venerdì, luglio 18, 2008

In questi giorni ho visto due film diversi ma, per certi versi complementati, che parlano di immigrazione e convivenza. Il primo è Un bacio appassionato di Ken Loach e il secondo è Bianco e nero di Cristina Comencini. Sono entrambi film che avrei voluto vedere al cinema e che si sono rivelati piacevoli, anche se forse tra le due pellicole una certa differenza di stile c'è. Un bacio appassionato, in particolare, mi ha permesso di ragionare sullo scenario europeo che negli ultimi anni si sta velocemente trasformando e nei confronti del quale, almeno noi italiani, ci stiamo facendo trovare impreparati. Dell'immigrazione si parla solo attribuendole una connotazione negativa, si fa spesso e volentieri riferimento allo strascico di delinquenza, ricettazione e spaccio che immancabilmente solleva un vespaio di polemiche pazzesco. Alle spalle di tutto questo c'è l'esigenza, da parte dei popoli più indigenti del pianeta, di costruisi un futuro in un paese più ricco e democratico. Il fatto che per molti l'Italia sia questo paese dovrebbe farci riflettere su come all'estero la nostra bella penisola non appaia affatto come una società in crisi ma anche e, soprattutto, come la possibilità in un migliore avvenire per i figli di quanti, nel loro paese, hanno conosciuto violenza, guerra e povertà. L'immigrazione da noi è un fenomeno recente, emergente direi, che sta velocemente evolvendo. Si insidia nella vita di tutti i giorni, per le strade, al supermercato, a scuola. I figli dei primi immigrati saranno sicuramente quelli che costruiranno, con quelli degli italiani, una società nuova e più rispettosa verso le diversità, più matura e aperta, insomma. Dapprima c'è la scuola, in cui tra i banchi i nostri bambini imparano a crescere e giocare con i bambini stranieri. Poi c'è l'università, che già ora sforna laureati stranieri. Poi ci sono i matrimoni misti, che per quanto complicati per inevitabili distanze religiose e culturali, possono funzionare. Insomma, l'integrazione si esprime e si propaga attraverso i normali canali della vita sociale, non c'è bisogno di costruirla inventando chissà quale formula. Le comunità, così chiuse e protezioniste, finiranno per arrendersi all'evidenza che i giovani, indipendentemente dalla lingua, dal credo e dal colore della pelle, vogliono interagire e interscambiare. Questa è la multiculturalità che amo, che in qualche anno ha trasformato interi quartieri, portando anche tante belle cose. A San Salvario tutti dicono di avere paura a uscire la sera, così come a Porta Palazzo. Però San Salvario, che ha detta del parroco don Gallo, ha più etnie dell'intera New York, è diventato un crocevia di iniziative, proposte, progetti. E vicino a Porta Palazzo, il più grande mercato all'aperto d'Europa, dove una volta si concentrava l'immigrazione meridionale, sostituita oggi da quella straniera, sorge il Quadrilatero Romano, dove ogni sera i locali più alla moda di Torino si riempiono di ragazzi provenienti da tutto il mondo, quasi come a Amsterdam e Dublino. E un po' in tutta Italia sta succedendo qualcosa di simile. Io per primo sono ben felice di uscire con ragazzi di ogni provenienza, ho amici ivoriani, marocchini, venezuelani, cinesi, lavoro vicino a ragazze con il chador o con i dread. E mi piace. Consiglio che un buon film possa servire, allora, più di mille articoli, a farci capire come la società sta cambiando, in Italia come all'estero.

      

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categoria:cinema, amici, torino, dibattiti, tra me e me, altre cose che faccio
giovedì, marzo 13, 2008

Pretty women
Fascinating...
Sipping coffee,
Dancing... pretty women
Pretty women
Are a wonder.
Pretty women!

Sitting in the window or
Standing on the stair
Something in them cheers the air.

Pretty women
Silhouetted...
Stay within you,
Glancing... stay forever,
Breathing lightly...
Pretty women,
Pretty women!

Blowing out their candles or
Combing out their hair,
Even when they leave
They still are there.
They're there

Ah! Pretty women, at their mirrors,
In their gardens,
Letter-writing,
Flower-picking,
Weather-watching.
How they make a man sing!

Proof of heaven as you're living,
Pretty women! Yes, pretty women!
Here's to pretty women...

