lunedì, luglio 07, 2008

Questo weekend credo di aver vissuto un'esperienza che ha assunto connotazioni inquietanti, chiaramente anche per come l'ho percepita io. Ho pensato, adesso scrivo a Shyamalan e glela propongo, tanto ormai non gli riesce più un film, quindi il soggetto per un filmaccio potrebbe cascare a fagiolo. Tipo la storia di un appartamento di periferia in una grande città e di una famiglia tenuta in ostaggio dei calabroni. A qualcuno sarà capitato di scoprire di avere un nido in casa, magari nel sottotetto o nelle crepe di un muro. Il nostro non ho la più pallida idea di dove sia, non so neanche se esiste un nido, so solo che dopo il primo esemplare che ho personalmente trovato in camera lunedì scorso appena rientrato dal lavoro, e che benignamente ho fatto uscire dalla finestra, praticamente ogni giorno ce n'è entrato uno in casa, fino a ieri. Entro nel cucinino per prendere la carne per i gatti e me ne trovo due che ronzano vicino alla tapparella. Sembravano i Nazgul del Signore degli Anelli, erano solo il 6° e il 7° della serie, a cui ne sono seguiti altri. Ci siamo dovuti barricare in casa per non farli entrare, a luglio. Fortuna che poi si è messo a piovere e le temperature si sono abbassate. Stamattina è nuvoloso e prima di venire al lavoro ho controllato che non ci fosse niente in giro per casa. Mia madre, stacanovista come sempre, ha continuato a fare i lavori di casa come niente fosse, per nulla intimorita. Forse sarò io che non c'ho ancora fatto l'abitudine, non sono un tipo molto casalingo e a volte anche occuparsi di tenere in ordine un appartamento forma il carattere, per cui mi auguro in futuro di migliorare. Ma una cosa è certa, odio i calabroni, adesso ne sento il ronzio come se fossero sempre in agguato, l'ho sentito così tante volte che mi si è impresso in mente. E da oggi non mi farò mai mancare in casa un'insetticida adatto, perché quello per le mosche e le zanzare gli fa un baffo.

 

postato da: Iburo alle ore 10:12 | Permalink | commenti (7)
categoria:incontri
sabato, aprile 12, 2008

Gordiano Lupi lunedì mattina ha scritto a tutti chiedendo chi andava a Fullcomics, la fiera mercato del fumetto organizzata a Piacenza in questi giorni, che si chiuderà domani sera alle 19. Ha chiesto e, per una volta, ho detto: perché no? Non per fare il difficile, ma qui bisogna essere realisti: per ogni trasferta c'è da preventivare una spesa da cui difficilmente si può rientrare con la vendita dei libri, per cui prima di accettare qualche conto in tasca me lo faccio. L'ho fatto senza dirlo a nessuno, volevo dedicarmi un sabato e passarlo in una città in cui non ero mai stato. In sostanza ho fatto una gita, con l'aggiunta della mia presenza allo stand ogni tanto nel caso qualcuno volesse autografata una copia dei miei libri. Dopo anni sono tornato a promuovere i due titoli che ho in catalogo con le Edizioni Il Foglio, Italoamericana - che in quanto romanzo è passato pressocché inosservato agli occhi dei visitatori fumettofili - e L'identità segreta. Supereroi e dintorni, il libro per la cui presentazione ho affrontato questo viaggio. Se una volta l'indifferenza dei visitatori un po' mi creava dispiacere, adesso mi trova del tutto estraneo. I miei libri sono lì, chi li vuole ha solo da prenderli. Tanto più che Italoamericana presto sarà fuori catalogo. Ho potuto, invece, conoscere due interessanti fumettisti, Kaneda, autore del comicissimo Due cuori e una gatta, che vi consiglio di non perdere perché ad oggi è un vero successo nato sugli accessi al sito web; e poi la brava Paola Cannatella, che ha da poco pubblicato il suo primo libro a fumetti - Inchiostro di Jack - in cui lei è autrice sia dei testi che dei disegni. Inutile dire che tutti e due hanno le carte in regola per sfondare, cosa che gli auguro veramente. A volte credo che potere esprimersi sia un dono di libertà assoluta, avere il potere di osservare e riprodurre ciò che ti circonda presentandolo secondo il tuo metro di giudizio e il filtro di ciò in cui credi. Questo mi porta a volte a pensare che c'è molta più verità nelle storie inventate pubblicate sui libri che non nella vita reale, dove siamo tutti plagiati da mille preconcetti e status comportamentali.

