull'adorazione del piede (annusare e baciare le estremità) 

e persino mamme

Difficile destreggiarsi nel moderno mondo del lavoro.

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categoria:dibattiti, tra me e me, altre cose che faccio
lunedì, giugno 02, 2008

Nel preciso istante in cui mi sono laureato, poco meno di 4 mesi fa, già sapevo che la mia preparazione sarebbe stata parziale e incompleta. E non perché ho pur sempre preso "solo" una laurea triennale, ma anche perché all'Università alcune cose non te le insegnano. Leggere i classici italiani e stranieri è una cosa che devi decidere di fare da solo, ripassare un po' di grammatica italiana serve sempre, si può laurearsi senza sapere cosa sono l'ordine dorico, ionico e corinzio (non è il mio caso, ma mi è capitato di incontrarne) o cosa sono l'apocope e l'asindeto e le maggiori figure retoriche. A qualcuno può sembrare assurdo conoscere aspetti della lingua italiana spesso inutilizzati nella vita di tutti i giorni e relegati al semplice uso letterario o poetico, ma è come per un chimico non conoscere la tavola degli elementi o per un pianista non sapere le principali chiavi musicali. Il punto è che oggi tutto sembra inutile o sorpassato, la conoscenza è ridotta ad essere semplice leziosismo inapplicabile al lato pratico delle cose, e che la possiede è uno che vive fuori dal mondo. Insomma, io penso che essermi laureato, al di là delle possibilità lavorative che mi darà, rappresenti una responsabilità, e che sia mio compito approfondire e imparare, soprattutto perché non si smette mai di mettere carne al fuoco e, in questo caso, metterne tanta non è mai metterne troppa. E se a volte mi sento profondamente ignorante perché non conosco i nomi dei calciatori della nazionale che nel 1982 vince i mondiali o non so distinguere una peonia quando la vedo, mi sento molto di più ignorante per le tante conoscenze che attengono al mio campo, ad esempio il lessico incompleto...a volte qualcuno mi chiede se conosco il significato di un termine e spesso sono costretto a rispondere che non lo so. Ecco che allora mi dedicherò a leggere molto in questi tempi, a leggere romanzi e classici, a fare tutto ciò che mi occorrerà per migliorarmi, anche se al lato pratico delle cose non mi servirà, ad esempio, nel lavoro o con le ragazze. E meno male che a volte non si riduce tutto a quanto possiamo ottenere dagli altri ma da noi stessi.

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categoria:tra me e me, universolibri, altre cose che faccio
sabato, maggio 17, 2008

Alla fine mi sono lasciato convincere. Non ce la faccio proprio ad accontentarmi di una vacanzina di pochi giorni, tranquilla tranquilla, e così ieri mio fratello mi fa, vieni o non vieni, che Monica e Luca domani prenotano i biglietti? Dove, faccio io? Ma in Scozia, no? In Scozia? Ma se ne parlava per agosto, già prenotiamo adesso? Ma non ho ancora deciso, adesso su due piedi...che io a fine anno vado per i fatti miei a vivere...e come faccio...quanto costa? Alla fine, tra una telefonata di qua e una manovra di autoconvincimento di là, parto per andare in Scozia, dal 3 al 13 agosto, e farò di tutto per spendere meno possibile. Ma ce la farò? Già il viaggio mi costa 200 €, perché 'sti britannici fanno pagare una tassa anche per ogni indumento che indossi. Poi ci sarà l'auto per girare, mangiare bere dormire svegliarsi. Però non potevo resistere alla tentazione di andare a vedere com'è, 'sta Scozia dei miei sogni, che dicono tutti che sono pure gentili e gioviali 'sti scozzesi, magari mi prende la briga di fermarmi là e non tornare più.

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categoria:luoghi, altre cose che faccio
mercoledì, maggio 14, 2008

Qualcuno di voi sa chi è Alessandro Barbero? È uno scrittore di Torino, uno storico, che ha in comune con me proprio queste due cose, il fatto che si chiama Alessandro e il fatto che scrive. Perché per il resto lui ha vinto già lo Strega ed è amico di Piero Angela, altro torinese, e quindi, c’è da supporre, di un sacco di altri torinesi noti, intoccabili e irraggiungibili. E se andrete a cercare qualcosa di lui su internet scoprirete che ha pure una voce su Wikipedia, il che lascia supporre che sapere chi sia è indice di profonda cultura enciclopedica, che il suo nome e la sua opera sono degni di appartenere al pubblico sapere. Per cui, se non lo conoscete sentitevi anche un tantino ignoranti. Ma, parlando di cose serie, lui, Barbero, l’ho incontrato di persona due volte, certo lui non se ne ricorderà anche perché il nostro è stato un incrociarsi casuale, non voluto. Magari fosse stato così, avrei potuto porgergli un libro dei miei da leggere, magari sarebbe stato meno snob di tanti scrittori graditi ai torinesi noti, che mi hanno sempre liquidato in modo più o meno sgradevole. Ma, devo dire, non ho mai cercato il parere di Barbero, non mi è mai interessato, benché sono certo che sia tra quelli, nella mia città, che sanno scrivere meglio. L’ho incontrato, diciamo, in circostanze extraletterarie o, piuttosto, lavorative. Una volta è venuto a chiedere dei libri in consultazione alla biblioteca Ruffini, quando lavoravo nel 2006, e poi ieri, qui alla Reggia, scortato da non so chì in giro per il palazzo e gli uffici, e io che qui rileggevo di straforo il mio dattiloscritto tra una telefonata e l’altra seduto sulla mia umiliante sedia trespolo. E ho avvertito tutta la distanza tra me e lui e mi è venuta un po’ di rabbia, ma poi ho ripreso a correggere il mio libro e ho pensato che devo solo pensare a seguire la mia strada, qualunque sia, anche perché non so quanto in alto un giorno potrebbe portarmi.

