sabato, aprile 05, 2008

Un ragazzo del posto ha scelto di lasciare una copia del suo libro di poesie su una panchina, con appiccicata sopra un'etichetta: l'invito a non tenere per se quel libro, a leggerlo e poi a rimetterlo in un posto affollato, come una piazza, un parco, un pullman, una stazione... Adesso lo leggerò, poi farò come mi chiede, anche perché sono convinto che i libri andrebbero fatti leggere. A proposito del post precedente, mi accorgo quanto poco si faccia per fare della letteratura ciò per cui è nata. Non dimentichiamo che una volta, secoli fa, si tramandava per via orale, si trasmetteva agli altri. Oggi che le potenzialità di propagazione sono molto superiori si fa di tutto per lasciare i libri negli scaffali o in soffitta. Allora, quando abbiamo dei libri che non leggiamo più, cosa potremmo fare? Solo oggi ne ho portati una ventina al Circolo dei Lettori, volevo sbarazzarmene semplicemente perché non erano di quelli a cui ero legato e ritenevo che ci fossero sicuramente persone più adatte a tenerli per sé. Ma è da tempo che immagino di aprire una biblioteca pubblica in cui mettere a disposizione tutti i libri che ho a casa e in soffitta, che ammonteranno a diverse megliaia, perché qualcuno li possa leggere visto che in casa sono buoni a prendere solo polvere. Magari catalogarli anche in SBN per renderne nota la disponibilità a livello universale, non sarebbe una cattiva idea. Solo, non sono tutti libri miei - non credo che mio padre acconsentirebbe, mia madre vorrebbe invece regalarli pur di toglierseli dai piedi - e molti rischierei di non vederli tornare indietro. Oppure potrei gestire una di quelle biblioteche ambulanti che oggi vanno di moda, portare i miei libri in giro, cercarmi un posto dove fermarmi come i gelatai, magari potrebbe funzionare. Intanto devo decidermi a leggere quel libro, che aspetta una panchina su cui essere lasciato, libero di circolare.

 

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categoria:proposte letterarie, universolibri
sabato, ottobre 06, 2007

Dopo anni di innumerevoli letture posso dire di aver individuato in due autori i miei maestri, uno dei quali è senza dubbio Terry Brooks. E' stato leggendo i suoi romanzi che ho cominciato a scrivere, prendevo le sue storie e ne immaginavo un seguito, piccoli quaderni scribacchiati a penna, storie sgrammaticate che dovevano, nelle mie intenzioni, agevolare il mio accesso al suo mondo, che adoravo. Libri brutti da leggere, ma quanta passione c'era in me nello scriverli, l'impazienza di prendere la penna in mano per continuare ad esplorare quei mondi sconfinati. Il caro vecchio Terry mi ha insegnato questo, anche se adesso mi viene difficile prendere una penna in mano e passo direttamente alla tastiera del computer. Ed è per questo che lo considero un mio maestro, anche se non l'ho mai conosciuto di persona e non ha mai potuto dispensarmi consigli o parlarmi guardandomi negli occhi. Però i maestri non necessariamente devono prenderti da parte e istruirti, basta che sappiano essere d'esempio. E lui lo è stato. Quest'anno Terry Brooks celebra i suoi primi 30 anni da scrittore, una carriera con alti e bassi cominciata nel 1977 con La Spada di Shannara, uno dei libri più famosi e - allo stesso tempo - vilipesi del fantasy mondiale. Col tempo il ciclo di Shannara si è infittito coinvolgendo altri romanzi scritti dall'autore americano, una saga che mi accompagna praticamente da sempre, dalla pià tenera età. In fondo all'ultimo romanzo - Gli elfi di Cintra - , il numero 19 della saga, Terry Brooks parla della sua carriera, di editori che l'hanno seguito e gli hanno permesso di essere uno scrittore migliore, di equipe che si sono messi al suo servizio per far conoscere i suoi romanzi in primo luogo in America, della sua prima lettrice, che se non sbaglio è diventata sua moglie, dei parenti che l'hanno incoraggiato nei momenti no, perché essere uno scrittore da milioni di libri venduti in tutto il mondo non vuol dire non avere problemi, parla di centinaia di persone a cui deve dire grazie e un po' lo invidio. "Tutti dovrebbero essere fortunati come lo sono io. Tutti dovrebbero avere il tipo di amici e di famigliari che ho io. Se ci fosse un modo per ottenerlo, sarei il primo a imporne per legge l'adozione", ha scritto al termine della sua postilla. Il vecchio Terry se li è meritati, ne sono convinto, un uomo che non si è mai fatto vedere tanto in giro e che ha fatto il suo mestiere con uno stile sempre impeccabile, senza vantarsi mai di niente, come se fosse al suo primo libro ogni volta. Se ha davvero conosciuto - e non c'è da dubitarne - gente come questa è perché a volte la magia funziona (e qui parafraso il titolo della sua autobiografia) e lui ha saputo compiere un vero miracolo. Grazie maestro.