 Stasera sono tornato a casa contento, e stanotte dormirò davvero bene. Presto avrò qualcosa di nuovo da proporre all'editore, ma non dico ancora niente per scaramanzia.

mercoledì, marzo 12, 2008

Oggi sono arrivato al lavoro e mi hanno chiamato dalla biglietteria per dirmi che c'era un pacchetto regalo per me. Ho pensato, alè, un insegnante scontento per le lunghe attese per entrare in Reggia mi ha lasciato il mio primo proiettile. No...era una ragazza di Milano, che lavora a un'agenzia di viaggi e che voleva ringraziarmi per averle fatto in extremis una prenotazione per un gruppo di studenti .

Oggi ho regalato alla mia amica Elisa una copia rara di un mio libro (rara perché ho ritirato il libro dalle librerie e le uniche copie disponibili le ho tenute per me). Non dico cosa intendo farne con le altre, ho già un progettino in merito che non troverà posto in questo blog. L'ho regalata a lei perché so che è una di quelle persone che non spariranno quando me ne sarò andato da qui.

Oggi, per l'appunto, ho dato un semiannuncio che il mese prossimo o quello subito successivo dovrei tornare a lavorare in biblioteca. Non vedo l'ora... E' vero, contrattualmente sarà più dura, ma guadagnerò in salute e sonno.

Oggi, prima di prendere il treno delle cinque e mezza per tornare a casa sono andato alla gelateria vicino al cinema e ho preso una coppa gelato da 2 € 20 (che cazzo di prezzo), gusti pistacchio di Bronte e crema di agrumi. E ho pensato: forse adesso la primavera è davvero arrivata.

postato da: Iburo alle ore 23:24 | Permalink | commenti (2)
categoria:amici, incontri, i miei libri, altre cose che faccio
martedì, gennaio 08, 2008

Ti osservo mentre cerchi il tuo cellulare senza perdere il tuo autocontrollo, la borsa che sembra un pozzo pieno di tesori, ma in cui non si trova solo quello che cerchi. Poi finalmente il diabolico aggegio esce allo scoperto, lo porti all'orecchio e rispondi: "da?" Accento straniero, russa, ti immergi in una conversazione di cui non capisco niente ma mi piace immaginare, poi attacchi e torni al tuo silenzio, al tuo sguardo imperscrutabile e apparentemente lontano. Dispiace vedere che un uomo sulla sessantina cerca una scusa per avvicinarti, sei bella, non ci vuole molto a capire che ha i testosteroni alle stelle, e tu gli rispondi in italiano senza rassegnazione, dici poche parole per non incoraggiarlo, così finalmente, dopo un paio di approcci decide che è meglio lasciarti in pace. Almeno adesso puoi tornare ai tuoi silenzi di ghiaccio. Però, penso, una volta non sarebbe mai potuto succedere di vederti sulla metropolitana di sabato mattina, osservare la tua bellezza straniera non sarebbe stato possibile, adesso sei qui, guardi oltre il finestrino la prossima stazione che si avvicina: Racconigi. Il treno si ferma. Ti alzi e scendi, con passo sicuro e lo sguardo basso, ti vedo allontanare mentre la scala mobile di porta verso la superficie. Il mondo che cambia sei anche tu, penso.

 "Prossima stazione: Rivoli. Next station: Rivoli". Mi alzo. E' la mia.

Immagine

postato da: Iburo alle ore 20:26 | Permalink | commenti (5)
categoria:luoghi, incontri
martedì, gennaio 01, 2008

Vorrei presentarmi al loro arrivo prima che atterrino, pensare che ne torneranno molti e che non si aspetteranno di trovarmi lì, o forse sì. Controllare il tabellone degli arrivi, l'ora e l'uscita, la compagnia e la provenienza. Arriveranno da molto lontano o da un posto ad appena un'ora di volo da casa? A volte l'unica cosa che vuole chi torna è trovare qualcuno ad attenderlo, qualcuno che lo accolga con un sorriso e lo abbracci. Quanto amore c'è in un ritorno e in un incontro... E io vorrei essere l'unico con cui ricongiungersi, per tutti quelli che conosco, dai più giovani ai più anziani.