 Essere al cinema, guardare Sweeney Todd, sentire cantare questa canzone e avere Giulia vicino, a cui avrei voluto cantarla... E per la prima volta dopo mesi tormentosi passati a farci male, sentire che è tutto calmo, che è tutto a posto...

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categoria:cinema, questioni di cuore, tanto per citare
venerdì, febbraio 22, 2008

Martedì scorso ho visto l'atteso film di Grimaldi, che quasi viene da dire essere più di Nanni Moretti, ma non è suo, perciò. Di Moretti c'è la sceneggiatura, lo stile, la recitazione inimitabile, che non sarà mai impeccabile, ma è inconfondibile. E in clima culturale in cui di vero e originale c'è davvero poco, Moretti è sempre lui, e lui soltanto. Solo con lui si può sentire parlare di cose importanti eppure non poter non ridere di fronte a certe sue reazioni. Eppure in questo film Moretti io l'avrei abbracciato, perché è davvero di una tenerezza pazzesca. Immaginate poi il personaggio, quest'uomo che perde la moglie (non rivelo niente, basta vedere 5 minuti di film) e invece di tentare il suicidio, sniffare coca, piangere, fare discorsi smozzicati e bere whisky a tutto spiano, come farebbe una star di Hollywood, si siede sulla panchina davanti alla scuola della figlia e aspetta che la bambina esca. E intanto incontra i suoi colleghi di lavoro, suo fratello e sua cognata, i vicini che vanno a confidarsi con lui, lo invitano a casa a mangiare, lo guardano da lontano. Diventa una celebrità, sempre impassibile, perso nei suoi pensieri e in un'attesa senza risposte, ma che evidentemente alla fine qualche dubbio te lo toglie. Mettiamola così, tutto il senso del film si può concentrare nella scena forse più famosa, quella in cui Moretti dice a Gassman: non sto fermo, io mi muovo. E se vogliamo è così, il personaggio si muove anche stando fermo, perché fa muovere il mondo attorno a lui, sono gli altri che sanno che è lì e vanno a cercarlo.

 Cosa dire poi della scena di sesso. Chissenefrega va bene? Basta? ma quale scomunica! Quancuno mi venga a dire che il film si ricorda per quella scena, forse un po' forte, ma in confronto a certi amplessi di Eyes Wild Shut e Lussuria fa ridere. E il senso del film è un altro.

 Quel eroe seduto è l'uomo che vorrei essere, uno a cui non importa niente di fusioni miliardarie e posizioni vantaggiose, che pensa solo alle cose davvero importanti della vita: il rientro a casa, il contatto con gli amici, la possibilità di dire qualcosa che possa sostenere gli altri, il sorriso di tua figlia, il ricordo del tuo amore. Un uomo per cui anche elencare le compagnie aeree con cui si è viaggiato e le case in cui si è abitato non è un dettaglio. Un uomo calmo nel caos che lo circonda.

Non so, io una bella Palma d'Oro a 'sto film glielo darei, che se tanto aspettiamo premi dai festival italiani... Oppure un bell'oscar :)

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categoria:cinema
venerdì, gennaio 04, 2008

In questi giorni in cui di vacanze ne ho visto ben poche, perché a parte i festivi di altri giorni non me ne hanno dati, ho dovuto inventarmi un modo per evadere dalla clausura forzata in un solo posto, in questo stambugio dove si fanno prenotazioni senza neanche un attaccapanni dove appendere le giacche.

 Per cui tornato a casa, tutti i giorni mi sono inventato dei modi per scappare, e l’ho trovato nel cinema. Sono giorni che guardo film a iosa, Ferro 3, Dopo Mezzanotte, Chinese Box, Saturno contro… Un modo per andare via con la mente e non ripensare che tornare qui significa restare nello stesso posto per sette ore e mezza, con solo mezz’ora di pausa, in più quasi non retribuita.

 Come se non bastasse mio fratello ha installato sul computer Google Earth e ne approfitto per “girare un po’ il mondo”, partire da casa mia e in un attimo tornare a vedere i posti in cui sono stato, altri in cui mi piacerebbe andare, le Piramidi di Giza, la baia di Hong Kong e quella di Sydney, il fiordo di Oslo.

 Tutto in un solo click, pur di non restare mai fermo nello stesso posto, attendendo qualche cambiamento.