 

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venerdì, settembre 28, 2007

Per riposarmi un attimo tra ricerche bibliografiche e inventari, mi sono fatto un giro nel bel blog del grande Neil Gaiman, forse perché ieri ho scoperto che fra due settimane esce finalmente "Stardust" al cinema e non sto nella pelle. Io ho letto il romanzo in un giorno e l'ho adorato, amo i suoi personaggi e la sua ironia, per questo andrò a vedere il film con spirito critico, sperando che sia una degna trasposizione. E leggendo qualche post ho scoperto che Neil Gaiman è stato ospite al Festival di Mantova e una sera, a cena, ha incontrato Nathan Englander, Robert Crais e Colum McCann e hanno deciso di mangiare insieme. Poi ha incontrato Chuck Palahniuk e anche con lui ha deciso di cenare insieme, non la stessa sera chiaramente, quella dopo. Il post termina con questa brillante considerazione: "le persone credono che gli scrittori si conoscano tra loro, ma non è così, tranne che a Mantova". Il che mi ha fatto pensare. Sarà che questi autori sono tutti stranieri e trovandosi in terra straniera scelgono di passare del tempo assieme, ma forse sarà anche perché al Festival della Letteratura di Mantova si respira un'aria diversa, gli autori scendono dal loro scranno e dialogano coi lettori, si incontrano, fino a cenare insieme. Non c'è competizione, solo confronto, e in questo caso stiamo parlando di autori con la "a" maiuscola, coi controc., mica quegli autorucoli in passerella che la Fiera del Libro ci propina tutti gli anni, i profeti dei corsi di scrittura e delle riviste letterarie prenotate dai soliti nomi, che sorridenti amano farsi vedere in giro al Lingotto quasi ad aspettarsi che qualcuno vada a osannarli pubblicamente. Stiamo parlando di autori veri, non estratti di televisione, vip con il capriccio della scrittura o autrici evase dai calendari. Gente come Gaiman, diciamocelo, alla Fiera del Libro non ci verrà mai, appena entrato tempo un'ora e scapperebbe, si farebbe il viaggio per niente. Ha troppo spirito critico e senso ironico per fare una cazzata del genere, ci faremmo solo una brutta figuraccia, vedrebbe solo in quale postribolo si è ridotto il mercato italiano e penserebbe che l'Italia è messa davvero male. Che poi lo sappiamo, non c'è mica bisogno che ce lo dica lui, ma è duro doverlo mostrare all'esterno. Vedrebbe che gli autori si conoscono eccome, almeno in Italia, sono tutti gli anni in Fiera e ogni anno diventano più arroganti, e gli editori con loro, perché in Italia si vedono sempre le stesse facce, tutti si conoscono, di dividono il poco pubblico, fanno un unico uomo per tenersi stretti il loro posto, prenotano l'ingresso nelle finali dei premi più gettonati. Io con i miei amici al massimo mi metto d'accordo per andare in pizzeria, al cinema, a vedere un museo, loro no, loro si danno appuntamento al prossimo concorso nazionale o magari in redazione nelle principali testate giornalistiche di settore, quelle che se ci vai tu al massimo ti viene dato di parlare con la portinaia e devi anche ringraziare. Da noi si usa così. Difatti il buon Neil da noi non ci viene, tranne che a Mantova.