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categoria:universolibri, altre cose che faccio
lunedì, maggio 12, 2008

Dopo un po' di tempo, più o meno due anni, ieri ho finito di scrivere un libro, quel Kyoko mon amour di cui ho già parlato. Chiaramente non è un romanzo, ma va da sè che l'ho scritto con la stessa passione. Se vogliamo non è neanche un saggio, anche se quando scrivo libri sui fumetti li definisco così. Ma non penso di essere abbastanza competente da poter scrivere saggi, da cui ci si aspetta un contenuto più tecnico. Appassionato sì, ma allora si può dire che è un libro scritto da un appassionato, che non ha definizione. Almeno non vado in giro a definirmi un esperto aspettandomi di essere invitato a qualsivoglia manifestazione o programma come tale. Del tema principale del libro ho già parlato, adesso mi preoccuperò di rileggerlo, risistemarlo e inviarlo all’editore, che non è detto che lo pubblichi. Per ora posso dirvi solo che è lungo quasi 100 cartelle con interlinea media e che sarà correlato di immagini. La parte centrale è quella più corposa, anticipata da quattro brevi capitoli e seguita da una conclusione sulle produzioni più recenti e interessanti tra quelle escluse dalla trattazione principale. Sarà un libro diverso da L’Identità Segreta, che appare più come un dizionario dei supereroi. Spero che ottenga lo stesso riscontro ricevuto dal mio primo libro sui fumetti.

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categoria:i miei libri, universolibri, altre cose che faccio
lunedì, maggio 05, 2008

 In questi giorni, dopo quasi un anno, la mia attività letteraria sta approdando a qualcosa di concreto. Per molti mesi ho scritto poco e inesorabilmente ciò che ho cominciato è rimasto sospeso, in attesa di essere ripreso, un giorno, e portato a termine. Chiaramente non ho la più pallida idea di quando e se quel giorno verrà, non è la prima volta che mi prendo un periodo di riflessione prima di scrivere gli ultimi capitoli. E il più delle volte questa scelta si è rivelata utile, perché sono riuscito ad aggiustare parecchi libri partiti con il piede sbagliato. Fatto sta che attualmente sono all’opera su un saggio dedicato ai fumetti, che intendo presentare allo stesso editore con cui ho pubblicato L’identità segreta. Questo lavoro verte sui manga sentimentali, o giovanili, analizzando l’opera di 5 autori: Rumiko Takahashi (Lamù, Ranma ½, Maison Ikkoku), Mitsuru Adachi (Touch, Rough), Izumi Matsumoto (Orange Road), Masakazu Katsura (Video Girl Ai, Zetman, Shadow Lady) e Harold Sakuishi (Beck). Il titolo provvisoriamente è Kyoko mon amour, in onore della protagonista di Maison Ikkoku. Ma potrebbe intitolarsi anche Aspettando Godai, altro personaggio della stessa serie. Di ciascuno di questi autori ho analizzato le principali opere di genere evidenziandone le caratteristiche e la poetica. Spero di riuscire a finire tutto entro metà mese. Non è un libro commissionato, ma è uno di quelli che il mio editore farebbe meno fatica a prendere in catalogo, visto che oggi la narrativa vende poco e tira molto di più la saggistica. E purtroppo ne ho avuto la riprova alla fiera di Piacenza. Però, a proposito di narrativa, Nicola Pesce si è fatto vivo e mi ha spedito le bozze del mio romanzo Le note di Nancy, che aspetta di essere pubblicato da ormai un anno. Forse questa è la volta buona. Mi ci dedicherò quanto prima, possibilmente da questo fine settimana, prima che l’editore cambi di nuovo idea.

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categoria:fumo di china, universolibri, altre cose che faccio, in stesura
lunedì, aprile 28, 2008

Lo so, è un po' che non mi faccio sentire, ma di cosa potrei parlarvi?

Del V day...ci sei o non ci sei...con un Grillo in gran forma che è già stato preso di mira dalle vittime dei suoi strali, con le strade di Torino piene di gente quasi come nelle notti olimpiche, tra concerti e mercati culinari

Oppure del giro sul lago Maggiore del 26 aprile, con mega pranzo a pase di polenta...c'era pure nel ripieno dei ravioli

Della ricerca della casa, che proseguo con insistenza per rispettare le mie scadenze, e stasera ne vado a vedere un'altra...a proposito, per chi è di Torino, se sentite in giro di qualche casa...