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categoria:cinema, luoghi, altre cose che faccio
martedì, dicembre 18, 2007

Questo è stato un anno particolare, che è volato via senza che me ne rendessi conto e mi ha regalato, e ancora mi regala, gioie e noie. Mi piace pensare che sia cominciato non a Capodanno, ma il 30 dicembre, quando al cinema, all'Eliseo, ho conosciuto la mia Giulia. Tendo a chiamarla così perché le voglio davvero tanto bene, anche se non mi ricambia è un pensiero intimo e forte che più di una volta mi ha fatto risollevare quando ero a terra. Almeno in questo, solo in questo, è mia. Ed è stata lei la protagonista di quest'anno, le cose che ci siamo dette, gli allontanamenti e i riavvicinamenti, le poesie scritte per lei. Poi ricordo un bel Capodanno a casa della mia amica Cinzia e tutti gli amici che ho potuto rivedere, con alcuni dei quali avevo perso i contatti. E' stato l'anno del birdwatching e delle uscite domenicali, quando ogni occasione era buona, come mai prima, per cercare ristoro in montagna. Queste gite mi hanno permesso di conoscere meglio alcune persone con cui parlavo o mi vedevo poco, e a me hanno dato la possibilità di vivere in modo meno sedentario, di respirare nuovi profumi e vedere posti d'incanto. Ricordo le numerose vigilie d'esame, che ho vissuto sempre con la mente altrove perché ogni volta mi capitava qualcosa che faceva perdere d'importanza il risultato. Ricordo Matteo, Maurizio, Valentina e le presentazioni con Fantastico d'Autore e i cineforum all'Università i mercoledì pomeriggio, i caffé al bar Montesito ogni mattina prima di entrare e i tre mesi di lavoro con Laurazza, Zimo e Iennifer. Poche storie hanno preso forma sulla carta, non ho pubblicato nessun libro - fin a quest'anno era uscito un mio libro all'anno - ma va bene così. In compenso ho guidato molto e ho cercato molte più occasioni per stare in compagnia, al cinema, al ristorante, alle feste. Molto meglio. Era il mio modo per reagire alle incertezze lavorative e alla tensione per gli esami, il mio modo per reagire alle delusioni. e che dire di Bruxelles, Anversa e Amsterdam? Come dimenticare i miei tanti passi nelle loro strade straniere e affascinanti, piene di gente da guardare per poi, chissà, magari scriverne.

 E stato anche un anno di tanti amici, alcuni nuovi, blogger, che ringrazio.

Ma il 2007 non è ancora finito. Domani consegnerò la domanda di laurea e le tesi in segreteria e una fase durata anni finalmente si chiuderà. Non c'avrei mai creduto.

Intanto

 

Buon Natale

giovedì, ottobre 04, 2007

Allora, ieri sera mi sono visto Da zero a dieci di Ligabue e arrivato alla fine mi sono detto: è questo il mondo del Liga? Quando ascoltavo le sue canzoni, che fino a Miss Mondo sono state una delle colonne sonore della mia vita, era questo il mondo che voleva rappresentare? I suoi film e le sue canzoni appartengono allo stesso universo...soprassiedo sui romanzi che non ho letto ma da cui mi aspetto poco...? Penso a 'sti quattro sfigati che tornano a Rimini per rivedere quattro sfigate che avevano sedotto e abbandonato vent'anni prima, anche se non tutte in senso sessuale (c'è anche una nutrita rappresentanza gay), e uno ci lascia pure le penne. E  mi dico: il mago Walter, la ballerina del carillon, la piccola stella senza cielo, questi personaggi evocativi, quasi degni di un film di Tim Burton, hanno qualcosa a che fare con costoro? Io proprio a Rimini non me li vedo, che corrono nudi o girano travestiti da Priscilla su un'auriga tirata da cavalli, in mezzo a una folla esultante che concede tutto accogliendoli con divertimento. Chissà, magari una decina di anni fa non avrei avuto niente da dire, ma adesso gente come questa mi sembra davvero fuori dal mondo, ridicola, priva di realismo. Ok, io vivo a Torino e si sa, a Torino se fai numeri del genere ne parlano dappertutto e qualcuno storce pure il naso, ma ogni comportamento umano si fa con un'intenzione. Ligabue, quando li ha pensati, cosa voleva raccontare: la depressione dei 35-40 anni? La paura per il futuro? L'incapacità di amare? La propensione al suicidio? Insomma ha tirato su questa baracconata per dire cose ovvie, che qualcuno ha detto già dieci anni fa e meglio di lui, mettendoci dentro persino l'attentato alla stazione di Bologna, di punto in bianco, come una ciliegina di cemento su una torta di piume. Liga, magari non l'ho capito io, già su Radio Freccia avrei qualcosa da ridire, ma almeno quello mi era anche piaciuto, persino quel pesce lesso di Accorsi se l'era cavata bene, ma qui mi sei davvero caduto in basso. Anche qualcuno non mi avesse detto come sarebbe andato a finire ci sarei arrivato lo stesso dopo venti minuti di film, poi basta aver visto la tua opera cinematografica prima per capire come sarebbe andata anche con questa... Dai, Liga, non ti arrabbiare. Scrivi canzoni, qualcuna ancora bella la sai scrivere, ma magari se lasci perdere col resto tiri fuori un album come quello dei bei tempi. Poi ci sono delle cose in questo film anche carine, tipo qualche brano musicale, qualche battuta, la scena del lambrusco con i due inglesi che è uno spasso. Da zero a dieci potrei dargli anche un sei, meno meno.