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categoria:proposte letterarie, gentile editore, universolibri
lunedì, luglio 23, 2007

Girando per blog, a un bibliotecario capita anche di far questo, ogni tanto, ho notato che gli inviti a leggere qualcosa in vacanza si sprecano. Quindi uno in più non fa male. Io personalmente evito di prendere i bestseller che mi propinano radio e televisione, perché certi libri ben confezionati sembrano fatti apposta per essere letti sotto l'ombrellone e poi dimenticati (o, in periodo natalizio, per un'idea regalo con cui disimpegnarsi). Ogni scrittore, parlando con il suo editore, si sarà sentito dire che è meglio far uscire i libri in momenti precisi dell'anno, in particolare per la Fiera del Libro e per Natale. Qualcuno, non tutti, propongono uscite mirate al periodo vacanziero, storie che spesso rimandano a luoghi da sogno o a relazioni piccanti. Io non voglio niente di tutto questo, io voglio il libro giusto, quello che so potrebbe caratterizzare la mia estate, che sia il titolo di richiamo o il classico, il bestseller o una prova d'esordio. Quindi, non vi dirò cosa comprare (e men che meno di comprare un mio libro), ma senz'altro di portarvi da leggere in vacanza e di scegliere bene. Io, ad esempio, ricollego una precisa vacanza al mare a Rosolina, dove tempo fa avevo la casa, alla lettura di La luna e i falò di Pavese, il viaggio a Berlino a Il mastino dei Baskerville di Arthur Conan Doyle, un viaggio nelle Marche a Anna di Green Gables di Lucy Maud Montgomery, da cui poi ho tratto un racconto pubblicato nell'antologia Luna all'alba. Sono stati momenti speciali, un viaggio nel viaggio, per questo penso che partire con un bel libro in valigia equivalga a non partire mai soli. Ma per chi volesse esiste anche una letteratura nascosta di qualità che con un po' di impegno si può rintracciare, e che vale davvero la pena leggere. Parlo degli autori esordienti, chiaramente, fare finta che non esistono è il modo per vanificare il loro lavoro. Se volete qualche titolo è sufficiente che visitiate qualche link del mio blog, troverete che tra i miei amici c'è un sacco di gente che scrive e che scrive belle cose. Se non vi basta perlustrate il catalogo di uno dei miei editori, i cui link sono indicati nel blog. Non andate via portandovi la prima cosa che vi capita, quando fate le borse sapete cosa mettere e cosa no, la scelta dell'abito da sera o di qualche CD d'ascoltare non è mai occasionale. Così come non lo è la scelta dei vostri compagni di viaggio, con buona pace di chi vi dimenticate di invitare. Fate che non lo sia neanche quella del vostro libro per le vacanze. 

 

piccolaeditoria
martedì, luglio 10, 2007

Allora, questo lo pubblicizzo con piacere. E' il primo libro di una mia carissima amica blogger, Momy, che alcuni di voi sicuramente conoscono, e in cui io ho sempre creduto. E sono felice di sapere che il 12 luglio potrà diventare una poetessa edita, mi auguro che questa sua fatica letteraria non sia l'ultima. Per chi volesse leggere qualcosa di suo può andare qui, intanto io mi affretto ad acquistare il suo volume, so già che saranno soldi ben spesi. E' il mio modo di augurarle buona fortuna, come a suo tempo altre persone l'hanno fatto con me. Su IBS ho commentato il libro così:

Non ho bisogno di leggerlo per dare il massimo dei voti a Romina, o Momy come la si conosce nel mondo virtuale dei blog. La conosco da anni, leggo sempre con piacere i suoi versi e ha una profondità innata che la rende unica. Questo libro è sicuramente, assolutamente imperdibile. Non è il fatto di amare o non amare la poesia, lo stile di Romina piace anche a chi ama leggere narrativa, perché lei non cerca a tutti i costi il verso prezioso, come certi poeti che si accontentano di sfoggiare la loro cultura ma fotocopiano i classici, le basta giocare con le parole e quello che esce è sempre imprevedibile.