O della Codess che è in procinto di perdere l'appalto alla Reggia di Venaria, per lasciare il posto alla Rear, che qui ha le mani in pasta ovunque, sì sì, proprio la Rear dai contratti a 4 euro netti all'ora, con la Regione che dice di stare tranquilli e intanto apre già la porta a quegli altri e gli fa vedere la dislocazione degli uffici, mentre qui serpeggia la paura di perdere il posto

O della Soprintendenza che mi ha detto che prima dell'estate dovrebbe riprendermi, e so già che mi aspetterà un'estenuante ricerca del lavoro, perché ormai con questi politici ci si deve rassegnare a lavorare e, contemporaneamente, cercare lavoro

O di donne sparite, serate etiliche, soldi spesi quasi buttati, libri in lettura, telefonate mai fatte o mai ricevute, editori che nicchiano e aspetto solo di avere le bozze da dargli un'ultima occhiata, fumetti giapponesi e film americani, e tante tante cose che vorrei fare e dire e ancora non posso.

 

Un saluto a tutti, torno presto. :)

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categoria:questioni di cuore, tra me e me, altre cose che faccio
sabato, aprile 12, 2008

Gordiano Lupi lunedì mattina ha scritto a tutti chiedendo chi andava a Fullcomics, la fiera mercato del fumetto organizzata a Piacenza in questi giorni, che si chiuderà domani sera alle 19. Ha chiesto e, per una volta, ho detto: perché no? Non per fare il difficile, ma qui bisogna essere realisti: per ogni trasferta c'è da preventivare una spesa da cui difficilmente si può rientrare con la vendita dei libri, per cui prima di accettare qualche conto in tasca me lo faccio. L'ho fatto senza dirlo a nessuno, volevo dedicarmi un sabato e passarlo in una città in cui non ero mai stato. In sostanza ho fatto una gita, con l'aggiunta della mia presenza allo stand ogni tanto nel caso qualcuno volesse autografata una copia dei miei libri. Dopo anni sono tornato a promuovere i due titoli che ho in catalogo con le Edizioni Il Foglio, Italoamericana - che in quanto romanzo è passato pressocché inosservato agli occhi dei visitatori fumettofili - e L'identità segreta. Supereroi e dintorni, il libro per la cui presentazione ho affrontato questo viaggio. Se una volta l'indifferenza dei visitatori un po' mi creava dispiacere, adesso mi trova del tutto estraneo. I miei libri sono lì, chi li vuole ha solo da prenderli. Tanto più che Italoamericana presto sarà fuori catalogo. Ho potuto, invece, conoscere due interessanti fumettisti, Kaneda, autore del comicissimo Due cuori e una gatta, che vi consiglio di non perdere perché ad oggi è un vero successo nato sugli accessi al sito web; e poi la brava Paola Cannatella, che ha da poco pubblicato il suo primo libro a fumetti - Inchiostro di Jack - in cui lei è autrice sia dei testi che dei disegni. Inutile dire che tutti e due hanno le carte in regola per sfondare, cosa che gli auguro veramente. A volte credo che potere esprimersi sia un dono di libertà assoluta, avere il potere di osservare e riprodurre ciò che ti circonda presentandolo secondo il tuo metro di giudizio e il filtro di ciò in cui credi. Questo mi porta a volte a pensare che c'è molta più verità nelle storie inventate pubblicate sui libri che non nella vita reale, dove siamo tutti plagiati da mille preconcetti e status comportamentali.

 Stasera sono tornato a casa contento, e stanotte dormirò davvero bene. Presto avrò qualcosa di nuovo da proporre all'editore, ma non dico ancora niente per scaramanzia.

giovedì, aprile 10, 2008

Io sono un bamboccione, innocente, involontario. Vivo ancora con i miei genitori perché tutte le volte che vado a un colloquio e chiedo che tipo di contratto prevede il lavoro che mi viene proposto, mi guardano straniti se parlo di posto fisso, contributi, continuità lavorativa. Ho cominciato a lavorare nel 1997, e nell'ordine ho lavorato alla SEAT Pagine Gialle come impiegato, al Museo del Cinema come guardiasala, all'SDA e all'Ipercoop come magazziniere, alla TIM, alla Contacta e alla Indaco come operatore callcenter, alla Soprintendenza, all'Università di Torino e alla Biblioteca Civica di Rivoli come bibliotecario, e ora alla Reggia di Venaria come, di nuovo, operatore telefonico. Presto dovrei tornare a fare il bibliotecario, fatto sta che ho un'età e non posso più sopportare l'idea di fare il figlio a carico. Mi sono accorto, sempre a proposito dei colloqui di lavoro, che quando qualcuno parla di affitto a fine mese o mutuo da pagare il cuore dei datori di lavoro si intenerisce, almeno un poco, e subito gli viene data la precedenza. Per certi versi chi ha delle spese impellenti deve poterle sostenere, ma qualcuno si è mai chiesto come si fa a diventare davvero indipendenti se tutte le volte che uno se ne vuole andare di casa gli viene risposto che prima bisogna pensare a chi fuori di casa c'è già. Così ieri sono andato a vedere un appartamento, un alloggio che, chiaramente, da solo non potrò permettermi, e dovrò chiedere un aiutino ai genitori almeno per un acconto. Per adesso non so neanche a quanto ammonterebbe il mutuo mensile, ma sono semi intenzionato a farci un pensierino sopra, a correre i miei rischi, insomma. E se non sarà con questo appartamento, voglio comunque che quest'anno sia quello buono per andarmene di casa. Come data di scadenza per mettere in atto il mio proposito ho scelto il mese di novembre, quando compirò 34 anni.