da zero a dieci

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categoria:cinema, tra me e me
lunedì, ottobre 01, 2007

Sono passati 100 anni da Emile Cohl e il suo Fantoche, personaggio nato per far parte del film Fantasmagorié, che aveva la caratteristica di sostituire gli attori in carne e ossa con dei pupazzi. Fu il primo esperimento di cinema d'animazione. Probabilmente qualcuno avrà pensato che non ci sarebbe stato futuro per il cartone animato, un po' come sosteneva riguardo al cinema il padre dei fratelli Lumiere. Solo in Francia poteva nascere il cartone animato, anche se oggi quando si pensa all'animazione vengono in mente la Walt Disney e gli anime giapponesi. Ma la Francia resta la potenza europea del settore, basti pensare ai numerosi personaggi del fumetto italiano che qui hanno "mosso i primi passi", Corto Maltese su tutti. Oggi parlare di cinema di animazione sembra assodato, negli ultimi dieci anni la computer grafica da un lato e il fenomeno degli anime dall'altro ha rilanciato il mercato trasformando alcuni autori in vere e proprie star, capaci di guadagnare quanto un calciatore o una star hollywoodiana. Cosa ci riserveranno i prossimi cento anni? Non lo so, in un mondo che lascia poco spazio ai sogni il cinema disegnato sembra mostrare altri mondi possibili, dove ancora c'è posto per i valori e i buoni sentimenti, un mondo dove gli eroi esistono di per sé, vivono in quella dimensione un po' come i personaggi dei romanzi, imprigionati nelle pagine di un libro ma liberi e intensi a volte più delle persone reali, forse perché in essi riuniamo i valori in cui crediamo, le nostre battaglie, le nostre speranze. Il fumetto e il cinema sono le espressioni artistiche che meglio rappresentano il nostro tempo, tanto da aver contagiato e rivoluzionato il resto della cultura del Novecento. Il cartone animato li raggruppa entrambi, difficile pensare a qualcosa di più contemporaneo. Buon compleanno, dunque.

sayaka

 