Naive

Romina Capo - Naive - Edizioni Il Filo - 12 €

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categoria:amici, proposte letterarie, universolibri
martedì, maggio 11, 2004

Mi permetto di pubblicizzare il libro di una mia giovane amica scrittrice di Venezia, Elisabetta Bilei, diciott'anni non ancora compiuti. E' la dimostrazione di come il mondo della narrativa sappia anche presentare dei modelli costruttivi. Anche Betta, benché giovane, ha avuto qualche fragatura editoriale, per cui credo che farle un po' di pubblicità non possa che servirle. Se poi volete scriverle, nei link c'è il suo blog. Il libro s'intitola Foto di Riflessioni, Ed. Il Grappolo.

 

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categoria:dediche, proposte letterarie
lunedì, marzo 01, 2004

Avanti Eorlindas!

Ebbene sì, Il Signore degli Anelli ce l'ha fatta. Dopo la prima sconfitta decisa a tavolino per il più classico A Beautiful Mind e la prestazione deludente dell'anno scorso (solo due oscar), Il Ritorno del Re sbaraglia la concorrenza centrando tutte e 11 le nominations, piazzandosi ai primi posti nell'ambita classifica dei film più premiati a Hollywood. Può darsi che anche questo risultato fosse già previsto, frutto magari di una manovra commerciale all'americana, ma intanto a vincere è un film neozelandese e, per la prima volta, un film fantasy, genere spesso sottovalutato e sottostimato. E' un premio non solo al coraggio di chi ha scelto di puntare sulla trilogia per eccellenza, ma anche a chi cinquant'anni fa ha deciso di scrivere qualcosa di diverso, di innovativo, di rivoluzionario rispetto al proliferare di romanzi incentrati su tematiche trite e ritrite. Bravo Tolkien, dunque, e mille volte grazie! Chissà che ad Aldo Busi - che ha avuto il coraggio di sostenere che Tolkien è un pessimo autore, uno scrittore da cinema - questo risultato non faccia venire un bel mal di pancia!

 

 

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categoria:cinema, proposte letterarie
sabato, febbraio 28, 2004

Ho avuto qualche problema con internet, ma a quanto pare è tutto a posto. Eccomi qui. Mi piacerebbe consigliarvi l’ultimo film di Tim Burton - Big Fish­ – sognante, fiabesco, ma ricco di significati. Non l’ho ancora visto ma mi è bastato guardare qualche scena per trovarlo davvero coinvolgente. E’ tratto da un romanzo di Wallace, edito – in Italia - da Tropea. Trovo che i personaggi siano in sintonia con il mio mondo, così come mi è piaciuta la risposta che il regista ha dato a una domanda sulla morte: “Non ho paura della morte, in alcune culture è accolta come una festa. Mi piacerebbe morire con tutti i personaggi dei miei film fermi attorno al mio capezzale”. Ancora una parola per un autore esordiente, Antonino Genovese, di cui ho letto il primo romanzo (finora aveva pubblicato solo antologie di poesie). Davvero carino, S’intitola Teste. Edito da Il Foglio.

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categoria:cinema, proposte letterarie
giovedì, febbraio 26, 2004

Oggi mi è capitato di prendere tra le mani un romanzo di Haruki Murakami, Dance dance dance. Quando l'ho letto, l'anno scorso, mi è sembrato di aver fatto un pezzo di corsa lungo eppure non faticoso, arrivato al termine del quale mi sono sentito rigenerato. Secondo me è un libro straordinario, uno di quelli che mi sarebbe piaciuto scrivere. Penso che ognuno ne abbia uno o più di uno nel cuore, come capita per una canzone o per un paesaggio. Non siete d'accordo? Non è capitato anche a voi?

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categoria:proposte letterarie