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categoria:tra me e me, altre cose che faccio
lunedì, marzo 24, 2008

Quest'anno Pasqua è arrivata troppo presto, è primavera e sembra ancora gennaio, con i 4 gradi registrati stasera a Torino. Eppure l'equinozio c'è stato, puntuale il 21 marzo come sempre, e anche la prima luna piena, e quindi la prima domenica dopo il plenilunio, che appunto diventa per tradizione quella di Pasqua. Eppure non c'era proprio modo di prolungare la gita fuori città, malgrado i tentativi di tornare dopo cena. Faceva troppo freddo, c'era vento, hanno detto al tg che oggi al Parco della Mandria, a due passi dalla Reggia di Venaria, il vento forte ha tirato giù un albero uccidendo un uomo. E l'abbiamo sentito arrivando al Forte di Exilles, che è uno degli edifici più imponenti del Piemonte, a mio modo di vedere, magari più bello da fuori che dentro, ma intanto anche questa volta non sono riuscito a visitarlo. Però ho scoperto un posto dove mangiare davvero buono, un agriturismo su cui ho giocato al buio e ho vinto: 7antipasti, un primo (tagliarin con sugo di funghi e salsiccia), tre tipi di carne (capretto, coniglio e arrosto) con contorno di patate al forno, formaggi, dolci della casa, bevande, caffé e ammazzacaffé (tra cui la grappa al basilico), 30 €. Tanto? Secondo me no, visti i prezzi in giro. Però usciti ha cominciato a cadere qualche fiocco di neve, che ci ha costretti a scendere a Susa, 500 m più in basso. Susa è sempre molto carina e tranquilla, con le sue basiliche romaniche e i resti romani, e tanti ricordi dei tempi del liceo. Però oggi faceva troppo freddo, e alle otto siamo rientrati a casa. Peccato, quando è Pasquetta voglio sempre restare in giro, forse perché è la prima vera gita dell'anno. E domani mi aspetta una giornata di corse in giro per la città, tra motorizzazione per rinnovare la patente, lavoro in Reggia e il trasloco di mio fratello.

 

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categoria:luoghi, amici, altre cose che faccio, mangia che ti passa
mercoledì, marzo 12, 2008

Oggi sono arrivato al lavoro e mi hanno chiamato dalla biglietteria per dirmi che c'era un pacchetto regalo per me. Ho pensato, alè, un insegnante scontento per le lunghe attese per entrare in Reggia mi ha lasciato il mio primo proiettile. No...era una ragazza di Milano, che lavora a un'agenzia di viaggi e che voleva ringraziarmi per averle fatto in extremis una prenotazione per un gruppo di studenti .

Oggi ho regalato alla mia amica Elisa una copia rara di un mio libro (rara perché ho ritirato il libro dalle librerie e le uniche copie disponibili le ho tenute per me). Non dico cosa intendo farne con le altre, ho già un progettino in merito che non troverà posto in questo blog. L'ho regalata a lei perché so che è una di quelle persone che non spariranno quando me ne sarò andato da qui.

Oggi, per l'appunto, ho dato un semiannuncio che il mese prossimo o quello subito successivo dovrei tornare a lavorare in biblioteca. Non vedo l'ora... E' vero, contrattualmente sarà più dura, ma guadagnerò in salute e sonno.

Oggi, prima di prendere il treno delle cinque e mezza per tornare a casa sono andato alla gelateria vicino al cinema e ho preso una coppa gelato da 2 € 20 (che cazzo di prezzo), gusti pistacchio di Bronte e crema di agrumi. E ho pensato: forse adesso la primavera è davvero arrivata.

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categoria:amici, incontri, i miei libri, altre cose che faccio
lunedì, marzo 03, 2008

Alpignano non so perché si chiami così, basterebbe andare a leggere su Wikipedia o sul sito ufficiale del comune, so solo che negli ultimi mesi l'ho frequentata spesso per organizzare questa presentazione. Un incontro ogni mese per definire gli ultimi dettagli, che ultimi non erano mai, e alla fine arrivare al fatidico giorno senza idea di come sarebbero andate le cose. Meno gente di quanto prevista, i tavolini stipati uno vicino all'altro che sembrava di stare a Portobello, ma poca gente a fare domande alla fine. Io avevo detto che sarebbe stato meglio alimentare un po' di dibattito finale, invogliare il pubblico a fare domande invece che sperare che si avvicinasse ai tavoli dove i libri erano esposti per chiedere maggiori delucidazioni sul libro. Ma a parte questo, è stato un piacevole pomeriggio in compagnia, dove ho potuto conoscere altri colleghi e scambiare libri con loro. Magari la prossima volta andrà un po' meglio, almeno come presenza di pubblico, perché la formula adottata - 5 autori che si succedono sul palco e per venti minuti presentano il proprio libro e se stessi, il proprio stile, il proprio modo di scrivere. Ognuno ha parlato del come procede nella scrittura, del come il libro presentato si inserisca nell'opera complessiva, dei gusti letterari e non solo, dei possibili influssi e interessi. Si sono così delineati cinque differenti percorsi d'autore, fatto da chi è un po' di anni che scrive, pur essendo arrivato alla scrittura per vie e ragioni diverse. Questa è stata la forza dell'iniziativa in sé, che stride con la tendenza molto diffusa - purtroppo anche tra i giovani autori - all'individualismo.