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categoria:cinema, fumo di china
lunedì, agosto 27, 2007
Ieri sera, come se non bastasse passarsela a casa in assenza di inviti migliori...diciamo così...mi è toccato persino assistere alla patetica introduzione che è stata fatta su Canale 5 alla trasmissione di Eyes Wide Shut, l'ultima pellicola di Kubrick che non ha bisogno di presentazioni. Forse non sapete che questo film, non più nuovo, è stato ultimamente oggetto di polemiche per via delle intenzioni della Mediaset di trasmetterlo in prima serata. Senza nulla togliere al film, famoso per alcune scene “forti” e per essere stato il film con le più lunghe riprese della storia, 19 mesi, nonché per gli alterchi fra il regista e gli attori protagonisti, da appassionato di cinema posso dire che è inutile girarci attorno, Kubrick sarà un maestro ma ha volutamente fatto un film...diciamo...venato di pornografia. Non tutta la pornografia o, se vogliamo, l'erotismo, è sporcizia, ma bisogna accettare l'idea che possa infastidire e che un paese culturalmente maturo dovrebbe ostacolare la trasmissione di certi film in prima serata. Se poi aggiungiamo la nota attitudine di Mediaset a fare cassa più che cultura (condivisa ultimamente anche dalla Rai), è inutile che qualcuno commenti al film cercando di giustificare la scelta aziendale di proiettarlo in prima serata con l'unica scusa che è l'ultima opera di un grande regista. FINITELA! La Mediaset ha tagliato per anni i cartoni animati giapponesi in nome di quel senso del pudore che, di fronte a un regista di successo e a un film celebre, miracolosamente è venuto meno, diventando di colpo da complice, bacchettona di quell'associazione genitori che da anni, ormai, si batte per le fasce di garanzia, a volte anche con troppo compiacimento. Bisogna saper riconoscere quando si supera il limite e di fronte ai soldi i limiti incredibilmente si annullano, e trasmettere un film come Eyes Wide Shut fa audiance. Come a suo tempo lo facevano 9 settimane e 1/2 o Basic Istinct, anch’essi trasmessi in prima serata. Il film di Kubrick è carino, di sicuro il regista americano andrebbe ricordato per altri lavori, e se vogliamo la sequenza della villa, quella incriminata, è da antologia, inquietante, visionaria, impressionante; ma porno, perché non c’è censura nel mostrare corpi impegnati in orge sfrenate, seppur il volto degli attori sia nascosto da maschere e l’attenzione dello spettatore sia incentrata sul senso di pericolo che il protagonista, Tom Cruise, sta correndo. Quindi bando alle ciance, sono contrario a censurare le opere degli artisti, noti o sconosciuti che siano, preferisco che una cosa non la si mostri piuttosto che tagliarla, o più semplicemente che la si mostri nel contesto più indicato.
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categoria:cinema, dibattiti
venerdì, luglio 27, 2007

Non doveva essere diversa Berlino Est da quella fotografata ad arte nel film che ho visto ieri sera, Le vite degli altri, un film forte e intenso che consiglio proprio come altri l'hanno consigliato a me. Uno di quei film che chiaramente si va a vedere in due o tre al massimo perché ne inviti venti per ottenere risposta da quei pochi che sanno guardare al di là dei soliti polpettoni americani. E dato che l'Unione Europea sta cercando di promuovere il suo cinema, magari calarsi in qualche bella storia del caro Vecchio Continente, di cui tutti facciamo parte, ogni tanto fa bene. Chi come me è stato a Berlino Est sa che il divario con la parte ovest della città è evidente ancora oggi, con palazzoni che, anonimi come solo l'architettura socialista sa essere, ricordano le periferie di un po' tutte le metropoli dell'Europa Orientale. Ed è in uno scenario di questo tipo, asettico, deprimente, che è ambientato il film di ieri, con personaggi che sembrano usciti dalla guerra fredda e case spoglie fatte per essere spiate dall'interno, come la Stasi faceva con tutti i personaggi scomodi al regime. Il film ha una splendida fotografia, una solida sceneggiatura e un'ottima prova d'attore da parte di tutti i protagonisti, a cominciare da quel Ulrich Mühe che solo due giorni fa, all'età di 54 anni, c'ha lasciato per un tumore allo stomaco. E considerando il finale del film, mi è sembrato un gran bel modo di salutarlo per l'ultima volta, ammesso che la cosa fosse voluta. Cosa mi ha lasciato questo film: non solo la voglia di bere, come qualcuno ha ironizzato, che a forza di veder servire vodka dappertutto un po' viene. Questo film lascia un senso di fiducia nella bontà degli uomini, che non è esiliata da qualche parte del mondo, c'è e a volte emerge anche. La voglia di scrivere, perché uno dei protagonisti è un drammaturgo affermato che sa quanto può essere tagliente una penna. La paura di essere traditi proprio da chi più ci ama e quanto questa paura possa risultare estremamente reale. E poi, cosa più forte di tutte, in questo film emerge in maniera chiara e condivisibile il bisogno di spiare gli altri, di entrare nelle loro vite, di dissetarsi alla fonte delle loro esistenze, di conformarsi alle loro certezze per farle un po' proprie. L'occhio indiscreto non l'ha inventato nessun servizio segreto a caccia di nemici del sistema, è quanto di più umano ci possa essere, fa parte della nostra natura, è il più antico e autentico passatempo del mondo, che a volte si traduce in arte, cinema, scrittura. Noi siamo nella misura in cui osserviamo, perché "spiando" si impara.