 Osservo le altre persone che aspettano, immagino che facce faranno i loro amici vedendoli all'imbarco, cosa si diranno. Immagino come si sono conosciuti, che ruolo hanno ciascuno nella vita degli altri, che tipo di vita conducono.

 E così rifletto su un anno che è passato, sulle cose che ho fatto e vissuto, sui miei stati d'animo, sulle persone che l'hanno caratterizzato. Un anno che è andato e uno nuovo appena cominciato, e i miei amici che tornano, che presto atterreranno e rientreranno nella mia vita, torneranno a riempirla e a indirizzarla, a ispirarla. E tutto sarà come prima. Arriveranno dai cinque continenti, da città molto diverse tra loro, porteranno tante storie nel cuore da raccontare, immagini nella memoria, foto da far vedere agli amici. Torneranno per ricominciare ciò che hanno lasciato in sospeso prima della partenza, qualcuno felice di farlo, altri tristi o dispiaciuti, ma è la vita che va avanti. E un anno nuovo è arrivato.

 A volte mi chiedo se l'amore esiste, poi penso che negli aeroporti c'è, quando lasci il cielo e torni con la testa per terra, ritrovi la dimensione umana dopo ore sospese in aria, riprendi contatto con un mondo poco prima visto solo dall'alto. Ritrovi la tua città, la tua identità, la tua memoria.

 Aspetto e osservo, sento la voce nell'altoparlante annunciare il primo volo che atterra, mi preparo. Faccio mente locale su chi troverò oltre la porta degli imbarchi, penso a cosa succederà quando lo reincontrerò, come reagiremo. Sarà il primo incontro del nuovo anno, un anno che comunque andrà sara unico.

 Aspetto chi, forse, mi aspetta.

postato da: Iburo alle ore 19:12 | Permalink | commenti (5)
categoria:amici, incontri, questioni di cuore, tra me e me
martedì, dicembre 18, 2007

Questo è stato un anno particolare, che è volato via senza che me ne rendessi conto e mi ha regalato, e ancora mi regala, gioie e noie. Mi piace pensare che sia cominciato non a Capodanno, ma il 30 dicembre, quando al cinema, all'Eliseo, ho conosciuto la mia Giulia. Tendo a chiamarla così perché le voglio davvero tanto bene, anche se non mi ricambia è un pensiero intimo e forte che più di una volta mi ha fatto risollevare quando ero a terra. Almeno in questo, solo in questo, è mia. Ed è stata lei la protagonista di quest'anno, le cose che ci siamo dette, gli allontanamenti e i riavvicinamenti, le poesie scritte per lei. Poi ricordo un bel Capodanno a casa della mia amica Cinzia e tutti gli amici che ho potuto rivedere, con alcuni dei quali avevo perso i contatti. E' stato l'anno del birdwatching e delle uscite domenicali, quando ogni occasione era buona, come mai prima, per cercare ristoro in montagna. Queste gite mi hanno permesso di conoscere meglio alcune persone con cui parlavo o mi vedevo poco, e a me hanno dato la possibilità di vivere in modo meno sedentario, di respirare nuovi profumi e vedere posti d'incanto. Ricordo le numerose vigilie d'esame, che ho vissuto sempre con la mente altrove perché ogni volta mi capitava qualcosa che faceva perdere d'importanza il risultato. Ricordo Matteo, Maurizio, Valentina e le presentazioni con Fantastico d'Autore e i cineforum all'Università i mercoledì pomeriggio, i caffé al bar Montesito ogni mattina prima di entrare e i tre mesi di lavoro con Laurazza, Zimo e Iennifer. Poche storie hanno preso forma sulla carta, non ho pubblicato nessun libro - fin a quest'anno era uscito un mio libro all'anno - ma va bene così. In compenso ho guidato molto e ho cercato molte più occasioni per stare in compagnia, al cinema, al ristorante, alle feste. Molto meglio. Era il mio modo per reagire alle incertezze lavorative e alla tensione per gli esami, il mio modo per reagire alle delusioni. e che dire di Bruxelles, Anversa e Amsterdam? Come dimenticare i miei tanti passi nelle loro strade straniere e affascinanti, piene di gente da guardare per poi, chissà, magari scriverne.