 Qui sotto alcune foto.

Alpignano04

Alpignano09

 

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categoria:presentazioni, altre cose che faccio
martedì, febbraio 12, 2008
101

Sarà che la discussione della tesi avrebbe potuto andare meglio

che il mio relatore avrebbe potuto essere ciò per cui è venuto e  non il secondo controrelatore

che prima ancora avrebbe potuto, nei mesi scorsi, seguirmi meglio, invece che andare a dire in commissione che la mia tesi aveva evidenti limiti

che poteva evitare di dire che ho scelto io di fare una tesi che invece, alla luce dei fatti, mi ha imposto lui

che il controrelatore, quello vero, che poi era una controrelatrice, poteva evitare di presentarsi con due ore di ritardo, facendomi passare per ultimo

In ogni modo, mi prendo questo

101

felice di aver presentato bene il mio lavoro, di aver visto questo giorno in cui fino a poco più di un anno fa non avrei creduto molto, di poter essere chiamato dottore, anche se sono e voglio restare ciò che sono.

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categoria:bella cosa, altre cose che faccio
giovedì, gennaio 31, 2008

Dobbiamo essere di nuovo in tempi di corporazioni, dove nessuno ha da imparare dagli altri, basta dare una ventina di esami, frequentare il proprio ambiente e voit là, hai tutto quello che ti serve. Concertisti che se la suanano con i musicisti, ballerine e ballerini che si fidanzano, biologhe che calcolano solo chi sa che un orbettino non è un serpente. Penso alle guide della Reggia, tutte laureate in Storia dell'Arte o Storia, se esci dall'Accademia di Belle Arti non conti niente. Non mi sono ancora laureato e giù penso che magari per qualcuno prendersi una laurea in Lettere è uno scherzo, mica come uscire dal Politecnico. Tanto tutti scrivono oggi, tutti lavorano nell'editoria e per firmare un articolo sul giornale basta avere il nome. E visto che chi esce dall'Università non è tenuto a sapere la Divina Commedia a memoria, essere laureati in Lettere Moderne non è che ti dia tutta questa preparazione. Non è proprio così ma, fatto sta, io il 12 finisco. Non so come, ma finisco, un quarto d'ora per dire due cose sulla mia tesi e chiudo la partita. Ce ne ho messi di anni, ma alla fine ci sono riuscito. Cosa mi resta? Cosa sono diventato? Ho dato esami così diversi l'uno dall'altro che mi domando tecnicamente che tipo di preparazione mi abbia dato questa facoltà che non avrei potuto ricevere da autodidatta, leggendo un po' di libri. i miei esami sono stati, nell'ordine: Grammatica Italiana (prof.ssa Mortara Garavelli), Semiologia (prof. Ferraro), Storia della Lingua Italiana Moderna e Contemporanea (prof. Nemesio), Storia delle Religioni (prof. Filoramo), Geografia Linguistica (prof. Massobrio), Antropologia Sociale (prof. Viazzo), Semiotica del Testo (prof. Nemesio), Storia della Critica Letteraria (prof. Ficara), Filologia Italiana (prof.ssa Vincenti), Storia Medievale (prof. Sergi), Storia e Critica del Cinema (prof. Tomasi), Storia Moderna (prof. Ricuperati), Letteratura Italiana (prof. Ficara), Storia della Lingua Italiana (prof.ssa Pregliasco), Lingua e Traduzione Inglese (prof. Borgogni), Laboratorio di Informatica (prof. Console), Laboratorio di Scrittura (prof.ssa Soletti), Biblioteconomia Generale (Prof. Messina), Lingua e Traduzione Spagnola (prof.ssa Pangallo). Alcuni sono stati più difficili di altri, per superarli non bastava dimostrare di aver studiato. Peraltro, l'Università non ha tenuto minimamente conto dei miei risultati al di fuori di Palazzo Nuovo, aver pubblicato romanzi ed essere diventato bibliotecario non mi ha permesso di ottenere crediti formativi gratuitamente, cosa che in un paese in cui si regalano lauree ad honorem a ogni piè sospinto potrebbe far storcere il naso. Però almeno posso dire che nessuno mi ha regalato niente. So già che quando avrò finito mi resterà un pezzo di carta, che mi sforzerò di far valere anche se nessuno saprà cosa farsene, ma almeno potrò dire che alla fine sono riuscito a finire. Non sono molti quelli che c'avrebbero scommesso. A pensarci bene, non è stata proprio una passeggiata, anche se, forse, tornando indietro, non avrei fatto l'Università o, magari, avrei scelto un altro percorso di studi. Pochi rimpianti, ad ogni modo. Adesso voglio godermi solo la sensazione di aver finito: niente più code in segreteria, aule affollate, docenti sclerati e indisposti, militanti politici e intellettuali del cazzo, anche se un po' di tutto questo c'è anche fuori, nella vita di tutti i giorni, e gli esami non finiscono mai, bisogna sempre dimostrare di avere imparato la lezione.