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categoria:cinema, luoghi, tra me e me, universolibri
venerdì, maggio 28, 2004

Ieri sera, tanto per passare tre ore di adrenalina pura, sono andato a vedere un film al cinema. Ma non uno qualunque, bensì Van Helsing, marasma di maquillage cinematografici e ispirazioni letterarie di fine Ottocento. A parte questo, il film mi ha divertito, benché non pecchi di qualche esagerazione tipica hollywoodiana, ancora più prevedibile se si pensa che alla regia c'era lo stesso Sommers de La Mummia 1 e 2. La prima considerazione che viene spontaneo fare è sul cast, un riciclo di attori visti già in altri film fantastici: Hugh Jackman (Wolverine in X-Men e X-Men 2), Kate Beckinsale (Selene in Underworld), David Wenham (Faramir in Le due Torri e Il Ritorno del Re) e Richard Roxburgh (M in La Leggenda degli Uomini Straordinari). Poi si passa all'onomastica, che vede un Abrahm Van Helsing cambiare nome e prendere quello di Gabriel, forse per distinguerlo dal più gentile medico olandese protagonista del Dracula di Bram Stoker (interpretato non senza stravolgimenti caratteriali da Anthony Hopkins nel film di Coppola). L'idea del cacciatore di mostri viene proprio da lì, ma Van Helsing qui non si limita a combattere i vampiri per ragioni di sopravvivenza, diventa invece la mano di Dio contro il Male, da tutti considerato un po' santo e un po' assassino, paladino degli uomini in un mondo di mostri. Per primo dà la caccia a un simpatico Mr Hyde in esilio a Parigi, e poi gli viene assegnata una missione in Transilvania, per uccidere Dracula. Il Conte è spalleggiato dal mostro di Frankenstein (trasferitosi in Romania per chissà quale ragione), che in realtà dimostrerà ben altre attitudini, e dall'Uomo Lupo, su cui non dico niente per non togliere la sorpresa a chi volesse vedere il film. Posso solo dire che il finale è imprevedibile, lascia davvero spiazzati. E così, dopo Mina Murray, moglie dell'avvocato Jonathan Harcker, rispolverata per gli Uomini Straordinari (film tratto però da un fumetto), ecco che un altro personaggio del romanzo di Stoker ottiene di essere protagonista di una pellicola, indice di come questo libro abbia lasciato il segno nella storia dell'immaginario universale. In sostanza Van Helsing è un film che può piacere come no, ma certo per chi ama i giochi di ruolo alla Dungeons & Dragons e i videogames alla Tomb Raider, è pane quotidiano.

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categoria:cinema
sabato, maggio 15, 2004

Stamattina in TV hanno fatto un grande film, uno di quelli che la sera si degnano a mandare in onda in seconda serata o di notte. Ma il sabato mattina ogni tanto se ne trova uno carino. E Figli di un dio Minore è uno di questi. E dire che da qualche parte ho la videocassetta registrata e non l'ho mai vista. Interpretato da un mitico William Harth e una splendida Marlee Matlin - diventata nella vita poi sua moglie - è uno dei film d'amore più profondi che io abbia mai visto, realizzato senza frozoli e eccessive sdolcinerie. Se vi capita, non perdetevelo.

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categoria:cinema
venerdì, marzo 05, 2004

Ieri sera ho visto un film in televisione davvero molto carino, o forse carino e basta, devo ancora capirlo. Si intitola Il patto dei lupi, con Vincent Cassel e Monicona Bellucci. Una pellicola a metà strada tra Il Mistero di Sleepy Hallow e La tigre e il dragone. Alcuni villaggi della provincia francese sono terrorizzati dalla comparsa di una bestia non ben identificata - qualcuno pensa a un lupo - che uccide indiscriminatamente uomini, donne e bambini. Le armi non riescono a fermarlo, c'è chi pensa sia l'incarnazione del diavolo Ma un naturalista parigino (che è anche filosofo, artista e cavaliere) viene inviato dal re in persona a indagare su questi misteriosi fatti, in compagnia di un introverso meticcio di cui non si sa niente, a parte il fatto che se la cava molto bene con le arti marziali. Il cavaliere e il meticcio, tra vicende sentimentali e terrori medievali (anche se il film è ambientato nella prima metà del 1700), verranno a capo della vicenda, non senza una buona dose di colpi di scena. Soprattutto il ruolo dei personaggi cambia in continuazione, non sempre dietro un viso sorridente si nasconde un amico... Lo spunto per il film deriva da una leggenda francese, quella della bestia appunto, di cui si hanno numerosi riferimenti nei notiziari del tempo. Il regista ha infarcito la vicenda storica con la fantasia, mescolando sapientemente rigore europeo, arti marziali orientali, indiani d'America e misteri africani. Risultato? Due ore e mezza di film, tutt'altro che noioso. Un po' lento verso la metà, semmai, ma niente di grave.