 E stato anche un anno di tanti amici, alcuni nuovi, blogger, che ringrazio.

Ma il 2007 non è ancora finito. Domani consegnerò la domanda di laurea e le tesi in segreteria e una fase durata anni finalmente si chiuderà. Non c'avrei mai creduto.

Intanto

 

Buon Natale

venerdì, luglio 06, 2007

Amica mia, era una vita che non ci vedevamo, in pratica sono mesi che ci sentiamo poco e accenniamo solo a problemi di sfuggita, cercando poi il momento di parlarne. Ieri è arrivato quel momento, quattro ore passate a raccontarci le nostre magagne. Mi sembrava di essermi perso in una nota canzone di Guccini, che guarda caso parla proprio di due amici che si rivedono dopo tanto tempo...e vengono a scoprire un sacco di lati nascosti delle proprie reciproche vite. In realtà hai parlato tantissimo tu e io ti ho ascoltata cercando di abbracciare la tua profonda solitudine, la frustrazione generata dagli inganni di cui mi parlavi, perpetrati da una persona a mio parere orribile. Mi hai fatto pensare a come è facile, a volte, far entrare una persona nella propria vita, spesso quella sbagliata. Siamo stazioni, arrivano treni e altri ripartono, ma chissà perché finiamo per far restare solo quelli che non portano nulla di buono. E tu quel dannato treno dovresti lasciarlo ripartire e non vuoi. Ma soprattutto penso che ti porti dentro tutto questo da un sacco di tempo e non me ne hai mai fatto parola, e anche quando ridevi dentro un po' piangevi. Non posso negarlo, sentire la tua storia mi ha lacerato, avrei preferito fosse stato uno sconosciuto a raccontarla, con un po' di egoismo avrei sempre potuto dire che in fondo non potevo fare niente per lui e non erano fatti miei. Invece è successo a te e non posso fare finta che la cosa non mi riguardi. Essere amici significa anche questo, farsi carico dei segreti più duri, quelli che disarticolano le gambe su cui si regge lo scheletro della vita, e soffrirne.

postato da: Iburo alle ore 14:31 | Permalink | commenti (3)
categoria:amici, incontri, tanto per citare, con mp3
sabato, maggio 12, 2007

Premessa, non parlo solo dell'Iburo blogger ma anche del protagonista del mio primo romanzo. Ma andiamo per ordine.