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categoria:ricordi, luoghi, tra me e me, altre cose che faccio
venerdì, gennaio 04, 2008

In questi giorni in cui di vacanze ne ho visto ben poche, perché a parte i festivi di altri giorni non me ne hanno dati, ho dovuto inventarmi un modo per evadere dalla clausura forzata in un solo posto, in questo stambugio dove si fanno prenotazioni senza neanche un attaccapanni dove appendere le giacche.

 Per cui tornato a casa, tutti i giorni mi sono inventato dei modi per scappare, e l’ho trovato nel cinema. Sono giorni che guardo film a iosa, Ferro 3, Dopo Mezzanotte, Chinese Box, Saturno contro… Un modo per andare via con la mente e non ripensare che tornare qui significa restare nello stesso posto per sette ore e mezza, con solo mezz’ora di pausa, in più quasi non retribuita.

 Come se non bastasse mio fratello ha installato sul computer Google Earth e ne approfitto per “girare un po’ il mondo”, partire da casa mia e in un attimo tornare a vedere i posti in cui sono stato, altri in cui mi piacerebbe andare, le Piramidi di Giza, la baia di Hong Kong e quella di Sydney, il fiordo di Oslo.

 Tutto in un solo click, pur di non restare mai fermo nello stesso posto, attendendo qualche cambiamento.

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categoria:cinema, luoghi, altre cose che faccio
martedì, dicembre 18, 2007

Questo è stato un anno particolare, che è volato via senza che me ne rendessi conto e mi ha regalato, e ancora mi regala, gioie e noie. Mi piace pensare che sia cominciato non a Capodanno, ma il 30 dicembre, quando al cinema, all'Eliseo, ho conosciuto la mia Giulia. Tendo a chiamarla così perché le voglio davvero tanto bene, anche se non mi ricambia è un pensiero intimo e forte che più di una volta mi ha fatto risollevare quando ero a terra. Almeno in questo, solo in questo, è mia. Ed è stata lei la protagonista di quest'anno, le cose che ci siamo dette, gli allontanamenti e i riavvicinamenti, le poesie scritte per lei. Poi ricordo un bel Capodanno a casa della mia amica Cinzia e tutti gli amici che ho potuto rivedere, con alcuni dei quali avevo perso i contatti. E' stato l'anno del birdwatching e delle uscite domenicali, quando ogni occasione era buona, come mai prima, per cercare ristoro in montagna. Queste gite mi hanno permesso di conoscere meglio alcune persone con cui parlavo o mi vedevo poco, e a me hanno dato la possibilità di vivere in modo meno sedentario, di respirare nuovi profumi e vedere posti d'incanto. Ricordo le numerose vigilie d'esame, che ho vissuto sempre con la mente altrove perché ogni volta mi capitava qualcosa che faceva perdere d'importanza il risultato. Ricordo Matteo, Maurizio, Valentina e le presentazioni con Fantastico d'Autore e i cineforum all'Università i mercoledì pomeriggio, i caffé al bar Montesito ogni mattina prima di entrare e i tre mesi di lavoro con Laurazza, Zimo e Iennifer. Poche storie hanno preso forma sulla carta, non ho pubblicato nessun libro - fin a quest'anno era uscito un mio libro all'anno - ma va bene così. In compenso ho guidato molto e ho cercato molte più occasioni per stare in compagnia, al cinema, al ristorante, alle feste. Molto meglio. Era il mio modo per reagire alle incertezze lavorative e alla tensione per gli esami, il mio modo per reagire alle delusioni. e che dire di Bruxelles, Anversa e Amsterdam? Come dimenticare i miei tanti passi nelle loro strade straniere e affascinanti, piene di gente da guardare per poi, chissà, magari scriverne.

 E stato anche un anno di tanti amici, alcuni nuovi, blogger, che ringrazio.

Ma il 2007 non è ancora finito. Domani consegnerò la domanda di laurea e le tesi in segreteria e una fase durata anni finalmente si chiuderà. Non c'avrei mai creduto.

Intanto

 

Buon Natale

giovedì, dicembre 13, 2007

In questi ultimi giorni la mia vita è stata assorbita unicamente dalla consegna della domanda di laurea, che dovrà avvenire entro giovedì prossimo. Oggi, intanto, ho portato le tesi a rilegare. Non riesco a credere che presto uscirò da quel gran casino che è l'università italiana, che si dice essere il fanalino di coda tra quelle europee - a questo mondo ci si ricorda solo dei primi e degli ultimi, per cui non potendo essere i primi in quasi niente... - ma non mi stupisce che nel nostro paese molta gente decida di lasciare, visti i risultati lavorativi che comporta essere laureati. Se poi ci aggiungiamo che qui si paga tanto per avere poco, la frittata è fatta. Pensate che tra tassa di laurea, marca da bollo e rilegatura delle tesi arriverò a spendere quasi 160 euro solo per poter accedere alla prova finale, in pratica una rata suppletiva che non si capisce bene a cosa serva e le tasche di chi va a ingrossare. Comunque arrivato a questo punto secondo voi mi metto a fare il tirchio?