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categoria:cinema
martedì, marzo 02, 2004

Non solo penso che abbia vinto il film più bello ma credo anche che siano stati premiati finalmente degli ottimi attori. Infatti quest'anno, l'Oscar come miglior attore e migliore attrice protagonisti sono andati rispettivamente a Sean Penn e Charlize Theron, mentre miglior attore e miglior attrice non protagonisti sono risultati Tim Robbins e Renè Zellweger. Grande personalità quindi. E voi? A chi dareste un oscar?

 

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categoria:cinema
lunedì, marzo 01, 2004

Avanti Eorlindas!

Ebbene sì, Il Signore degli Anelli ce l'ha fatta. Dopo la prima sconfitta decisa a tavolino per il più classico A Beautiful Mind e la prestazione deludente dell'anno scorso (solo due oscar), Il Ritorno del Re sbaraglia la concorrenza centrando tutte e 11 le nominations, piazzandosi ai primi posti nell'ambita classifica dei film più premiati a Hollywood. Può darsi che anche questo risultato fosse già previsto, frutto magari di una manovra commerciale all'americana, ma intanto a vincere è un film neozelandese e, per la prima volta, un film fantasy, genere spesso sottovalutato e sottostimato. E' un premio non solo al coraggio di chi ha scelto di puntare sulla trilogia per eccellenza, ma anche a chi cinquant'anni fa ha deciso di scrivere qualcosa di diverso, di innovativo, di rivoluzionario rispetto al proliferare di romanzi incentrati su tematiche trite e ritrite. Bravo Tolkien, dunque, e mille volte grazie! Chissà che ad Aldo Busi - che ha avuto il coraggio di sostenere che Tolkien è un pessimo autore, uno scrittore da cinema - questo risultato non faccia venire un bel mal di pancia!

 

 

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categoria:cinema, proposte letterarie
domenica, febbraio 29, 2004

Ciao a tutti, mentre aspetto di essere richiamato al mio posto di lavoro, perché si sa che il governo ha creato 900.000 posti di lavoro, spero non tutti come il mio...(ma non parliamo di politica) e mentre aspetto di raccogliere le idee per chiudere il mio nuovo romanzo (ma non parliamo dei miei libri), sto per andarmi a gustare una buona lasagna con ricotta e spinaci, surgelata chiaramente, se no non sarei un italiano medio. Poi c'è Star Trek Enterprise, se no non sarebbe domenica sera, e l'Inter ne ha buscate anche oggi, se no a che serve essere interista? Io il concerto di Caparezza venerdì, all'Hiroshima, non l'ho visto e non so se riuscirei a vedere un concerto intero, un po' perché non è il genere di musica che ascolto e un po' perché l'Hiroshima mi fa andare di corpo...però Fuori dal Tunnel, devo ammetterlo, è un bel pezzo, e quando dice che a far niente si è più contenti che non a cercare un divertimento a tutti i costi, be' devo ammettere che il Capa c'ha ragione. Arverz!

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categoria:cinema, tra me e me
sabato, febbraio 28, 2004

Ho avuto qualche problema con internet, ma a quanto pare è tutto a posto. Eccomi qui. Mi piacerebbe consigliarvi l’ultimo film di Tim Burton - Big Fish­ – sognante, fiabesco, ma ricco di significati. Non l’ho ancora visto ma mi è bastato guardare qualche scena per trovarlo davvero coinvolgente. E’ tratto da un romanzo di Wallace, edito – in Italia - da Tropea. Trovo che i personaggi siano in sintonia con il mio mondo, così come mi è piaciuta la risposta che il regista ha dato a una domanda sulla morte: “Non ho paura della morte, in alcune culture è accolta come una festa. Mi piacerebbe morire con tutti i personaggi dei miei film fermi attorno al mio capezzale”. Ancora una parola per un autore esordiente, Antonino Genovese, di cui ho letto il primo romanzo (finora aveva pubblicato solo antologie di poesie). Davvero carino, S’intitola Teste. Edito da Il Foglio.

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categoria:cinema, proposte letterarie