 Con il mio amico Andrea Borla sono stato alla Fiera del Libro, quest'anno ancora più grande e caotica, forse perché alla manifestazione mancano gli spazi adeguati. Il patrono chiede l'Oval per fare un altro grande padiglione ma il Comune non glielo vuole dare, e allora tutti stipati nel classico Lingotto Fiere con in più un tendone dove viene ospitato il 4° padiglione, nuovo, una sauna. E' qui che si tiene Torino Comics, il salone del fumetto che da quest'anno, probabilmente, si fonderà con la Fiera del Libro. So per certo che a parte Lucca gli altri saloni stanno andando maluccio, quindi potrebbe essere una mossa vincente. Anche perché ho potuto vedere ancora più ragazzi del solito prendere d'assalto il Lingotto, la Fiera come le iniziative collaterali come il Bookstock (sorta di luogo in cui leggere in santa pace) e il connubbio libri e cioccolato; e appunto il Torino Comics. Girando ho visto stand di ogni sorta, migliaia di case editrici piccole che fanno delle belle pubblicazioni e a cui vorrei mandare qualcosa da leggere perché mi piacerebbe avere un libro in un loro catalogo. Ma dato che da un po' di tempo anche i piccoli editori hanno preso la brutta abitudine a non dare risposta sui dattiloscritti ricevuti, ho passato la prima mezz'ora a strigliarne un paio che non si sono degnati di farmi sapere cosa pensavano dei miei scritti, diversamente da quanto assicurato all'atto della spedizione. Perché, voi direte? Semplice, tutti vogliono il romanzo in formato cartaceo, paghi per fotocopiarlo (io ho una copia di tutti i miei libri già stampata), paghi per spedirla con raccomandata, e questi non ti cagano neanche , senza sapere che per fargli arrivare il plico hai pagato più di 10 €. Finito l'incazzo sono andato in giro per un po' di posti, ho visto l'ultimo libro di Borla giusto per farmi un'idea di come sono stampati i libri della Nicola Pesce, mio prossimo editore, e sono finito al salone del fumetto, dove c'erano un po' di pezzi grossi a fare disegni con dedica: Silver, Luca Enoch e Vittorio Giardino tra i numerosi fumettisti ospitati nello stand della Pavesio. Così ho avuto modo di conoscere di persona Giardino, a cui in passato ho spedito una copia dell'Identità Segreta da buon fan. Tornato alla Fiera, mi sono fiondato all'Ananke, che quest'anno ha pensato bene di togliermi Il candore dei ciliegi dal catalogo senza dirmi niente. Al che la risposta è stata che non lo ripubblicheranno e che se voglio posso svincolrarlo dal contratto - che per inciso avrebbe una durata di 25 anni - così Iburo adesso cerca un editore (e qui parlo del personaggio). A chi farlo leggere? Magari a una di quelle migliaia di piccole case editrici che non rispondono quasi mai.

 Che idea mi sono fatto? Ho visto professionisti del fumetto disegnare fianco a fianco di fronte a una folla strepitante di persone, parlare come vecchi amici, confrontarsi in una gara non competitiva di stili e tradizioni diverse, e ho provato una sottile vena di invidia, perché anche se non so disegnare ho scorto, ancora una volta, la differenza tra coloro che alla Fiera sono attesi e che passano per veri professionisti, e quelli che ci passano e vengono trattati come dei pezzenti, perché tanto nessuno li fila. Che sono poi la buona parte di artisti in ombra, chiamiamoli così, che dell'iceberg rappresentano la parte sommersa, quella che non si vede, e che dio solo sa se emergeranno mai. Ho realizzato che se quello che facciamo non lo facciamo per passione, abbiamo poco da continuare. Dobbiamo confidare che a qualcuno serva ciò che facciamo, qualcuno a cui il libro capita per magia tra le mani e lo legge, e lo trova anche bello, e magari lo consiglia a qualcun altro. Noi siamo quelli che navigano, a volte naufragando, nel porta a porta, quelli di cui manifestazioni come la Fiera del Libro, che punta solo a fare cassa, non si accorgerà mai, perché per loro non abbiamo mercato. E forse per certi meglio è consolante, tenendo conto di cosa passa il mercato ogni giorno.

 Dalla Fiera è tutto, restituisco la linea.

postato da: Iburo alle ore 18:50 | Permalink | commenti (5)
categoria:incontri, torino, fumo di china, gentile editore, universolibri
domenica, aprile 04, 2004

Oggi sono felice perché ieri sera ho conosciuto di persona un mio mito di vecchia data. Qualcuno di voi si ricorda di Georgia Lepore? Quelli della mia generazione e di quelle prima, se la ricorderanno perché ha prestato la voce a parecchie canzoni dei cartoni animati, tutte belle, come Conan, Peline, Mimì e Ryu. La sua carriera è quindi cominciata molto tempo fa, quand'era ancora bambina. Ora è famosa come una delle doppiatrici più importanti in Italia, basti pensare che è lei a doppiare Cameron Diaz e Penelope Cruz. Siamo diventati amici per caso, perché ho trovato il suo indirizzo email e le ho scritto, e lei, da quella persona gentilissima che ha dimostrato anche dal vivo di essere, mi ha risposto. Ho scoperto che è davvero una brava attrice di teatro, per cui spero possa farsi conoscere anche per questo. Non mi resta che consigliare il suo spettacolo, La memoria dell'acqua, con numerosi interpreti di valore. Profondo e divertente. Successo garantito.

 

postato da: Iburo alle ore 20:59 | Permalink | commenti (2)
categoria:ricordi, incontri