 Non vedo l'ora che sia giovedì.

 

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categoria:dibattiti, tra me e me, altre cose che faccio
giovedì, novembre 29, 2007

Ultimamente giro per blog e sento di tanta gente che è depressa per il lavoro, perché non gli piace quello che fa, perché non si trova bene nell'ambiente lavorativo, perché non sa quanto durerà. E ora la capisco, perché prima arrivavo al lavoro e uscivo senza che mi accorgessi del passare del tempo, adesso non vedo l'ora di andarmene, sempre sotto tensione. E come se non bastasse, conosco molte persone che o fanno qualcosa che non c'entra niente con il loro settore, gli studi che hanno fatto, le loro propensioni, o lavorano nel loro campo e ne sono delusi. Insomma, che cosa è diventato il lavoro, oggi? Tutti sembrano lì pronti a far minestra di te, ti fanno sentire come se non contassi niente e non sapessi fare niente, e tu pensi solo a cosa sei stato costretto a lasciare o avresti voluto fare. Oggi si inflaziona il lavoro anche nel parlarne, tutti fanno la morale, predicano bene, ma poi nessuno è contento. E parla solo chi è bello coccolato e al sicuro.

 Domani devo entrare a lavorare? Mah, non saprei, mi verrebbe voglia di non andarci, alzarmi magari alla stessa ora, ma poi andare in giro a farmi una bella passeggiata, prendermi un caffé. Ci sono problemi più seri, cose importanti davvero, cose di cui mi piacerebbe preoccuparmi, per cui vale la pena stare male.

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categoria:altre cose che faccio
martedì, novembre 27, 2007

Ancora una volta la scrittura sta seguendo il suo corso. Il romanzo che ho cominciato un mese fa, dal titolo Lacrima d’angelo, sta assumendo connotazioni diverse da quelle che avevo previsto e si profila l’eventualità che diventi uno dei capitoli del ciclo Storie di altri mondi, di cui per ora ho terminato (e pubblicato) un solo titolo, Aurora d’Inverno. So che c’è gente che quando sente parlare di fantasy o di narrativa fantastica in generale storce il naso, ma in questo periodo è ciò di cui ho bisogno, per numerose suggestioni e sensazioni che ho vissuto. Inoltre, sotto Natale mi capita spesso di scrivere romanzi di questo tipo, difatti tutti gli altri libri li ho cominciati a scrivere a dicembre. Il problema è, che poi, le storie si insabbiano e ci metto un poco a disincagliarle, a volte anni. Difatti ho parlato mesi fa a Magnetica Edizioni degli altri romanzi e non li ho ancora finiti. La colpa è anche della poca fiducia nell’editoria, che in certi momenti si dimostra inaffidabile, e capita che le numerose idee che si affollano nella testa sfumino come nebbia sotto il sole, restino lì in attesa di essere riprese.

 Però l’idea di completare questa serie di romanzi non l’ho ancora accantonata, anche perché il secondo e il terzo sono già ampiamente avviati e l’ultimo è a pagina 30. Chissà che un giorno non possa realizzare questo progetto che mi porto dietro da un po’ di anni.

 Questo romanzo ha come protagonista un giovane terrestre che viaggia tra i mondi per ritrovare la sua amata rapita da un demone. Ad accompagnarlo nel suo viaggio sarà una ragazza dalle capacità insolite, un’agente di consulenza magica, e altri singolari personaggi. Spero presto di potervi dare maggiori dettagli.

domenica, novembre 25, 2007

Ieri è stato un sabato diverso dal solito, per la prima dello spettacolo I maltrattanti, tratto dal mio racconto Non farmi male. Molto liberamente, premetto, del mio racconto c'era poco, ma è meglio così, gli attori sono stati capaci di dire ciò che ho cercato di esprimere in forma diversa. Bello davvero, bravi tutti, considerando che non sono attori professionisti, e che hanno saputo toccare corde delicate, visto che il dibattito che è seguito è stato molto acceso. Sì è parlato del rapporto uomo/donna e della questione della violenza, che si è fatta vedere come bilaterale, benché qualcuno abbia voluto mostrare solo la donna come vittima, che non era l'intento della serata. Intanto perché gli attori sono "maltrattanti" veri, con situazioni difficili alle spalle, ma che hanno saputo parlarne e fare qualcosa per parlarne, e poi perché è emerso come anche l'uomo possa subire violenza, sebbene in forma diversa. Ieri c'erano almeno 200 persone, di sabato sera, a parlare di violenza fino alle undici, no discoteca, no feste, no birreria o pizza con gli amici o cinema! Ringrazio particolarmente i numerosi amici che hanno partecipato, circa una trentina, con molti dei quali dopo lo spettacolo e il dibattito sono andato a bermi qualcosa nel bar della Cascina. E lì si è parlato ancora a lungo e si è tirato fino alle due.

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categoria:amici, dibattiti, bella cosa, altre cose che faccio
martedì, novembre 20, 2007

SABATO 24 novembre

 ORE 21

Cascina Roccafranca

Via Rubino 45 - Torino

I maltrattanti

 

Interpreti:

FRANCO Tozzi, ROBERTO Illario, ROBERTO Poggi,

IVANO Avella, ANDREA Ricci, FRANCO Muzzarelli ,PAOLO Nalli

 

Da un racconto di Alessandro Del Gaudio

-:-

Ecco finalmente andare in scena la piece teatrale ispirata a un mio racconto a cui mi ero dedicato a luglio. Questo è il primo appuntamento. L'argomento è, tra gli altri, la violenza sulle donne e l'incomunicabilità tra i sessi.

Ecco l'incipit del racconto:

Si incontrarono anche quella sera come tutte le settimane, in sette, come sempre.

 I primi ad arrivare furono Ivano e Aldo, che per prima cosa presero possesso del biliardo e si misero a fare qualche tiro. Il tavolo era vicino alla finestra, la strada illuminata flebilmente dai lampioni era ben visibile. A metà partita due uomini apparvero oltre i cespugli, riconobbero subito Andrea e Franco che arrivavano insieme, il primo, esagitato come sempre, che stava esponendo qualche sua questione a Franco, il quale ascoltava in silenzio con le mani nelle tasche; non sembrava mai prendere posizione, solo ascoltare quella degli altri, come se non gli importasse granché. Stavano ancora parlando quando entrarono nel circolo.

 “Ma come si chiamava?”, faceva Andrea paonazzo.

 “Non è il caso che ti sforzi”, rispose Franco. “Che importanza può avere il nome, è il fatto che conta”.

 “Quale fatto?”, volle sapere Aldo, mettendo la numero 4 in buca di fronte a un allibito Ivano.

 “Non l’avete sentito? Nel parco qui vicino una donna è stata stuprata, la scorsa notte”.

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categoria:proposte, dibattiti, assaggi letterari, altre cose che faccio
mercoledì, novembre 07, 2007

Oggi mi sono successe due cose importanti. Intanto ho firmato il contratto full-time, che se non mi farà guadagnare grandi cifre (tra gli 800 e i 900 euro al mese), comunque mi garantirà un po' di continuità, almeno per tre anni. La scelta è stata motivata da alcuni fattori: intanto è comodo l'orario, che mi permette di uscire da lavoro alle 17 e non tornare a casa troppo stanco per fare altro. Poi è fisso. E' a Venaria, e lavoro dentro la Reggia, da una finestra vedo il Parco della Mandria, dalla porta a vetri il cortile del palazzo. Con il treno metropolitano della GTT ci metto venti minuti ad arrivare a casa. Insomma, ho deciso di provare, attualmente non avevo altro tra le mani. In più oggi ho registrato l'ultimo esame sul libretto e quindi devo finire la tesi e mi laurerò. Bello, no? Finalmente l'incubo degli esami è finito. Mi è bastata un'altra scena all'Università stamattina per non vedere l'ora di chiudere la pratica: studenti che aspettano fuori dalla porta dell'ufficio del docente per dare l'esame e lui che esce spazientito e fa: "ne passo solo uno. Chi di voi ha più urgenza?" Bello stronzo!

Non vedo l'ora di finire. E intanto sto anche pensando di trovare qualcuno con cui dividere le spese per un affitto. Oggi o si fa così o non si fa.

Per vedere il nuovo posto in cui lavoro, ecco un sito:

http://www.lavenaria.it

Rifatevi gli occhi!!!

Parco Alto, veduta

 

 

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categoria:tra me e me, altre cose che faccio
giovedì, novembre 01, 2007

Da ieri mi sembra di essere piovuto nell'ennesimo limbo lavorativo di questi anni e a guardarlo bene non fa per niente piacere. Dopo due anni di lavoro nelle biblioteche mi trovo costretto a lasciare perdere e, da martedì, cambiare completamente lavoro per farne uno meno gratificante ma meglio retribuito. In sostanza mi hanno proposto di lavorare alla Reggia di Venaria Reale, nella segreteria delle prenotazioni, o full-time per le scolaresche o part-time per i gruppi, e non so cosa fare. Nel primo caso avrei un orario comodo, lunedì-venerdì, 9-17, ma rinuncerei a lavorare nelle biblioteche, perché sarebbe un impiego a tempo indeterminato. Nel secondo caso lavorerei su 25 ore, con fissi sabato e domenica per guadagnare la metà, quindi poco, ma potrei tenere un piede in biblioteca e magari andare avanti con un tempo parziale fisso e l'altro, almeno per ora, no. Va precisato che dalla biblioteca di Soprintendenza non mi è stato ancora rinnovato il contratto e non si sa quando potrebbero, quindi è normale che stia valutando di accettare il full-time. In fondo lavorerei per una coperativa che ha molti appalti nelle biblioteche, quindi chissà che un giorno... Ma cambierei completamente lavoro e tornerei a essere il quasi nulla professionale che ero quando lavoravo nei call center. E quindi i dubbi sono tanti, e devo dare una risposta domani...

postato da: Iburo alle ore 08:25 | Permalink | commenti (7)
categoria:tra me e me, altre cose che faccio